
Relazione tenuta da S. E. Mons. Luigi Barbero, Vescovo di Vigevano, al IV Congresso Nazionale dei Sacerdoti Adoratori - Torino, settembre 1960
Anche il buon Dio ha il suo stile... chiaro, inconfondibile... uguale e sempre diverso, per cui 'ogni opera è un capolavoro distinto, che dà varietà all'unità della splendida galleria che è l'universo, che sono le creature, che sono soprattutto gli uomini, i quali riflettono in una maniera sorprendente le caratteristiche dell'Artista divino!
Capolavori viventi, gli uomini, i quali nell'esercizio della libertà danno al quadro luci e ombre, ove le ombre, loro malgrado, mettono in miglior risalto le luci, esaltando, con la bontà e l'amore, l'onnipotenza e la giustizia divina.
Capolavori perfettamente inquadrati nelle coordinate di tempo e di spazio, del " cronòtopo", come oggi si dice, che dobbiamo tenere presenti se vogliamo comprendere l'intenzione dell'Artista e il significato dell'opera. discorso vale in modo speciale per quegli uomini eminenti ai quali il buon Dio ha riservato una missione di primo piano, missione che essi hanno compreso in umiltà di spirito e compiuto con fedeltà e ardimento sì da rendere la loro esistenza una quotidiana ed eroica consumazione.
Tempo e spazio, cornice e sfondo, ma che in definitiva sono essi, questi uomini eminenti, a scandirlo e a delimitarlo con il palpito del loro cuore e il fiorire delle loro opere, per cui il momento che passa si fissa nell'eternità che resta e l'azione si rivela frutto prezioso e seme promettente.
A TORINO LE DUE « CITTA' »
Tempo e spazio! L'Ottocento piemontese, torinese soprattutto !
Una galleria di nomi, un firmamento di stelle, un esercito intento a costruire la « Città di Dio » in terra perchè la « città degli uomini » non abbia a mancare dell'anima che la fa viva, prospera e grande.
L'oscura dialettica degli ideali e delle passioni è quella che elabora il destino del mondo dove gli avvenimenti politici e i turbamenti sociali non sono che la naturale conseguenza e la esterna manifestazione.
Ideali di unità, di Patria, di italianità; passioni scatenate dalla Rivoluzione che travolgevano nei gorghi di un liberalismo vagamente deista, di un razionalismo scettico ed orgoglioso e di un materialismo sbracato e arrogante, le istituzioni sociali nel tempo stesso che scardinavano le coscienze.
Erunt coeli trovi et terra nova! si andava profetando, ma era un cielo senza sole, una terra senza speranza, un'umanità senza amore!
Questa la « civitas humana » che si andava costruendo!
Non si poteva consentire il suicidio all'insegna di una vitalità più vigorosa. Perciò a fianco dei costruttori della « città terrestre », ecco quelli della « città celeste »!
Nel piccolo Piemonte si concentrano le speranze, vorrei dire dell'Europa, si forgiano i destini d'Italia, si stagliano le colonne granitiche per la fede in Dio e la fedeltà alla Chiesa, divampano le fiamme di carità che rendono concrete le più ardite concezioni sociali.
Torino è il provvidenziale punto di confluenza religiosa dal momento che si rivela il preferito incontro di idee esplosive e il conseguente agitato, talora tempestoso, arengo politico.
SPIRITUALE RADIOATTIVITA'
Penso sia proprio questa vocazione unitaria a spiegare, almeno in parte, la smagliante fioritura di Santi che lasciano ammirati e perplessi.
Il Diesbach, il Lanteri, il Cottolengo sono anime di fuoco, oggi si direbbe: potentemente radioattive, anime che provocano una reazione a catena sprigionando energie che sbalordiscono.
Reazione a catena! E' un'immagine moderna, ma esatta, e mi è suggerita dalla visita al centro di ricerche nucleari di Ispra. Quell'uranio arricchito (235), che dietro al primo impulso si scompone, e i neutroni liberati diventano altrettanti proiettili che, bombardandoli, scompongono altri atomi, e i nuovi neutroni altri atomi in un processo vorticoso, vertiginoso, tempestoso, con una progressione nè aritmetica, nè geometrica ma... atomica!
Reazione a catena! D. Cafasso, D. Bosco, Murialdo, Albert, Faà di Bruno, Orione, Allamano, frutto d'una prima reazione, lavorano tutti sui moltiplicatori e diventano « Patres multarum gentium »!
E' in questa paternità che dimostrano la loro indomabile energia e la perizia di costruttori della « Città di Dio »!
Nelle loro mani le pietre grezze prendono forma e si adattano mirabilmente all'edificio. Sono i ruderi umani, "che il dolore, compreso e sofferto, fa perle preziose; sono i giovani abbandonati che ritrovano la vera famiglia nella luce del Padre che sta nei cieli e formano il tessuto connettivo della società; sono i Sacerdoti che nutrendosi di Dio amore diventano seminatori di luce e di carità. Perizia di costruttori e zelo di cuori infiammati e ardimentosi.
Caratteristiche comuni che rivelano l'impronta dello stile di Dio, ma fisionomie nettamente distinte e diverse; tanto comuni che non sapresti indicare il punto esatto che le differenzia (nell'amore di Dio e delle anime); e tanto distinte che una si stacca « toto coelo » dall'altra, come le classiche strade di Roma che si partono dallo stesso punto ma percorrono regioni diverse da esse mutuando caratteristiche e andamenti.
Il Can. Allamano è uno dei più recenti, e lega l'ottocento con il novecento operando un secondo risorgimento religioso, quasi per assistere e illuminare della luce di Cristo il secondo risorgimento patriottico.
Reazione a catena! Un atomo arricchito di amore di Dio, di grazia, di zelo come lo zio, il santo Cafasso. Per rimanere nella metafora atomica dovremo dire che fu l'influenza dello zio a provocare in Lui la « scissione », cioè la donazione e la consumazione alla causa di Dio.
FEDELTA' DI EREDE
Nelle sue vene scorreva il sangue dello zio; con esso le tradizioni, le inclinazioni in virtù di quel misterioso influsso della discendenza, e, nel caso specifico, particolarmente spiccato, se è vero che «filii matrizant », perchè madre era la sorella del Cafasso. Influsso visibile nella stessa conformazione somatica ove eguale era la deformazione della spalla sinistra. Non fu certo senza valore la benedizione dello zio andato a Castelnuovo per celebrare la vittoria sul tentativo protestante organizzato dal liberalismo massonico. Il comiziante aveva dovuto andarsene per il baccano dell'orchestra improvvisata dalla gioventù con i fischietti e i più svariati arnesi da cucina.
Il santo prete dovette provare il fremito del profeta Samuele quando ebbe davanti a sè il piccolo Davide. « Hunc elegit Dominus », avrà ripetuto (e lo confermeranno i fatti) quando la mano si posò sul capo del piccolo Giuseppe appena seienne.
Uno spirito che domani sarà eredità, poichè sarà proprio il nipote a continuare l'opera dello zio al Convitto ecclesiastico, dopo averlo fatto rinascere e sistemato in una dimora conveniente all'ombra della Consolata, da lui ritornata all'antico prestigio e a rinnovato splendore.
Reazione a catena! Quell'anima che si disfaceva provocava un'energia incontenibile che fa pensare al prodigioso tanto era vivo il contrasto tra un corpo fragile e sofferente e un'attività che riposava moltiplicando l'azione. Perciò il fenomeno continua... Prima sono i seminaristi, i Sacerdoti del Convitto, lo stuolo di ecclesiastici e fedeli che affollano il Santuario e il suo confessionale, poi la città, la diocesi, la Chiesa.
Costruire la città di Dio! Quanta urgenza di operai e di pietre elette dal momento che la « città degli uomini » vuole sempre più identificarsi con quella di Satana per uno spirito che raffredda la Fede e isterilisce l'azione, che tenta di staccare i rami dal tronco vigoroso della Chiesa.
A uno spirito laicista contrappone lo spirito cattolico e apostolico.
Ecco le Missioni il cui fuoco divampava nell'anima del santo zio e che nel nome e nello spirito dello zio egli cambierà in incendio. Soprattutto nello spirito dello zio, fatto di rigoroso nascondimento e di schietta umiltà, poichè le missioni saranno « sue » soltanto quando non gli riuscirà di regalarle ad altri.
Mi piace qui ricordare l'episodio che assume. per me anche un particolare valore ideale. Il Can. Allamano si porta a Roma al Pontificio Istituto dei Santi Pietro e Paolo per offrire il suo ,incipiente lavoro. In casa non v'è alcuno all'infuori di un missionario reduce dalla Cina. Espone a lui il disegno. Lo faccia lei l'Istituto, gli rispose il missionario, e lo faccia « suo ».
Quel missionario sarà poi vescovo, principe di S. Chiesa, primo Protettore dell'Istituto Missionario della Consolata: il Card. Giovanni Bonzano, vigevanese.
Non mi addentro nell'opera dell'Allamano nel campo missionario. Non accenno al dinamismo e al genuino zelo apostolico che ha saputo infondere nei suoi missionari e missionarie, vera reazione a catena con sviluppo di una prodigiosa energia che spiega tanti sacrifici e tante conquiste, ma desidero cogliere un aspetto che mi pare caratteristico di tutta la sua vita, fedelmente trasfusa nelle sue opere.
ENERGIA CONTROLLATA
Ritorno al reattore nucleare e alla domanda rivolta al tecnico: « Come fate a controllare la reazione a catena e a imbrigliare tanta energia, perchè il reattore non si trasformi in bomba atomica? ».
il vero problema è tutto qui! Ecco le sbarre di un metallo speciale: il cadmio che ha la capacità di assorbire i neutroni liberati e così impedire che siano proiettili per successive scissioni. II cadmio è il grande moderatore che regola la reazione e la sospende al momento desiderato. L'energia così controllata è diretta ai servizi più svariati e diventa un prezioso strumento di pacifico progresso.
Energia controllata!
Altrettanto nel campo apostolico!
Lasciato in balìa di se stesso, l'apostolo facilmente si smarrisce nelle scelte, nei metodi, nelle direttrici. Non mancano miraggi e zone di ombra. Non mancano illusioni e presunzioni con delusioni e magari distruzioni!
L'intelligenza deve essere illuminata e la volontà diretta, guidata e sostenuta... il che suppone da un lato un'autorità e dall'altro la disciplina.
Cristo Signore, l'ha voluta, questa autorità, l'ha costituita e l'ha chiaramente indicata perchè fosse la pietra fondamentale del suo regno, della « Civitas Dei »I
Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa... Parimenti esplicito è stato il riferimento alla disciplina: Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me... La disciplina, garanzia sicura di lavorare con Dio e di edificare solidamente, è particolarmente necessaria in tempi in cui si volle esaltare esageratamente la personalità umana liberandola da ogni legame e sudditanza.
E' la rinascita dell'individualismo di schietta origine protestante e di chiaro sviluppo laicista!
L'obbedienza al Papa e alla Gerarchia sarà la caratteristica dell'Allamano e la costante sollecitudine perchè i suoi figli la pratichino con fedeltà, umiltà e generosità. Obbedire è la conseguenza del credere; l'obbedienza è il termometro della Fede. « Credere — diceva
— con umiltà e semplicità reagendo al prurito di sofisticare su tutto, disputare di tutto, obbiettare a tutto. Credere a quello che la Chiesa propone a credere e perchè lo propone a credere, altrimenti si potrà avere una fedi teologica, non la fede cattolica.
« I missionari sono soggetti come a loro Superiore al Romano Pontefice... promettono piena sottomissione e devozione alla Sacra Congregazione di Propaganda Fide [a nArriA g i faranno .Amos I uno g t stretto dovere non colo] [1] di osservare le prescrizioni, ma di uniformarsi in tutto allo spirito e all'indirizzo in qualsiasi modo manifestati ».
Aveva parole severissime per coloro, specialmente se Sacerdoti, che han sempre qualcosa da ridire sul Papa e sulla Chiesa. « Voi li conoscete subito; sono freddi, indifferenti, vuoti di pietà: ma pieni di chissà ! Da un caso appena possibile gettano dubbi su tutto. Hos devita! ».
Questo è l'autentico spirito ecclesiastico. Glie l'aveva confermato il Santo Padre Benedetto XV quando riferì d'esser venuto a Roma a portare il processo del venerato zio.
« Ma sì, ma sì! Questa è una causa che ci piace. Che si faccian pure per quelli che fanno miracoli in vita, per quelle suore che son chiuse fra quattro mura... eh; va bene, si faccia purea Ma oggi c'è soprattutto bisogno di spirito ecclesiastico, di virtù sacerdotali, perciò è bene sollevare questo santo Sacerdote ».
Spirito ecclesiastico che è garantito dalla disciplina, la quale è umiltà sicura e generosità sincera.
FIGLI CONTRO LA MADRE
Non sarà inutile ricordare che le più grandi sventure della Chiesa e della società cristiana sono state procurate da figli ribelli, nonostante il loro zelo e talora anche la loro virtù; oserei anzi dire che la rovina fu più grande quando più grande era lo zelo e la loro virtù. Energia non controllata!
Pensiamo agli eresiarchi piccoli e grandi e alla rivoluzione di Francia ove ecclesiastici eminenti e anche pii, in orgoglioso conflitto con la Chiesa, sono stati gli intellettuali e gli artefici della Costituzione civile del Clero e della Chiesa nazionale: Talleyrand, Siéyès e Grègoire. Talleyrand era vescovo di Autun, Siéyès vicario generale di Chartres, Grégoire parroco nella diocesi di Nancy.
Mentre Talleyrand era un diplomatico alla Richélieu, assolutamente privo di vocazione e di sensibilità religiosa, Siéyès e Grégoire erano buoni sacerdoti, particolarmente il Gégoire. Ebbene, questi accettò di essere il vescovo della Chiesa nazionale e affrontò impavido il furore giacobino quando, all'epoca del Terrore, si scagliò anche contro di lui, diventato il Papa della Francia.
Il Terrore cessò, Napoleone trattò col Papa, il Congresso di Vienna operò la restaurazione, ma il Grégoire continuò ad essere il capo intransigente della Chiesa nazionale ridotta al lumicino, e morì nel 1831 dopo 41 anni di tale episcopato.
Talleyrand nelle ultime ore si riconciliò con la Chiesa, ma il Grégoire morì ribelle. Si noti che egli era celebre per i ritiri spirituali al clero, per libri di ascetica e per ore di adorazione.
Quasi sempre si pensa al naufragio della morale; spesso è solo una conseguenza e talvolta non esiste neppure, come nel caso del Grégoire.
Non dissimile la tragedia dell'abate Lamennais ove la morale era rispettata e di Padre Passaglia, una delle figure più eminenti del secolo scorso e carissimo a Pio IX per i tre volumi: « De Immaculato Deiparae Virginis Conceptu » che furono un aiuto prezioso al lavoro preparatorio alla definizione del dogma dell'immacolata. Oltrecchè dottissimo i Passaglia eta~tissirricirdidla Madonna. Ma l'orgoglio lo convinse di avere la missione di intermediario tra Cavour e il Papa per la rinuncia del potere temporale; lo portò a ribellarsi alle decisioni dell'Indice che aveva condannato i suoi libelli; lo fece ingannatore del Clero al quale carpì firme per sottoscrizioni e scrittore di infiammate e insolenti prose contro il Papa alle quali Garibaldi attingerà a piene mani per i suoi luridi insulti al Vicario di Cristo.
Il Passaglia conservò intatta la morale, ma sospeso a divinis, gettò la tonaca alle ortiche. Ritornerà negli ultimi anni, proprio qui a Torino, però la tragedia rimane e con essa il grave danno alla Chiesa e alle anime con gli esempi e con gli scritti. Pensiamo al Murri e al Doellinger sacerdote e professore all'università di Monaco, uno dei più furiosi oppositori al Concilio Vaticano, specie al dogma dell'infallibilità pontificia. Morì scomunicato a 91 anni, più che mai convinto della sua personale infallibilità. Da lui la setta dei « Vecchi Cattolici » attinse coraggio e incremento...
Tre sono le crisi che travagliano la società, Chiesa non esclusa: crisi di autorità, crisi di disciplinai che scaturiscono sempre da, una profonda crisi spirituale. Anche qui dobbiamo ripetere: et hi tres unum sunt. La manifestazione più pericolosa, più dannosa e più caparbia è sempre quella della disciplina che attinge all'orgoglio. E i nostri tempi? E in casa nostra? Quanti autorevoli richiami a certi settori del laicato, ma quante distinzioni e quali atteggiamenti pericolosi con la pretesa di essere nella più genuina ortodossia!
Energia senza controllo, i cui effetti nelle anime e nella « città di Dio » sono assai più deleteri delle bombe di Hiroshima e Nagasaki.
La crisi di oggi non è che una maturazione di quella del secolo passato per le componenti ben visibili del razionalismo e' del materialismo, nefaste efflorescenze del laicismo.
L'INFALLIBILE RIMEDIO
Il Canonico Allamano nella obbedienza e nella fedeltà indiscussa alla Chiesa ci indica il vero rimedio a questa fonte di errori e di sventure e attra. verso la sua opera ci dona la prova della fecondità e del successo. « Oboedientia et pax », direbbe l'amabile nostro Papa Giovanni XXIII. Disciplina sorgente feconda di opere, di tranquillità e di gioia.
Quanto mai opportuno il suo ricordo nel centenario del santo Zio e in un'assemblea così qualificata di Sacerdoti! A illuminare figure tanto eminenti la scienza presta delle immagini significative come quella della scissione atomica controllata, ma la Chiesa ci mette in bocca un canto che è ammirazione, lode e potente stimolo di imitazione: « Isti sunt viri qui viventes in carne aedificaverunt Ecclesiam Dei », questi sono gli uomini che nella loro vita mortale hannc costruito la Città di Dio: la Santa Chiesa.
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[1] Il testo che possediamo a questo punto è incomprensibile... (Nota dell'editore web)