Originale autografo…, in AIMC
Torino 3 marzo 1919
Carissimo P. Chiomio,
Di tue lettere ricevemmo tutte quelle spedite fin da Port Said. Ma se sapessi quanto ho penato a vederle e non poterle leggere! Sì, proprio così. Mi ci mettevo ripetutamente, ma dopo un 10 minuti per decifrar cinque righe doveva smettere perché mi prendeva mal di capo e vertigini, tanto era lo sforzo da fare per capir se non tutte almen le principali parole. Anche il Sig. Rettore riusciva solo a capir la sostanza dello scritto e doveva poi farselo leggere da altri per capirlo tutto – Sarà la carta troppo sottile per cui lo scritto del retro s’intrecciava col davanti. Sarà la fretta di scrivere o il tremolio della nave, ma il fatto è che hai una calligrafia inintelligibile e se continuassi a scriver così, rinunzio fin d’ora a leggerti, come ho già fatto per le lettere di alcuni già in Missione. Conclusione: colla volontà di ferro che hai mettiti per prima cosa ad imparar il modo di scrivere che han Giacomino e gli altri seminaristi e varie nostre Suore come Suor Teresa etc. E allora non avrò più a farti altra lagnanza fuorché dirti che mi scrivi troppo raramente. Mi rallegro del vostro buon viaggio fin a Suez e di più non ne so per ora. La Consolata vi avrà di certo protetti anche dopo. Vale in Domino.
Tuo aff.mo C. G. Camisassa P. S.
Che io scriva male si capisce perché mi trema già la mano e la vista fa cilecca –
