
P. Tommaso Gays IMC (1871-1950), nato a Rivara Canavese (TO), compì gli studi nei seminari di Torino e fu ordinato sacerdote il 14 gennaio 1894. Svolse il ministero in diocesi per 8 anni e, nel 1902, entrò nell'Istituto, primo Missionario della Consolata. Nel maggio dello stesso anno partì per il Kenya come responsabile del primo gruppo di missionari (2 sacerdoti e 2 fratelli coadiutori) mandati dall'Allamano.
In Kenya lavorò con prudenza e zelo, dando inizio a diverse stazioni di missione (Tuthu, Tetu, Mogoiri, Fort Hall). Nel 1919, fu richiamato in patria dal Fondatore per sostituire p. Umberto Costa, morto prematuramente, come direttore della casa madre e formatore dei giovani candidati alla missione. Durante questo tempo collaborò fedelmente con l'Allamano. Fu lui ad intervenire, durante il Capitolo, per convincere il Fondatore, che chiedeva di ripetere la votazione, ad accettare l'esito dell'urna, che lo confermava superiore generale, pronunciando quelle famose parole: «Inutile sarebbe ripetere l’elezione, perché se cento volte la si ripetesse per cento volte sulle schede non si leggerebbe che questo nome: Allamano can. Giuseppe».
Nel 1922, durante il primo Capitolo fu eletto Consigliere Generale. Dal 1929 al 1945, svolse diversi servizi in alcune case filiali in Italia. Poi si ritirò, con i fratelli Perlo, nella loro villa in Roma e vi rimase fino alla fine della vita. Nell'Istituto e nelle missioni del Kenya, p. Gays è ricordato come una delle prime colonne.
Qui presentiamo la commemorazione tenuta a Varallo Sesia (VC) nel 1942, 16° anniversario della morte dell'Allamano. In quell'occasione è stato inaugurato nel salone della casa un grandioso dipinto, opera della Scuola delle Missionarie Francescane di Roma, raffigurante l'Allamano in primo piano, appena dietro di lui il Camisassa, e, infine rappresentanti di missionari e allievi; in alto l'icona della Consolata in un nimbo di angeli e sullo sfondo, in lontananza, il Monte Kenya con un paesaggio africano.
La presente solenne adunanza, onorata : da sì eletto stuolo di Dame Missionarie... dal gradito e desiderato intervento del benemerito Sig. Prevosto e dal Direttore Diocesano delle Opere Pontificie Missionarie, presenti tanti Rev. Ecclesiastici, Sigg. Benefattori ed Amici ... presenti gentili Signore e ottime Religiose di varie Comunità ...
L'odierna solenne adunanza che riceve lustro e una nota di particolare rilievo dalla degna e scelta rappresentanza del nostro glorioso Esercito (eroicamente combattente sui vari fronti), tutto o fratelli e sorelle, mi ridesta il lieto ricordo di altro giorno solenne (lontano ormai di quattro lustri) in cui — più per dovere di Ufficio che per abilità personale -- dovetti discorrere delle care Persone, indimenticabili, che oggi qui uniti in un sol palpito, intendiamo appunto onorare !
Allora, presenti Vescovi e prelati insigni, venerandi sacerdoti, molti ammiratori ed una vaga corona di figliuole e di figli, si festeggiava, in una atmosfera di purissima gioia, la Messa d'Oro di Chi — fra i due (sebben più anziano) era tuttavia con noi vegeto e tranquillo — e, con mesto ed affettuoso pensiero, si inaugurava un bronzeo busto dell'Altro, che (pur minore di età) già si era dipartito, lasciando con noi solo ed afflitto, grande superstite, il comune Padre !
Ora nel 16° anniversario del transito di Questi, unendo la santa memoria di Entrambi, a titolo di perenne riconoscenza e della chiara consapevolezza che abbiamo delle loro virtù e delle toro benemerenze, inauguriamo (in merito all'intraprendente P. Direttore) questo magnifico quadro affinché le venerande radiose sembianze, rese visibili e note, abbiano a. destare nelle future generazioni di allievi, la stima, l'affetto per i nostri Fondatori che noi sempre sentimmo grande e profondo.
E poiché si volle, con sentimento di figlio — sempre deferente e memore onorare l' antico Superiore con l'incarico del discorso d'occasione... Vi dirò come meglio permetteranno gli acciacchi e l' età, alcunché di Essi, forse non tutto inedito, forse in parte meno noto e confido che tutto sarà gradito perché tutto sinceramente esatto e veritiero.
Accomunando i due venerati nostri Padri in una sola commemorazione intendiamo parlare unicamente dell'Opera loro che più direttamente ci riguarda (e facciamo astrazione di quanto operarono in altri campi a benefizio dell'Archidiocesi per cui si resero grandemente benemeriti e per cui saranno a lungo ricordati) e l'opera che più ci riguarda è quella che risponde al nome, di c Istituto della Consolata per le Missioni Estere il quale a quarant'anni dalla fondazione:
- esercita il proprio apostolato in sei distinte regioni dell'Africa e nel Brasile;
- conta: 5 Vescovi, 2 Prefetti Apostolici, 515 Missionari Professi, 90 chierici postulanti e in diverse Case, oltre 300 Apostolini.
- ha 17 Case di reclutamento o di formazione in Italia per il ramo maschile ;
- novera 560 Suore Professe, 57 Novizie, 22 Postulanti con sette Case di reclutamento e di formazione per il ramo femminile.
A questa grande opera compiuta assieme, l'apporto di ciascuno di Essi, fu differente a seconda delle proprie attitudini personali e della speciale forma dell'individuale attività. Il Can. Allamano -- di giusta statura, di debole costituzione, con lievi deformità ad una spalla -- aveva un aspetto di eccezione e di grande spiritualità, conservava un tal piglio dignitoso che rivelava un angelico candore ; sempre uguale a se stesso e sempre in pace, faceva regnare attorno a se l'ordine, la pulizia ed una soave e grata disciplina. In modo particolare quando ebbe la fronte aureolata dai candidi cappelli, prendeva talvolta, a sua insaputa, un contegno di imponenza e di superiorità da destare viva impressione.
I Can. Camisassa, meno alto della persona, di costituzione più robusta, con debole indizio di obesità, serio e grave, fornito di rara intelligenza e di ferma volontà, era un uomo eminentemente pratico, attivo e sempre in moto.
Il Can. Allamano, esimio educatore di Clero, formatore di anime, consigliere sagace, apostolo nel vero senso della parola, ideatore di opere insigni, ispiratore di regole di vita, moderatore di cristiana perfezione, tutto delle anime, tutto di Dio.
Il Can. Camisassa tecnico nelle arti e nei lavori, competente in ogni ramo d'industria e di commercio, di un' attività_ tutta pratica, abile in qualsiasi azione esteriore, lavoratore indefesso, scrittore facile e corretto, amministratore avveduto, organizzatore geniale ...
L'Allamano fu artista nell'educare — dovizioso di santa pedagogia, mirabile nell'impartire i più alti insegnamenti d'ascetica nelle circostanze più diverse alle capacità più disparate. Teneva una conferenza spirituale in Casa Madre nei dì festivi. Passava prima nella Casa delle Suore e, Padre amato fra le proprie figlie, in un caldo spirito di famiglia che sovente inculcava, le lasciava pervase di intima gioia e di buona volontà. Veniva poscia dagli Apostolini e lì — senza alcun apparato — ove li incontrava gli si affollavano tosto d'appresso, diceva loro — anche stando in piedi — cose che facevano riflettere quelle animuccie e vibrare quei cuori ingenui di casto e santo affetto. In ultimo era la volta dei chierici e sacerdoti. Seduto di fronte e in mezzo a loro, con nessun tono cattedratico e con paterna affabilità, anche qualora — raramente — avesse dovuto accentuare la voce per qualche disappunto ... li ammaestrava, lavorava le loro anime in profondità, con dottrina cristallina riscuotendo sempre ogni volta : ammirazione, confidenza e affetto maggiore.
L'argomento era sempre unico per tutti che però: svolgeva, ampliava, riduceva, dosava, infiorava di esempi, in misura dello sviluppo intellettuale e del bisogno di ciascun uditorio!
Il Can. Camisassa fu un artista della tecnica e nell'esecuzione delle cose materiali. Architetti, ingegneri, pittori, decoratori, marmisti, muratori, ditte industriali, impresari, appaltatori, notai, ragionieri, avvocati, professionisti in genere, trovarono in lui l'esperto. Con facilità e sveltezza abbozzava prospetti, stendeva relazioni, redigeva progetti, scriveva articoli, faceva bilanci, saldava parcelle, rivedeva conti ... Di tutto era pratico e di tutto voleva darsi ragione. Studiava disegni, calcolava l'ampiezza di un locale, le sue giuste proporzioni, comodità, estetica, igiene, solidità, economia ... Esaminava il materiale da impiegarsi, la portata della tubatura dell'acqua e della conduttura del gas, il telaio di una finestra, la serratura di una porta, la qualità di una stoffa, la foggia di un vestito, l'arredamento di una camera, l' imballaggio di una cassa ... Le sue erano giornate piene, costruttive, in cui non si perdeva tempo e si verificavano pochi sbagli.
Le attitudini e l'attività di entrambi fu differente, sbaglierebbe di grosso chi pensasse che nell'uno e nell'altro a causa della specializzazione si fossero riscontrate lacune!
Il Can. Allamano di preferenza dato alla parte spirituale, fu tuttavia un sacerdote non ignaro degli affari e non privo della conoscenza della vita. Dopo la dipartita del Collega, essendo stati più frequenti i contatti con noi, ebbimo maggior agio di conoscerne ed apprezzarne il valore, ed in particolar modo quando, dal notaio Fiorito di via Mercanti, si stese il rogito di compera della Casa in Castelnuovo del Beato Cafasso suo zio; bel colloquio con il conte Cesare Maria De-Vecchi di Val Cismon, Governatore della Somalia
— colloquio che fu il primo approccio per l'invio dei suoi missionari e delle sue suore ...; per i consigli di somma praticità dati all' Ecc. Mons. Spandre allorquando doveva lasciare la parrocchia dei Ss. Pietro e Paolo di Torino per prender possesso della Diocesi di Asti. Alla sua volta il Can. Camisassa nonostante la sua attività esteriore, fu sempre di una profonda spiritualità ... un vero Ministro di Dio ... un sacerdote esemplare; all'altare svelto ma sempre edificante, preciso nelle cerimonie, esatto nella pronunzia e fedele a tutte le sue pratiche di pietà! Con tutta ragione si può dire di Lui ciò che scrisse del Saverio: « Seppe congiungere una vita attiva, traboccante di attività a una vita interiore intensa ».
Votatosi con tutte le sue energie al consolidamento dell'Istituto e delle Missioni, con elevatissimo spirito di fede e con generosità senza pari fece il gran' rifiuto cioè rinunziò all'infula episcopale offertagli con insistenza dal Sommo Pontefice Pio X di s. m.
L'intensa vita interiore di questo nascosto artefice del nostro Istituto fu poco conosciuta fin'ora, ma è apocalittica e grande; spetta ai nostri conoscerlo meglio, studiarla e farla rifulgere in tutto il suo splendore!
A questo punto mi vien vaghezza di farmi una domanda: che giudizio si possa dare della loro lunga, concorde, ubertosissima, provvidenziale convivenza di quarant'anni! Si possono ritenere quali due amici carissimi e fedeli?
« L'amicizia — scrisse Cicerone — è una perfetta conformità di sentire in tutte le cose, divine ed umane, con benevolenza ed affetto ». E per dire dell'amicizia, al suo più alto livello, come fu praticata dai Santi, potrei affermare dei nostri, ciò che fu scritto di S. Basilio e di S. Gregorio Nazianzeno che: « un'anima sola animava due corpi? ».
Forse che no!
Unirli con il vincolo di amicizia, sia pur nobile, santa amicizia (manifesto candidamente il mio pensiero) mi ripugna ! Panni menomare la loro virtù, rendere troppo terrestri i loro rapporti! Fa duopo sollevarsi in alto, molto in alto, in regioni più serene, più spirituali e, diciamolo schiettamente, innalzarsi in zona soprannaturale per scoprire la natura dei legami con cui furono tra loro uniti. Colossi di tal fatta (considerandoli ora a distanza di anni dopo averli conosciuti in vita, se ne ravvisa meglio imponenza) colossi di tal fatta non ebbero bisogno di amminicoli per sorreggersi nel bene e per operare tanto! Da ben altra forza furono sostenuti nel loro comune apostolato !
Che dunque diremo della singolarissima ed operosa unione dei nostri venerati Fondatori? Ecco il mio debole parere, frutto di famigliare convivenza, di accostamenti frequenti e quindi di non fallace conoscenza di Essi. Non furono amici secondo il senso che si dà a codesto nobilissimo nome ... non furono amici perché furono più che amici ... furono anzi, più, molto più che fratelli! Furono due anime elette ... due personalità eccezionali ... due sacerdoti piissimi ... Due fervidi apostoli ... che Dio unì coi vincoli di squisita carità ... animò di ardentissimo zelo ... destinò al medesimo incessante lavoro ... stimolò con una reciproca emulazione innalzò alle più eccelse virtù per la salvezza delle anime a gloria della Consolata e Sua!
Nel grandioso edificio della Chiesa Cattolica, furono due marmoree colonne di ordine architettonico, binate, secondo le leggi tecniche ed estetiche, con finitura dei particolari e euritmia dell'insieme, su cui, a loro coronamento, equilibrata estolica, poggia orizzontalmente, la trabeazione che è il nostro Istituto.
Furono i sublimi realizzatori — gli esecutori alla lettera — del celebre vaticinio scritturale (che scelsero a motto : « annuntiabunt gloriam meam » Con il capolavoro dei propri figli, furono i predestinati (come già Colombo nell'isola Ouahahani) a piantar per i primi la croce nel Kenya ! ... Furono due autentici, uomini superiori, da Dio con predilezione scelti, amorosamente congiunti, :sapientemente formati, nei slanciarli (fratelli e (sorelle) per donarceli Fondatori e Padri ! Benché la diuturna e fattiva convivenza nei nostri escluda gli usuali nominativi è giocoforza, non "di meno, riconoscere che Essi cordialmente si amarono di quell'amore purissimo che deriva dalla carità, che (meglio detto) è, carità... amore suscitato e mantenuto da elevati principi di fede'; nutrito di stima, di rispetto, di venerazione scambievole. Sì, si amarono come i santi sanno amarsi; come amarono la loro opera, che conoscevano essere opera di Dio; come amarono la Consolata della quale sapevano essere gli araldi; come amarono Gesù Cristo di cui avevano contezza essere i vessilliferi!
L'affetto quasi paterno, dell'Allamano per il Camisassa fu ben palese quando questi si recò in Africa a visitare le incipienti Missioni del Kenya. Mentre il- « maturo visitatore », con animo giovanile salpava da Genova, noncurante doversi sottomettere a dure e non poche privazioni, intraprendere viaggi faticosi e lunghi, affrontare forse pericoli e incresciose sorprese„ sostenere frequenti e numerosi sacrifici, il « canuto rimasto v era di continuo angustiato da grande • apprensione per lui ; sempre con la mente fissa nei disagi del viaggio di mare, nei pericoli delle carovane, ;nette privazioni delle Molte, cose, cui era' abituato. Ne sentiva la lontananza, ne auspicava il prossimo ritorno, e,- felice, pregustava il contento di riaverlo d' appresso ! Oh, conte godette quando dopo lunghi dieci mesi lo rivide"! Riprendendo la tanto desiderata comunanza di vita e di lavoro si sentì rinvigorire di un'ondata di giovinezza ... Alla stessa guisa quanto l'amasse fu notato da tutti durante la malattia che lo strappò dal suo fianco. Era un vero accoramento il suo, un vero strazio del cuore,- con quell'angoscia che prende alla gola ; erano frequenti singhiozzi non sempre potuti trattenere ... molte lacrime non sempre potute celare. E ciò non perché stava per perdere il braccio destro (che la Inalterabile fiducia nella Divina Provvidenza non gli venne mai meno) -ma perché stava spezzandosi Un'Unione, che com'era stata, avrebbe ancora poi auto essere farci di grandi cose per la S. Chiesa e per- Dio!
Del pari fu grande e sentito l'affetto, quasi filiale, del Can. Camisassa per il Can: Allamano. Quando visitò le Missioni fu ricevuto con feste stra ordinarie, torbe ben meritava il suo doppio titolo di superiore e di- padre 'impreziosito &N'essere il rappresentante. del Can. Allamano; furono quelli `in ogni residenza, giorni memorabili «albo signando tapino!». Gli indigeni (allora tutti ancor pagani e fu Egli ad amministrare i primi battesimi ad adulti accorsero in Massa! Di tanto movimento, .certo indizio di lavoro. missionario il- venerato' Padre era commosso, entusiasta e 'nella sua persona era: tutta uni vibrazione di intenso godimento. Qui, esclamava al colino della gioia, s tratta di migliaia e migliaia di intervenuti! E poco dopo in un'altra ripresa computando grosso modo — gli intervenuti soggiungeva: certo che non saranno meno di sei mila! ... O no, saranno otto ... Forse dieci mila!
Ma tutto questo contento gli diventava ineffabile al pensiero del piacere che avrebbe provato il Can. Allamano quando ne avesse ricevuta relazione! Ch'io gli scriva subito! Che Egli sappia subito! diceva entrando, per mettersi a tavolino!
Un giorno in compagnia di Mons. Perlo, nel bel mezzo della città di Nairobi s'imbatte in un numeroso gruppo di akikuyu, colà recatisi in cerca di lavoro, dai quali appena riconosciuto fu tosto; al fragoroso grido di: « lodato Gesù Cristo », festosamente circondato da ostruite la strada e instralciare la circolazione, con grande meraviglia degli inglesi e degli indiani. Era` fuori di se per inatteso e lieto incontro, deplorando solo di non poter tener bordone a S. Ecc.za nell'inevitabile scambio di notizie e di cordialità e. con vivo rammarico che il Can. Allamano non fosse presente. « Oh! se fosse stato anche Lui! Se avesse potuto vedere!... ». Ma io debbo sapere, confidava a Monsignore, e senza frapporre indugio bisognò i entrare nel bazar di Alidina Wisram e scrivere la lettera che d'urgenza fu imbucata ',i alla ferrovia.
Cosa mirabile e cara! Non si sarebbero mai separati; le loro vite erano legate da vincoli indissolubili! Fulvi un tempo in cui poco mancò che il Santuario della Consolala ritornasse agli Oblati del venerabile Pio Brunone Lanieri. In tal caso, i nostri, avrebbero dovuto lasciare, forse, anche il Convitto Ecclesiastico e cercare alloggio altrove. « Se capiterà — mi diceva. Can. Allamano --- prenderemo un appartamento vicino a S. Giovanni (cattedrale) e di là continueremo, il Vicerettore ed io, ad aiutarvi del nostro meglio. Cosa mirabile e rara, ripeto, non si sarebbero mai separati, furono sempre unitissimi ma del pari sempre divisi e distinti! In quello stesso grado in quella medesima condizione, con -la uguale famigliarità in cui cominci tono la toro convivenza — e non più — senza cambiamento alcuno, conti: nutrono per quarant'anni di vita comune!
tino fu sempre superiore; benevolo, attenta,. lungimimirante, accogliente riguardoso, compito, vigilante, ma sempre il superiore. L' altro: attivo, capace,:- intraprendente, docile, operoso, infaticabile, primo obbediente, 'ma sempre subalterno. Il primo ebbe sempre per se: il primato, il comando; la preminenza, le casuali comparse, gli eventuali onori ... egli fu il RETTORE!
Il secondo, di grande acume, solerte, integratore di ogni opera, restò sempre — proprio come è raffigurato nel quadro -- dopo, quasi luminoso come Lui, restò sempre il VICERETTORE! Non vennero mai ad intimità, come usano anche persone timorate.
Assidui agli, stessi ministeri, protesi alle opere, membri qualificati della stessa Comunità, partecipi per lunghi alla stessa mensa, membri dello stesso Capitolo Metropolitano, colleghi e medesime Facoltà Pontificie, con una minima differenza di età... Fatto, parmi, straordinario, non si diedero mai del tu! Senza ostentazione o sussiego da una parte, senza invidia o inconsulti desideri dall'altra, si trattarono ognora scambievolmente da gentiluomini perfetti, larghi, uno verso l'altro, di cortesie e di riguardi!
L' Allamano aveva in grande stima il Can. Camisassa e un alto concetto delle sue virtù e dei talenti di Lui. Lo trattava paternamente con modi rispettosi e squisitamente educati; aveva riposta in Lui la sua .piena fiducia e con la massima tranquillità attendeva da Lui ogni più valido aiuto; di Lui si serviva (non saprei altrimenti spiegarmi che con dire) si serviva di Lui come Iddio deve servirsi degli Angeli, conte. la Madonna a Nazareth, per le proprie faccende doveva servirsi di Gesù adolescente.
La riverenza del Camisassa per l'Allamano era veramente profonda, filiale, era religiosa veramente! Ho tutt'ora fisso nella mente (dopo tanti anni) la meticolosa attenzione con cui lo vidi preparargli — non già fargli preparare dal cameriere — preparargli egli stesso colle proprie mani, la valigia; onde di nulla mancasse, una volta che doveva recarsi a Roma per là causa dello Zio e per noi. Ho tutt'ora impresso negli occhi la cura da Lui usata attorno a quel venerato Padre, mentre un giorno gli si provava una sottana, non ancor del tutto confezionata. Mi par di vederlo ancora a... squadrarlo attentamente, a girargli attorno, a passar da uno all'altro lato, piegarsi, tirare una falda, sollevarne un'altra ... Oh, quali giuste osservazioni, quanti indovinati suggerimenti al sarto, di convenienti ritocchi, di allentare qui, di riprendere colà,. di rimboccare più questo lembo e meno quell'altro! La talare doveva riuscirgli perfetta, bene adattata e nascondere la congenita imperfezione:
Quando penso ai nostri Veneratissimi Fondatori e particolarmente alle virtù nascoste del Can. Camisassa non posso a meno di meco stesso esclamare, che il Can. Allamano nella sua fondazione fu più fortunato di S. Francesco d'Assisi! Anche il serafico si era imbattuto con un uomo realmente capace e pratico che aveva giustamente apprezzato e ritenuto quale intimo confidente ... Ma i talenti e le competenze di frate Elia gli giovarono né punto né poco, non avendo questi saputo o voluto, entrare nelle vedute del santo Maestro, da giungere in quella vece, a biasimare la disciplina, contravvenirne l'osservanza, distruggergli il manoscritto della primiera regola, per poscia esser causa esiziale di scandalo .e di funesta divisione.
Nello sviluppo della realizzata Fondazione — così per il ramo maschile, come: per il ramo femminile il. Rettore si ritenne la formazione del personale e rimetteva al Vice-Rettore quanto riguardava .la parte materiale. Questi con fine delicatezza, occupandosi delle proprie competenze, ha sempre evitato ogni, anche minima interferenza, con quella del Ven.mo Fondatore; mai Si tratteneva cogli alunni, quasi non si lasciava vedere da essi!
Volle sempre che un'unica figura fosse regina della situazione e attirasse lo sguardo di tutti, quella del Can. Allamano... Che unica fosse la guida cui ispirarsi ..e fedelmente seguire: il Can. Allarmano.
Frequentissimi erano i colloqui o come le chiamavano, le conferenze a due. Si può asserire con tutta verità che per anni ed anni il loro sollievo del dopo pranzo e del dopo cena, non sia consistito in altro. Lasciavano il refettorio per entrare nello studio del Rettore, ove il Can. Allamano prendeva posto al suo scrittoio e il Can. Camisassa stava d'appresso, ritto in piedi, magari leggermente appoggiato allo Scaffale. L' immenso lavoro di tanti anni tutto fu colà e in tal tempo progettato, discusso, esaminato, risolto, conchiuso).
In codeste conversazioni il Can. Camisassa non esitava di fare liberamente anche le sue proposte, ne evitava la discussione per chiarire meglio i punti in esame, come non risparmiava le sue assennate osservazioni alle proposte che venivano fatte dall'altra parte: ma quando il Can. Allamano prendeva una decisione, diceva : « facciamo in tal modo », la decisione diventava parimenti sua e la seguiva fedelmente quale impreteribile norma di azione ! Mai si vide (credo) identità più completa di pareri, unione più salda di volontà, più affine consenso di animi, come in essi. Quindi un' incomparabile ed eccezionale modo di agire che sarà -- spero -- norma indefettibile dei loro figli!
Poco lungi dalla città di Fano, verso mezzodì, sfocia nell'Adriatico un fiume come lo cantò il Tasso : « figlio .picciolin sì, ma glorioso dell'Appennino », è quello che diede il nome alla famosa remotissima battaglia in cui le forze cartaginesi, comandate da Asdrubale, furono annientate dalle legioni romane...
Al piano il suo decorso solingo,segue sovente d' appresso l'antica via Flaminia e solca una fertile ed ampia valle, maestosa ed imponente, che osservata dal pio eremo di Montegiove (ove fui già a ritemprarmi nello spirito da quei buoni Camaldolesi) appare semplicemente meraviglioso.
A monte invece s' insinua e svincola tra colline, a volte comode e alberate, a volte nude e rupestri, ed ha la sua origine geografica lassù a Borgo Pace a 449 m., proprio dove si snoda la strada che da Urbino mette ad Arezzo.
Son due torrentelli che si congiungono.... che confondono le loro acque ineguali, confondono, come fu scritto, del pari con il fresco mormorio, due voci, sussurri simili ma distinti.
Il rivo di destra si chiama Auro, quello di sinistra si chiama Meta, uniti che sono, fatti uno solo, formano il fiume Metaurol!
Ecco, fratelli e sorelle, se non erro, un non ignobile simbolo che forse quadra. I venerati Fondatori: due distinti, diversi, ineguali; riuniti, fusi assieme, reintegrati uno dall'altro, le loro limpide polla loro armoniosi sussurri, le loro amabili voci, recente, prodigioso provvidenziale Me-tatuo: il “nostro Istituto”.
Ora devo di chiedervi, o fratelli e sorelle, se il loro modo di agire nelle relazioni vicendevoli, la loro esemplare lunga convivenza, la loro operosa attività, dovranno essere norma della nostra condotta? ... Ora-dovrò sottolineare che noi tutti, quali possiamo essere: anziani o giovani, di molto o di poco talento, di alto o di niun bordo, in vista o nell'ombra, in autorità o in sudditanza ... dobbiamo sforzarci di essere come essi furono; dobbiamo essere aderenti sempre a quanto Essi fecero e come fecero? Ora dovrò aggiungere che la nostra vita religiosa, il nostro incessante conato di perfezione, il nostro amore per gli infedeli, il nostro zelo per le Missioni; fa duopo sia modellato sopra gli esempi da Essi lasciati? ... In breve dovrò proclamare senza ambagi: essere per noi legge e inviolabile legge, il loro spirito e unicamente il loro? Dovrei forse... e forse potrei affermare tutto ciò, ma me ne astengo!
Cadrei in un vero pleonasmo! Il vostro, non comune criterio, confratelli e consorelle, lo scevra! Anche il semplice buon senso degli Apostolini lo consente!
A tanto chiaro lume di si singolare unione, di così esimie virtù, vana sarebbe l'ammirazione se non andasse di pari passo con l'imitazione! Il tripudio che sentiamo in cuore per essere con inestimabile privilegio parte viva e palpitante dell'Opera da Essi suscitata, deve avvincerci a Loro con leale corrispondenza di devozione e di affetto, onde si, riproducano, si imprimano, nelle anime nostre le loro morali sembianze da divenire, ed essere ora e sempre, veri genuini e degni loro figli!
Se mi è lecito — come già al sommo Virgilio (Georgiche, il 167) -- quando paragonava il lavoro delle api a quello dei Ciclopi parva componere rnagnis, ricorderò che la S. Chiesa ravvisa per prima gloria di Roma quella di essere stata irrorata dal sangue dei due Principi degli Apostoli e che codesta sia di tale grandezza da superare tutte quante le altre glorie ! Perciò canta nella Liturgia O Roma felix quae duorum Arincipum, es consecrata glorioso sanguine. « Oh, Roma felice che fosti consacrata dal sangue glorioso di questi due Principi ; dal sangue loro imporporata, sola sorpassi tutte le meraviglie !
Alla stessa guisa — s' intende mutatis mutandis come dicono i teologi— è felice e avventurato il novello Istituto della Consolata per le Missioni Estere, unico fra i similari, d'aver avuto non uno ma due Fondatori, e codesta sua particolarità gli ricorda quale eccezionale nota caratteristica di nobiltà, poiché nei due Fondatori, dallo spirito unito e reintegrato in uno consono, ebbe due uomini, di forze ineguali e diverse ma di pari gigantesca statura.
Benvenuta, dunque, l'opera d'arte che ci sta d' innanzi a documentare il fatto storico. Cose della nostra Istituzione. Se taluno tentasse infirmare la autenticità, si metterebbe fuori della storia e. recherebbe non leggera ingiuria alla memoria del Can. Allamano stesso, il quale nel conferire al Can. Carnisassa il titolo di confondatore, non indulse a quell' umiltà per cui i Santi facilmente attribuiscono ad altri il merito delle loro azioni ... E neppure secondo lo squisito senso di gratitudine, vivissimo in Lui, verso chi tanto lo aveva compreso e aiutato ... Egli vi si sentì indotto dalla sua rettilinea onestà naturale, dalla virtù soprannaturale della giustizia, onde, in tutti i tempi, fosse sempre, riconosciuta I' efficace cooperazione di Lui !
Non attesta infatti lo storico che « l'Allamano fosse solito a dichiarare che non si sarebbe deciso al gran passo se non si fosse trovato a fianco un uomo di tal tempra e abilità »?
Oh, facciamo adunque nostra, e fissiamola a due mani, la bella, impegnativa asserzione di P. Sales : « Come Dio volle uniti i due degni sacerdoti nell'Opera grande da Essi edificata, così essi sono e saranno uniti nella memoria e nell'affetto nostro ».
Il nostro inno ci fa cantare : « Avanti fratelli siam figli di santi; lor opre ed esempi son fari fiammanti », e bene ! Cantando con tali accenti no, non esageriamo ! Anzi ... « vergin di servi encomio » ... proclamiamo la verità ! Sì la verità ! perché è solare che i « nostri » furono : uomini grandi, sacerdoti esimi, prelati dotti, apostoli zelanti, glorie fulgide del Clero piemontese, ricchi di ogni virtù, veri operai evangelici, veri servi di Dio !
Non dev'essere e non è nostra intenzione, prevenire l'oracolo di santa Madre Chiesa; Ella a suo tempo parlerà !
Voi giovani coadiuverete Roma nella bisogna, raccogliendo manoscritti, esaminando testi, rivedendo documenti, indagando fatti, compulsando archivi;sollecitando processi... prima di uno, poscia dell'altro, o meglio di entrambi assieme ! Ciò pertanto non ne vieta di poter ritenerli, come li riteniamo, due autentici santi ! Una cosa possiamo fare, dobbiamo fare, e la faremo tutti, non solo con amoroso studio ne raccoglieremo gli esempi, non solo, con filiale affetto ne imiteremo le virtù, ma procureremo con tutte le nostre forze; di assorbirne avidamente l'unificato spirito per custodirlo e trasmetterlo genuino — qual sacra famigliare tradizione — in retaggio a quanti verranno dopo di noi.
Prima di finire, una parola tutta per voi, cari Apostolini ! Sù, uno sguardo al quadro : ma quest'invito non per farvi notare quanto e come esso sia caratterizzato da grazia squisita, da sensibilità coloristica, da armonia di atteggiamenti, da purezza di disegno, da vivezza psicologica dei volti... tutto ciò, se mai, sarà compito di un critico d' arte. In qualità di fratello anziano e (perché tacerlo benché poco il merito e minore il frutto ?) in qualità dì vecchio educatore, pregovi osservare l'accoglienza del Padre alla novella, tenera, filiale, pullulante vocazione ! L' accoglie con tratto affettuoso e lieto sorriso, le addita il campo lontano, oltre il mare, dissodato dalle Sorelle e dai fratelli maggiori, la delizia colla certezza del premio sicuro ... Fratellini, darsi generosamente a Gesù ed alla Madonna... lasciar tutto e tutti, abbandonare la patria, varcare il mare, salvare anime !
Fratellini, in alto guardate l' angelico nimbo che circonda e gioconda la Mamma... quei putti protesi verso la gradita presentazione. Oh, mirate come il più bello punta il ditino sull'animuccia che detiene il giglio ! Oh, non vedete quell'altro, bello del pari, che brandisce la corona?
Carissimi, quella corona é eziandio per voi! V'invita alla perseveranza nella via intrapresa... Alla desiata vestizione chiericale, all'atteso Noviziato, alla Professione religiosa, al Sacerdozio, alla partenza, alle fatiche apostoliche, usbergo nella lunga via, brillerà guiderdone, sulla vostra fronte, lassù fratellini, fulgenti di gloria, colmi di gioia, lassù con Gesù e per sempre.
Vi conforti, cotesta indovinata visione, o acerbe nostre speranze, e vi sostenga nelle eventuali ore buie e nei momenti di scoraggiamento: quando la bufera della tentazione mugghia... quando il mondo vi lusinga"... quando il nemico vi circuisce... quando vi sentite deboli o affranti! Oh, il bel quadro compia il suo mandato, vi sproni a fedeltà e costanza, e desti nel vostro cuore la ferma ed irremovibile volontà di riuscire zelanti Missionari della Consolata.
Intanto, lieti che l'artistica opera ci dia effigiati i venerati Padri nelle loro amate sembianze con tanta naturale espressione ed esatta realtà storica e ci parli eloquentemente con quello splendido giglio centrale, significativo!) per tutti e particolarmente monito e pungolo ai giovanetti...
Lieti che la nostra opera d'arte, già ricca tanti pregi intrinseci, si è inoltre impreziosita da tanti indovinati "simboli che la racchiudono e che padre rettore ha ideato e studiato con intelletto d'amore,
FACCIAMO VOTO CHE :
questo magnifico quadro sia sempre fausto e glorioso per i venturi (prossimi e remoti) nell'Almo seminario S. Paolo, come oggi a noi tutti è gioiosamente sacro e prezioso per averlo inaugurato.
Una parola ancora ed ho finito.
Il grande artista — precursore del Perugino, del Pinturicchio e di Raffaello — che nell'estasi della sua mente contemplativa, dalle bellezze naturali, meravigliosamente si elevava alle bellezze di ordine superiore, ritraendole nel profilo dei volti, nell'ingenuo atteggiamento delle persone, nel fuggire e nel velare ogni arte, con tanta dolcezza e varietà di linee da esser mai stato uguagliato nell'espressione della purezza e della fede...
Il veramente grande pittore, prima di vestire le tanto desiate candide lane di Domenico di Gusman, portava il nome (e la storia non ne registrò altro) portava il nome di Guidolino. Accolto nell'inclito Ordine, secondo uso, gli fu cambiato nome e ricevette quello di Fra Giovanni! Male si adattarono i contemporanei a questo nome, e a poco a poco, prima da alcuni, poscia da molti e quindi da tutti, abbinando la sua pietà di ottimo religioso con la sua genialità di vero artista, lo chiamarono Fra Angelico!
I posteri però sempre più presi di devota ammirazione per la sua vita e per la sua arte andarono più oltre e lo chiamarono senz'altro il Beato Angelico. Con tale denominazione gli ammiratori di tutti i tempi e di tutti i luoghi, intesero definirlo e prestargli omaggio e culto!
Uditori dilettissimi, termino il mio povero dire facendo una costatazione!
Prima che i « nostri » mettessero mano alla Fondazione, furono comunemente designati col nome di Rettore e di Vice Rettore. In seguito dai Figli della prima generazione furono chiamati : Fondatore e Confondatore.
In attesa che i posteri — con il beneplacito di S. Madre Chiesa possano invocarli Santi — noi, abbinandoli, li chiameremo d' or innanzi : i nostri venerati Fondatori!
Con tale denominazione, unendoli nella grata memoria, come furono santamente uniti nell'intelligente fatica, daremo loro un perenne e doveroso !tributo di :
AFFETTI, di RICONOSCENZA e di ONORE !