Originale autografo…, in AIMC
In riva al Ciania e Seca,
21 marzo 1911, ore 13 N5
Amat.mo Sig. Rettore,
Sono pochi minuti che ho passato il Rubicone ossia il Ciania alla sua confluenza nel Seca e vuol dire che sono entrato nel nostro Vicariato il cui confine è appunto il talweg (ossia il centro del letto) del Ciania. Nel metter piede sul ponte del Ciania vi sono accolto dal P Gays con una bella squadra dei suoi catechisti partiti stamane da Kaiciangiru e venuti qui in 4 ore ½. Mentre i miei compagni di viaggio attendono a prepararci pranzo io ne profitto per inviarle il 1° saluto dalla terra della Consolata in Africa, e rassicurarla sul buon andamento dei primi giorni del nostro viaggio in carovana.
Partimmo da Limuru il giorno di S. Giuseppe alle 3 pom.: Mons. sul suo mulo, Aquilino sul suo nuovo cavallo, io nella vetturetta-biroccino tirata dal mulo e tutti gli altri colla vettura di S. Francesco – La prima marcia fu solo di 3 ore, per una via or bella or brutta ma sempre percorribile dalla mia vettura e ci attendammo a metà strada tra Limuru e il forte Kiambu (dove i PP. dello Sp. S. hanno la Missione di Ognissanti) – Eravamo già scesi 300 metri dall’altitudine di Limuru, ma la notte fu ancor fredda assai, essendo tuttora nell’alto Kikuiu. Io però dormii benissimo. Eravamo in mezzo a numerose fattorie di settlers inglesi… ma le coltivazioni eran tutte fallite causa la siccità; non rimaneva di bello che le grandi piantagioni di blak-wattle, il cui verde simpatico spiccava tra i campi bruciati e la brughiera semi-secca.
Riprendiamo di buon ora – dopo Messa – la via Limuru-Kiambu: sempre quasi in discesa, dapprima brutta, ma infine bellissima presso il forte Kiambu ove si riunisce alla grande strada carrozzabile Nairobi-Fort Hall. Que-st’ultima da Nairobi fa un gran semicerchio passando sotto il Kikuiu nella gran piana dell’Athi River. È piana, per modo di dire, ché si succedono continuamente le basse e le ampie colline, caratteristiche del deserto da Voi sino a Nairobi. La strada le scavalca tutte con salite e discese più o men ripide e grandi curve per non montar su troppo rapidamente. È generalmente bella, ma in certi tratti assai brutta per cui bisogna far dell’acrobatismo per bilanciarsi or a destra or a sinistra affinché la vettura non si rovesci su d’un lato. In complesso il mio è un vero viaggio di piacere, al fin del quale però – stante quell’acrobatismo – si arriva alla meta con le coste rotte. Pranzammo senza attendarci al fiume Kameti nel preciso sito in cui furono fotografate le prime suore in carovana – cliché pubblicato quattro mesi fa – È un sito che riconobbi subito, perché gli alberi che sul magrissimo terreno crescono lentissimamente, sono ancora tali quali quelli della fotografia. Si riprende il viaggio e la sera si arriva al Rùiru, un fiumicello grosso come una meschina bealera, ma che qui è un gran bacino d’acqua, perché arrestato da una diga, colla quale prodotto un salto, mandano la forza e luce a Nairobi – È un sito da leoni, e infatti la notte non lasciammo sciolti i muli, ma li ritirammo ben vicini alle tende. La notte però passò tranquilla e nessuno udì urla di iene, e tanto meno ruggito di leoni. Però dovevan esser vicini dai molti avanzi di congoni o zebre sbranati incontrati per via – Rimessici più tardi – alle 7 – in via giungemmo benissimo qui, ove resteremo stanotte, e partendo presto domattina saremo a mezzodì alla Madonna dei Fiori – Speriamo continui sempre bene, come finora, malgrado il caldo soffocante dalle 9 alle 5 pom.
La saluto a nome di tutti i qui adunati e spero sempre darle buone nuove… cominciando da Fort Hall donde le scriverò.
dev.mo C. G. Camisassa
