Originale autografo…, in AIMC

Roma 20 Aprile 1912

Rev.mo ed Amat.mo Sig. Rettore,Ieri alle ore 13 sbarcavo a Napoli, ed alle ore 20,30 giungevo a Roma. Stamane, per goder il tempo, fui da Mons. Laurenti che m’accolse gentilissimo, mi ricordò V. S. nell’ultima sua venuta a Roma, e si compiacque molto delle buone notizie che potei dargli riguardo all’andamento delle missioni in Africa. Gli parlai del progetto pel Kaffa, s’interessò vivamente; e udite le spiegazioni fattegli sopra una carta geografica, si mostrò molto portato da parte sua a favorirci, non nascondendo le difficoltà coi Cappuccini, per le quali finì per dar una scrollatina di spalle, dicendo che infine era Propaganda che doveva decidere e che comandava essa. Chiamò D. Borgognoni [!] come specialmente informato dei confini dei singoli vicariati, e gli disse di darmi tutte le spiegazioni in proposito. Difatti egli me le diede, trattenendomi 1 ora, ed entusiasmandosi del nostro progetto… mi promise ogni appoggio. Stassera alle 17,30 fui dal Card. Gotti… e torno appunto adesso dall’udienza. Questa non poteva esser più cordiale e durò più d’1 ora. Dapprima si mostrò molto curioso delle mie notizie d’Africa e si rallegrò assai di udir le cose consolanti che potei dirgli sia della popolazione, sia dei missionari e Suore e loro lavoro di evangelizzazione. Tornò a lodar molto le imprese agricole e industriali, ripetendo che l’avevam veramente indovinata a metterci su tal via e la prova, diceva, si è che il Signore le benedice in modo così singolare.

Gli esposi il piano pel Kaffa, l’ascoltò attentamente e finì per dire che era un progetto ottimo… e veramente provvidenziale e che facessimo solo il memoriale – che mi disse come fare – e lo presentassimo, che egli l’avrebbe appoggiato. Dicendogli che c’era da temer da Mons. Jarosseau la ripetizion di Mons. Allgeyer… sorrise soggiungendo che padrona era la Propaganda e che era essa responsabile di quelle anime. Insomma accolse la cosa nel modo più favorevole e ci sollecitò a far presto.

Dell’affare dei voti quinquennali gli esposi i miei motivi pro… e trovò che eran giusti. Temeva solo, come noi, che per l’incostanza umana fosse preferibile vincolar in perpetuo i missionari; ma poi udito che là in Africa son tutti fermi di rimanervi… almeno tutti i migliori – sia missionari che Suore – e che qualche dubitante o disanimato sarebbe meglio – a mio giudizio – che se ne andasse, finì per approvar l’idea del 2° quinquennio et ultra e disse facessimo un memoriale ad hoc, motivante la domanda; e lasciando intendere che per parte sua acconsentirebbe. Nel congedarmi soggiunse che si rallegrava nuovamente dell’opera nostra e la benediva di gran cuore e poi – con un sospirone – disse che avrebbe ben altre missioni da darci se le volessimo. Compresi dove mirava, ma risposi che per ora eravam ancor pochi. L’allusione sua si riferiva a quanto m’aveva detto Mons. Laurenti, quando appena udito che desideravam un’altra missione dissemi che era appunto in gran pena pel Transvall dove ci sono gli Oblati di Maria che finora tenevano tutto in mano colà. Ora, per essersi impegnati in acquisti di terreni da cui speravano gran guadagno per l’aumento che s’aspettava collo sviluppo delle miniere, quest’aumento non venne ed al presente hanno sulle braccia un debito enorme, per cui quel Vic. Ap.co ha rinunziato al suo posto e quegli Oblati chiedono di ritirarsi da molti posti nelle città, concentrandosi a qualche tribù selvaggia… tutto per limitar le spese. Sarebbe un bel colpo per chi avesse mezzi e personale… adatto per l’ambiente tutto inglese e olandese. Ma non fa per noi… com’io gli lasciai capire. Di che fu spiacente perché a primo aspetto gli sorrise l’idea che potessimo fare… In conclusione l’udienza del Card. Gotti non poteva esser più cordiale e affettuosa, e mi fece tanto più piacere, perché l’altra volta erami parso… un po’ men portato per noi. Ora vedrò se posso aver presto l’udienza del S. Padre… cosa che prevedo difficile; io d’altra parte ho premura di andarmene, perché sebbene stia benissimo di salute e non abbia menomamente sofferto il mal di mare – tanto che ho sempre celebrato, eccetto il venerdì e Sabato Santo nei quali giorni fui all’Asmara a visitar quel Vic. Ap.co accoltovi cordialissimamente – pure 28 giorni di bastimento, cioè di ballamento, finiscono per lasciar le coste rotte, e si sente bisogno di riposo.

Lunedì andrò all’Istituto coloniale per cercarvi le ultimissime carte geografiche del Kaffa… e se posso trovarle, ne porterò copia a M.r Borgognini che l’aspetta per studiar già la nostra questione. Poi il mio compito è finito qui e scapperò al più presto – salvo che avessi molto presto l’udienza del S. Padre… alla quale a dir il vero non ci tengo, non avendo cose speciali a chiedergli… e del Kaffa e voti gli parlerà il Card. Gotti.

Ho veduto Don… ma presto Teologo Barlassina… Mons. Bonzano era partito per l’America il dì stesso del mio arrivo a Napoli.E per ora fo punto acciò questa parta ancora pel treno delle 20… A Genova non so se mi fermerò.

Tanti saluti a tutti ed arrivederci presto. – Suo aff.mo in G. e M.

C. G. Camisassa

P. S.

Per lo sbarco e spedizione mio bagaglio da Genova a Torino è tutto fatto. Ricevuta lettera di V. S. e M.r Jarosseau, D. Cappella, D. Baravalle.