1960 Suore Consolata

 

Commemorazione di B. Bernardi nel 50° anniversario (1960)

 

TRADIZIONE DI SANTI

L'Istituto delle Suore Missionarie della Consolata è un ramo, ricco di vitalità, spuntato e sviluppatosi sul grande albero della Chiesa Torinese. Oggi, nel 50° anniversario della sua fondazione, è possibile, ed è per noi un dovere, rintracciare la genealogia di quest'organismo e inquadrarlo così nella cornice storica che caratterizza il movimento spirituale di Torino nel secolo scorso. Dovere, il nostro, di affetto e di riconoscenza, più preciso e urgente per la felice coincidenza del Centenario della morte di S. Giuseppe Cafasso, zio del Fondatore dell'Istituto, il Servo di Dio Giuseppe Allamano.

Per scoprire le origini prime del movimento spirituale cui sì riallaccia l'Allamano, è necessario risalire alla fine del settecento e più precisamente alla persona del P. Nicolò de Diessbach, S. J. (1).

Nel 1773, all'epoca della soppressione della Compagnia, il Diessbach si trovava a Torino. E qui con un senso profondo di accettazione della volontà di Dio e un anelito ardente di continuare a servire la Chiesa, concepì e diede vita all'Amicizia Cristiana (1778) e all'Amicizia Sacerdotale (1782).

In queste associazioni, prototipi per tanti aspetti degli odierni Istituti Secolari, il Diessbach riunì laici e Sacerdoti per rinnovare la vita cattolica e arginare il male dilagante, con la diffusione di buoni libri, la predicazione delle Missioni e degli Esercizi spirituali.

Di tutti i seguaci del Diessbach, il più attivo e illustre è il Servo di Dio Pio Brunone Lanteri (1759- 1830). Poi, all'ombra quasi del Lanteri, il Teol. Luigi Guala. il Guala, con zelo apostolico, istituisce nel 1817 iil Convitto Ecclesiastico, per la preparazione immediata al ministero del giovane clero, secondo un progetto concepito già dal Lanteri e più vagamente desiderato dal Diessbach stesso. Al Convitto sono legati l'opera di S. Giuseppe Cafasso e,il nome di S. Giovanni Bosco, nomi e figure che testimoniano la grandezza apostolica degli uomini che prepararono' l'ambiente della loro formazione.

E' indubbiamente molto significativo il rilevare che l'attività dei seguaci del Diessbach si rivalse anche alle Missioni. Com'è noto, nel 1837 gli Oblati di Maria Vergine, fondati dal Lanteri (1817), inviarono i loro primi Missionari nella Birmania Al marchese Cesare d'Azeglio in attivissimo membro dell'Amicizia Cattolica (l'organizzazione che era successa dopo la Restaurazione alle associazioni fondate dal Diessbach), si deve l'introduzione in Italia dell'Opera della Propagazione della Fede sorta da alcuni anni a Lione, in Francia.

Di tutte queste opere l'Allamano non è l'erede diretto, ma ne raccoglie e rappresenta in forma autentica e integrale, lo spirito. Infatti, per la stessa genuinità cattolica e l'integralismo ecumenico che avevano caratterizzato quei grandi, l'Allamano, dal Santuario della Consolata di cui fu Rettore dal 1880, estende la sua attività e il suo zelo dapprima alla restaurazione del Convitto Ecclesiastico nel 1882 e. poi alla fondazione dell'Istituto dei Missionari della Consolata nel 1901 e delle Suore Missionarie della Consolata nel 1910.

 

SITUAZIONE DELLE MISSIONI DELLA CONSOLATA PRIMA DELLA FONDAZIONE DELLE S. M. C.

In un articolo del numero unico « Pagine d'Oro », composto a ricordo della beatificazione del Cottolengo nell'aprile 1917, il Servo di Dio Giuseppe Allamano, così scrive: 

« I primi Missionari della Consolata arrivati in Africa, trovando subito — davanti al campo che loro s'apriva — piccolo il proprio numero e non adatte a loro certe mansioni, mi chiesero aiuto di Suore. L'Istituto, essendo ancora troppo giovane per sdoppiarsi, come poi fece, in una seconda sezione di Missionarie, mi rivolsi al quarto successore del Cottolengo il quale volenteroso mi accordò un primo manipolo, seguito poi da altri, di Vincenzine. A queste figlie primogenite del Beato si aprì così tra gli infedeli un nuovo campo, desiderato e profetato dal Santo Fondatore...

Mirabile fu la fortezza con cui queste cooperatrici dei miei Missionari li coadiuvarono nelle difficoltà di inizi straordinariamente ardui e duri, in paese quasi inesplorato e affatto selvaggio; (mirabile) l'ardore da esse spiegato a pro dei poveri indigeni, mettendo in pratica la divisa nobiliare della loro Casa: Charitas Christi urget nos » (2).

Ho voluto riportare, con senso di profondo rispetto, queste parole preziose a chiave della presente commemorazione perchè descrivono bene la situazione esistente all'inizio del lavoro apostolico dei Missionari della Consolata e l'urgenza, subito sentita, della cooperazione delle Suore Missionarie.

Il Padre della Piccola Casa cui si rivolse l'Allamano era il Can. Giuseppe Ferrero, il quale, come annota il Padre Sales, accolse la richiesta « memore che anche il Cafasso aveva lasciato in eredità alla Piccola Casa le proprie sostanze » (3).

Il richiamo al Cafasso è molto saporoso in quest'anno centenario: esso mette in nuova evidenza la relazione feconda tra il santo zio e le Missioni della Consolata.

I primi Missionari della Consolata erano partiti per l'Africa l'8 maggio_ 1902. Il campo loro affidato da Mons. Allgeyer, Vicario Apostolico dello Zan-- guebar Settentrionale, fu la regione dei Kikuyu, tribù allora completamente sconosciuta e pagana.

Le opere per cui i Missionari chiedevano l'assistenza delle Suore erano, oltre al buon andamento materiale delle singole case,, le cure mediche special-, mente delle donne, gli orfanotrofi che i così detti «bimbi della iena » andavano riempiendo, gli asili, i collegi femminili, le scuole, i catechismi ed altre opere minori (4).

Le prime otto Suore Vincenzine partirono per l'Africa il 13 aprile 1903.

In Italia, per la cooperazione dei servizi della Casa Madre dei Missionari, il Can. Alternano aveva ottenuto dal Servo di Dio Giovanni Boccardo la cooperazione di alcune Suore di S. Gaetano, fondate da quel santo Parroco di Pancalieri.

 

L'ASSILLO PER IL FUTURO

Lo sviluppo delle Missioni del Kenya, fu veramente sorprendente. Le buone disposizioni dei Kikuyu verso i Missionari resero possibile la fondazione di un numero sempre maggiore di stazioni missionarie determinando il moltiplicarsi di opere e di necessità. Di fronte ad un'indicazione così chiara della Provvidenza, ancora più evidente per l'insorgente concorrenza dei missionari protestanti, il Fondatore rimandò ad altra data la fondazione delle Missioni in Etiopia che era pur stato il suo primo desiderio e la ragione dell'invio dei Missionari al Kenya. Tutto il personale e tutti i mezzi a sua disposizione furono indirizzati ad assecondare il diffondersi favorevole della fede tra i Kikuyu.

Fu precisamente questa larghezza e continuità di sviluppo delle Missioni nel Kenya che impose al Fondatore il problema delle Suore in termini diversi.

Era possibile far calcolo sulla cooperazione continua e totale della Piccola Casa? Per quanto nei Superiori e nelle Superiore di questa ci fosse sempre la disposizione buona nello spirito di carità proprio del Cottolengo, era evidente che non era possibile, nè lecito forse, il richiedere " in toto" una collaborazione che legasse per sempre la Piccola Casa allo sviluppo delle Missioni. La stessa domanda si riproponeva, pur con minor urgenza, per lo sviluppo dell'Istituto Missionario in Italia.

La soluzione doveva naturalmente prospettarsi all'Allamano nel suo duplice aspetto ossia ricorso ad altre Suore, oppure fondazione di una nuova Congregazione interamente dedita alle Missioni. Il Can. AIIamano si rivolse a varie Congregazioni di Suore in Torino, ma senza successo. La seconda soluzione, che si presentava come la prospettiva più sicura per quanto, forse, meno facile, non arrideva all'Alamaro che anzi la respingeva da se quasi istintivamente. Nell'incertezza e nell'ansietà attendeva, pregando, il segno della volontà di Dio.

 

DUPLICE DIFFICOLTÀ'

Le difficoltà che l'Allamano sentiva in sé ed espose anche ad altri, erano di duplice ordine: di fatto e psicologiche.

Le prime partono appunto da una constatazione di fatto: « Vi sono già tante famiglie religiose femminili ». E' una considerazione superficiale che tanti fanno. La direi quasi banale, oggetto talora dí argute e paradossali facezie: una delle cose, si dice, che anche lo Spirito Santo non conosce è il numero delle Congregazioni femminili. Si tratta di una considerazione del tutto umana che tiene poco conto delle vie di Dio e dell'azione dello Spirito suo, il quale ama la varietà bella e rinnovantesi delle anime e delle opere per cui, come già nella creazione (« numera le stelle, se puoi », Gen., 15, 5), ama accendere nel firmamento della Chiesa un'infinità di luci brillanti.

D'altra parte se pur era vero che già troppe erano le congregazioni femminili, come mai riusciva così arduo e difficile trovare chi accettasse di collaborare pienamente M lavoro missionario? Era quindi evidente la convenienza di una nuova fondazione. Gli avrebbe dato un numero maggiore di Suore a completa disposizione delle Missioni, cioè con una formazione specificamente missionaria garantendo uniformità di spirito e maggior successo di apostolato.

Saranno queste le argomentazioni dello stesso S. Pio X all'Allamano, e non è pensabile che il Fondatore non le vedesse e le andasse ponderando tra sè é sè nella preghiera e nel suo assillo quotidiano per il bene delle Missioni:

Ma intanto nella considerazione intima del Suo animo insorgeva l'altra difficoltà soggettiva, forse la vera difficoltà, che gli impediva di dedicarsi ad una nuova fondazione. La esprimerà egli stesso al Santo Padre in una forma molto determinata: « Ma io non sento la vocazione di fondatore di Suore ».

E' necessario raccogliere con rispetto questa dichiarazione, ed esaminarla bene per capirne il vero significato.

Chiunque consideri, anche solo superficialmente, la vita del Servo di Dio. Giuseppe Allamano ne trae subito la convinzione che la vocazione specifica di Lui fosse l'educazione del Clero. Tre anni appena dopo la Sua ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1873, il suo Arcivescovo, Mons. Lorenzo Gastaldi, lo nomina Direttore Spirituale del Seminario Diocesano di Torino (1876). Quattro anni dopo, nel 1880, passa al Santuario della Consolata come Rettore. Nella nuova missione che svolge con lo zelo e la molteplicità di iniziative che tutti conosciamo, l'Allamano continua ad interessarsi dell'educazione del Clero. Grazie alla sua iniziativa, Mons. Gastaldi permette che si riapra il Convitto Ecclesiastico nel 1882, all'unica condizione che non solo l'Allamano ne sia il Rettore, ma assuma la cattedra dell'insegnamento della teologia morale. Per amore di Dio e dei suoi Sacerdoti, l'Allamano accetta anche questa condizione per lui durissima che alcuni anzi, attese le circostanze personali del Rettore, non dubitano di dire eroica.

Ricordato ciò, si deve rilevare che l'Allamano fu superiore, in successivo tempo, di due Congregazioni di Suore: le Suore di S. Giuseppe di Torino tra il 1886 e il 1891 e le Suore della Visitazione nel Monastero di Torino, tra il 1899 e il 1906. La carica di Superiore, la cui nomina veniva fatta dall'Ordinario, importava, fra gli altri compiti di consigliere, il diritto di visita e una certa misura di controllo sulla vita e le attività della Casa.

Tanto nell'una quanto nell'altra Congregazione il Can. Allamano lasciò un ricordo vivissimo di sapiente moderatore, di prudente consigliere e di dolce e fermo Superiore. L'esperienza ottenuta in questa carica gli offrì una conoscenza diretta della struttura interna delle congregazioni femminili e dei loro problemi, alla quale si deve aggiungere l'esperienza della psicologia e dei problemi spirituali delle religiose che gli veniva dall'esercizio delle confessioni.

Umanamente parlando, è difficile comprendere come I'Allamano respingesse da sè la « vocazione » a fondare una Congregazione di Suore mentre, avendone la necessità, possedeva le conoscenze e la pratica di governo necessarie che gli avrebbero facilitato molto il compito.

La sua difficoltà psicologica deve quindi ricercarsi nella più intima profondità del suo animo. Il parallelo della precedente fondazione dei Missionari può forse aiutarci nella ricerca. E' noto come anche l'Istituto dei Missionari della Consolata fu preceduto da anni d'incertezza e di studio.

L'Allamano non si decise alla fondazione se non in seguito alla sua guarigione miracolosa, avvenuta il 29 gennaio 1900, e alla esplicita volontà del suo superiore ecclesiastico, il Card. Agostino Richelmy (aprile 1900).

Perché tutte queste incertezze? Dov'è la debolezza dell'Allamano?

Nella sua vita interiore Allamano tende con tutte le forze all'acquisto dell'umiltà. Per •questo combatte fin dagli anni del seminario, con oculatezza e decisione, anche quando si tratta di rintuzzare moti e inclinazioni di « superbiuzza » che annota accuratamente. Di fronte, perciò, a progetti che nascono interamente da lui e della cui utilità è pur convinto, resta in dubbio perdhè teme che, mettendo se stesso in vista agli occhi del mondo, ne vada di mezzo la virtù. Ha bisogno, quindi, di conoscere con assoluta certezza che si tratta veramente della volontà di Dio. La sua esigenza si fa quasi scrupolosa, non per mancanza di fede, ma perchè non vuole illudere se stesso nell'urgenza di operare solo per la gloria di Dio e non per quella propria. In questa luce si spiegano anche il silenzio con cui circonda gli inizi delle sue opere, e poi l'avversione dal parlare di sè come fondatore per cui fu sempre cossì restio con gli stessi suoi figli dal descrivere la prima storia delle sue famiglie (5).

 

L'UDIENZA DI S. PIO X

E' in queste condizioni di spirito che I'Allamano, il 17 settembre 1909, fu ricevuto in udienza da Sua Santità Pio X. L'udienza fu concessa dal Papa in occasione della venuta in Italia per la consacrazione episcopale di S. E. Mons. Filippo Perlo, eletto Vescovo Titolare Maronia, primo Vicario Apostolico del Kenya (poi Nyeri) (6).

«Fu un'udienza straordinariamente lunga, confidenziale e tutta impron-tata a paterna bontà » (7).

Il Santo Padre volle essere informato con molti particolari sulle condizioni del Vicariato e delle Missioni, sullo stato degli africani e neofiti, e infine sulla Consolata e sull'Istituto per le Missioni in Torino.

Non sappiamo esattamente a quale punto l'Allamano abbia inserito il discorso sulle Suore. P. Sales scrive che mentre esponeva al Santo Padre il consolante sviluppo delle Missioni, l'Allamano disse delle difficoltà di avere dalle Congregazioni religiose un numero sufficiente di Suore per i bisogni delle Missioni.

«Bisogna — rispose il Papa — che voi stesso diate principio ad un Istituto di Suore Missionarie, così come avete fondato quello dei Missionari. Avrete maggior numero di personale a vostra disposizione, e, intanto, l'uniformità di spirito potrà contribuire ad ottenere risultati anche maggiori.

  • Santità, vi sono già tante Famiglie religiose femminili!
  • Sì, ma non esclusivamente per le missioni!
  • Ma io, Beatissimo Padre, non sento la vocazione di fondare delle Suore!
  • Se non l'avete, ve la dò io!

Animato da vivo spirito di fede, il Can. Allamano scorse nel desiderio del Papa la volontà stessa di Dio e s'accinse con animo risoluto alla nuova grande fatica » (8).

« Con animo risoluto ». Anche qui si può ripetere esattamente l'osservazione di P. Sales per la prima fondazione: « Le reti gettò infatti senza ulteriori indugi, senza più esitazione, ma con quella serenità di spirito, sicurezza e costanza d'azione, nonchè certezza di riuscita, di cui aveva dato prova nelle altre iniziative » (9).

 

« CAUSA DETERMINANTE »

Le presenti Costituzioni dell'Istituto consacrano il significato storico delle parole di S. Pio X al Can Allamano. All'art. 4 par b. si dice che l'Istituto Suore Missionarie della Consolata «venera quale protettore speciale S. Pio X che ritiene come causa determinante della sua fondazione ».

Bisogna dar atto di lode al Capitolo delle Suore Missionarie del 1958 per aver chiamato S. Pio X ad essere il protettore speciale dell'Istituto. Si tratta di un dovere di riconoscenza e di effetto. Ed è un dovere di affetto verso il nostro comune Padre Fondatore e di intelligenza dell'animo di Lui, l'esaminare, in questa occasione, l'effettiva portata storica di quel decisivo conluio per la formazione delle Suore Missionarie della Consolata. In altri termini che misura S. Pio X può oggettivamente dirsi « causa determinante S. M. C.

A questo scopo non sarà inutile riferire un altro episodio del personale interessamento di S. Pio X per la prospettata fondazione. Lo stesso Padre, un mese dopo l'udienza del Settembre 1909, raccomandava a un T lese che aveva ricevuto in udienza e del quale ci viene taciuto il nome. Ritornato a Torino, andate a dire al Can. Allamano che si affretti a fondare la Congregazione delle Suore, fugando ogni scrupolo » (10).

La riluttanza e l'ansietà dell'Allamano devono avere colpito molto il San Pontefice, se Egli si premura, in un modo così amabile, di assicurarlo anco. _ma volta del suo augusto e sovrano consiglio.

Prima del colloquio con il Papa l'Allamano si era già consigliato con altri suoi Superiori Ecclesiastici. Sappiamo che ne parlò, e certamente non u ;ala volta, con S. Em. il Card. Richelmy. L'Arcivescovo, che nella Pri fondazione gli aveva dato la parola decisiva con un ordine quasi perentorio Devi farlo tu l'Istituto e nessun altro », in questa seconda occasione n nterviene così 'direttamente. Non conosciamo nessun resoconto degli incont tra il Card. Richelmy e l'Allamano a questo proposito, ma è pensabi :che il Cardinale abbia preferito rispettare le incertezze del suo amico attesa di più chiari segni del volere divino.

Sappiamo, per quanto purtroppo non ne conosciamo ila data esatta, c le trattò espressamente con il Card. Gerolamo Maria Gotti, Prefetto de 5. C. de 'Propaganda Fide, il quale lo incoraggiò 'largamente. Di questo incor giamento, così come del costante, talora entusiasta, interessamento per Missioni e la vita dei due Istituti, l'Allamano serbò vivissima riconosce per il Card. Gotti. In occasione dell'ultima malattia di lui, il Fondatore rac mandava alle Suore: «Pregate per lui. Fu lui che mi incoraggiò a fonda le Suore » (11).

Ma nè il consiglio dell'Arcivescovo, nè l'incoraggiamento del Prefetto di Propaganda Fide furono argomenti decisivi per volgere l'animo dell'Allamano alla nuova fondazione. La parola di S. Pio X valse, invece, a fugare gli scrupoli (mancanza di vocazione) e a dissipare le incertezze (troppe Congregazioni Femminili). Si può, credo, rinnovare il parallelo tra la fondazione dei _due Istituti, parallelo che, talora, fu messo in risalto dallo stesso nostro Padre ( II Card. Richelmy mi rispose così: Devi farlo tu l'Istituto e nessun alt — E così lo dovetti fare... — Papa PioX mi disse: Questa fondazione bisogn Farlal... Ed ecco le Suore » (12).

La parola di S. Pio X ebbe, in conclusione, valore di comando per fondazione delle Missionarie allo stesso modo e nella stessa misura che parola del Card. Richelmy fu determinante per la 'fondazione dei Missionari.

 

LA FONDAZIONE

E così nacque, cinquant'anni fa, l'Istituto delle Suore Missionarie della Consolate. Quasi a suggellare l'identità della prima ispirazione il Can. Allamano volle che l'atto portasse la " stessa data " del 29 gennaio, il giorno della sua guarigione miracolosa.

Trascrivo la nota di cronaca segnata dal P. Umberto Costa di s. m., direttore della Casa Madre dei Missionari< nel Diario della Casa: anno scolastico 1909- 1910.

29 gennaio 1910 - S. Francesco di Sales Nono anniversario della fondazione formale dell'Istituto, e decimo di quella virtuale, essendo oggi appunto il decimo anniversario della guarigione miracolosa del Ven.mo Rettore da una gravissima pleuro-polmonite doppia, nel qual giorno egli si decise stabilmente di fondare l'Istituto.

« Oggi stesso il Rev.mo Rettore, alle 4 e mezza, va ad inaugurare alla Consolatina l'« Istituto Missionarie della Consolata » e vi pone due Suore Giuseppine, Suor Celestina e Suor Dorotea che ne saranno le prime Superiore -Albo Signanda Lapillo ».

Le Suore Giuseppine cui appartengono Suor Celestina Bianco e Suor Dorotea Marchisio (13) sono le stesse di cui il Can. Allamano fu Superiore: il che ci mostra un tratto della Provvidenza che da lontano prepara i suoi piani (14).

Come già per la prima fondazione, il Servo di Dio volle che l'avvenimento passasse senza pubblicità. Le due Suore entrarono da sole, benedette da lui, in quella che era già stata la prima sede dei Missionari della Consolata, ormai trasferiti in Via Circonvallazione, l'attuale Corso Ferrucci.

Eppure i grandi successi ottenuti nelle Missioni del Kenya e l'eco ancora vivo della ,solenne consacrazione del primo Vescovo dell'Istituto al Santuario della Consolata, avrebbero potuto legittimare una certa solennità esterna.

Il primo annuncio pubblico della fondazione lo troviamo nel periodico « La Consolata » del mese di febbraio 1910. Anch'esso, però, concepito in una forma così modesta, direi quasi pudica, che letto alla luce delle realizzazioni di oggi stupisce per lo spirito magnifico di umiltà che testimonia. A pag. 26 del periodico citato, nell'angolo di fondo, a sinistra, si legge il seguente comunicato:

« Suore Missionarie,
La direzione del Periodico riceve spesso domande d'informazioni di persone che vorrebbero prendere parte come Suore nelle Missioni della Consolata. Avvertiamo che per questo si rivolgano alla "Direzione Istituto Missionarie" Corso Duca di Genova, 49 - Torino ».

Sembra un'inserzione economica. Notate come non c'è nessun cenno del-l'avvenuta fondazione; nessuno del Fondatore. Quel generico « la direzione del Periodico » e poi subito l'altro « la direzione dell'Istituto Missionarie » quale mistero di novità non nascondono.

PRIMO PERIODO 1910 - 1913

La formulazione del comunicato del periodico segna anche l'inizio di un'altra attività, discreta e misurata, l'attività di propaganda per le vocazioni missionarie femminili. Lo stesso comunicato continuerà per alcun tempo, a comparire nel periodico. Ma la propaganda maggiore scaturiva dalle relazioni d'Africa pubblicate nel bollettino del Santuario « La Consolata », sempre così immediate, nuove ed entusiasmanti, e per mezzo delle conferenze che i primi reduci tenevano un po' dappertutto nelle città e nelle campagne.

Due mesi dopo l'inaugurazione della Casa Madre, « il 5 aprile 1910 facevano il loro ingresso le prime sei postulanti, con le quali aveva inizio la vita dell'Istituto» (15).

Esse furono:

  • Suor Paolina Bertino, di Poggi di Ceva.
  • Suor Agnese Gallo, di Caramagna.
  • Suor Serafina Drudi, di Forlì, residente a Varallo.
  • Suor Candida Sandretto, di Aosta.
  • Suor Cristina. Moresco, di Barge.
  • Suor Filomena Moresco, di Barne.

Mentre l'Istituto dei Missionari ebbe carattere regionale e solo in seguito divenne internazionale, l'Istituto delle Missionarie non conobbe mai limite di regione.

Il Fondatore seguiva con amore e vigilanza l'irrobustirsi e il crescere della sua nuova famiglia. E' interessante, e certamente utile alla nostra edificazione, seguire questi primi sviluppi. Si trattava in realtà di tracciare delle linee nuove pur restando nell'alveo sicuro della più genuina e gloriosa tradizione cattolica. Le aspiranti, infatti, dovevano prepararsi per un genere di vita inconsueto, in ambienti primitivi e in climi del tutto diversi dai nostri. Oltre allo studio fondamentale dei doveri inerenti alla vita e agli obblighi delle religiose, c'era un programma di preparazione specificamente missionaria, cioè lo studio della lingua indigena sotto la guida dì missionari reduci, la pratica infermieristica in ospedale, lo studio della lingua inglese insegnata da una signorina inglese spontaneamente offertasi allo scopo.

L'amorevole attenzione e la costante premura del Padre si colgono in forma palpitante da una serie di preziosissimi documenti che sono le lettere scritte da lui ai Can. Camisassa durante il viaggio di questi nelle Missioni del Kenya tra il febbraio 1911 e l'aprile 1912.

Sono brevi cenni di ragguaglio, ma che si ripetono quasi costantemente di lettera in lettera e assomigliano un poco alle istantanee dell'album di famiglia. Ne stralciamo alcune:

Il 3 marzo 1911 scrive: « Le Suore della Consolatina pare che procedano bene... In questa Quaresima andrò a trovarle ed anche parlare da sole ».

13 marzo 1911: « Sono giunte altre cinque figlie per la Consolatina le quali paiono di buona vocazione ».

4 maggio 1911: « L'Istituto delle Suore va bene; ve ne sono 22. Vado ogni settimana a trovarle e parlai anche da sole. Si dimostrano tutte veramente felici ».

4 giugno 1911: « Giovedì 1° giugno ci fu la seconda Vestizione... mi sembra che si formino bene con spirito religioso e sciolto. Lavorano e studiano... ».

29 giugno 1911: « Le nostre Suore bisogna formarle bene, e ci vuol tempo; ora continuano nel Kikuyu, la medicina all'Ospedaletto, ed alcune l'inglese; sono 24 ».

5 ottobre 1911; « Il dott. Martini ha fabbricato l'Ospedale... Egli ha accettato con trasporto il nostro desiderio di mandarvi Chierici e Suore per fare pratica ».

19 dicembre 1911: « Sono ritornato sabato sera da Roma... Feci visita due volte al Card. Gotti, sempre amorevole ed entusiasmato di noi mi chiese subito delle Suore e mi incoraggiò a formarne molte... ».

15 gennaio 1911: « ...Le Suore sono 30, a poco a poco ne avremo al sufficiente. Ora ci manca il locale, e venendo V. S. bisognerà pensarci ».

Il ritorno del Can. Camisassa dall'Africa portò sollievo all'Allamano Pochi mesi dopo decisero insieme il trasferimento delle Suore dalla Casa di Corso Duca di Genova alla Casa Madre dei Missionari. Dapprima, nel settembre del 1912, venne soltanto un gruppo di Suore allo scopo di sostituire. le Suore di S. Gaetano nei servizi di Casa Madre. En seguito, nel dicembre 1912, tutta la Comunità fu riunita in un'ala della stessa Casa in attesa del compimento della propria Casa Madre in Via Coazze.

L'anno 1913 è l'anno delle prime professioni e dell'approvazione diocesana.

 

Suor CELESTINA BIANCO

Nel quadro di fervore degli inizi e doveroso dar rilievo alla figura della Superiora. La delicatezza e` il rispetto con cui il Fondatore si comporta verso la nascente Comunità e la sua Superiora sono degni di nota. Egli dà l'indirizzo, instilla lo spirito nelle sue conferenze periodiche, ma poi lascia una certa libertà d'azione alla Superiora che egli stesso •ha scelto. L' Allamano, almeno per quanto riguarda l'aspetto religioso della formazione, faceva pieno affidamento su Suor Celestina alla quale aveva rimesso la delicatissima missione di coltivare quei primi germogli.

Suor Celestina ci è descritta come donna d'intelligenza, virtù e grande spirito di sacrificio, ed è facile crederlo grazie, appunto, alla scelta che di lei fece l'Allamano •per la sua Comunità. D'altra parte non ci può essere dubbio che la sua missione nel nuovo Istituto non avesse che un carattere temporaneo. Ella doveva consentire all'Allamano di definire le costituzioni dell'Istituto e nello stesso tempo di portare alla professione religiosa le sue figlie tra le quali egli avrebbe scelto poi le Superiore. Tutto questo ci è suggerita dal succedersi di alcune date storiche dell'Istituto. Esse sono:

21 novembre 1910: prima Vestizione religiosa di sei Postulanti.

5 aprile 1913: il Fondatore' riceve la prima Professione di undici novizie. 11 maggio 1913 (cioè un mese dopo): Suor Celestina Bianco ritorna alla sua Comunità.

28 ottobre 1913: S. Em. il Card. Richelmy scrive l'approvazione delle% prime Costituzioni.

Suor Celestina ha quindi adempiuto la sua missione di portare lungo li tirocinio della formazione religiosa le prime Suore Missionarie della Consolata. Poi si ritirò. A Lei, a tutta la Congregazione delle Suore di S. Giuseppe, l'Istituto Suore Missionarie della Consolata serba imperitura riconoscenza, un debito dolce che solo la SS. Consolata potrà completamente saldare.

A succedere a Suor Celestina, il Fondatore scelse Suor Margherita De Maria. Sarà poi evidente dalla scelta della stessa Suora alla prima partenza di Missionarie della Consolata per l'Africa, che il Padre aveva posto gli occhi su di lei come donna prudente e materna, per prepararsi la Superiora di sua fiducia per i lontani e più ardui compiti delle Missioni

 

LE PRIME COSTITUZIONI E LE PRIME PARTENZE

Nell'estate del 1913 il Can. Allamano con l'assistenza generosa e subordinata del Can. Camisassa pose fine alla stesura delle prime Costituzioni. Come ho detto, il Card. Richelmy ne scrisse di suo pugno l'approvazione su una prima copia stampata.

« Non vi dico che siano venute dal cielo come accadde 'à certi Santi Fondatori; ma hanno la stessa autorità », commentava nel presentarle alle sue figlie (16). E il Can. Camisassa aggiungeva: « Non crediate che sia stata una cosa facile: si sono passate anche delle notti in preghiera per avere i lumi necessari (17).

Lo sviluppo di queste prime Costituzioni rivela il loro carattere sperimentale e temporaneo.

Mentre infatti definiscono il fine e la vita dei membri dell'istituto non ne toccano ancora il regime interno ed il modo di governo.

Il fine dell'Istituto ha per primo scopo « la santificazione delle Missionarie mediante l'osservanza dei. Voti e delle Costituzioni » e per secondo scopo « la evangelizzazione degl'infedeli, nelle regioni assegnate dalla S. C. de. Propaganda Fide ai Missionari della Consolata ».

Un'osservazione speciale merita l'art. 4 in cui si legge che « l'Istituto comprende una sola classe di Suore ». E' una decisione che l'Allamano raggiunse dopo attenta ponderazione. Per alcun tempo ebbe in mente una doppia classe di « Maestre» e di « Coadiutrici ». Sollecitò consigli dall'Africa, si consultò con esperti, studiò egli stesso assieme al Can. Camisassa e infine decise per una sola 'classe. La ragione principale fu la natura missionaria della Congregazione: in Africa si tratta di far tutto. Non è detto che uno debba sempre insegnare... no. Un altro motivo fu l'eguaglianza fra le Sorelle allo scopo di favorire la carità vicendevole: siete tutte converse voialtre, vi siete convertite dal mondo al Signore, ma siete anche tutte velate (18).

In tutto, queste prime Costituzioni comprendevano solo 17 capitoli con 63 articoli (19). Furono stampate nella Tipografia delle Missioni della Consolata.

La data dell'approvazione delle Costituzioni, 28 ottobre 1913, è la stessa in cui il Card. Richelmy, nel Santuario della Consolata-, benedisse e consegnò solennemente il Crocifisso alle prime quindici Missionarie della Consolata partenti per le Missioni.

Alle Suore che partivano il Fondatore scrisse una preziosa lettera da leggersi in viaggio, datata 1° novembre 1913, nella quale riassume i suoi insegnamenti. Richiamato il fine per cui s'eran fatte Suore Missionarie, le esortava allo « spirito di fede, d'obbedienza, di carità e di mortificazione ». « Avrete quasi in ogni luogo il vostro Sposo Gesù vivente nelle povere Cappellette: a Lui ricorrete sovente almeno collo spirito... Obbedite semplicemente e di cuore anche nelle piccole cose...

Amatevi come vere sorelle in N. S. Gesù Cristo, sopportatevi nei vostri difetti, aiutatevi e correggetevi... Coi poveri neri non avrete mai abbastanza di carità e di pazienza... Non avvilitevi con loro... Certamente non sarà vera Missionaria quella che non sapesse soffrire qualche priva- zione... Vi esorto vivamente a non scoraggiarvi dei vostri anche replicati difetti... e quanto alle mancanze di carità domandando orini volta subitc perdono alle sorelle... » (20).

 

SECONDO PERIODO 1913 - 1926

Entriamo nel secondo periodo di vita dell'Istituto: quello del primo sviluppo in Italia e in Africa sotto la vigile cura del Padre.

Il progresso e d'efficienza del lavoro delle Suore, pur tra le difficoltà fisiche e morali dell'ambientazione nel campo dell'apostolato, furono consolanti. La dimostrazione più valida delle buone qualità dello spirito missionario delle Suore della Consolata si ebbe durante la prima guerra mondiale (1915 - '18). Mentre le partenze dall'Italia avevano dovuto essere sospese (e lo furono fino al 1919), numerose Suore furono assunte negli ospedali militari del Kenya e del Tanganyika per assistere i cosidetti "carriers cioè le truppe africane addette ai trasporti. Lo zelo e la carità delle Suore furono riconosciute dalle autorità militari, e civili; ma il riconoscimento più ambito, per quanto sobrio, venne dal Fondatore in una lettera collettiva alle Suore, in data 20 febbraio 1920: «Lodo il vostro lavoro di apostolato nel vicariato ed altrove durante la guerra ».

In questi anni avviene il ritiro graduale delle Suore Vincenzine man mano che l'arrivo delle Missionarie della Consolata ,ne rendeva possibile la sostituzione. Le Suore Vincenzine che lavorarono nelle Missioni della Consolata del Kenya furono quarantaquattro (21 ). « Il bene immenso operato da loro sta scritto in cielo », osserva giustamente P. Sales. E lo ricordano i cristiani del Kenya, e lo tramanderanno ai posteri le loro tombe apertesi a ricevere le salme benedette di Suor Editta e Suor Giordana (22) mentre la salma di Suor Carola, seppellita in fondo al mare (morì sul piroscafo durante il viaggio di ritorno in Italia il 13 'novembre 1925), viene ad essere come un ponte sacro che alle schiere di oggi, in viaggio per le Missioni, parla del contributo prezioso di quelle prime eroine; nonchè un sacro vincolo di affetto fraterno e di riconoscenza fra le Missioni della Consolata e la Piccola Casa della Divina Provvidenza » (23).

Nuove Missioni, intanto, vengono assegnate alle Suore Missionarie: Prefettura Apostolica d'Iringa nel Tanganyika 1922.

Prefettura Apostolica di Meni nel Kenya 1923. Prefettura Apostolica della Somalia 1924.

Prefettura Apostolica del Kaffa in Abissinia 1924.

Nel 1923 ebbero luogo per la prima volta le Professioni perpetue. L'avvenimento arreca gioia e conforto al Padre che lo comunica alle Suore come prova della sua soddisfazione per il lavoro compiuto. Il tono della lettera, datata 4 febbraio 1923, è commosso: «Mi rallegro in particolare con le anziane, prime partite, che avete dato principio alla vita di missione. Il Signore vi sostenne nelle tante prove corporali e spirituali, fedeli alla vostra vocazione. La buona Suor Caterina già n'ebbe il premio; e voi l'avrete a suo tempo secondo le fatiche sostenute e lo spirito con cui lavoraste e lavorerete. A prova della mia contentezza vi ammetto tutte " le anziane" ai SS. Voti perpetui, che farete colla Superiora nel tempo possibile. Questa sarà una nuova spinta per voi a ricominciare sempre meglio la vita missionaria: ed il vostro esempio animerà tutte le altre a rendersi degne delle grazie di Dio » (24).

Alla fine del 1925 i membri dell'Istituto erano in tutto 213: 116 Professe; 50 novizie; 47 postulanti.

Ma il numero non costituì mai una preoccupazione per il Servo di Dio Giuseppe Allamano, né in relazione ai Missionari, nè in relazione alle Missionarie. Ciò che vale è la bontà dei soggetti. Questa direttiva egli la ripetè costantemente.

 

L' INSEGNAMENTO DEL PADRE! CONFERENZE E LETTERE

Il consolidamento dello Spirito per la formazione missionaria dell'Istituto costituisce anche la caratteristica di questo secondo periodo.

Il Padre svolge in questi anni tutto il suo pensiero per l'educazione spirituale e morale delle sue figlie. Definisce e ritocca il Regolamento a spiegazione delle Costituzioni (1916). Nelle conferenze periodiche nel contatto con 'le singole, nelle lettere sia private sia collettive egli spiega le Costituzioni, illustra le virtù proprie della vita religiosa e missionaria, insegna ad evitare i pericoli, superare le tentazioni, con •un'ampiezza di dottrina classica e pratica.

L'Istituto delle Suore Missionarie della Consolata è per Costituzione una Congregazione Mariana. Tutto è della Madonna: la Consolata. Il passo che esprime meglio e in succinto il pensiero del Fondatore è l'art. 2 delle prime Costituzioni: «'L'Istituto prende il nome da Maria SS. Consolata, che ne è la principale Patrona e le Missionarie la onoreranno specialmente sotto questo titolo, procurando di imitarne le virtù, e di consolarla col farla conoscere ed amare da tante anime che ancora non la onorano ».

Tutti i figli dell'Allamano devono essere di Maria. Ma la devozione, così com'era quella di Lui, dev'essere totale e virile, spontanea e non peregrina.

Per dare un'espressione mariana alla preghiera dei suoi figli, il Servo di Dio con l'aiuto del Can. Camisassa compose il Piccolo Ufficio della Consolata. Nei primi anni della comunità la recita dell'Ufficio era quotidiana. In seguito le esigenze della vita attiva, soprattutto in vista delle Missioni, consigliarono il Fondatore a sostituire la recita dell'Ufficio con quella del Santo Rosario, intero. Nella consuetudine odierna l'Ufficio della Consolata, considerato la preghiera caratteristica dell'Istituto, è recitato tutti i giorni dalle Novizie (25) e dalle Professe nelle Case di formazione, mentre è vivamente raccomandato a tutte le Suore.

Sarebbe facile raccogliere ora una spigolatura dalle preziose fonti in nostro possesso, soprattutto dalle conferenze e dalle lettere. Le fonti dei dattiloscritti delle conferenze alle Suore, che vanno dal 1913 al 1923, comprendono

  • gli appunti, presi durante le conferenze del Padre per essere inviati alle Sorelle d'Africa (dal 26 'maggio 1918 gli appunti furono stenografati). Il Fondatore era al corrente di questa corrispondenza e bonariamente raccomandava che non gli facessero dire troppi errori.
  • lettere alle
  • un taccuino privato di Suor

Gli argomenti trattati possono raggrupparsi in tre categorie:

  • commento all'anno liturgico;
  • spiegazione delle Costituzioni e degli obblighi religiosi;
  • osservazioni sulla vita missionaria secondo le notizie che giungevano per lettera o nelle

La raccolta di queste conferenze unitamente a quelle tenute ai Missionari costituisce un .tesoro prezioso di dottrina. Dobbiamo tutti essere riconoscenti agli attenti amanuensi e alle diligenti stenografe per averci tramandato il pensiero del Padre.

Per mezzo delle lettere il Fondatore segue il lontano maturare dell'esperienza delle sue figlie.

Il particolare della lontananza è un aspetto che bisogna tenere bene in mente per capire la premura grande e la preoccupazione zelante con cui l'Allamano si sforza di rendere la vita missionaria, in tutta la sua cruda realtà, un mezzo di santificazione per i suoi figli.

Alla prima Superiora dell'Africa scrive:

30- 11- 1919: « Arrivano finalmente dieci Suore in vostro aiuto. Sono di buona volontà e tu già le conosci. Bisognerà sostenerle 'sul principio e fare loro coraggio. 'Potrai con tale numero essere sollevata dalle troppe tue occupazioni materiali e così più occuparti dello spirito tuo e delle Suore. E' questo il primo intento di una Superiora, ed io intendo che ti applichi principalmente con l'esempio e colle parole a dirigerle tutte nell'osservanza delle regole e nella pratica delle virtù ».

Alla stessa raccomanda ripetutamente la visita alle singole stazioni per confortare e incoraggiare le Sorelle; a questa pratica egli attribuisce « il miglioramento dello spirito » (15 - 10 - 20). Ripete la raccomandazione di registrare le osservazioni per la revisione del Regolamento di Missione.

Ad altra Suora che gli esprime un certo disagio durante i. mesi della prima ambientazione in Missione, scrive così:

7- 9 - 1912: « lo desidero e, tale essendo il mio dovere, pretendo che viviate nello spirito che vi ho infuso, spirito di fede, di carità e di delicatezza.

« ...Bisogna farsi coraggio, e procurare colle parole e più con l'esempio di ridurre e contenere tutte nella volontà di perfezionarsi. Del resto in questo mondo non conviene scandalizzarsi di nulla; ma fare dal canto nostro quanto possiamo cerche le cose procedano bene ».

 

LA SCUOLA DEL CAFASSO

La dottrina spirituale dell'Allamano non si lega a nessuna delle grandi scuole spirituali sorte nel seno degli Ordini e delle Congregazioni. Le sue conferenze, e anche le sue lettere, pur redatte in una forma piana e colloquiale condizionata dal loro stesso genere di espressione immediata, contengono una dottrina profonda dal pensiero nobile e autentico. Maestro sub fu San Giuseppe Cafasso. II Cafasso costituì l'ideale di tutta la sua vita tanto da volerlo come ideale e modello sia per il Convitto, sia per i due Istituti Missionari.

Tra i santi Protettori dei due Istituti, S. Giuseppe, S. Pietro Claver, S. Francesco Saverio, egli aggiunge in particolare S. Fedele da Sigmaringa per i Padri e S. Francesco di Sales, S. Caterina V.

M. e S. Teresa per le Suore. Ma tanto agli uni, quanto alle altre non designò nessuna Santa o Santo a modello singolare e, direi, integrale della loro vita. Quando tuttavia la Chiesa riconobbe e glorificò la santità del Cafasso, egli ripetè agli uni e alle altre che il Cafasso è l'esemplare cui dovevano ispirarsi, tanto da ritenere compiuta — e lo dice esplicitamente — la propria missione per aver dato loro un modello.

La schiera dei santi sacerdoti, alcuni già esaltati agli onori degli altari, altri in via di glorificazione, le caratteristiche 'peculiari degli insegnamenti ascetici riassunti nella massima "straordinario nell'ordinario ", sono elementi sufficienti per distinguere una scuola di spiritualità del Cafasso. Se questa scuola sarà mai riconosciuta come tale dagli storici della santità cristiana, ad essa andrà assegnato anche il nostro Padre e ad essa, per essere a lui fedeli, dovranno, in ogni caso, ispirarsi i Missionari e le Missionarie della Consolata.

 

LA MORTE DEL PADRE

Il 18 agosto 1922 morì il Can. Camisassa. Nella malattia fu assistito con premura filiale dalle Suore Missionarie. Non ci possono essere parole più adatte a descrivere l'attaccamento e la dedizione del Can. Camisassa per i Missionari e le Missionarie della Consolata, che quelle usate dal Fondatore nella circolare inviata a tutti i suoi figli il 26 agosto 1922. Esse hanno il valore sacro di un doppio testamento:

« Egli viveva per voi e per le nostre missioni, e l'ultimo giorno lo passò pensando e parlando dell'Istituto. Le sue ultime parole, che disse suo testa-

mento, furono di unione fra i Missionari e le Missionarie » (26). La perdita dell'amico intimo, del consigliere affezionato, del realizzatore subordinato e pratico, fu un colpo durissimo per il Can. Allamano. Stava per iniziarsi un periodo di attività intensissima e proprio ora restava solo. Era, infatti, imminente il primo Capitolo Generale dei Missionari, e il processo per la beatificazione del Cafasso volgeva al termine e richiedeva un lavoro attento e minuto. L'Allamano portò il peso di questo lavoro, ma la sua fibra si indeboliva sempre più. Iddio, poi, volle che sorbisse il calice dell'amarezza in una maniera non inconsueta negli annali dei santi Fondatori.

« Presto farete a me quello che avete fatto a lui », diceva alle Suore riferendosi al Can. Camisassa. E così fu. Negli ultimi mesi e nell'ultima malattia lo assistettero le Suore Missionarie della Consolata. Morì da santo, com'era vissuto, il 16 febbraio 1926.

La dedizione e la cura per il Padre, che nel tramonto di sofferenza gli furono certamente di grande conforto, costituiscono un merito distinto delle Suore Missionarie per il quale tutti i suoi figli sono loro singolarmente grati.

 

TERZO PERIODO 1926 - 1960

La morte del Fondatore fu una perdita gravissima per tutti i suoi figli. Ma mentre per i Missionari egli aveva avuto agio di compiere con il Primo Capitolo Generale (10 -24 novembre 1922) la revisione delle Costituzioni secondo il nuovo Codice e vederle definitivamente approvate dalla S. Sede (7 settembre 1923), purtroppo, ciò non gli era stato possibile per le Suore. Il Signore lo chiamò prima che la revisione delle loro Costituzioni avesse avuto da lui l'avvio definitivo.

La situazione d'incertezza che ne nacque fu chiarita grazie alla Visita Apostolica, la quale è appunto uno dei •mezzi normali con cui la S. Sede esercita la sua autorità nel regime interno delle Congregazioni. Si trattò, in realtà, di una manifestazione evidente dell'assistenza del Padre che dall'alta non abbandonava 'l'opera che Dio aveva suscitato per suo mezzo.

Il 15 maggio 1930 la S. C. de Propaganda Fide emetteva il Decreto con cui l'Istituto delle Suore Missionarie della 'Consolata era riconosciuto di diritto pontificio. Il giorno dopo, 16 maggio 1930, la stessa Sacra Congregazione approvava "ad septemnium " le Costituzioni dell'Istituto nella nuova redazione.

Nell'opera di revisione e di assestamento è doveroso rendere omaggio al contributo intelligente e generoso di Suor Felicina Fauda, F. di M. A. Grazie alla sua persona, il raggio di riconoscenza che la. Provvidenza aveva segnato nella prima storia delle Missionarie della Consolata, si allargava, ad un'altra Congregazione, le Figlie di Maria Ausiliatrice, rinnovando così il rapporto che fu già tra i due Fondatori per la comune terra natale, per l'educazione che l' Allamano ebbe all'Oratorio di Don Bosco e •perchè ambedue, in modo diverso, discepoli del Santo Cafasso.

Il 21 novembre 1934 la S. C. de Propaganda Fide nominava Superiora Generale, ai sensi delle nuove Costituzioni, Suor Maria degli Angeli, la suora che per sei anni il Padre aveva voluto alla direzione della Casa Madre. Intanto, Fin dal 1927; un nuovo campo si era aperto allo zelo delle Suore 'Missionarie nel Mozambico. Dal 1927 al 1930 le Suore furono addette alla Missione della Zambesia Portoghese coi Missionari della Consolata e con questi si stabilirono poi nell'attuale Missione del Niassa. Nel 1930 estesero la loro collaborazione ai Padri Monfortani coi quali tuttora lavorano nella Missione di Porto Amelia.

Nel 1929 il Vicariato Apostolico della Somalia veniva affidato ai Padri Francescani della Provincia Lombarda con i quali le Suore Missionarie della Consolata continuarono l'attività zelante intrapresa già con i Missionari della Consolata.

Gli anni che seguono vedono un consolante sviluppo, purtroppo di breve durata a causa del tragico scoppio della seconda guerra mondiale (1940-1945). Le partenze per le Missioni furono sospese, non solo, ma le 86 Suore del Vicariato di Gamma in Abissinia vennero evacuate e rimpatriate seguendo la sorte dei civili italiani. In Italia, le Suore rimpatriate furono in massima parte richieste dall'Ordinariato Militare per l'assistenza negli Ospedali territoriali. Le altre furono addette ad Opere di bene.

Intanto i bombardamenti colpivano con forza apocalittica le città e le strade seminando morti e disgregando la vita. Fra il 18 e il 21 novembre 1942 le Suore furono costrette a sfollare da Casa Madre fortemente danneggiata dai bombardamenti. La sera dell'8 dicembre dello stesso anno la Casa Madre dei Missionari fu distrutta mentre la materna protezione della Consolata appariva evidente poichè nessuna delle persone che vi si trovava fu colpita.

Il forzato allontanamento durò quattro anni. Solo nel 1946, compiuti i restauri, le Suore poterono rientrare a Torino. Nello stesso anno ebbe luogo la prima partenza di sei Missionarie della Consolata per il Brasile. Così, mentre la Provvidenza chiudeva (speriamo temporaneamente), uno dei campi di apostolato dei Missionari e delle Missionarie della Consolata, quello storicamente più caro al loro cuore perché sognato e voluto dal Fondatore, la stessa Provvidenza apriva loro un altro Continente che doveva rivelarsi tanto promettente e fecondo. E' doveroso qui ricordare l'opera del compianto P. Giovanni Bisio e dell'attuale Superiore Generale dei Missionari, P. Domenico Fiorina, per preparare l'ambiente brasiliano e facilitare il trapianto e la diffusione delle Suore Missionarie nella terra di Santa Cruz.

 

I CAPITOLI GENERALI 1947 E 1958

A questo punto, prima di accennare ai due Capitoli Generali celebrati nel prossimo periodo, è necessario ricordare, in spirito di riconoscenza, i nomi. di tutte le Superiore che ressero il nascente Istituto .

Dal 1910 al 1913: Suor Celestina Bianco, Giuseppina.

Dal maggio al novembre 1913: Suor Margherita De Maria. Dal 1913 al 1919: Suor Maria degli Angeli Vassallo.

Dal 1919 al 1925; Suor Chiara Strappazzon. Dal 1925 al 1929: Suor Agnese Gallo (27).

Dal 1929 al 1934: Suor Felicina Fauda, F. di M. A. Dal 1934 al 1947: Suor Maria degli Angeli Vassallo.

Non è qui il luogo di ricordare i meriti e le opere di ciascuna. Iddio li ha certamente segnati nel libro della vita come di figlie zelantissime del suo Cuore e della sua Madre, la SS. Consolata. La lode più bella, in ogni caso, è quella di aver trasmesso intatto e rigoglioso, pur tra difficoltà estreme, la spirito e l'opera del Padre.

Nel dicembre del 1947 ebbe luogo il Primo Capitolo Generale. Fu eletta Superiora Generale per il seguente decennio Madre Margherita De Maria, già prima Superiora di Casa Madre e prima Superiora d'Africa:

La diffusione dell'Istituto, in questi anni, prosegue in modo mirabile. Tre nuove Missioni, il Sul do Save nel Mozambico (1947), la Prelatura di Rio Branco (1949) nell'Amazzonia, il Vicariato Apostolico di Florencia (1950) in Colombia, si offrono allo zelo delle Missionarie della Consolata. In Brasile, in Colombia e in Argentina (1951), si aprono case di formazione e tre Noviziati. Case di studio, per la preparazione professionale delle Suore sorgono nell'Inghilterra (1952) e negli Stati Uniti (1954).

L'Istituto assume, anche nei suoi membri, un carattere internazionale, mentre una più vasta organizzazione per il reclutamento e la, formazione delle vocazioni missionarie permette di assecondare il ritmo rinnovantesi dell'apostolato missionario.

II decennio si chiude con la costruzione della nuova Casa Madre di Grugliasco.

La consacrazione ufficiale, per così dire, della nuova Casa si ebbe con il Secondo Capitolo Generale che qui si aprì il 25 maggio 1958. Da questa Capitolo uscì eletta l'attuale Superiora Generale, Madre Nazarena Fissare: il Signore la conservi e la conforti nella sua missione.

L'opera che distingue questo Capitolo è certamente la revisione delle Costituzioni allo scopo di uniformarle alle disposizioni e ai desideri vigenti della Santa Sede. L'opera è stata coronata con l'approvazione definitiva delle Costituzioni fatta dalla S. Sede con Decreto del 29 gennaio 1960.

Questo dono preziosissimo apriva il cinquantesimo anniversario della fondazione, e costituisce una grazia e manifestazione amorevole della bontà di Dio e dell'affetto della SS. Consolata per le sue Figlie e del paterno compiacimento del Fondatore, il Servo di Dio Giuseppe Allamano.

 

I FRUTTI DELL'ALBERO

Al 29 gennaio 1969 I membri dell'Istituto delle Suore Missionarie della Consolata erano 1124, e cioè 975 professe, 102 novizie 47 postulanti; ad essi si possono aggiungere 153 aspiranti, con un totale complessivo di 1277.

Dai frutti si conosce l'albero. E veramente se noi, a conclusione di questa commemorazione, gettiamo uno sguardo ai frutti di santità, noti e non noti, scritti e non scritti, germogliati e maturati sull'albero ormai grande dell'Istituto non possiamo non ammirare e consolarci spiritualmente per le grandi cose che dio ha operato per suo mezzo in questi 50 anni di vita. Sarebbe più bello attardarci nella contemplazione di tante sorelle passate in mezzo a noi, bewnedicendo e sanando.

Sia sufficiente ricordare il nome di Suor Irene Stefani, nata il 22 agosto 1891 ad Anfo (Brescia), morta a Gekondi nella Diocesi di Nyeri (Kenya) il 31 ottobre 1930. Fu tra le primissime Missionarie della Consolata e partì per l'Africa nel 1914. Nei sedici anni di Missione diede ben "quattromila " battesimi « in articulo mortis », distinguendosi per la generosità eroica delle sue virtù, specialmente della carità e dello zelo. Ancor oggi, dopo trent'anni, la sua memoria tra gli africani di Gekondi è vivissima e in benedizione.

I nomi e le gesta, semplici ma grandi, di Suor Raffaella Gerbore e di Suor Teofana Berbenni, sono stati resi cari e ammirati dalla pubblicazione della loro biografia ad edificazione di una vasta cerchia di anime.

E come non ricordare la morte cruenta di Suor Eliodora Zottig, nativa di Gradisca, di appena 29 anni di età, uccisa assieme a P. Gardetto I.M.C. dagli sciftà abissini il T° aprile 1941, dopo otto anni di apostolato missionario in Lekempti? Anima bella, piccola e grande, visse nello spirito generoso di S. Teresa del B. G. e fu degna di confermare col sangue il suo amore per Gesù e le anime.

Bagliori coruscanti di martirio ha anche il ricordo di Suor Eugenia Cavallo, generosa e zelante missionaria barbaramente trucidata nell'assalto Ma. Mau alla Missione di !menti la sera del 28 settembre 1953, dopo 32 anni d apostolato.

Mi sia lecito di riportare le parole che S. E. Mons. Carlo Cavallera disse a tutti noi Missionari di Meru nell'atto di consegnare la Diocesi di Meru al suc primo Vescovo S. E. Mons. Lorenzo Bessone: « Il cuore mi dice che il sacrifici( di Suor Eugenia un giorno sarà glorificato ».

 

RINNOVAMENTO E FEDELTÀ'

La testimonianza dei fatti narrati giustifica la nostra fede che l'Istituto delle Suore Missionarie della Consolata fu opera voluta da Dio e che da Lui solo trae vitalità di grazia. Questa stessa, dichiarazione costituisce un atto di ossequio e di omaggio alla memoria del Fondatore suscitato da Dio e a Dio fedele nell'attuazione del suo disegno. La sola gloria di Dio e il bene delle anime come già mossero il nostro Padre dovranno muovere noi verso le realizzazioni che Iddio vorrà attuare nel futuro per mezzo nostro.

In questi ultimi tempi molto si è parlato di aggiornamento in relazione agli stati di perfezione. Per un Istituto Missionario aggiornarsi, cioè adattarsi alle esigenze variabili di tempo e di luogo, è condizione essenziale che sgorga dalla sua stessa natura missionaria.

L'adattabilità, tuttavia, è valida se avviene senza cedimento ai principii essenziali della fondazione. « Se così sentiamo — scrive il Card. A. Larraona — se, cioè, nel realizzare le nostre opere ci ispiriamo allo spirito, al cuore e alle opere dei nosrti Fondatori, saremo sulla strada giusta per rinnovare la grazia della vocazione e per santificare questi nostri tempi come già essi santificarono i propri » (28).

E perchè il nostro sentimento, nel chiudere questa modestissima commemorazione, risponda appunto allo spirito, al cuore e all'opera del nostro Padre Fondatore. riportiamo le parole programmatiche che il Card. Agostino Richelmy rivolse nel 1913 alle Suore Missionarie in occasione della prima partenza per le Missioni: « Per voi io provo un senso di venerazione: dico meglio, non per voi, ma per l'altezza della vostra vocazione. Bene a voi si possono applicare le parole della più eccelsa ed umile tra le creature: " Fecit mihi magna qui potens est ". Ricordatevi dunque che non siete voi capaci di fare grandi cose; non voi le faceste, non voi le farete, ma il Signore vuole di voi e con voi fare cose grandi e magnifiche, se sarete costanti nell'imitazione della Vergine SS., e specialmente nella virtù fondamentale: la santa umiltà. Non in voi, non nella vostra volontà, non nella preparazione delle virtù religiose, non negli aiuti umani, voi dovete fidare; ma solo nello Sposo Gesù, che nel ricevervi come sue ha voluto porvi sotto la protezione di Maria Consolata » (29).

 

NOTE

  1. Nicolò de Diessbach nacque a Berna nel 1732 da nobile famiglia calvinista; militò dapprima nell'esercito piemontese, poi, abiurata l'eresia, entrò nella Compagnia di Gesù. Morì a Vienna nel 1798.
  2. Canonico Giuseppe Il Beato Giuseppe Cottolengo e il Rettore della Consolata, in Pagine d'Oro, Torino, 1917, p. 19.
    P. Lorenzo Sales M. d. C., Il Canonico Giuseppe Allamano Fondatore dei Missionari e delle Missionarie della Consolata, Torino, 1936, p. 202, (CGA).
  3. Il Giuseppe Ferrero fu Padre della Piccola Casa dal maggio 1849 fino alla morte avvenuta il 2 luglio 1916. 
  4. Cfr. Sales, CGA, p. 201.
  5. Nel parlare di sè, il Allamano non usava mai il termine « fondatore » eccetto che per atti giuridici dove la legge lo rendeva necessario. 
    Nel suo scritto sul Beato Cottolengo, già citato, enumera « gli speciali motivi di ral legrarsi e lodare il Signore per la Beatificazione del Cottolengo » che sono tre: « Quale Rettore del Santuario della Consolata»; «Successore nella reggenza del Convitto Eccle siastico e nipote del venerabile Cafasso»; « Come iniziatore, infine, e Superiore dell'lstituto della. Consolata per le Missioni Estere », Pagine d'oro, p. 18-19.
  6. L'Osservatore Romano del 18 settemrbe 1909 registrò nel modo solito l'udienza: a La Santità di Nostro Signore Pio Papa X, oggi 17 settembre, ha ricevuto in privata udienza: l'Ill.mo e Rev.mo Mons. Filippo Perlo, Vicario Apostolico del Kenya, Vescovo titolare di Maronia, unitamente al mo Canonico Giuseppe Allamano, Direttore del Santuario e Convitto della Consolata in Torino».
  7. La Consolata, 1909, p. 145.
  8. Sales, CGA, 204-205.
  9. Sales GCA, 160
  10. Deposizione di Giuseppe Cappella in Processo Diocesano Informativo, I, p. 21 (PDI). Il Canonico Giuseppe Cappella fu addetto al Santuario della Consolata e pA circa un trentennio convisse e collaborò con l'Allamano del quale fu successore nell carica di Rettore del Santuario nel 1926.
  11. Deposizione di Suor Chiara Strapazzon in PDL, II, 886.
  12. Deposizione citata, 804.
  13. Suor Dorotea Marchisio era nipote del Allamano. Fu per poco tempo alla Consolatina. Soffriva di scrupoli, ma godette della caritatevole e illuminata direzione del suo illustre zio. Esiste una raccolta di scritti indirizzati dal Fondatore a lei che costituiscono una documentazione mirabile della pazienza e della prudenza necessarie nella direzione degli scrupolosi.
  14. Nei « Cenni Storici della Congregazione, premessi al Direttorio Regole e Usanze delle Suore di Giuseppe di Torino, 1914, a p. XlV-XV si legge: « La Comunità di Torino... più recentemente ebbe parte all'istituzione delle Suore della Consolata per le Missioni d'Africa ».
    Il Can Allamano in una lettera al Can. Camisassa del 4 aprile 1911 lo informa che « ...il Card. Vives mandò un decreto al Card. Richelmy con cui costituiva me visitatore apostolico delle Giuseppine di Torino», incarico che non potè accettare per ragioni personali. AIMC.
  15. Sales, CGA, 205.
  16. Sales, CGA, 210.
  17. Deposizione Suor Emerenziana Tealdi in PDl, ll, 541.
  18. Conferenza 25 gennaio Dattiloscritto, III, p. 9 e p. 11.
  19. L'unico accenno al regime si ha nell'art. 5 dove si dice che l'elezione delle Vice-Superiore Generali delle Missioni e delle Assistenti locali «sarà fatta dal Superiore e Superiora Generali di Casa Madre ». Si noti che allora il Superiore Generale si identificava col Fondatore per cui, non essendo detto dove e come la Superiora Generale di Casa Madre venisse eletta, è chiaro che tale elezione era, per ora, riservata al Fondatore stesso.
  20. Archivio M.C. Vedere la riproduzione fuori testo. P. Sales riporta questo scritto del Fondatore in C.G.A., p. 211-212, ma la trascrizione non è letterale.
  21. Archivio L.M.C. P. G. Chioimio, I.M.C., Statistica delle Revv. Suore Vincenzine della Piccola Casa di Torino che operarono nel Vicariato Apostolico del Kenya (ora: Diocesi di Nyeri e Mera), 1903-1925. ln Nyeri si ebbe un massimo di 39 Vincenzine nel 1908; poi furono 37 fino al 1911, 36 dal 1912 al Nel Meru vi furono 15 Vincenzine tra il 1920 e il 1922; 8 dal 1922 al 1925.
  22. Suor Editta e Suor Giordana appartenevano al primo gruppo di Vincenzine partite per il La loro perdita avvenuta dopo pochi mesi dall'arrivo delle Suore, fu un duro colpo per la Missione. 
    Suor Editta Vivori morì a Fori Hall (Muranga) nell'ottobre 1903; Suor Giordana Sapegno morì a Tusu nel novembre dello stesso armo.
  23. Sales, G.A., p. 202-203.
    Nel 1917, il Can. Allamano, nello scritto sul Beato Cottolengo, dopo aver ricordato lo zelo missionario delle Vincenzine, aggiungeva: « Alcune di esse ne meritarono già il premio, volate al Cielo; ma altre ne presero il posto; e anche oggidì, in numero di 36, compatte e sempre meglio agguerrite contro il clima, istruite dalla lunga pratica, compiono un'opera •apostolica di cui lavoro modestia vieta di dire il valore e il merito, precedendo, come anziane, le già numerose Missionarie della Consolata, divenute loro campagne di apostolato». Pagine d'oro, p. 19.
  24. Gli Scritti del Servo di Dio Giuseppe Allamano, 1946, III, Le Lettere, pp. 177-178.
    Suor Caterina (Gemello Rosa) nacque a Buttigliera d'Asti il 29-1-1891, entrò nell'Istituto il 25-10-1910, morì nella Stazione di Kaheti (Diocesi di Nyeri - Kenya) il 28 luglio 1922.
  25. Costituzioni, 117.
  26. Gli scritti del Servo di Dio Giuseppe Allagano, III. Le Lettere, p. 176.
  27. Tutte queste, a norma dell'art. 5 delle prime Costituzioni, erano « Superiore Generali di Casa Madre »; quest'ultima specificazione fu introdotta per distinzione dalle «Vice-Superiore Generali delle Missioni». art. 5 e art. 6, Ill, delle Costituzioni, 1913.
  28. Acta et Documenta Congressus generalis de Statibus Perfectionis, Roma 1952, 1.
  29. La Consolata, 1913, p179.