1942 Rosso Luigi

 

Questa commemorazione fu letta il 16 febbraio 1942 nel 16° anniversario della morte. L'autore fu Padre Luigi Rosso, I.M.C. Egli era nato nel 1884 a Piana S. Raffaele, Torino. Fu accolto dal Servo di Dio nell'Istituto Missioni Consolata proveniente dai Tommasini della Piccola Casa del Cottolengo. Dal 1908 fu missionario nel Kenya, a Nyeri e Meru, svolgendo spesso incarichi di fiducia. Durante la guerra 1914-'18 fu cappellano negli ospedali per « carriers » africani di Lindi e Mingoyo nel Tanzania. Molto stimato dall'Allamano, fu membro del 1° Capitolo generale dell'Istitiito, Consigliere generale, Prefetto degli studi, Direttore del Piccolo seminario e poi della Casa Madre. Fu presente al trapasso del Fondatore. Morì il 6 agosto 1943.

 

Iustus ut palma florebit, sicut cedrus in Libano est, multiplicabítur (Ps. 91, 13).
Il giusto fiorirà come la palma, si moltiplicherà come il cedro del Libano.

Eran gli ultimi di aprile del 1918 e dopo una faticosa giornata di lavoro me ne stavo sulla spiaggia del Golfo di Lindi nel Tanganyika a respirare la brezza e contemplare il flusso e riflusso dell'onde pervase da un vibrio di lucentezze crepuscolari, imbevute di cielo, riflettenti la collina di fronte e le palme di cocco dalla chioma stormente. Un piroscafo era là in fondo, tutto dipinto in bianco, con una gran croce rossa sui fianchi, in aspettativa di accogliere a bordo duecento convalescenti, ch'io avevo scelti e preparati per l'imbarco.

Un soldato mi si appressa, saluta e mi porge un plico. Varie buste con intestazione governativa : una non intestata mi inonda di gioia perché la soprascritta mi rivela la mano del Padre. E' lui che mi risponde. Gli avevo scritto narrandogli le opere di Dio che si andavan compiendo da noi e dalle nostre suore negli ospedali di guerra; i numerosi battesimi in articulo mortis; la frequenza alla nostra ,chiesetta; le istruzioni in varie lingue, ecc.

Vorrei averla qui quella risposta di mezza paginetta, fitta fitta, per rileggerla e farvi gustare le parole affettuose, tenere ed edificanti, che solo un padre come quello sapeva scrivere ai suoi figli. Ma è rimasta in Africa insieme a tante altre cose care. Ricordo però che mi scriveva fra l'altro : Hai la tua tenda e la tua chiesetta sotto le palme di cocco : ti ricorderai spesso della sentenza dei salmi : Justus ut palma florebit... Non scoraggiarti se incontri delle sofferenze e delle contrarietà: lbant Apostoli gaudentes quoniam digni habiti sunt pro nomine Jesu contumelia pati...

Ripensai queste cose meditando quello che avrei detto in questa a noi tanto cara e doverosa commemorazione del XVI anniversario della sua morte.

Justus ut palma florebit : ed aggiungiam pure anche l'altro emisticchio : sicut cedrus quae in Libano est multiplicabitur. Giacché lui fu veramente palma che fiorì e fruttificò fino all'ultimo dei suoi giorni, e continuerà a fiorire e portar frutti duraturi ; fu come cedro nella Chiesa di Dio e seppe moltiplicarsi nei suoi figli e figlie che portan la luce di Cristo ove eran tenebre ed ombre di morte.

Uno dei desideri che ebbi da giovane studente, quando nel refettorio della Piccola Casa ci si leggeva la vita di San Giuseppe Cottolengo, fu quello di incontrarmi in qualche santo, curioso di vedere e toccar con mano qualche cosa di taumaturgo e rendermi conto qual fosse il modo di vivere di persone tanto care. al Signore. Il desiderio mi fu soddisfatto quando divenni figlio dell'Allamano.

Quando ripenso alla fortuna che fu la mia e rievoco tante circostanze della mia vita missionaria, e_mi veggo già quasi al tramonto della mia giornata, mi sorprende un, senso di nostalgia, per cui vorrei ringiovanire, riaver il brio, l'energia, la possa, la stessa poesia giovanile; cose che se n'andar cogli anni, mentre rimane sempre così viva la sete di vita missionaria ed avventure apostoliche al cento per cento. Oggi no : oggi che vi debbo trattenere parlandovi del Padre, godo di esser vecchio, di esser stato da lui accolto fra i primi, di esser stato da lui rivestito delle sacre divise, di essermi abbeverato copiosamente a quella fonte di acque salienti alla vita eterna, d'aver ricevuto dalle sue mani il Crocifisso con il mandato di predicar alle genti; e reduce dalle missioni d'averlo riabbracciato e condiviso con lui molte fatiche e molti affanni fino a posar l'ultimo bacio sulla sua fronte la notte in cui l'anima sua desideratissima se n'è volata al premio.

Or io domando : Qual fu la fisionomia distinta del nostro grande Fondatore? Qual fu il verbo intimo del Canonico Allamano? Perchè se ogni uomo degno di tal nome, ha un ideale e per conseguirlo ricorre a tutti i mezzi che sono alla portata, e tiene in non cale la fatica, .le tribolazioni, le contrarietà, la stessa morte : uopo è che quest'ideale si concentri in un verbo intimo da cui si prendono le mosse, a cui si mira per averne sprone durante il viaggio, a cui si aspira come ad una meta. Chi di voi non ricorda il motto che il Cottolengo prese ad imprestito da S. Paolo : Charitas Christi urget nos? Chi non ha presente quel di Don Bosco : Da mihi animas caetera tolle? E noi supponiamo un verbo intimo negli stessi grandi del mondo, dopo aver sentito l'« eureka » di Archimede; dopo aver visto l'inginocchiarsi sublime di Cristoforo Colombo alla scoperta del nuovo mondo ! L'abbiam pronunziato anche noi il nostro verbo allorché esclamammo : Sarò missionario ! Per me che come voi contemplo l'Allamano•con tenerezza di figlio, risento quelle parole ch'egli ripeteva così spesso a noi : Oculi mei semper ad Dominum! E vedo in lui l'INNAMORATO DI DIO E DELLE ANIME. Notate che mi servo appositamente di una parola che sembra molto profana perché fu troppe volte profanata, ma è sacra pel nostro Padre.

 

INNAMORATO DI DIO.

Scorrete, fratelli miei, la vita del nostro Padre e trovatemi una pagina dove non abbia risalto questo amore di predilezione di lui per Dio. Sembra che quella carità infusagli nel santo battesimo, amministratogli con sollecitudine, per cui si dirà lieto di non esser rimasto- ebreo neppur 24 ore, sia sempre andata aumentando in proporzioni man mano che cresceva in lui la conoscenza del bene che Dio gli aveva voluto.

Si radix sancta, et rami: disse San Paolo ; e santità è sinonimo di amore. Ora santa fu la mamma che gettò i primi semi di virtù nell'Allamano ; santa la maestra Benedetta Savio, che egli non dimenticherà mai più, ed avrebbe voluto se ne scrivesse la vita; santo lo zio che gli •impose le mani e lo benedisse come Gesù benediceva i fanciulli della Galilea; santo il Can. Soldati, direttore del Seminario, sotto la cui -guida raggiunse la meta del sacerdozio.

Da tante sorgenti di santità non poteva fluire che copiosa santità. Onde i compagni dell'Allamano che furon senza dubbio i suoi migliori conoscitori, son concordi nel dire che egli era il primo non solo per lettera, ma anche per merito di studio e di virtù : studio e virtù dei quali il primato non si ottiene d'ordinario, se il movente• è puramente umano. Noi però abbiamo trovato scritto il suo proposito « Studierò con passione, ma per Iddio e per salvar molte anime : non riterrò perduto per lo studio il tempo dato alla preghiera; voglio occuparmi dell'unico affare, farmi santo e non soltanto buono ». Ecco come fin d'allora egli era già- l'innamorato di Dio. « Cominci presto chi vuol diventar maestro »! Perciò la sua pietà era profonda, voleva sentir la S. Messa in compagnia di Maria SS. sul Calvario, voleva far la sua quotidiana comunione coi sentimenti di Maria SS. Al Verbum Caro factum est! Per questo la sua sommessione alla disciplina era completa, la sua volontà di raggiungere la perfezione fermissima.

A questo punto bisogna rievocare il suo amore alla purezza che è uno degli attestati più belli ch'egli abbia dato a Dio, non solo nei suoi giovani anni, ma sempre. Virgo cogitat quae Domini sunt ut sit sancta corpore et spiritu (I Cor., 7, 34). Il vergine pensa a Dio e vuol esser santo di corpo e di anima. L'Allamano ebbe su questo punto attenzioni e delicatezze indicibili. Sin dai primi anni invocava la madre della purezza a custodirlo; ebbe costante preoccupazione a preparar questa virtù per il suddiaconato; emise anche in antecedenza il voto di castità, e le parole del voto riportate nella sua vita, ci dicono ch'egli l'aveva sino allora serbata integra. « O Maria, ottenetemi la grazia che la mia castità quale oggi la presentate a Gesù, così intatta per le vostre mani possa io presentarla il dì del giudizio ! ».

Ripeteva più tardi a noi quello che già aveva predicato ai chierici del seminario che la castità è il primo segno di vocazione. Quanto raccomandava la riservatezza, la prudenza, la mortificazione, la pratica della predica sulla modestia del B. Cafasso ! Questa virtù era davvero la regina del suo cuore. Avvicinando lui la si respirava come un profumo di gigli. Possiam dunque a ragione dire che era innamorato di colui « qui pascitur inter lilla ».

Non potrò mai più dimenticare le parole ch'egli ci disse dopo aver allontanato un chierico dall'Istituto : « Chi trova duro star in chiesa, si è perché teme quegli occhi che scrutano fino in fondo al cuore, nel quale vi son forse certe cose che non gli piacciono ».

Ed in lui noi avemmo sempre un modello di pietà profonda, perchè l'innamorato di Dio ci tiene a guardar Dio, parlar con Dio ed ascoltarlo ; proprio come gli innamorati di questa terra che non si saziano mai delle vicendevoli attestazioni di affetto. Quelle sue levate di occhi al cielo, quei suoi sguardi al tabernacolo, oh non potrò mai dimenticarli ! Certamente lui parlava al Signore, sicut solet loqui dilectus ad dilectum: veramente innamorato di Dio !

Questa sua predilezione la manifestava, come voi tutti avete tante volte sentito ripetervi, fra l'altro, col far bene e con accuratezza tutta sua propria, le sacre cerimonie. Se ne era riservata la scuola e non transigeva su qualunque anche piccolo difetto ; ripeteva che per questo si aspettava un premio speciale dal Signore. Chi ama non trascura nulla. Ricordo che nel mio secondo mese di sacerdozio, al santuario di s. Ignazio, celebrando all'altare del santo, vidi lui che assisteva alla mia messa. Dopo la celebrazione andai a chiedergli che mi indicasse i difetti nei quali temevo di esser incorso. Si rallegrò con me della mia richiesta e mi disse che egli dopo ogni messa faceva un po' di esame sul come l'aveva celebrata ; e bisogna far così, diceva, per dirla sempre bene. Di far bene le sacre cerimonie ce lo disse tanto e con parole così persuasive che il farle veramente bene divenne e deve restar sempre una caratteristica gloriosa del nostro Istituto.

Soprattutto innamorato di Dio lo dimostrano le opere grandi fatte da lui per Dio, nonostante le grandi difficoltà che gli si pararono innanzi, le sue molteplici occupazioni, la sua debolezza di salute e le spese ingenti. Già lo aveva detto Gesù che chi lo ama lo dimostra con le opere. E lui come era stato fedele nelle cose ordinarie di ogni giorno, lo fu tanto più quando per volontà di Dio intraprese opere grandiose. Monumento del suo amore è il Santuario della Consolata quasi rifatto completamente, ampliato, ornato con tanto splendore di marmi e profusione di ori e di dipinti artistici.

Monumento di amor di Dio son l'Istituto nostro e quel delle nostre suore, che son l'opere che parlan più eloquentemente di tutte. Opere nelle quali voleva trasfuso tutto il suo spirito e la sua vita interiore, per cui ci ripeteva spesso : Ricordatevi che dovete farvi santi, presto santi, gran santi. Voglio queste quattro dita, (ed accennava alla fronte) non per me; ma per darvi a Dio ». Quest'opera gli costò il sacrifizio di tutto il suo, non solo, ma l'andar incontro a mille difficoltà.

L'incoraggiavano le parole dell'Imitazione di Cristo: «Fili, non te frangant labores, quos assumpsisti propter me, nec te dejiciant usquequaque »: figliuolo non ti sgomentino le fatiche intraprese per amor mio nè ti faccian perder di coraggio in alcun modo ; e ripetendoci queste parole accentuava con forza il « propter me » ». Si era assicurato della volontà di Dio ed una volta conosciutala, più nulla poteva atterrirlo o distorlo dal suo proposito. Sul suo cammino sorgono ostacoli i più strani edi più imprevisti ; egli allora varia il modo, rimanda l'affare, per riprenderlo in un momento più opportuno. Omnia vincit amor! Una cosa in tanta moltitudine di opere è singolare e costante, l'attesa tranquilla e fiduciosa. Non previene i disegni di Dio, ma fa tutto senza fretta, con tranquillità; senza agitarsi aspetta che il Signore gli manifesti la volontà sua. Quando doveva prender qualche decisione importante o dar inizio a qualche cosa di nuovo, invariabilmente il primo ricorso era a Dio. Faceva pregare nella nostra comunità ed in altre, colla recita del Veni Creator, colla Salve Regina, alle volte per mesi e mesi finchè si sentiva sicuro. Questo è un segno caratteristico del fiducioso e completo abbandono nelle mani del Signore, proprio di chi è innamorato di Lui e guarda solo Lui : « Oculi mei semper ad Dominum »! Non concede alle cose che passano che il menomo dei suoi pensieri, tutto il suo cuore è volto al cielo. Dal cielo gli discendono i lumi, in cielo sono le sue armi. E se il mondo volesse conoscere il segreto della sua aria serena, e della sua forza, non avrebbe che da guardare dove sono volti gli occhi suoi.

 

INNAMORATO DELLE ANIME.

L'Allamano non poteva essere innamorato di Dio senza esserlo anche delle anime. Noi non dureremo certo fatica a ritrovarne le prove. Non è forse lui che fin dal primo anno di liceo fece proposito di farsi missionario? E non è forse una continua predicazione la sua del buon esempio e della santa conversazione in tutto il tempo dei suoi studi? E fatto sacerdote quando si pensava di poter finalmente cooperar in qualche modo più direttamente alla salute delle anime col ministero esercitato in qualche parrocchia, chiamato invece ad esser direttore spirituale in seminario, non fu lì che dimostrò quale eccellente guida e maestro egli fosse dei futuri sacerdoti, tanto che quei che testimoniarono dell'opera sua in quel tempo, e sono i suoi diretti, sono unanimi nell'attestare ch'egli ebbe sempre per tutti le intuizioni e le tenerezze di una madre? E più avanti negli anni fu pur lo zelo che lo fece attendere alla riapertura del Convitto Ecclesiastico presso il Santuario della Consolata ; alla restaurazione del Santuario con tutto il bene immenso che ne seguì, per le facilitazioni di ogni genere provviste alle anime bisognose di luce, di perdono e di vera consolazione; per cui ogni anno si accrebbero di centinaia di migliaia le confessioni ascoltate e le sante comunioni amministrate nella reggia di Maria SS. Consolata.

L'Allamano sa molto bene l'adagio filosofico : « Causa causae est etiam causa causati » : chi pone la causa è responsabile anche degli effetti. Perciò non si accontentava di far il bene alla comune dei fedeli, ma lo faceva con particolar cura a quelli che potevano a loro volta esser canali di bene a tante altre anime. Quindi si fa padre e consigliere e maestro non solo del giovane clero, ma di tutto il clero, col promuovere la causa di beatificazione del suo zio, il Cafasso, nel che ha per intento di dare a tutti un modello di quel che deve essere un sacerdote secondo il cuore di Dio. Per questo fa scrivere il libro della vita di lui e stampare le meditazioni ed istruzioni al clero che continueranno sempre a produrre frutti di bene vicino e lontano.

Nell'Allamano le giornate sono tutte ripiene di opere di zelo. Lui per parecchie ore al confessionale ove accorrono dai più umili popolanZ ai più alti magistrati e gran numero di sacerdoti che hanno in lui la guida sicura e prudente nelle vie di Dio. Lui superiore desiderato e stimato di monasteri, lui promotore di istituzioni benefiche, lui frequente alla visita agli infermi e richiesto specialmente quando si tratta di casi difficili e delicati ; lui alla testa dei fautori della buona stampa e dell'azione cattolica, e non a sole parole. Davvero : Qui amat, zelat.

Eppure l'Allamano in mezzo a tante opere di bene è ancora insoddisfatto. Deve sorgere l'OPERA SUA. Ha pregato e fatto pregare, ha chiesto consiglio ed ha esposto i suoi progetti ai Superiori ; si è accertato della volontà di Dio, ha atteso l'ora segnata dalla Provvidenza e l'opera sorge. Sorge l'Istituto della Consolata per le Missioni Estere. Non mancano i cattivi pronostici anche da parte di personaggi e sacerdoti cospicui, non mancano le prove.

Io stesso, accettato da lui e fissata la mia entrata per il 29 luglio 1902, all'avvicinarsi del giorno da me tanto desiderato,, mi sentii proporre da un sacerdote assai influente e di buon conto di non entrare in un istituto del tutto nuovo e così poco sicuro, perchè l'Allarmano era un esaltato e l'opera sarebbe certamente fallita. Avevo allora terminato il ginnasio alla Piccola Casa della Divina Provvidenza : quel sacerdote mi proponeva di entrar in seminario ove mi avrebbe anche aiutato a pagar pensione. Mio padre che era contrario alla mia decisione per le missioni e si era a stento indotto a lasciarmi seguir la volontà di Dio, dopo le parole di quel sacerdote era divenuto irriducibile. Lo persuasi a portarsi in persona dal Canonico Allamano.

Tornato da Torino quando lo interrogai dell'esito della sua visita mi rispose : « Quello non è un prete come gli altri, non è possibile dirgli di no ; parla in modo che bisogna sempre dargli ragione ». E fui missionario. Vorrei averlo trovato vivo quel sacerdote al mio ritorno dall'Africa quando l'Istituto era già divenuto gigante, per sentire se non avesse mutato opinione !

E quello che fu fatto, con me, mi consta che fu fatto pure con parecchi altri in un momento in cui dopo la prima partenza di quattro missionari per l'Africa, la Consolatina aveva chiuso ambo i battenti perchè non v'era più nessuno che attendesse a prepararsi per il futuro apostolato.

Della guisa stessa che in un esercito per quanto bello e disciplinato piaccia supporlo, è necessario creare dei battaglioni scelti per posizioni avanzate, per ridotti da prender d'assalto, per passi pericolosi ; perchè allora si prende un manipolo di bravi e si spinge avanti ; così la Chiesa nel suo cammino attraverso i secoli, ha sempre nuove conquiste da compiere, errori da distruggere, benefizi straordinari da elargire. E' necessario un battaglione scelto, è necessario reclutare dei valorosi, è necessario spingere innanzi degli eroi.

E Dio per una, di queste opere sue così sublimi, aveva predestinato e preparato l'Allamano. Chi di voi, che siete tutti apostoli, non sente quali doti elette egli dovesse avere? Poichè sta sempre il principio che quando Dio elegge qualcuno per qualche sua opera particolare gli dà anche i doni e le grazie necessarie per portarla a compimento nel miglior modo possibile. Quindi quale intelligenza soprannaturale dei bisogni, dei pericoli, delle aspirazioni, dei dolori ! Qual fascino divino, qual raggio di Dio sulla fronte per attrarre a sè le anime generose e legarle con-vincoli duraturi ! Quale potenza per comumunicar loro lo slancio ! E quale copia, quale pienezza di vita soprannaturale 1 Perchè non basta attrarle, è necessario modellarle, plasmarle per così dire: imprimer loro un carattere indelebile. E' necessario metterle nell'unità; non basta, è necessario metterle nell'eternità, perchè le congregazioni religiose non muoiono.

Lo diceva fieramente il Lacordaire ad un incredulo che passandogli vicino aveva sussurrato al suo orecchio : « Questa razza è dunque immortale? ». « Sì, rispose, le quercie ed i religiosi sono immortali ! ». E la nostra congregazione nacque, crebbe, attraversò bufere sconvolgenti che le fecer come alla quercia approfondir le radici ed estender più vigorosi i rami.

Il Fondatore stesso non ebbe il presentimento delle grandezze a cui sarebbe giunta l'opera che egli iniziava, sebbene ci dicesse che pregava il Signore che durasse sino alla fine del mondo. Della guisa medesima che è Dio che ha creato il grande esercito permanente della Chiesa, è Lui parimente che forma le falangi elette. Egli ne determina l'ora, ne indica il luogo, ne predestina il capo. E la, grande qualità che richiede nel capo è l'oblio di se stesso, la morte completa di se medesimo. Egli lo prende, gli cala un velo sugli occhi e gli dice : Opera, e che il mondo si avvegga che tu non sei che lo strumento. Chi ignora le meraviglie di S. Vincenzo quando vide le suore della carità occupare il mondo? Tal fu il nostro Padre che si pensava quando eresse quegta casa di averla fatta troppo grande e che non si sarebbe mai riempita. Ed egli veramente badava non al numero, ma alla qualità. Sta però il fatto che se la qualità è buona e se ne moltiplica il numero, si raggiunge più presto lo scopo per cui nostro Signore ci ha detto dì pregare il Padrone della messe. Ed il Signore alle preghiere ed all'umiltà del nostro Padre concesse e la qualità ed il numero. Gli sian rese perenni grazie.

Quanta cura aveva il nostro Padre per ciascuno di noi che avrebbe voluto fare altrettanti se stesso ; come ci leggeva in fondo al cuore... e nessuno dubitò mai ch'egli ci volesse un bene immenso, nel grande e nel piccolo, in tutto.

Un giorno stavo raccogliendo albicocche, nella nostra prima sede, in Corso Duca di Genova, e di sull'albero lo vidi venir nel giardino. Discesi sull'attimo e corsi a lui a presentargli il cestino ; tutto sorridente ne prese una delle più belle e me la porse dicendomi di mangiar tutte quelle che mi parevano troppo mature, portandomi il testo : « Non alligabis os bovi trituranti »; non metter la museruola al boxe che trebbia. Altra volta alla villa di Rivoli avendomi visto che coglievo il ribes, mi disse subito : Mangiane anche tu ; quando raccogli sei sempre dispensato da me dalla regola di non mangiar fuori dei plisti. La sera della mia ordinazione sacerdotale, mi venne in mente di chiedergli il calice del B. Cafasso per celebrar con esso la mia prima messa. Il P. Costa di ven. memoria, non voleva che telefonassi perché era già tardi; lo feci ugualmente; ed egli si congratulò con me del bel pensiero : « Per me, è un po' di sacrifizio privarmente anche per un sol giorno, ma a voi altri do' tutto ». Son piccolezze, direte, ma quanto dimostrano il suo amore!

Chi non sa poi le sue predilezioni per i giovani coadiutori e per gli studenti del piccolo Seminario S. Paolo? Non si finirebbe più se ci limitassimo anche solo ai fatti personali. Il Coadiutor Davide Balbiano, tornato, durante l'altra guerra, dalla Macedonia, e recatosi a salutarlo, prima che riuscisse a baciargli la mano, si sentì abbracciato non ostante le proteste del pericolo prospettatogli di esser regalato di certi parassiti di cui il soldato si sentiva carico. A me che nella mia venuta in Italia nel 1923 oltre al resto era stato affidato l'incarico di Direttore degli studenti, e gli prospettavo le mie difficoltà per un tale ufficio, diceva : « Va avanti in Domino ; devi esser contento perchè compirai un lavoro quanto mai proficuo ; è come se moltiplicassi te stesso; quanti saranno i giovani che faranno riuscita. Sant' Agostino, parlando di San Paolo che teneva i vestiti di quelli che lapidavano Santo Stefano, dice che : lapidava con le mani di tutti : manibus omnium lapidabat ».

Ed anche nelle missioni, sebbene lontani, non dimenticava mai nessuno. Alle nostre lettere rispondeva solo quando poteva, ma con l'occasione di quelle a noi dirette dai parenti, metteva anche solo quattro paroline in fondo che ci dicevan tutto. Se però il bisogno lo richiedeva, sapeva confortarci, illuminarci e scuoterci. Ad uno che non è più tra le nostre file, scriveva in data 2 gennaio 1910: «Quale padre in Nostro Signor Gesù Cristo, stimo bene lasciarti due ricordi : 1) Un santo disse che bisogna amare più la santità che la sanità; questa si deve conservare, ma usate le cure necessarie conviene star tranquilli nelle mani di Dio, procurando di sollevar il morale quanto possibile. 2) Non sii così suscettibile e permaloso, ma riconosci in tutto la volontà di Dio a bene tuo e degli altri; sii umile. Pratica i due ricordi e sarai un santo degno dei nostri Venerabili (Don Cafasso e Don Bosco).

Come poi ci abbracciava, baciava, non rifiniva di chiederci notizie di tutti e di tutto al nostro ritorno dalle missioni e ci usava infiniti riguardi. C'era in lui tutto l'affetto e la tenerezza dei parenti più intimi, e nello stesso tempo tutti i riguardi come se fossimo per lui dei grandi personaggi. Non v'era certo pericolo che avessimo a chiedergli per primi del denaro od altro che ci potesse abbisognare. Dava gli ordini opportuni perchè nulla ci mancasse. Un documento particolare del suo amore alle anime son le sue lettere personali a ciascuno di quelli che prestava servizio militare durante l'altra guerra, le sue circolari collettive e la sua corrispondenza cogli stessi seminaristi neri. Prova poi particolarissima fu l'invio alle missioni del venerato Confondatore, perchè potesse prender visione di tutto l'andamento dell'opera nostra. Invio che dovette costargli assai grave sacrificio per la separazione anche solo temporanea da colui che era senza dubbio il suonbraccio destro, specialmente per la parte materiale, ed era il suo più intimo confidente. Io sono in possesso di tutta la corrispondenza intercorsa tra lui ed il Vicefondatore in tutto il periodo della permanenza di questi in Africa e potrei provare all'evidenza come si interessasse di ogni singolo missionario sì pel morale che pel fisico, e come godesse intensamente di ogni buon successo, come per esempio dell'apertura delle missioni del Meru avvenuta in quel tempo, dopo aver sormontate difficoltà che sembravano insuperabili e per cui aveva fatto tanto pregare.

Non posso a questo punto passar sotto silenzio l'iniziativa del nostro Padre quando si rivolse a tutti i Superiori di Istituti Missionari Italiani, perchè si facesse una collettiva petizione al Papa onde ottener un'enciclica sulle Missioni, e richiamar l'attenzione dei cattolici di tutto il mondo sul dovere della cooperazione alla conversione degli infedeli.

L'Allamano ebbe allora l'incarico di redigere la supplica ; ed il santo Pontefice Pio X si degnò rispondere con un documento prezioso che fu come un preludio delle memorande encicliche di Benedetto XV e Pio XI e della istituzione della giornata missionaria.

Ma bisogna pur che ci imponiamo un limite anche nel parlar del nostro Fondatore sebbene non si possa dir col poeta mantovano : « Claudite jam rivos, pueri, sat prata biberunt! ».

Era dunque l'Allamano INNAMORATO DI DIO E DELLE ANIME! Questo era il suo verbo intimo, questa la polla feconda da cui sgorgarono tutte le sue virtù e le sue opere.

Justus ut palma florebit ! Quanto è bella la palma che sprofonda nel terreno le sue radici in cerca dell'umore vitale, che si eleva come regina e con la testa coronata va a saziarsi di luce e di cielo ! Mi fu appreso dagli indigeni del Lindi, mentre durante l'altra guerra vissi colà sotto le palme per ben sedici mesi , che non v'è forse pianta più utile della palma. Dà legno per costruzione, fibra per corde, foglie per buona copertura di tetti, frutti per cibo squisito, bevanda dissetante ed inebbriante, grasso per condire ed olio per illuminare e lubrificare, e perfino i recipienti entro cui deporre il cibo od assumere la bevanda. Or, perchè mai lo Spirito Santo paragona il giusto alla palma e dice che com'essa fiorirà? E' vero che il fiore è simbolo di bellezza e fecondità, ma è proverbiale la sua caducità. Non così della palma. In essa il fiore è duraturo : sulla palma vi son contemporaneamente e fiori e frutti talchè si può dir che su di essa : « perpetuo il fior, perpetuo il frutto dura, e mentre spunta l'un l'altro matura! ». Di più la palma sfida il deserto e sfida i secoli. « Stan del natio terreno — chiuse gran tempo in seno — tarde le palme a nascere, difficili a morir! ». Dunque noi possiamo a ragione applicare al nostro Fondatore il motto scritturale: Egli è come una palma fiorita, bella, feconda, duratura, utile a tutto !

Sicut cedrus quae in Libano est multiplicabitur: Anche al cedro è paragonato il giusto. Il cedro è una pianta gigante come la quercia, ma non patisce i rigori del verno ed è sempre verdeggiante. Sui monti ha le radici fra il candor delle nevi e si abbevera dei succhi che da esse si disciolgono e la cima ha ondoleggiante fra le nubi. Un esemplare di cedro del Libano si trovava, e v'è ancora nella nostra ex villa di Rivoli ed il Nostro santo Fondatore ci radunava tante volte per parlarci, sotto la sua fresca ombra, nelle nostre passeggiate settimanali. i semi del cedro son forniti di un'ala membranosa più o meno ampia in ben calcolato rapporto con il peso del seme stesso e la distanza da superare e la maniera meglio vantaggevole a prender contatto col suolo. Questi semi hanno un apparato capace di produrre rapidi movimenti elicoidali e mutano il moto di discesa in moto orizzontale, alla brezza montana, e per enormi distanze. I problemi del volo sono in gran parte qui resoluti. Dove sul monte v'era un solo gigante, i suoi figli popolano tutta una catena colle sue valli ed i suoi pianori : Multiplicabitur. Voi avete già capito.

L'Allamano è il cedro e noi suoi figli dobbiamo prender il volo come i semi del cedro e compiere il « multiplicabitur ». Siamo uomini di terra e di cielo che debbono ricordar sempre la parola di Gesù :

« Chi non ama rimane nella morte ». Anche noi come il nostro Fondatore dobbiam essere innamorati di Dio e delle anime. Un amore dai caratteri della fiamma che brucia le scorie e tende all'alto e ci concede la vittoria su noi stessi. Una vittoria non mai raggiunta appieno e che domanda un riaccendersi continuo della fiamma col buttarci dentro come vecchi sarmenti i nostri egoismi, il nostro orgoglio, le nostre contingenti passioni. Non saremo nè saggi, nè giusti, nè forti. senza questo amore. Dio non vuole altro amore perchè Egli stesso è carità. Riempiendoci di carità, noi ci troveremo faccia a faccia con Lui.

Miei fratelli, io veggo il nostro Fondatore ammantato di luce e coronato di gloria. Accanto a lui è il Vicefondatore con tutti i nostri confratelli che ci hanno preceduti al premio. Poi uno stuolo di anime salvate che plaudono a lui riconoscenti perchè fu lui lo strumento di cui Dio si servì, per sollevarle a quelle altezze. Egli si è ben meritata la corona della giustizia giacchè nei giorni che passò fra noi, vedemmo sempre in lui dell'angelo la purezza e la luce, dell'uomo l'amabile sorriso e la tenerezza, e questi doni uniti in un cuore innamorato di Dio e delle anime, gli diedero una di quelle fisionomie, nelle quali balza all'occhio qualche cosa dei lineamenti di Gesù. Sarà la nostra gloria rassomigliarci a lui : Noi ascoltiamo la sua voce ogni giorno dal suo avello Che vorremmo tramutato in altare. Egli ci dice come l'Apostolo : (Philip. 4, 8) Tutto quello che è vero, tutto quello che è onesto, tutto quello che è giusto, tutto quello che è santo, tutto quello che rende amabile, tutto quello che fa buon nome, se qualche virtù, se qualche lode di discipina, a queste cose pensate. Ciò che imparaste e riceveste e vedeste ed udiste in me, questo mettete in pratica, e il Dio della pace sarà con voi ».

Imitiamolo dunque, senza formalismo, senza distinzioni, senza presunzione di aver monopolio del suo spirito, senza esser monocoli, dando al nostro volo la massima apertura d'ali, procurando d'eSser sempre giovani, sempre ferventi, senza bisogno di riforme.

O apostoli, figli dell'Allamano, nati nell'amore, in esso educati, che ora sotto l'egida di Maria e sotto lo sguardo di lui, faticate a sparger semi od a raccoglier messi, oppure languite lungi dai vostri campi e dai vostri figli, ripensando accorati alla lontana greggia; ed anche Voi, o nostri Reggitori e Presuli, che cingete corone di spine più spesso che non infule di onore ; volgiamo tutti lo sguardo a quella palma fiorita e carica di frutti ; a quel cedro che è sul monte perchè lo possiam sempre mirare, e domandiamogli che ci ottenga da Dio, non il genio, o l'eloquenza o la scienza, o la gloria, ma d'esser innamorati ora e sempre di Dio e delle anime, e di moltiplicare il suo spirito, il suo ideale, la sua santità.

Allora, nè le guerre, nè gli esigli, nè qualunque sofferenza, sarà capace di farci piegare ! Noi non attenderemo che il sorgere di un'alba novella, per riprendere con rinnovato ardore il nostro posto sul campo, con l'armi in pugno a combattere le sante battaglie di Dio. E sarà fioritura perenne di opere sante; sarà un moltiplicarsi continuo di apostoli e di eroismi !

 

Justus ut palma florebit, sicut cedrus quae in Libano est, multiplicabitur!