1965 FEA Damiano

 

P. Damiano Fea IMC (1903-1976), originario di Savigliano, cittadina non lontana da Torino, fu accolto a 17 anni nell'Istituto, vivente il Fondatore. Ordinato sacerdote nel 1925, continuò gli studi a Roma, laureandosi in teologia. Insegnò dogmatica nel nostro seminario teologico di Torino, fino alla sua destinazione in Etiopia, nel 1939.

Purtroppo, la sua missione venne interrotta molto presto a motivo della seconda guerra mondiale. Dopo un breve internamento in Sud Africa, fu rimpatriato nel 1942. Da allora esplicò diversi servizi in Italia e, per qualche anno, anche in Canadà. Fu Prefetto degli studi per un lungo periodo. Si faceva ascoltare volentieri per il suo dire chiaro e brillante, ed era ammirato per la testimonianza di vita coerente e generosa, disponibile a qualsiasi servizio, anche umile.

Qui presentiamo la commemorazione che p. Fea tenne a Rosignano Monf. (AL), nel seminario filosofico dell'Istituto, il 16 febbraio 1968, 42 anniversario della morte del Fondatore.

 

« Il Signore mi ha posto a capo dell'Istituto e mi dà anche la grazia di dirigerlo.
Lo spirito dovete prenderlo da me, che sono l'anello di congiunzione colla S. Sede
colla Congregazione di Propaganda Fide ». (msc. 18 ottobre 1908)

 

PARTE I

Prima di introdurmi nella materia che mi sono proposto per questa annuale ricorrenza della morte nel ns. Ven.mo Padre, vorrei prendermi la libertà di alcune divagazioni di ordine più generale, che toccano punti di scottante attualità.

— Mai come oggi, dopo il Concilio Vaticano si è parlato dello spirito del Fondatore, spirito della Fondazione, spirito primigenio o di origine, alla cui fedeltà richiamano con insistenza i Decreti « Perfectae caritatis » - « Ad Gentes » - e il Motu proprio « Ecclesiae Sanctae ».

— Nel fermento generale di rinnovamento, suscitato non soltanto dal Concilio, ma anche da altri fenomeni che si notano in tutta la società moderna, si constatano delle manifestazioni deviazionistiche, delle interpretazioni arbitrarie, dei pronunciamenti distruggitori di quanto ci è stato affidato in eredità dal nostro Padre - e che ciascuno di noi deve invece conservare con impegno ge loso e trasmettere fedelmente a quanti verranno dopo di noi :

« Si filii et heredes ».

A questo punto ritengo opportuno fare la prima questione o divagazione : cioè - « È possibile oggi conoscere esattamente lo spirito della nostra Fondazione? Lo spirito vero del ns. Padre? — Attraverso quali fonti? ».

La domanda non è oziosa, e, potremmo dire, non è neanche nuova - quando si vuole risalire alle origini delle istituzioni.

Intanto vi ricordo ohe essa è presupposta - nel questionario inviato a tutti i membri professi del nostro Istituto per la consultazione richiesta in preparazione del Capitolo Generale Speciale: in questo Questionario sono poste con sufficiente chiarezza alcune interrogazioni, alle quali dovremo pur dare qualche risposta : per es.: 

al n. 2 : « Quali fonti ritiene valide e genuine per giungere a descrivere o precisare lo spirito (carisma) del Fondatore o dell'Istituto? ».

al n. 11 « Considerato il fine dell'Istituto e gli insegnamenti del Fondatore - in che cosa consiste lo - spirito - dell'Istituto? ».

Non possiamo rispondere alle due interrogazioni senza prima risolvere la nostra prima domanda. -Non è nuova, abbiamo detto : essa infatti è stata presentata ed è tuttora discussa dagli studiosi a proposito di un problema assai più importante del nostro, quello riguardante la storicità dei Vangeli.

Il parallelo non è perfetto e totale, perché Nostro Signore Gesù - non ha lasciato scritti nella sua missione terrena, mentre il ns. Padre Fondatore ha lasciato molti scritti, tuttora in nostro possesso : - ma è tuttavia valido e sufficiente - perché tutto l'insegnamento e la stessa storia di Gesù noi la conosciamo soltanto attraverso le relazioni dei suoi discepoli, e così pure l'insegnamento e gran parte dello spirito del ns. Padre è giunto a noi attraverso le relazioni dei Missionari e altre persone che vissero con Lui per molti anni.

Accenno brevemente alla questione riguardante la storicità dei Vangeli Secondo una moderna dottrina storico - positivista, rappresentata principalmente da Joachim Geremias - in Les Parables de Jesus - Le Puy - Lione 1964: - « La storico conosce Gesù di Nazaret quando abbia spogliato i documenti evangelici della -prospettiva di fede nella quale furono redatti. Soltanto i fatti puri meritano di essere conservati, le parole stesse di Gesù.

L'ideale del lavoro storico consiste nello scoprire « dietro « il velo » che la Chiesa nascente ha posto sulla storia pre-pasquale, i tratti e le parole autentiche di Gesù di Nazaret.

In altri termini : i Vangeli sono la espressione della fede pasquale della Chiesa primitiva, e non ci danno con esattezza la storia - pre-pasquale - di Gesù.

La nostra dottrina è questa. Certo i fatti esistono oggettivamente, ontologicamente, indipendentemente da noi, e certo la verità non dipende dal nostro spirito. Ma nel preciso momento in cui il fatto viene a nostra conoscenza, esso entra nel dominio della nostra intelligenza - e assume la forma e il co lore della stessa - secondo il noto principio di S.- Tommaso : « Quidquid recipitur, ad modum recipientis recipitur ».

Quindi parlando sotto l'aspetto conoscitivo non esiste un fatto assolutamente puro. «Scrive Louis de Broglie : « Non esiste un fatto completamente "bruto"... Le constatazioni sperimentali non acquistano il loro valore scientifico se non dopo un'elaborazione del nostro spirito che, per quanto sia rapida e spontanea, imprime sempre al fatto bruto l'impronta delle nostre tendenze e delle nostre concezioni » (Sur les sentiers de la Science, Parigi 1960 pagine 194-195). E ancora E. Meverson :« Il fatto puro nasce con il senso comune. Ma appena nato, viene attaccato dalla critica scientifica. O piuttosto fatto puro e fatto scientifico non fanno che una cosa sola, non vi è fra i due alcuna soluzione di continuità » (Identité et realité - Parigi, 1932, pp. 424-425).

Di qui la profonda illusione degli storico-positivisti : - respingendo le interpretazioni della Chiesa primitiva -essi sostituiscono alle stesse - la loro personale interpretazione.

Senza dubbio è necessario risalire dalla Chiesa primitiva a Gesù » per raggiungere ipoteticamente la « ipsissima verba » di Gesù che sono alla fonte della tradizione evangelica ; ma questa lodevole volontà di udir parlare Gesù di Nazaret esige forse che si assimili la interpretazione primitiva della Chiesa ad « un velo » che copre un volto? -La Chiesa nascente non è un velo, ma un ambiente vitale che trasmette il senso profondo e multiforme delle parole di Gesù. Per udire pienamente il loro messaggio, occorre anche ascoltare la voce della Chiesa nascente che ne è l'eco. Gli evangelisti ci offrono evidentemente le interpretazioni privilegiate dei fatti.

Abbiamo detto che il parallelo non è perfetto e totale, tuttavia è valido. Da tempo circolano con insistenza, anche in ambienti qualificati del ns. Istituto, voci miranti a squalificare scritti e tradizioni - che si riferiscono al V.mo Padre Fondatore : si afferma cioè che alcune dottrine o - affermazioni attribuite al P. Fondatore - sono rielaborazioni fatte posteriormente e che riflettono piuttosto la mentalità dei raccoglitori -che non il vero spirito del Padre': e siccome è pressochè impossibile risalire alla fonte genuina per la scomparsa della documentazione originale, non si possono ritenere fonti accettabili per la formulazione dello spirito del Padre e della Fondazione.

Ecco quindi una motivazione della domanda n. 2 del Questionario : « quali fonti ritiene valide e genuine - per giungere a descrivere o precisare lo spirito del Fondatore o dell'istituto? ».

Evidentemente ha potuto verificarsi a proposito della storia del V.mo. P. Fondatore e della Fondazione dell'Istituto, sebbene in scala molto minore, lo stesso fenomeno che si è verificato per la storia di Gesù di Nazaret, che cioè accanto ai quattro Vangeli canonici, sono pullulati i vangeli apocrifi. - Per questo motivo è richiesta molta prudenza nel determinare la validità e genuinità delle fonti, e quindi si è suggerito al n. 144-b): « non si potrebbe pensare ad un ufficio generale per lo studio della spiritualità del Fondatore e dell'Istituto, collegato in qualche modo con la Postulazione Generale? »

Ma in particolare nel momento presente - si richiede da tutti molto senso di umiltà - per non correre il pericolo di sostituire la propria interpretazione a quella dei testimoni oculari e auricolari - che essendo vissuti col Padre Fondatore - ci offrono una interpretazione privilegiata, anche se maturata attraverso la loro visione personale e la loro meditazione. E per concludere questa prima nostra divagazione - riportiamo le parole precise del V.mo Padre Fondatore, che sembrano una risposta alla nostra domanda.

« E lo spirito dell'Istituto, questo -quid - speciale, qual è? Le Costituzioni il regolamento e le istruzioni lo spiegano » (conferenza 15 - Sett. 1918).

La domanda n. 1 - del Questionario : « La necessità di rinnovamento e aggiornamento, richiesti dal Concilio Vaticano II: è sentita dai membri dello Istituto? » - mi suggerisce la seconda divagazione, meno complessa, ma non meno importante.

Innanzitutto mi permetto di rileggere alcuni punti dei Decreti Conciliari che ci riguardano : « Il rinnovamento della vita religiosa comporta il continuo ritorno alle fanti di ogni forma di vita cristiana e allo spirito primitivo degli istituti, e nello stesso tempo l'adattamento degli istituti stessi alle mutate condizioni dei tempi - questo rinnovamento,

sotto l'influsso dello Spirito Santo e la guida della Chiesa, deve attuarsi secondo i seguenti principi :

  1. Essendo norma fondamentale della vita religiosa il seguire Cristo come insegnato dal Vangelo, questa norma deve essere considerata da tutti gli istituti come la loro regola
  2. Torna a vantaggio della Chiesa stessa che gli istituti abbiano una loro propria fisionomia ed una loro propria Perciò fedelmente si interpretino e si osservino lo spirito e le finalità proprie dei Fondatori, come pure le sane tradizioni, poichè tutto ciò costituisce il patrimonio di ciascun istituto.
  3. Essendo la vita religiosa innanzitutto ordinata a far si che i suoi membri seguano Cristo e si uniscano a Dio con la professione dei consigli evangelici, bisogna tener presente che le migliori forme di aggiornamento non potranno avere successo, se non saranno animate da un rinnovamento spirituale, al quale spetta sempre il primo posto anche nelle opere esterne di apostolato ». (Perfectae caritatis n. 2 - a-b-c).

« Un efficace rinnovamento ed un vero aggiornamento non possono aver luogo senza la collaborazione di tutti i membri dell'Istituto.

Stabilire le norme dell'aggiornamento e fissarne le leggi, come pure determinare un sufficiente e prudente periodo di prova, è compito che spetta soltanto alle competenti autorità, soprattutto ai Capitoli generali.

I Superiori, poi, in tutto ciò che riguarda le sorti dell'intero istituto, consultino ed ascoltino come si conviene i propri confratelli. Tutti però devono tener Presente che l'auspicato rinnovamento più che nel moltiplicare le leggi, è da riporsi in una più esatta osservanza della regola e delle costituzioni » (P.C. n. 4).

art. 1 - « Nel rinnovamento e nell'adattamento della vita religiosa, la parte principale spetta agli Istituti stessi che la realizzeranno soprattutto attraverso i Capitoli generali... Il ruolo dei Capitoli non si esaurisce nella sola promulgazione delle leggi, ma si compie promuovendo anche la vitalità spirituale e apostolica ».

art. 2 - « È necessaria la collaborazione di tutti i superiori e membri, per rinnovare la vita religiosa in loro stessi, per preparare lo spirito dei Capitoli, per adempiere il loro compimento, e perché le leggi e le norme promulgate dai Capitoli siano fedelmente osservate » (Ecclesiae Sanctate - art. 1-2).

Dopo la lettura, abbastanza ampia, di questi testi conciliari, mi permetto di suggerire alcune considerazioni meditative...

  1. Il compito principale in questo processo di rinnovamento e aggiornamento - spetta ai Superiori - anzi dichiara il C. - « Stabilire le norme dell'aggiornamento... è compito che spetta soltanto alla competente autorità, soprattutto ai Capitoli generali » (P. C. num. 4). Noi, sudditi, abbiamo il dovere di collaborare... Sembra che non sempre e dappertutto - presso di noi - e altri - le cose stiano proprio in questi termini.
  2. Sebbene si cerchi con sollecitudine l'aggiornamento delle strutture del nostro Istituto, credo che la attenzione principale dei singoli membri dell'Istituto debba portarsi sul dovere del rinnovamento spirituale, a cui si deve tendere da tutti e con tutte le -« Tutti devono tener presente che l'auspicato rinnovi amento, più che nel moltiplicare le leggi, è da riporsi in una più esatta osservanza della regola e delle costituzioni » (P. C. n. 4).

A che punto siamo in questo impegno di rinnovamento spirituale - individuale e collettivo?

 

PARTE II

L'insegnamento della preghiera
Il nostro Padre Fondatore è nostro modello e nostro maestro di preghiera.

« Il Concilio Ecumenico Vaticano II - ci viene incontro con una pagina meravigliosa, che ognuno di noi dovrebbe imparare a memoria e attuare con esattezza nella propria vita :

« Il futuro missionario deve ricevere una formazione spirituale e morale particolare per prepararsi a questo nobilissimo lavoro. Egli deve essere risoluto nel dare inizio alla sua attività, costante nel portarlo a compimento, perseverante nelle difficoltà, paziente e forte nel sopportare la solitudine, la stanchezza, la sterilità nella propria fatica. Con mente aperta e con cuore largo andrà incontro agli uomini ; accoglierà volentieri gli incarichi che gli vengono affidati : saprà adattarsi coraggiosamente alla diversità di costume dei popoli e al mutare delle situazioni... etc.

Tali interne disposizioni già fin dal tempo della formazione devono essere diligentemente promosse e coltivate e, attraverso la vita spirituale, elevate e nutrite.

Il missionario, animato da viva fede e da incrollabile speranza, sia uomo di preghiera: sia ardente per spirito di virtù, di amore e di sobrietà... etc. (Ad Gentes - n. 25).

— Ecco la grande parola della. Chiesa — attraverso la voce dei Padri del Concilio.:

« Il Missionario sia uomo di preghiera »

dovremmo scriverla a caratteri cubitali su tutte le pareti delle nostre case : ma soprattutto inciderla a caratteri di fuoco sul nostro cuore. Perché, continua il Concilio concludendo il periodo che abbiamo letto, « solo così, unito al Cristo nell'obbedienza alla volontà del Padre, potrà continuare la missione sotto l'autorità gerarchica della Chiesa e collaborare al mistero della salvezza » (A. G. n. 25).

Piero Bargellini - nella prefazione alla biografia del Can. Giuseppe Allamano - di Don Giovanni Barra, scrive : « Giovanni Barra ha puntato direttamente sulla spiritualità del Padre di Apostoli. Il primo, fondamentale strumento del missionario è la preghiera. - Perciò il canonico Allamano fu uomo di preghiera » (Padre di Apostoli, pag. 13).

Non manca d'importanza - il fatto che le parole citate di Bargellini - risalgono al 27 novembre 1955, cioè - dieci anni prima del Concilio. - Ciò significa - che le parole del Concilio - « il missionario sia uomo di preghiera » - non hanno soltanto un valore esortativo, dato dalla forma, ma esprimono una esigenza della missione, e anche un'esigenza degli uomini.

« Al prete io non chiedo - scrive Frangois Mauriac - che di darmi Dio, non di parlarmi di Dio. Non sottovaluto il ministero della parola, ma la predica più efficace del prete è sempre stata la sua vita. Un buon prete non ha nulla da dirmi: io lo guardo e questo mi basta ».

Una studentessa è stata recentemente invitata a dire quello che pensava del prete. Stupenda la sua confessione : « Per norma un prete è un uomo che vive di Dio. Mi ricordo della prima volta che mi preparavo a far visita ad un prete: la prima volta che stavo per essere sola di fronte ad un prete, che stavo per poterlo considerare, ascoltarlo, parlargli. Avevo nell'anima quest'idea : che stavo per « vedere » qualcuno che viveva di Dio e con Lui.

Per me un prete era questo : un uomo che vive di Dio. Io dicevo a me stessa che bisognava che ciò si vedesse, altrimenti era una farsa.

Voi preti, non vi rendete conto che è su questo che vi giudichiamo, su questa testimonianza quasi esteriore ché voi ci date di Dio. Bisogna che la fede del prete passi al di fuori. Il prete deve dimostrare Dio. Bisogna che noi constatiamo che egli vive certamente di Dio. Allora, per l'ateo, Dio che era l'impossibile, diventa possibile.

Non si può non essere colpiti, turbati, sconcertati da un prete che è realmente testimonio di Dio : ad un prete la mediocrità non si perdona » (Barra, Padre di Apostoli - pp. 187- 188).

Bisogna che noi constatiamo che egli vive certamente di Dio... È quello che noi, che tutti, abbiamo sempre constatato nel nostro Padre. - Bastava vederlo, sentirlo parlare, assistere ad una sua S. Messa, seguirlo nella sua attività quotidiana... per avvertire subito questa trasmissione di Dio. - Durante l'ultima giornata, il 15 febbraio 1926, fino alle prime ore del 16 febbraio, la camera dell'infermo fu sempre affollata (15-20 persone) Padri - Sacerdoti - Suore - Laici, con gli occhi fissi a guardare lui, ormai in agonia e in corna, per coglierne gli ultimi gesti, le ultime parole, gli ultimi segni di vita, una benedizione dell'uomo di Dio.

Ho vegliato anch'io fino verso mezzanotte, cioè finché mi fu possibile...

E la nostra assidua presenza, quella della immensa folla che si succedette attorno alla sua salma per circa due giorni coi sentimenti della più viva e sincera venerazione, sono la constatazione più vera della profondità della vita spirituale del Padre - che irradiava attorno a lui un'immensa luce.

Abbiamo la fortuna di possedere la « Regola » che il ns. Padre compose e si impose fin dal primo anno di sacerdozio (20-9-1873). Leggendola dobbiamo affermare che essa fu la « costante » di tutta la sua lunga vita, e che egli volle anche trasmettere a noi. Essa è quadro completo - di quella che fu la « Vita di preghiera del Padre ». Scorriamola rapidamente - per sentirci più vicini a lui in questo giorno di ricordi.

 

Ogni anno:

Farò uno studio di uniformarmi allo spirito della Chiesa nei vari tempi dell'anno, massimamente nell'avvento e nella Quaresima colla mortificazione.

Per quanto starà da me, la meditazione verserà : dall'Avvento fino allEpifania sul mistero del SS. Natale. - In Quaresima sulla Passione di Nostro Signore. - Nel mese di maggio, sulle virtù di Maria SS. - Il resto verserà sui novissimi, sulle virtù sacerdotali e su qualche altro soggetto.

  • Mi preparerò con novena alle feste di : Natale, Pentecoste, SS. Cuore di Gesù, Immacolata Concezione, Natività e Assunzione di Maria , Tutti i Santi, S. Giuseppe e Santi miei protettori.
  • Al fine d'un anno e al principio del seguente starò più raccolto del salito, con sentimenti di ringraziamento e pentimento, di propositi e preghiera.
  • Saranno giorni di ritiro : quello anniversario della mia nascita e battesimo e quello dell'Ordinazione sacerdotale ; e mi ricorderò di quello in cui vestii l'abito chiericale.
  • Farò dieci giorni di esercizi spirituali in luogo a ciò destinato : quando ciò non fosse possibile, li farò in casa da me per una settimana. Farò la confessione annuale.
  • La lettura spirituale sarà fatta generalmente sul Trattato della Perfezione Cristiana del Rodriguez e su altri libri ascetici (in Addis Abeba - negli anni 1940-41-42, si leggeva sempre il Rodriguez).
  • Sempre mi ricorderò di pregare per i genitori defunti e ne farò l'anniversario della morte.

 

Ogni mese:

  • Nella prima domenica o in altro giorno fisso, farò il ritiro mensile : meditazione della morte ed esame del mese passato : poi nuovi propositi.
  • Passerò ogni mese nell'esercizio dell'Ufficio in onore del Cuore di Gesù che mi toccherà in sorte, conformando ad esso tutte le azioni.
  • Il primo venerdì del mese è dedicato ad onorare il Cuore di Gesù.
  • Il mese di maggio ad onorare in modo speciale la Vergine : e quel di marzo, S. Giuseppe.
  • Nel giorno di ritiro rileggerò attentamente il presente regolamento.

 

Ogni settimana:

  • La Domenica, con tutte le azioni del giorno intendo onorare in modo speciale la SS. Trinità - Il lunedì, suffragare le anime purganti secondo l'« Atto eroico di carità » : oltre la Santa Messa celebrata anche con questo fine, ne ascolterò altre se potrò : di più farò la Comunione riparatrice. - Il martedì lo consacrerò allo Spirito Santo, ed inoltre ad onorare il mio Angelo Custode ed i mei Santi protettori : Francesco di Sales, Carlo Borromeo, Ignazio di Lojola, Tommaso d'Aquino, Sebastiano Valfrè, Giovanni Sono ancora miei protettori S. Ottavio, S. Maurizio e i Protettori dei luoghi dove andrò ad esercitare il ministero. - Il mercoledì in onore di S. Giuseppe. - Il giovedì, in onore del SS. Sacramento. - Il venerdì, in onore del SS. Cuore di Gesù e della sua Passione. - Il sabato, in onore di Maria SS.
  • Mi confesserò ogni sabato o in altro giorno che fisserò, ed anche più sovente se occorrono feste Mi esaminerò sul profitto fatto nella virtù presa ad acquistare.
  • Offrirò tutta la settimana a Dio per passarla senza peccati, neppure veniali deliberati e con buon animo mi darò all'opera.
  • Il mercoledì, venerdì e sabato farò una mortificazione di gola Inoltre ogni sabato digiunerò in onore di Maria SS.
  • Il giovedì mi fisserò un'ora per lo studio delle rubriche e sacre cerimonie e lo stesso tempo impiegherò, metà per volta, nel canto sacro.
  • Riguardo agli studi, mi fisserò le materie e il tempo secondo le circostanze.

Ogni giorno :

  • Dopo il puro necessario riposo, alla medesima ora ogni giorno (solo da variare secondo le stagioni: d'estate più presto, riposandomi una mezz'ora dopo mezzogiorno), come svegliato dalla tromba che mi chiama al giudizio, senza ritardare un istante faccio il segno di croce, alzo la mente ed il cuore a Dio per ringraziarlo della buona notte e Gli offro, con lo spirito dell'Ora di guardia, tutto il giorno. Quindi, ascoltando Gesù che mi dice: « Ioseph, festinans descende », m'alzo tenendo il pensiero fisso alla Messa, e nel vestirmi mi tratto come oggetto Prego Gesù - Maria - Giuseppe a benedirmi acciò non pecchi in quel giorno, massimamente contro la castità e l'umiltà. Recito un « De profundis » - per i defunti della notte. Nell'indossare la veste, la bacio con trasporto di riconoscenza a Dio, pregandolo ad onorarmi di virtù.
  • Mezz'ora di meditazione, leggendola la sera avanti e ruminandola fino all'ora del riposo. La farò di mattino presto, possibilmente prima di uscir di camera.
  • Un quarto d'ora di preparazione alla Messa. Non meno di venti minuti di ringraziamento (non con recitare il breviario, almeno per un quarto d'ora). Oltre le intenzioni speciali, celebrerò con tre fini : di chiedere a Dio una virtù o grazia per me, una grazia per qualche persona vivente ed in suffragio di qualche anima del Purgatorio.
  • Dividerò la giornata tra la preparazione e il ringraziamento alla Messa. Mi preparo con sospiri dei Patriarchi e Profeti, invitando Gesù (comunioni spirituali) a venire nel mio cuore. Un quarto d'ora prima della Messa faccio l'offerta dell'Ora di guardia, indi in compagna di Maria , di S. Giuseppe, del mio Angelo Custode, dei Santi Protettori e del 'Santo del mese e del giorno, faccio atti di fede, di umiltà e di amorosi desideri. Con loro celebro : quindi il ringraziamento con atti di adorazione, ringraziamento, offerta, domanda e consolazione al buon Gesù. Finito, prego Gesù, a star corporalmente tutto il dì nel mio cuore, invitando tutte le creature a corteggiarlo.
  • Esami di coscienza: al mattino, nella meditazione, esame di previdenza - all'Ora di guardia e della visita, esame della parte del giorno passato : -alla sera, nelle orazioni, esame di tutto il giorno, quest'ultimo sarà più lungo e mi esaminerò in modo speciale sul vizio dominante.
  • Dalle 12 alle 13 è l'Ora di guardia al S. Cuore di Gesù: dopo mezzogiorno, un quarto d'ora di visita a Gesù Nel pomeriggio, un quarto d'ora di lettura spirituale. - Verso sera, il rosario di Maria SS.
  • Punti per ricordare la meditazione e l'Ufficio del Cuore di Gesù sono i tempi degli esami di coscienza.
  • Il resto della giornata lo distribuirò tra lo studio e gli altri doveri che avrò, secondo le circostanze, facendomi a tal uopo un orario, che per quanto potrò, seguirò fedelmente.
  • Alla sera, asperso con acqua benedetta in forma di croce il letto, come mio sepolcro, inginocchiato avanti il crocifisso e l'immagine di Maria, chiedo perdono delle mancanze della giornata e la loro benedizione. Coricato come nella bara mortuaria, mi segno dicendo : «Liberet me Deus a subitanea mala morte...», quindi : « Gesù, Giuseppe e Maria, etc. » e dormirò.
  • Riflessi e propositi:
  • Esercizio di vita interna : Gesù è in me per la sua grazia, l'Ordinazione e la Egli .è l'oggetto e la regola d'ogni mia azione e pensiero.
  • Guerra alla passione
  • È tempo di lavorare e con purità di intenzione : il riposo, in Paradiso.

Questa « Regola », come abbiamo detto, fu stesa dal nostro V.mo Padre nell'anno 1873 - o 1874: coloro che hanno accompagnato il Padre - per i 50 anni del suo sacerdozio hanno attestato e attestano tuttora - che egli ne fu l'osservante fedelissimo, che, lungi dallo svanire in quel lungo scorrere di anni, essa fu sempre viva nel suo spirito, e costituì l'argomento costante delle sue istruzioni ed esortazioni a noi, suoi figli.

Carissimi Confratelli, Amici e Benefattori... Vi ho probabilmente annoiato - con questa lettura per esteso - della Regola spirituale del nostro Fondatore, e ve ne chiedo umilmente scusa.

Ho voluto espressamente fare questa lettura per tre ragioni, che vi espongo brevemente : 1°) Ho la chiarissima impressione e la più ferma convinzione - che questa « Regola di vita spirituale » sia il più completo, preciso e perfetto quadro della vita spirituale del ns. Padre -, soprattutto pensando che essa non è restata allo stadio diproposito - o di documento d'archivio, ma si è trasformata con crescendo continuo in una realtà viva e vivificante.

Tutte le particolari manifestazioni di pietà e di devozione, che ordinariamente si fanno rilevare nella sua vita, come la pietà eucaristica - e la sua squisita forma di devozione mariana - la sua vigilanza e attenzione nelle cerimonie - etc., e che sono già state egregiamente esposte da persone più qualificate, sono fiori magnifici e brillanti, sbocciati in continuazione da questo tronco solido - e ben piantato sulle radici profonde di una spiritualità sicura.

L'uomo di preghiera - si vede non soltanto nelle manifestazioni esterne appariscenti, ma e soprattutto attraverso l'ordine interno che egli ha saputo dare alla propria vita : cioè entrando nella sua anima.

Ben a ragione D. Giovanni Barra, volendo descrivere la spiritualità del Canonico Allamano, dice: « Diamo qualche colpo di sonda in questo abisso stupefacente che è l'anima sacerdotale del canonico Allamano » (Padre di Apostoli, p. 188).

2°) Penso che ben pochi di noi abbiamo letto con particolare attenzione questa pagina, e soprattutto l'abbiano meditata : siamo troppo abituati a seguire le. esortazioni del P. Fondatore attraverso le varie raccolte che si posseggono - di scritti, di lettere, di affermazioni - come « La vita spirituale - Lo spirito del Servo di Dio - Le lettere - » etc. - che ne offrono una visione un poco spezzettata e quindi non solo se ne perde la visione integrale, ma anche, purtroppo tanti particolari sfuggono, che pure hanno importanza formativa.

In un momento così carico di elettricità - per la ricerca di una descrizione e definizione della spiritualità del ns. Fondatore e dell'Istituto - è di grande importanza la visione d'insieme di questo quadro, che - se non dice tutta la spiritualità del Fondatore, ne fissa però con chiarezza ed evidenza - l'elemento fondamentale - cioè la vita di unione con Dio, attraverso una preghiera che abbraccia tutta intera la sua vita.

3°) La « Regola di vita spirituale » -non è soltanto un fatto personale del nostro V.mo Padre, che basterebbe già a mettercelo di fronte come un modello, ma è divenuta materia continua di insegnamento di vita per noi, e ci è stata trasmessa in eredità.

Il Servo di Dio - è nostro maestro di Preghiera - Egli ha chiaramente impresso in quelli, che noi siamo soliti definire i Testi della ns. legislazione il suo carattere e le sue esperienze.

Leggendo le Costituzioni, il Regolamento generale, i vari Direttori, vi scorgiamo facilmente che Egli vi ha trasferito la sostanza della sua Regola, e in molti casi le norme sono prese da questa quasi ad litteram.

Da oltre sessant'anni i Missionari della Consolata - hanno formato la loro pietà su queste norme date dal Padre, hanno pregato, hanno adempiuto ai loro doveri spirituali dell'anno, del mese, della settimana, del giorno - così come li ha voluti lui, come ce li ha insegnati nelle sue conferenze domenicali, come ce li ha prescritti nei testi legislativi.

E così ci ha dato la sua forma di pietà.

Avete sentito leggere la « Regola » scritta nel 1873 - Non c'è nulla assolutamente in essa, in ciascuna sua parte, che sia in contrasto, che non convenga - con quanto è stato detto o dichiarato nel Concilio, che non possa essere inserito anche nello spirito del Concilio : tutto quindi può essere osservato, praticato - oggi da tutti i missionari della Consolata, che sentiamo realmente che lo spirito di pietà proprio del nostro Istituto non può venire da altre fonti, come il V.mo Padre stesso ci ha dichiarato nel 1908 e anche oggi ci fa sentire dalla sua tomba : « Il Signore mi ha posto a capo dell'Istituto e mi dà anche la grazia di dirigerlo. Lo spirito dovete prenderlo da me».