Originale autografo, lettera mutila…, in AIMC
Stazione Madonna delle Grazie 1911 8 luglio – Nyeri N 14
Amat.mo Sig. Rettore,
Ricevetti ieri la sua del 4 giugno, con tutte le altre con essa accluse. Spero che ella abbia omai ricevute tutte le mie spedite dopo il 16 aprile: cioè il 16, 19 e 23 maggio; poi il 9, 13, 16 e 20 giugno: in totale 13 lettere dalla mia partenza fino ad oggi. Come vede almeno per V. S. non mi prese ancora la malattia del silenzio omai endemica ai missionari qui. Io però li compatisco di ciò oggidì più che in passato, vedendo coi miei occhi che vita faccendiera è quella delle Missioni e come si trovino sempre a sera senza saper dove sia andata la giornata.
Comincio pertanto a risponder alla sua ultima, ringraziandola anzitutto degli augurii suoi, e fattimi inviare dall’Istituto e Consolatina – Può ben capire che, per i suoi, almeno, non occorreva neppur dirlo, perché lo so bene quanto pensa a me e quanto bene mi ha sempre voluto nonostante i miei demeriti. Spero però demeritarlo meno in avvenire… colla grazia di Dio. Agli altri auguri risponderò col tempo.
+ P. Bertagna mi scrisse ieri chiedendomi se non avevo alcuna risposta da V. S. riguardo a lui.
Gli scrissi che V. S. attendeva ancor sempre una lettera da lui, spiegante la cosa secondo le sue viste, e che si meravigliava di non averla ancor ricevuta – E nulla più. Negli altri non trapelò nulla finora, ed egli va avanti come se nulla fosse… almeno esternamente. Per ora la scuola dei figli dei capi fu iniziata a Mogoiri assieme ai catechisti, ma fra 15, o 20 giorni essi saran ricevuti a Fort Hall. Ma la questione di tali scuole è tutt’altro che risolta. Il Governo non vuol aiutare materialmente scuole confessionali (e le vorrebbe aconfessionali); i protestanti sono furibondi volendole confessionali, ciascuno naturalmente secondo la sua setta. Noi, cioè il delegato nostro eletto da noi (P. Brashma di Mill Hill) sta lì senza pronunciarsi, d’accordo con Monsignore, e si sta ad osservare il vento che spirerà. Per ora il Governatore… ha promesso di non toglierci (ai protestanti ed a noi) i figli dei capi, ma non vuol obbligarli a venire, li consiglierà però a venire. Insomma la cosa non è formalmente o legalmente risoluta, noi continuiamo a tener questi discepoli.
+ V. S. mi dice di studiar gli individui… preferendo quei di buon spirito… è cosa che farò più intimamente stando un po’ in ciascuna Missione… La cosa però è difficile pel motivo che alla Consolatina si diede ben poco di formazione da D. B. e pare si insegnasse solo a far sotterfugi perché Lei non ne venisse… informato, per non darle pena… ma si contarono fatti ben peggiori dell’affare della focaccia delle Gilardi… Poi chi riusciva ad avvicinare Lei era certo in disgrazia… per chissà quanto tempo.
– L’impressione che ne riportavan tutti era che bisognava saper fingere. E qui ora nelle missioni le contano trionfalmente queste miserie… Purché [seguono due nomi cancellati e resi illeggibili] non ne abbiano succhiato senza avvedersene il sistema – Io lo temo molto, e mi convinco vieppiù che lei deve aver il contatto il più possibile coi singoli… e metter molto da parte gli occhiali [seguono due parole cancellate] negli apprezzamenti degli individui; perché credo che [segue una parola cancellata] finiscano per apprezzare secondo gli inchini che ricevono. Tanto è che giunti qui gli allevati alla completa scuola della Consolatina danno risultati diversi… dagli attesi… e chi pareva dovesse esser modello d’ubbidienza finisce per fare più quel che vuol lui che non gli altri… insomma ci son tante cose da ponderare su quei che son qui. Ritenga che io non sono ottimista, ma neppur voglio essere pessimista. Mi contento per ora di vedere, guardare, osservare e sempre tacere, pel timore di cedere alla mia propensione di veder brutto più di quel che forse è. Prendo nota di tutto e parlerò, cioè si scriverà dopo conferito ogni cosa con V. S. a voce. Due cose sono ineccepibili… il sistema sbagliato di educazione alla Consolatina, sistema del quale per quanto ne sospettassimo lei ed io, vedo adesso che ne eravamo ancor all’oscuro…
Seconda cosa la necessità di un po’ di Convitto anche e ancor più pei neosacerdoti missionari. Convitto nel senso di far loro scuola di morale e di vita pratica ché qui gli usciti di là son troppo nuovi al mondo o ad un certo saper fare, che i vicecurati pure
P. S. (Brano di lettera rinvenuto tra gli scritti a don Luigi Perlo, con data fotocopiata “Fattoria 8 luglio 1911”).
Monsignore mi osserva, a ragione, che la indicazione 2a scelta messa sulle etichette dei pacchi caffè, non piacerà a chi vuol fare un regalo di tal pacco – viceversa converrebbe tener la dicitura perché una serva ad es. mandata con denaro per quel di 1a scelta può prender quel di 2a (se non ha la dicitura) e portarlo a casa come di prima. Per conciliar le due cose converrà, dei pacchi di 2a scelta, averne di quelli colla scritta 2a scelta e di quelli senza tale scritta (pel che basta tagliare un pezzetto all’etichetta, cioè staccarne – prima di incollarla sul pacco – le parole 2a scelta. E così in negozio si danno ordinariamente i pacchi colla scritta 2a scelta, e chiacchierando col compratore si può sapere se non vuole tale scritta, nel qual caso gli si dà un pacco senza di essa. Col tempo – consumata l’attuale stok di carta da far pacchi – converrà usare la sola dicitura Caffè delle Missioni ecc. sull’etichetta, e poi pel caffè di 1a usare carta gialla (come fan pel thé di 1a) o rossa, e pel caffè di 2a usare altro colore come per es. castagno o bleu. Così si introduce l’uso che si ha pel the e per altri prodotti coloniali, in cui il solo diverso color della carta indica la qualità della merce.
Il caffè mandato ora è vero e solo della Fattoria, e molto migliore di quello Felix venduto finora. Fra un anno Monsig. prevede che potrà spedirvi altre 4 o 5 tonellate di caffè. Del vero nostro avremo d’or innanzi abbond[ant]emente per la vendita. Tra il venderlo qui e in Italia, coi prezzi del periodico, si guadagnano almeno £. 1200 per tonellata, che vuol dire quasi 5000 lire l’anno se se ne vende come ora, 4 tonellate all’anno; però si può prevedere che una volta introdotto sul mercato il vero nostro, le ricerche aumenteranno (stante il miglior suo sapore) quindi forse si vend[e]rà anche più di 4 tonellate all’anno – Conviene, per paura delle dicerie, rinunciare a questo introito? Tanto più che proprio un mese fa, il Vicario Apostolico dell’Uganda dei PP. Bianchi, incitato da Roma comprò una nuova fattoria pel caffè (e ne ha già una pel cauciù) e si dà ora personalmente attorno per farla dissodare, e far ricerca di semi e piantini.
Le accludo una lettera – andata in Italia e rimandataci – per la Sig.a Lavy: ella può farla recapitare a mano?
Favorisca far inserire – per omaggio – tra gli abbonati – il Sig. Com.re Long Direttore della Società Coloniale Italiana in Mombasa – e frattanto gli mandi subito tutti i Numeri contenenti la storia dell’Orfanotrofio. Di più spedisca subito al medesimo una copia di quelle grammatiche swahili che io feci tradurre dal francese e stampare in litografia – ce ne sono 150 copie all’Istituto: può mandargliela legata corrente in tela.
Faccia ricerca se trovasi un vocabolario swahili italiano ed anche solo swahili francese, e ne mandi una copia o due al più presto a Monsignore a Fort Hall.
Monsignore dice che lasciò a Torino un suo paltò bello da estate. Se non lo trova glie ne faccia far uno da Scaravelli in tibet ed anche una veste nera thibet: ne ha sempre bisogno per quando va a Nairobi. Ce li spedisca al più presto per uno o due pacchi postali.
