COME ERANO ACCOLTE DAGLI ALLIEVI

Una bella testimonianza su come era accolte le conferenze domenicali è quella di p. Pietro Borello (19 novembre 1944). Da questa testimonianza appare anche come poco alla volta le conferenze vennero scritte mentre il fondatore parlava: «Il quadro più bello del Veneratissimo Fondatore è raffigurarmelo fra noi Missionari in erba, la domenica per la conferenza: quel suo viso trasfigurato, con quel suo sguardo caratteristico e il tono della voce paterno. Per me quei tre quarti d’ora erano il Paradiso. E quanto bene hanno fatto all’anima mia le sue parole di Padre. Conservo e custodisco gelosamente alcune righe da lui vergate proprio per me in calce alle lettere confidenziali che ogni anno per il suo onomastico ciascuno di noi gli indirizzava. Quanta forza alla mia anima da quelle poche parole!»

Testimonianza del 19 novembre 1944.

Fr. Benedetto Falda racconta: «Alla domenica era poi tutto per i suoi figli […]. La sua conferenza non aveva nulla di cattedratico o di rigido, ma era il Padre che, seduto in mezzo ai suoi figli, che voleva ben vicini, specialmente i coadiutori, ci parlava alla buona. Erano consigli detti quasi all’orecchio, ma che restavano impressi nell’animo e ci imbevevano del suo spirito». Testimonianza.

P. Lorenzo Sales IMC scrive: «Quanti ebbero la fortuna d’ascoltarlo - assicurava uno di loro - sono unanimi nel dichiarare che, dopo ogni conferenze, veniva spontaneo il ripetere con i discepoli di Emmaus: “Non ci ardeva forse il cuore in petto mentr’Egli ci parlava e ci spiegava le Scritture”?».

Biografia dell'Allamano.

P. Vittorio Sandrone IMC assicura: «Al termine della conferenza si sentiva il bisogno di intrattenerci con Gesù Sacramentato e domandargli la grazia di riuscire e di essere santi missionari».

Memorie del Fondatore.

P. Domenico Ferrero IMC riporta dal suo diario i pensieri che il Fondatore disse nella conferenza 10 agosto 1913 durante il ritiro mensile, a S. Ignazio. Alla fine scrive: «Nel diario seguiva la nota - Che rincrescimento non potere con le parole riportare l'unzione, lo spirito con cui le dice! Quando lo sentiamo, a noi viene spontaneo di dire come i discepoli di Emmaus: -Nonne cor nostrum ardens erat in nobis dum loqueretur in via et aperiet nobisScripturas? -Luc.».

Ricordi del Ven.mo Padre, p. 37, 10-VIII-913.

Sr. Ignazia Ghilardi attesta: «Ciò che rendeva bella la vita di Comunità di quei tempi erano le Conferenze domenicali del Padre. Da [sic] queste vi era la nostra formazione religiosa, ed un sostentamento per l’intera settimana. Padre era un uomo di fede. E se la fede è un dono di Dio, il Fondatore possedeva questo dono [e] ce lo trasmetteva a noi con la parola e con il suo esempio. Se ci parlava del mistero del giorno, della Madonna, della SS. Eucaristia, sulla Liturgia, non temeva Padre di abbassarsi, o di abbassarci e venire ai particolari..

Quanta pena, e grande. Noi che udimmo i suoi desideri, i suoi insegnamenti, non seppimo [sic] trasmetterli a chi venne dopo di noi…».

Testimonianza..

Sr. Michelina Abbà scrive: «La nostra formazione - Religiosa e Missionaria - era tutta negli insegnamenti del Ven.mo Padre Fondatore. Ogni domenica veniva a tenerci la sua Conferenza, che tutte sentivamo tanto preziosa e gustavamo con sempre più vivo bisogno e desiderio di sentirla.

Molte volte il Padre veniva pure lungo la settimana, sia per la ricorrenza di qualche festa particolare o di qualche particolare circostanza, ed era sempre una grande gioia sentire annunciare che il Padre sarebbe venuto. Tutte le volte poi, che si aveva la ventura di incontrarLo era una festa perché ogni Sua parola ed anche solo un Suo sguardo infondeva coraggio e dava impulso alla buona volontà».

Testimonianza.

P. Gaudenzio Panelatti ricorda: «Il Padre, anche se non era sempre presente, era Lui che dava vita alla Casa. Noi, per suo volere, lo chiamavamo semplicemente Rettore. Egli veniva regolarmente alla Consolatina nel pomeriggio di ogni domenica, qualche rarissima volta al mattino; né sempre alla medesima ora. Se ci trovava occupati in qualche cosa, si recava direttamente dalle Suore per gli accordi necessari e rivolgeva anche a loro un breve fervorino. Poi ripassava da noi, che, nel frattempo, c’eravamo radunati o in cortile, durante la buona stagione, o in salone.

La sua presenza era sempre una grande e attesa gioia. Egli ci faceva alla buona (ma non alla bell’a meglio) la sua conferenza, di cui s’era fatto antecedentemente uno specchietto scritto, chiaro e ordinato. C’intratteneva familiarmente e c’infervorava, quasi senza che ce accorgessimo, nella nostra vocazione; ci parlava dei nostri doveri per corrispondervi bene, e lo faceva senza lasciarsi distrarre da notizie del Convitto, del Santuario, o d’altro, tranne che fosse in relazione con quanto intendeva dirci. […]. A volte ci leggeva lettere o brani di lettera scritte dall’Africa da coloro che noi avevamo conosciuto, e di qui prendeva lo spunto per le sue considerazioni e per le sue esortazioni così pratiche e incisive che non si son più potute dimenticare.

Conversazione del 16 febbraio 1946.

P. Vincenzo Dolza IMC ricorda: «Il Fondatore ci voleva santi! Questa era la sua costante preoccupazione per noi. E ogni volta che ci parlava, di qualsiasi argomento trattasse, Egli ci ricordava questo fine.

Questo è il quadro più vivo che di Lui sia scolpito nel mio cuore. Il suo zelo per la nostra formazione e santificazione si manifestava soprattutto nelle meravigliose conferenze della domenica. Arrivava sorridente, sedeva, tirava fuori un bigliettino: e noi restavamo incantati davanti alla sua parola. Quanto desideravamo quei momenti, sempre troppo brevi per noi!

Era un incanto per noi il suo dire nelle feste del Signore e della Madonna; era per noi un incanto la sua parola nelle varie ricorrenze dell’anno e in mille altre occasioni. E ogni volta ci diceva che potevamo ben differire l’uno dall’altro nella scienza, ma che nella santità dovevamo essere tutti uguali; che dovevamo grandemente stimare la nostra vocazione e mettere tutto l’impegno per corrispondevi».

Conversazione del 1945.

Fr. Alfonso Caffo racconta: Che bella ora si passava la domenica dopo i vespri alla sua consueta conferenza. “Voi sarete laa mia corona in cielo e formeremo il reparto della Consolata. Quale la sua gioia di trovarsi in mezzo ai suoi figli e alle sue figlie. Oh, sì veramente beate ore; ancora oggi quanto si rimpiangono»

Conversazione del 1946.

 

GIUDIZIO SULLE CONFERENZE DI MONS. BAIMA

P. Bartolomeo Durando IMC aveva fatto leggere le conferenze del Fondatore a Mons. Baima, suo parroco, mentre era andato a predicare gli esercizi spirituali a Varallo. Mons. Baima, dopo averle lette, gliele ha restituite, scrivendogli da Piobesi il 7 novembre 1940, e dandone un giudizio molto entusiasta.

Lettera di Mons. Baima.

 

QUELLA MEZZ'ORA ERA UN VERO GODIMENTO

Don Gioachino Cravero parla delle conferenze domenicali. Ne loda il contenuto e il modo di porgere del Fondatore. Ne è entusiasta e conclude: «[...] per cui creo che quando fossero date alle stampe, sarebbero accolte con vero trasporto, da ogni classe di persone specialmente religiose».

Testimonianza del 24 novembre [1944].

 

TORNATO A CASA LE SVOLGEVA

P. Domenico Ferrero IMC, parlando delle conferenze domenicali, oltre a dire il bene che producevano, aggiunse una notizia strana e non confermata da altre fonti: «Dopo quelle conferenze, che alcuni hanno scritto così come uscivano spontanee dal suo cuore, sebbene Egli poi, tornato a casa, le scrivesse svolgendole, come aveva fatto a noi, sulla guida del bigliettino dove aveva preso gli appunti».

Testimonianza, senza data.

 

LE CONFERENZE TRASCRITTE “NON ERANO MAI DESSE”

P. Domenico Ferrero IMC spiega come alcuni le scrivessero alla lettera le conferenze come il Fondatore le diceva. E che venivano inviate ai militari. Poi commenta: «A noi facevano gran bene, tanto più che ci pareva di sentire la parola del nostro amatissimo Padre. Tuttavia, era parere comune, quelle conferenze, benché originali, non erano mai desse [cioè le stesse], e ben lontane dal produrre quell'effetto che solevano produrre udite dalla sua viva voce».

Ricordi del Ven.mo Padre, p. 6, n. 9.

 

BISOGNAVA VEDERE E SENTIRE LUI

P. Domenico Ferrero IMC, parlando delle conferenze trascritte, che “non erano mai desse”, commenta: «Ma bisognava vedere e sentire lui con che persuasione, con che unzione ci parlava; bisognava vedere il suo gesto parco, non ricco, ma risoluto, con quegli atteggiamenti del capo e degli occhi, di quegli occhi che penetravano a interrogare il cuore; bisognava sentire la sua paterna stretta di mano quando congedandoci ci diceva: “Coraggio!”. Ah il nostro buon Padre».

Ricordi del Ven.mo Padre, p. 6, n. 9.

 

LA POLTRONA DELLE CONFERENZE DOMENICALI

P. Domenico Ferrero IMC scrive che l'Allamano non accetta che gli mettessero uno sgabello sotto i piedi per proteggerlo dal freddo del pavimento, e continua: «si finì poi per fare una predella su cui si collocava anche il seggiolone. Né questo si poté mai fargliene accettare uno qualche poco più decoroso e comodo. Volle sempre un coso sgangherato che aveva l'apparenza di seggiolone solo per la fodera». Poi continua a dire che stava seduto «solo sull'orlo del seggiolone, senza appoggiore mai la schiena né le mani».

Testimonianza, senza data.

P. Domenico Ferrero IMC riporta lo stesso fatto, ma con queste parole: «Così quando non si faceva a tempo a portargli il seggiolone, molto meschino del resto, ci invitava a lasciar stare quando vedeva che qualcuno si dava premura di andarlo a prendere. Ed egli stesso si toglieva una sedia, dicendo: “Oh, si sta bene lo stesso”». E continua: «Sul seggiolone non si appoggia allo schienale, né sui braccioli; tiene sempre i piedi uniti».

Ricordi del Ven.mo Padre, p. 26, n. 53.

P. Domenico Ferrero IMC riporta un altro fatto sul seggiolone: «Arrivò per la conferenza domenicale dopo la benedizione. Non si era ancora portato il seggiolone, e mentre uno di noi andava a prenderlo, egli si tolse una delle nostre sedie di legno lì presso, se la pose sulla predella, e disse: “Lasciate un po' stare! Quando saremo in Paradiso avremo un bel seggiolone; ma ora qui sta bene così”».

Ricordi del Ven.mo Padre, p. 30, 7-XII-913

 

MA MI PREPARO SEMPRE

P. Domenico Ferrero IMC riporta queste parole sentite dal Fondatore riferendosi alle conferenze ai convittori: «Tutto ciò che dico, lo dico alla buona, ma mi preparo sempre, perché voglio che siano cose sode. Potrei anche da voi parlarvi un po' più sostenuto; ma no, non lo faccio. Preferisco così, condire queste cose anche con qualche barzelletta, che rendono meno pesante, e si può fare molto bene lo stesso». E più avanti: «Quando vado e torno da S. Giovanni, penso a queste cose, e tornato a casa prendo appunti».

Ricordi del Ven.mo Padre, pp. 21-22, n. 44.

 

GETTAVA IL SUO SGUARDO LUMINOSO QUA E LÀ

P. Giovanni Piovano IMC scrive: «Faccio notare che il Padre quando parlava, nelle conferenze, gettava il suo sguardo luminoso or qua  or là, passando dall'uno all'altro dei presenti».

Testimonianza del 10 novembre 1943.

 

SE LO FACEVA SEDERE VICINO

Il p. Giuseppe Prina IMC racconta del modo delicato e affettuoso con il quale trattava suo padre, che riteneva un ottimo cristiano. Tanto più quando rimase vedovo. Scrive: «Quando poi traslocammo alla Casa Madre allora lo faceva fermare pure alla conferenza e se lo faceva sedere vicino, ed anche a qualche accademia, […] “tanto, diceva, sei di casa”».

Testimonianza del 14 dicembre 1943.

 

AVEVA PAROLE DI CONVINZIONE

Sr. Antonia MC racconta: «Nei primi tempi della Fondazione il nostro Venerato Padre veniva trovarci tutti i giorni; ed io sospiravo che venissero le quattro del pomeriggio per vedere l'arrivo del nostro caro Padre fra noi. Qui la sua parola paterna mi penetrava nel mio cuore. I dubbi scomparivano, sembrava che col suo sguardo penetrante vedesse l'interno delle nostre anime. Nelle sue conferenze aveva per tutte parole di convinzione, sulla scelta dello stato, ci lasciava così bene e mi sentivo trasportata amare sempre più la mia vocazione missionaria».

Testimonianza del giugno 1936.

 

VENIVA QUASI OGNI GIORNO

Sr. Cristina MC racconta che «Essendo una delle prime fortunate ebbi la sorte di sentirlo sovente; veniva quasi ogni giorno da noi, s'intratteneva come un Padre con le sue figlie, c'istruiva intorno alla vita religiosa con una paterna bontà, tutto alla buona. Io non sapevo niente della vita religiosa, e non so se le mie compagne, però il fatto sia che essendo nessuna Suora, eccetto la Ven. Madre Suora di S. Giuseppe scelta da Lui per istruirci, egli stesso veniva, assisteva e ci insegnava a praticare piccoli atti di umiltà con quel vero spirito e fede ch'egli stesso possedeva».

Testimonianza del 21 maggio 1936, lettera alla Madre Generale, 1.

 

SIA TUTTO PER LA MAGGIOR GLORIA DI DIO

Sr. Maria degli Angeli MC scrive: «Gli dicevo un giorno quanto bene mi facessero le sue conferenze. Saliva le scale avviato appunto a farci la solita conferenza domenicale. Si fermò ad un tratto, trasfigurato in volto e con gli occhi rivolti al cielo esclamò: “Sia tutto per la maggior gloria di Dio”».

Testimonianza del marzo 1944.

 

UNA SUORA STENOGRAFAVA

Sr. Francesca Giuseppina Tempo parla delle conferenze domenicali, dei loro contenuti e di come erano efficaci, e continua: «Le di Lui conferenze erano religiosamente raccolte dalle Suore, una delle quali stenografava mentre egli parlava e vengono tuttora conservate religiosamente e rilette con molto profitto. Alcuni di questi scritti furono riveduti dal Vice Rettore col quale aveva un solo spirito e qualche altro lo vide il Rettore stesso. Negli ultimi anni si recava solo più raramente all'Istituto, come si sentiva la sua mancanza; aveva qualche volta la bontà di accoglierci alla Consolata, nei primi tempi in parlatorio, poi essendo egli sempre più sofferente ci riceveva pure nel suo studio».

Testimonianza, 15 febbraio 1931.

 

DIALOGO CON LE NOVIZIE

Sr. Emilia Tempo fa questa annotazione: «Giorni di SS. Esercizi (Oggi viene il nostro Ven.mo Padre e noi gli facemmo tutte le nostre domande che lui ci spiegò, specialmente sull’amor proprio. Disse:). Poi, dopo un’introduzione del Fondatore, riporta le domande delle varie suore e le spiegazioni del Fondatore. Non è una conferenza, ma un dialogo. È molto interessante come metodo educativo:

Annotazione del 26 settembre 1916.