Originale autografo…, in AIMC

Nyeri 4 Gennaio 1912 N 38

Rev.mo ed Amat.mo Sig. Rettore,

Il giorno stesso in cui le scrissi la letterina 37 mi pervenne verso notte la sua del 5 p. p. alla quale rispondo rispondo [!] subito. Mi fece molto piacere la notizia del compimento Vita D. Cafasso, ma pensai subito: quanto deve aver costato a V. S.! E col da fare che le dà anche il

Periodico e Ufficio periodico, dove volere o no, sapevo già che doveva sempre intervenire lei… La Consolata ce lo conservi… malgrado tanto lavoro… è la preghiera d’ogni giorno. Ora attendo con ansietà le notizie del suo viaggio a Roma… peccato che non le sia ancor giunta una mia lettera in cui le spiegavo come chiedere il Kaffa o la regione del Congo presso il lago Alberto. Spero però sia giunta in questo frattempo a M.r Bonzani [!] una mia lettera al riguardo, e quindi che V. S. possa combinar con lui una dimanda concreta.

 + Ricevemmo i 36 calendarii, le 30 aggiunte Breviario e 40 Messe; ma non ancora gli altri 6 calendari, 10 aggiunte breviari, e 48 almanacchi che V. S. mi dice d’aver spedito.

 + Per l’affare della Cassa di Risparmio, se V. S. non ha ancor fatto alcun passo può aspettare fin dopo il mio ritorno, (essendo prossimo) perché io porterò un piano di tentativo di coltivazioni per giustificare quel mutuo davanti al Dirett. Cassa.

 + Non ci preme aver le bandiere, quindi può mandarle colla spedizione del moto-car. A proposito di questo può darsi che le arrivi un telegramma fra cinque o sei giorni dalla data della presente perché Monsig. andrà domani a Nairobi, per tentar d’avere nuove Missioni al di là del Sagana a Ndia e Tigania e Ighembe, e se troverà a comprarne uno, lo prenderà (stante la grande urgenza che se ne ha) nel qual caso le telegraferà di sospendere acquisto moto-car. Tale telegramma però se non le sarà giunto prima del 15 gennaio, è segno che non poté far quella compera, epperciò attende ansiosamente quello ordinato a D. Luigi, da spedirsi qua in 2 spedizioni, conforme gli spiegai nella mia del 2 gennaio.

 + Stante il molto che ha già da fare, potrebbe aspettar il mio ritorno per occuparsi del Regolamento Istituto, così uniremo lo studio di quello delle Missioni. Quanto all’epoca precisa del mio arrivo, non posso più dirgliela, perché la Società di Navigaz. Italiana ha cambiato un po’ l’orario delle corse stante che per la guerra turca non può più far scalo a Zanzibar ed altri porti dove i mussulmani scaricatori non vogliono più prestarsi al lavoro… anzi fecero dimostrazioni ostili. Quindi per ora ella ritenga soltanto che io arriverò a Genova verso la fine di marzo od al principio di aprile. Ad ogni modo da Napoli o da Catania le telegraferò il dì preciso dell’arrivo a Genova, casomai l’Economo volesse venirmi incontro.

 + Quanto all’andata nell’Uganda, benché sia possibile, ho conchiuso di rinunciarvi sia pel niente che vi potrei studiare nel giro di pochi giorni, come già le scrissi, sia per un’altra ragione. Dalle ultime lettere di P. Franco… e specialmente da accenni fatti da quel Vic. Ap.co e da altri padri si capisce che avrebbero una gran voglia d’attaccar relazione per venire a girar essi pure nelle nostre missioni, specialmente a scopo di passarvi un po’ di campagna (come in sanatorio) sapendo quanto si sta bene nel clima del Kikuiu. Ora andar noi colà, vuol dire che dovrem invitarli a restituirci la visita, il che poi ci darebbe un gran disturbo qui nella vita delle missioni… senza contar le spese d’un vitto speciale che dovrà farsi loro come convalescenti… e forestieri. Veramente io non capivo perché ci invitavan colà con tanta insistenza: ho capito solo adesso il vero movente, che a noi invece importa d’evitare. Se ella ha detto a qualcuno ch’io andai nell’Uganda, lasci creder così; ché tanto per ferrovia io vi sono andato ben vicino.

 + Le 30 Messe di D. Asperti furon già celebrate da P. Bellani, e computate nel conto generale delle applicate secondo l’intenzione di V. S.: quindi ella non ha che da segnarle nelle entrate al solito.

 + Tra le piante del caffè se ne trovò una trentina che producono caffè più grosso, e, a giudizio di quelli di qui anche migliore. Perciò se ne raccolsero semi ed ora abbiam 5000 piantini pronti pel trapianto a dimora fissa. Io però osservai subito che la produzione di quelle piante è – quest’anno – d’un terzo inferiore alla generalità delle altre… e interrogando un po’ tutti… seppi che tale inconveniente era cosa solita da 3, o 4 anni addietro cioè da quando cominciarono a produrre. Monsignore ne fu impressionato, tanto più che glie l’avevano mai detto (ma lei sa come fanno e vedono le cose quelli di comunità) e sospesi subito l’ordine di trapiantar quei 5000 piantini, finché non avrem constatato se il minor prodotto sia o no compensato dalla preziosità di esso. Dalle prove fatte qui (ma con mezzi inadatti) questo caffè ci par migliore… però non si è certi, epperciò le mando come campioni senza valore 2 sacchettini di 350 grammi caduno segnati A questo caffè più grosso, e B il caffè comune (entrambi produzioni di quest’anno); ella appena ricevuto li mandi subito per mezzo di Suor Concetta a Sartori e Tacchini pregandolo di provarli bene, e dirle il preciso maggior valore che può avere l’A. Poscia ne scriva subito a Monsig.re perché quelle 5000 piante devono esser trapiantate prima di aprile; e se non convengono a noi possiamo ancor venderle mentre sono piccole.

 + Siccome col caffè dell’anno scorso (da 4 a 5000 Kili) che abbiam ancor sempre qui, e non possiam spedirle per mancanza di quel moto-car (e per la proibizione di girar col bestiame stante le malattie di esso nei dintorni di Nairobi) e poi col nuovo caffè che stiam raccogliendo e potrà esserle spedito fra 4 mesi si finirà d’averne in buona quantità da vendere, Monsignore ed io siam di parere che al mio arrivo si faccia una spedizione generale di ½ kilo a tutti gli oblatori maggiori, come regalo che io porterò loro dall’Africa. Sarà un mezzo di fare la reclame al caffè e spingerne la vendita in Italia, giacché il guadagno da venderlo a Nairobi (dove vale da 1,40 a 1,50 al Kgr.) è di 1 lira per kilo in più vendendolo in Italia.

[Il capoverso inizia con due parole cancellate] sopravissuti 8.000 (!!) e l’anno scorso [tre parole cancellate] solo 5.000 in produzione (quest’anno i piantini in produzione, cioè di 4 anni, sono in tutto 7000). Felix da solo e colla 4a parte dei nostri operai, e in terreno secco e arido, ha già 30000 piante in produzioni: altri pianteurs ne han 100, 200 mila. Quest’anno si è piantato il chiodo da Mons. e da me e a forza di battere ogni giorno… e starci dietro continuamente arriveremo a metter a dimora altre 50, o 60 mila piantini, e come sono ordinate ora le cose speriamo non facciano la fine di quelle 100 mila venute nei primi tempi da Bura… e di cui [segue una riga cancellata] lasciarono perdere il 90 per cento, soffocate dall’erbaccia e quasi dimenticate nella kesakka. Ci sarebbe da scrivere una Storia… ben dolorosa. Si vede che il demonio, prevedendo l’importanza della cosa, tentò ostacolarla in tutti modi… e ci volle proprio la volontà di ferro di Mons. per tener duro a tanti insuccessi e disastri. Ma le ripeto la cosa deve avviarsi, e lei studii soltanto tra quei dell’Istituto l’uomo di spirito pratico, volonteroso, ubbidiente e interessato. Poi coll’elemento femminile, assegnando delle zone distinte a ciascuna delle nostre 3, o 4 suore sorveglianti. Non han da lavorare, ma solo far lavorare queste nere e neri (che paghiamo in media da 2 a 3 soldi al giorno), e interessarsi del lavoro come di cosa propria. Mi scusi se ho fatto questa tirata, di cui potrei scrivere ormai un volume; ma non avevo altre cose importanti da scriverle… stavolta.

 + È almeno la 2a volta che D. Luigi mi scrive che V. S. è affannata per la prossima mancanza di materia pel periodico. Non comprendo questo timore dopo ché le scrissi già per ben 2 volte (e potrei dirle perfino la data) che finita la M.a di Varallo si cominci la Storia di Mociri: un manoscritto di circa 150 pagine, del quale la Capra fece una copia che fu consegnata a D. Luigi e forse già persino alla Comino. Ma le ripeto quel manoscritto va rifatto dalla Comino, essendo una tiritera mancante spesso di senso e talvolta anche di buon senso… pieno tuttavia di relazioni sui costumi Kikuiu e che finirà per piacere ai lettori. Bisogna che la Comino, prima di ritoccarlo, lo legga tutto intero, così dopo lo riordina anche riguardo all’andamento del racconto e poscia lo ritocchi letterariamente, proponendosi specialmente di dargli un po’ di brio, e toglierne le palinodie noiose.

Poi non capisco perché per vari mesi di seguito non si metteva altro, nel periodico che un lunghissimo tratto della M.a di Varallo, e poi vita D. Caf… senza qualche relaziuncola di battesimi o altri fatterelli o aneddoti pescabili nei tanti diarii che han costì; o dalle lettere di battesimi. Ella faccia osservare a D. Luigi che il Periodico deve contener sempre qualche cosa – oltre che la M.a di Varallo – Questa relazione, per quanto bella, finiva per stuccare se pubblicata in tratti così lunghi. Si cerchi adunque quasi ogni volta, come facevo io, qualcosa di estraneo da metter prima della Vita D. Cafasso.

Poi non so spiegarmi perché avendo mandato 2 lettere della Duchessa in originale, con ordine di farne cliché… più un estratto del suo diario non siasi pubblicato niente di tutto ciò (massime che comparve in parte sul Momento). Sono cose che avrebbero fatto molta impressione massime a Roma. [Seguono sette righe cancellate]. Non è invece una montatura della Massoneria che, come avevo già udito io a Torino, [segue una linea cancellata] massime per la sua inclinazione alle cose religiose? Comunque, noi non dobbiam impaurirci di ciò e bisogna pubblicar presto tutto quello sul periodico mentre la cosa è ancor un poco di attualità. E poi se D. Luigi non s’arrabatta per trovar materia nuova, e lascia perdere quella che potrebbe avere so anch’io che il Periodico diventa un gran peso. Il più che mi fa pena e che finisco di pagarla poi io, perché queste cose lasciate passare mentre son fresche, non son più pubblicabili, e la Madonna di Varallo che nei miei conti doveva durar 2 anni (con quelle cose di occasione di cui dissi), finisce in 1 anno e son poi io che devo arrabattarmi a trovare altro.

Ancora: mi si era detto che volevasi fare un numero sulla Principessa Clotilde: perché si fece niente finora? Fosse almeno un articolo, più o men lungo, è sempre cosa che tiene il suo posto: e va fatto anche questo, mentre i ricordi son freschi…

 + Ad ogni modo per darle materia – ma non subito, sibbene dopo pubblicato quel diario della Duchessa – le mando uno scritto di Benedetto, quale avevo già fatto correggere un poco, e copiare per mandarlo agli Annali della Propagazione della fede, e che servirà invece per noi. Questo però va ancor corretto un poco prima di metterlo sul Periodico. Poi sembrami che l’Eco dell’Africa abbia da poco pubblicato una lettera di Monsignore; indi un articolo di P. Bellani sulla carestia che infierì nel Kikuiu dal mio arrivo fino a 4 mesi fa… Questo della Carestia può far da cappello allo scritto di Benedetto… o meglio son 2 articoli separati che (come lo scritto di Mons.) fanno tre cose da pubblicare sul nostro Periodico.

 + Le mando inoltre due scritti di P. Bellani: «Verso una nuova missione», e: «Nel regno di Satana», amendue pubblicabili con pochi ritocchi e abbreviazioni. Anzi di P. Bellani Mons. le aveva già spedito mentre io era in viaggio dall’Italia, la storia del battesimo di Morasini il grandissimo Stregone degli Akikuiu. Anzi di questo scritto io avevo fatto poi eseguire un duplicato, che le spedii (per timore fossesi perduto il 1°): perché non lo pubblicarono? Lo scritto di Bellani «Ad un tribunale indigeno» non va pubblicato.

 + Le mando ancora copia di 3 lettere di battesimi scritte da P. Rosso tutte tre (od almeno 2) pubblicabilissime.

 + Le fo ancora spedizione di tutti i diari che mi son pervenuti mentre son qui: qualche cosa vi si potrà pescare. So che D. Luigi non ha tempo; ma perché non si fa aiutare in ciò da P. Sales, come io gli avevo detto espressamente; o per lo meno li rimetta alla Comino.

 + V. S. legga la 1a pagina della qui acclusa lettera di P. Panelatti: si vede che lo fece apposta perché la vedessimo. Legga pure quella di P. Olivero.

 + Oggi stesso, mentre termino scrivere, ci arriva notizia degli automobili usati pel servizio da Nairobi a Fort Hall e che son vendibili; ma non ci convengono assolutamente né pel prezzo (£ 18.000 caduno) né per lo stato in cui sono. Credo quindi che Mons. non le telegrafa più di sospender pel moto-car. Anzi sollecito di nuovo la compera e la spedizione, costasse anche 15.000… ed anche 16.000 se col cassone: però il solo chassis credo si può avere da 10 a 12 mila £.

 + La missione di Keja a Meru fu intitolata alla Madonna del SS. Sacramento. Quando cade la festa titolare? Termino, ché omai credo averla seccato. Salute mia ottima e così Mons. e tutti Di V. S. aff.mo in G. e M.

C. G. Camisassa