Minuta autografa…, in AIMC

= 10 Aprile 1911 =

Carissimo P. Bertagna,

Ho ripensato e meditato sul caso di V. S. considerando la cosa affatto oggettivamente, senza tener conto della mia qualità di Vice Superiore, e la conclusione è sempre quella che già le dissi a voce – Ho interrogato il P. Gays su quanto aveva udito dal Sig. Rettore a proposito della rinnovazione e durata de’ suoi voti, e su quel che aveva detto ad altri in Missione su tal proposito. Egli m’assicurò formalmente che il Sig. Rettore aveagli detto i voti essere per se stessi veramente perpetui, che però egli finché l’Istituto non era approvato da Roma avrebbe potuto – d’accordo col solo Arcivesco[vo] – dispensarlo: ed in questo solo senso, disse il P. Gays, io ne parlai dopo il mio arrivo in Missione; e m’assicurò ancora che non disse mai che fossero soltanto temporanei – di 3, o 5 anni – essendo egli sempre stato convinto che di natura loro erano perpetui–

Interpellai ancora uno dei Padri che intervenne agli Esercizi Sp.li quando V. S. rinnovò i voti ed anche questi mi accertò di non aver mai udito né da P. Gays né da Monsignore che la rinnovazione dei voti, quale fecesti fin’ora in Missione, fosse temporanea, che egli non avea dubbio alcuno fosse perpetua – Naturalmente le interrogazioni al P. Gays ed a quell’altro padre furono fatte da me in modo affatto generico, escludendo ogni sospetto riguardo a V. S. il cui caso resta quindi per parte mia affatto segreto – Monsignore poi ripete che non ricorda assolutamente d’aver detto parola sulla temporaneità dei voti rinnovati in perpetuo col solito formulario, ed ha anzi tutta la certezza morale di non aver mai detto ciò, essendo sempre stato d’idea contraria –

Pertanto in evasione al doppio incarico datomi dal Sig. Rettore cioè 1° d’esaminar il caso di V. S.; 2° di fissarle l’epoca della partenza qualora non trovassi difficoltà; io ripeto a V. S. che a mio giudizio i suoi voti davanti alla Chiesa sono perpetui – perché se voleva far restrizioni sulla lor durata (mentre le parole indicarono perpetuità) ella doveva manifestare tali restrizioni. Il suo caso se ella ebbe quelle idee condizionate allora, è identico ad un matrimonio contratto segretamente, da una delle parti, conditionate; la Chiesa non tien conto di tali restrizioni occulte e obbliga a tener valido il matrimonio contratto anche nel caso che quelle condizioni fallissero – In conclusione io non le do alcun permesso di allontanarsi dalle nostre Missioni ed ella non potrà farlo finché non abbia ottenuto lo scioglimento de’ suoi voti da Roma. In questo senso ne scrivo oggi stesso al Sig. Rettore; e ne attendo la decisione – V. S. farebbe anche bene a scrivergli, esponendo in modo preciso e completo il suo caso e tutti i motivi per cui crede appoggiare le sue opinioni.

Seguono le solite frasi di conclusione e di saluto C. G. C.