Originale autografo…, in AIMC

Fattoria 4 Settembre 1911

Caro D. Luigi,

Ti prego chiedere prezzi e dimensioni delle corde metalliche a Fornara, e spedirceli alla prima occasione. A mezzo P. Bianciotto, che arriverà costì l’8 ottobre, ti mandai 4 campioni un po’ più abbondanti di terra. Due sono come il B e l’E che già t’avevo mandato: però questi possono variare un tantino. Invece degli altri due Y e Z m’importa assai sapere se servono per tegole e mattoni, essendo un materiale che possiamo aver facilmente a mano. Il Z specialmente è una terra salata (maguo) che questi indigeni danno a leccare al bestiame. L’Y è la stessa terra ma non salata. Sono frammisti così che è un po’ difficile di separarli: e il Z è piuttosto scarso; mentre l’Y è abbondante. Devono essere una specie di soda prodotta dalle ceneri dei papiri o delle piante banani. Per noi importerebbe specialmente l’Y se servisse. Se di essi puoi procurarmi le solite informazioni, mi fai piacere. Però non preme tanto.

Ho ricevuto i due libri sui laterizi che mi hai spedito. Ti prego mandarmi presto – a mezzo pacco campione senza valore – 3 ingrassatori per la sega a nastro del N 13 che comprammo da Perotti (Via S. Francesco da Paola 81). Sono di ghisa e la loro forma è questa in grandezza naturale [segue disegno]. Si svita nel punto A il tappo B: si riempie di grasso il coperchio C: avvitando di nuovo in A, il grasso esce dal buco D, e va nel sito in cui il tappo B è avvitato in E. Spedirli a Nyere.

In altro foglio ti spiego il da fare per la macchina Pelton e accessorii da usar nella cascata del pozzo. Ora ti dico soltanto che visto la necessità di avere e presto un tal macchinario abbiamo deciso di non aspettar a sapere i prezzi di Ballari; ma che se tu li trovi convenienti puoi ordinare subito tutto quel lavoro a Ballari. Però prima potresti recarti alle Officine Savigliano (Barriera di Lanzo) ove da tuo cugino Perlo e dall’Ing. Morelli Direttore tecnico puoi richiedere un preventivo completo della provvista di tutto quel macchinario. E se il prezzo di queste Officine fosse di un ¼ circa superiore a quel di Ballari, è meglio darle a quelle, essendo molto più garantiti di tale lavoro. Se invece è molto superiore, lo ordinerai a Ballari, ma alla condizione assoluta di aver pronto e spedirci tal macchinario non più tardi che pel vapore italiano partente da Genova ai primi di gennaio (meglio ancora se ai primi di dicembre) ma con diffida assoluta e per iscritto di non più accettare la consegna se fatta dopo l’epoca fissata.

Conchiudo anche questa lettera in 2 parole stante la partenza mia per Tusu.

Tuo aff.mo C. G. Camisassa

P. S.

Dirai al Sig. Rettore che ricevetti sua lettera da Marsiglia e plico posta generale-lettere: non ho tempo a rispondere. Ricevetti tua lettera dei mattoni e le grammatiche kisuaili – Risponderò col British India partente il 20 corr.te e arrivante il 7 agosto a Marsiglia.

Dirai al Sig. Rettore che l’indirizzo mandato dai missionari al Card. pel giubileo è una sciocchezza assolutamente non pubblicabile

– 4 – settembre 1911

Pel macchinario del pozzo con Pelton.

Lo scavo del pozzo dovette cessare a metri 28 dal livello del suolo, perché incontrato uno strato di pietra troppo duro. Nel far il pavimento del laboratorio il livello del suolo s’alzerà di 50 centim.: l’albero con 1 piego e coi 2 volanti (a cui sono attaccate le 2 bielle) si porterà su 3 pilastri alti 3 metri: di più la ruota Pelton si incasserà per metà del suo diametro nella pietra che è ora al fondo del pozzo. Sicché il salto effettivo d’acqua quando è pieno anche l’imbuto di immissione sarà di metri 28,00; e la lunghezza totale dei tre tiranti trasmettenti il moto sarà di metri 31,50 come puoi rilevare dal disegno qui allegato A.

Però in questo stesso disegno vedi un difetto ed è che ponendo verticalmente il tubo d’efflusso sopra la Pelton in C si perdono 30 cent. di salto d’acqua. Invece a far la cosa come nel disegno B cioè con 2 tubi curvi di 1/8 in D si scende colla bocca d’emissione fin sotto la Pelton, e così si guadagna  da 90 cent. ad 1 metro di salto. Il robinetto di chiusura si metterebbe in E, comandandolo con una vite perpetua F che va fino al tamburo G dove una corda metallica doppia comandata da altro tamburo I nel laboratorio chiuderebbe e aprirebbe il robinetto.

L’imbuto superiore pel quale scende l’acqua nel disegno A io lo segnai profondo 30 cent. (Vedi L) forse sarà meglio farlo profondo 0, 50 come in L nel disegno B. Di ciò si deve tener conto nel comandare i tubi di discesa dell’acqua, per determinarne la lunghezza.

La grossezza di questi tubi io non la so, ma dovrebbe esser tale da lasciar passar comodamente 150 litri d’acqua per secondo anzi io credo sia meglio farli di 2 diametri: più ampio nella metà superiore del pozzo, come nel disegno A. Oppure anche di 3 diametri come nel disegno B. Queste cose te le indicherà l’Ing. Perlo vostro cugino, che credo sia addetto alle Officine Savigliano (Barriera di Lanzo) e che tu dovrai interpellare in tutta questa faccenda senza fidarti di Ballari. Il diametro del pozzo, come ti dissi, è di 1,10 (V. disegno A) resta quindi assai limiato lo spazio pel passaggio del tubo e dei 3 tiranti del braccio snodato. Bisogna quindi metter la Pelton il più possibile vicino al perpendicolo del tubo, come indica abbastanza il disegno B.

I tubi di discesa dell’acqua possono essere di ghisa, ma spessi, nella metà superiore del pozzo; ma nella metà inferiore devono essere di ferro, garantiti per la pressione di varie atmosfere, acciò resistano specialmente ai colpi che dà l’acqua nella chiusura e apertura del robinetto: per evitar i quali colpi, bisogna che il robinetto si apra e chiuda con movimento necessariamente lento, quale sarebbe colla vite perpetua del disegno B.

Il robinetto di emissione E, e il tubo conico N (V. disegno B) dovrebbe essere a spina, come ti spiegai in altra mia lettera; però io non so bene in che consista tale spina: il meglio è richiedere che tale tubo conico sia della chiusura quale si usa da Calzoni e da altri fabbricanti delle Pelton.

Il diametro della Pelton stando al catalogo Gordon, di cui ti spedii un estratto, dovrebbe essere da 1,20 a 1,50 supposto che la ruota debba lavorare fino a 150 litri per secondo, e volendo sull’albero soltanto 200 o 250 giri all’incirca. Dunque la farei eseguir del diam. di 1,30 circa.

Riguardo al sistema di movimento abbiamo deciso di adattare quel delle pompe cioè con albero a pieghi e tre tiranti, perché con solo due c’è l’inconveniente del punto morto, che è cosa grave. E siccome gli assi con pieghi costano assai, e d’altronde l’attaccarsi ad una ruota di ghisa (come vedi nelle macchine a vapore) distribuisce la forza meglio, conviene fare i 2 alberi (il superiore e quel della Pelton) con 1 solo piego – A A – e pei 2 tiranti laterali attaccarsi a 2 ruote B B che faran pure da volanti: ciò vedi nei disegni V e X. Per far posto alla Pelton, l’albero superiore ha un tratto liscio orizzontale (vedi C nel disegno V): quest’albero io lo segnai grosso 8 cent., ma tu dovrai assicurarti se va da 8, o da 9, o da 10 per la forza di 35 cavalli (limite massimo che non credo sarà mai raggiunto: stando invece soltanto a 30 cavalli). Anche per l’albero della Pelton credo ci vorran da 8 a 10 cent. di diam. La Pelton io la calcolai spessa da 20 a 25 cent. e i cuscinetti larghi 12 cent., ma converrà farli anche più stretti, se fosse possibile, perché c’è l’inconveniente della troppa distanza tra i 2 tiranti estremi, che dovrebbero distare tra loro da 75 ad 80 centim. affin di scendere nel pozzo senza toccar le pareti; anzi distar un po’ da queste che son di terra solvibile e in certi punti un po’ sgocciolanti. Ballari dirà di far i cuscinetti con anelli lubrificatori, ma essi, almeno pel fondo del pozzo, sono una porcheria stante ché l’acqua spruzzata li invade e si sostituisce all’olio. Meglio è avere dei grossi oliatori (massime quelli di sotto) che tengono dell’olio per 1 mese. Anche ai 6 attacchi E (vedi disegni V e X) sarebbe meglio ci fossero degli oliatori, ma che non spandano l’olio dal di sopra, ciò che è temibile stante il movimento: quindi starei a quanto deciderà l’ingegnere Perlo o Ballari: mettendo cioè oliatori o ingrassatori.

L’imbuto L come vedi nel disegno B e nell’Y va fatto un poco spostato verso la circonferenza del pozzo: sempre allo scopo di lasciar liberi i tiranti nel movimento ed anche per far posto alla fune metallica di comando del robinetto inferiore, e per fare poi una scala metallica per la discesa nel pozzo onde oliare o ingrassare le taglioline di ghisa in cui scorrono i 3 tiranti.

I volanti B B del movimento superiore (V. disegno V) devono avere il diametro di 1 metro circa ed esser pesanti il più possibile: e ben torniti alla circonferenza perché su essi scorreranno 2 cinghie di 0,10 trasmettenti tutto il movimento al laboratorio. Se questi volanti potessero farsi con un eccesso di peso dal lato opposto a cui s’attacca il tirante E in modo che que-st’eccesso di peso sia eguale al peso del tirante di 31 metro [!], ciò sarebbe molto desiderabile; perché così il volante è molto più equilibrato nel giro. Per questo basta mettere un pezzo di legno attaccato al modello prima della fondita. L’attacco E deve essere molto sicuro, epperciò i volanti dovrebbero essere fatti su uno di questi 2 modelli che a mio giudizio possono andar bene egualmente: sebbene sia preferibile il modello S che colla ruota minore concentrica trasmette lo sforzo dell’attacco B a tutta la circonferenza di essa [seguono disegni].

I volanti B B del movimento inferiore bastano del diametro di 0, 80, ed anche meno.

Per portare il movimento superiore faremo 3 pilastri in pietra sui quali dovran poggiare due ferri a T di ali larghe alti almeno 25 centim. o 30 (secondo ti dirà l’ingegnere) e ben collegati fra loro, e con patte alle 4 estremità per murarli nei pilastri. Essi vanno piegati a ipsilon come nel disegno Z: oppure (se ciò ne diminuisce la resistenza[)] si faranno a V come nel disegno Z’’.

Devi calcolare che i pilastri saran grossi 1 metro circa, e che saranno posti in modo che distino metri 1,25 dal centro del pozzo come indicano i disegni Z. A questo punto m’accorgo di uno sbaglio, ed è che col sistema di Z e Z’’, non c’è più posto pei tiranti B, a meno di fare un castello (come indico a penna in Z’’) sorreggente tutto il movimento superiore, il che forse ha anche i suoi vantaggi. Perciò a fare così adottare il sistema indicato nel Z’’’, nel qual disegno (fatto di corsa) i 2 pilastri son troppo vicini; ad ogni modo le cinghie prendono in mezzo le due rotaie e passano tra i 2 pilastri. Dopo parlato con Mons. questo mi par l’unico sistema adottabile, perché porta proprio lo sforzo di trazione con 2 pilastri.

Per riguardo ai tiranti la loro grossezza deve esserti determinata dal-l’Ing.re e pei tagliolini in cui scorrono e per la forchetta d’attacco (e che cambia il moto circolare in moto rettilineo) attienti in tutto alle spiegazioni che già ti ho dato.

In questo momento ricevo tue lettere del 4 agosto, con annunzio da Mb.sa esservi giunte le merci. Non ho tempo a risponderti avendo già sellato il mulo e la carovana pronta per condurmi a Tusu. Di là ti scriverò con altro bastimento – questo spero parta l’11 corrente. Ti dirò pure il da fare pei tubi, che forse ci converrà prendere dall’Inghilterra. Ora preme solo decidere di tutto il macchinario e Pelton: e ciò lascio decidere a te; ma parmi non convenga assolutamente né porla orizzontale, né metter l’albero centrale per portare il movimento coll’ingranaggio, che non è mai sicuro.

Mia salute optime.

Tuo aff.mo C.G. Camisassa