Originale autografo…, in AIMC

Fattoria 31 luglio 1911 N 18

Amat.mo Sig. Rettore,

Domani spero ricever la sua posta dei primi luglio e, come al solito, all’arrivo di essa restandomi pochi minuti per rispondere collo stesso corriere che parte da Niere, devo in precedenza preparare la presente.

Fin dal 20 corr.te Mons. spedì a Meru la domanda per le 2 stazioni, ma riteniamo che se s’avrà la risposta fra 1 mese, le cose van bene. Giacché all’arrivo colà di tale lettera il comandante del forte era partito per Ighembe (il paese ancor chiuso di cui le parlai) a farvi la guerra; né si sa quando avrà finito. Frattanto, per non protrarre più oltre la mia fermata qui decidemmo gli Es. Sp. da iniziarsi al più presto, malgrado che Mons. fosse di parer contrario, volendo egli lasciar passare la stagione delle nebbie che durerà fino a metà settembre. Ora sollecitando il più possibile la successione delle tre mute si arriverà al termine – se tutto va bene – il 13 Settembre! Basta ritener che tra apertura e chiusura ci van 5 giorni per muta; e che dalle stazioni lontane impiegano almeno tre giorni nel venire e tre nel tornar a casa… e prima di tutto la carovana che va prender quei di Limuru (con molta roba necessaria per gli E. Sp.) partita da Mogoiri il 29 ci metterà almen 10 giorni per esser di ritorno a Kaiciangiru (la 1a stazione dell’interno): e di là altri 3 giorni ad esser qui. Insomma il tempo in Africa va mai misurato… e se sarò libero di qui a ½ Settembre… ne ringrazierò il Signore. Poi mi resta un giro d’un mese almeno (in ciascuna stazione conto 4 o 5 giorni): poi il giro a Meru esigerà almen 15 giorni. Dall’Uganda poi mi scrive P. Franco che quel Vic. Ap.o ci attende, e noi pure desideriamo andarvi… Insomma sulla data del mio ritorno a Torino non posso ancor fare calcoli precisi. Tanto le dico per sua norma riguardo all’affare della parrocchia… per cui capisco che può esser utile la mia presenza nella questione dei limiti e disegno chiesa. Ritengo che almeno in dicembre sarò a Torino… a Dio piacendo.

Per la questione della parrocchia discussi parecchie volte, e per delle ore, con Mons. il quale more solito non si pronunziò mai… facendo solo delle difficoltà specialmente perché ciò, gli pare, immobilizzando… lei e me, finisce per ostacolar forse lo sviluppo prossimo dell’Istituto. Poi perché teme che pur fissando quanto si vuole la spesa delle costruzioni, s’eccede poi sempre immobilizzando fondi dell’Istituto senza speranza di ricavarne l’interesse neppur col tempo. Questo 2° pericolo c’è sicuramente perché tra acquisto terreno, chiesa (sia pur alla semplice… ma dev’esser di proporzioni grandiose) e fabbricato parrocchiale che va pure grande, dovendo prestarsi alle inevitabili associazioni per opere sociali moderne (oratorio festivo, teatrino, società operaie, figlie Maria). Tutto contato bisogna spender almeno ½ milione (cioè 100 m. p. terreno –

300 p. chiesa – 100 m. p. casa). Contando pure le 100 m. che le scrissi speriam ottener dalla Consolata, poi le 50 del Cardinale e 50 d’offerte: sono ancor 300 m. da metter fuori… perché già io non spero molto di offerte successive, stante che ci saran subito i soliti a dire dappertutto che noi ne abbiam già troppi. Per le dette 300 m. l’interesse al 4% esigerebbe 12 m. lire di entrata annua, la quale verrà fra 8, o 10 anni, ma per 8 anni non c’è sicuro… perciò gli interessi delle 300 m. non incassati per 7 od 8 anni ammontano ad altre 100 m. il che farà un capitale di 400 m. ivi immobilizzato, e per cui la parrocchia dovrà poi render di   netto  £. 16 m. annue… cosa insperabile, ritenuto anche che le dette opere sociali esigeranno sempre nuove spese dalla parrocchia. Insomma, come speculazione è un’impresa passiva. Solo c’è da bilanciare l’attivo morale in pro dell’Istituto e veder se convenga far sacrifizi pecuniarii in vista di esso. Questo attivo morale io lo riduco a questi quesiti. L’Istituto, per raccogliere individui ed offerte, avrà sempre da essere torinese? (almen per la casa madre) e per la pubblicità a ciò necessaria basterà una casa (anche con chiesetta annessa come l’Istituto attuale) casa che in [un] posto od in un altro si potrà sempre avere malgrado le future soppressioni? L’aver invece una parrocchia, quanto potrà influire alla detta pubblicità? (Non conto la stabilità che dalla parrocchia possa provenire, ché pel caso di una soppressione val niente). Che l’Istituto debba rimaner torinese nel senso suddetto, mi par indubitato, e ciò anche a costo di spese: l’esempio di D. Bosco vale al caso. L’influenza della parrocchia sulla pubblicità quanto possa esser superiore a quella d’una semplice Casa-madre… io non saprei definire o indovinare. Monsignore non la conta molto… io propendo a darvi un certo peso (meritevole quindi di far sacrifizi pecuniari) massime per tante ragioni indirette… Poi vediamo che gli Ordini religiosi tendono tutti a far così. La decisione a V. S. dopo aver pregato e fatto pregare come preghiamo qui.

Il 1° motivo d’arresto nello svolgersi dell’Istituto io non lo conto gran che, mi par anzi non sia da temere, potendo omai – per la mia parte – fare assai con D. Luigi od altri. Lei poi sarà poco disturbata per questo… almen durante la costruzione.

Certo che una parrocchia con una chiesa adatta bell’e fatta non l’avrem mai dal Cardinale, il quale anche se pressato dal Papa… troverà sempre il modo di procrastinare… fino… alla morte del Papa, e poi zero. Con una chiesa inadatta come Pozzo Strada è lo stesso come non averla, dovendone collo svilupparsi di Torino, farci una nuova chiesa. Altri motivi di peso io non saprei trovarne; ché tutte le considerazioni che potrei fare al riguardo, o son di poco peso, o si riducono al fine alle sopraddette: cioè se convenga affrontar una passività forte… in vista del vantaggio morale.

E giacché parliam di ciò… voglio sottoporle un altro quesito. Dalla Consolata bisognerà presto o tardi andarsene… L’Istituto e la Consolatina sono fuori della vecchia Torino divota e (tanto quanto, massime pei censi piccoli) benefica. Non converrebbe studiar di assicurarci un posto – casa e chiesa – in questa vecchia Torino? Si diceva che le Orfane vogliono vendere casa e chiesa… Ci pensi un po’ se non converrebbe per mettervi le Missionarie…Non converrebbe offrire, a chi di ragione, il cambio colla Consolatina e casa Roveda?

Mi vien anche un’altra idea affine in qualche modo alle sopraddette: posto che la Consolata dovrem lasciarla, non sarebbe il caso che quando D. Cafasso sia beatificato, trasportarne la salma o nella futura parrocchia o nella futura cappella annessa all’Istituto. S’intende che parlo in vista dei vantaggi… che ciò può produrr directe vel indirecte all’Istituto. Perché lasciarlo in pro’… d’un santuario che non ne abbisogna? Dico ciò perché, se le sorride l’idea, si cessi fin d’ora dal parlare di metter la salma nell’altare delle Anime alla C[consolata].

Le accennai nell’altra mia il N° delle Messe approximative celebrate qui. Fra esse non comprendemmo la 2 a messa binata (che si usa celebrar da quelli lasciati alla custodia delle stazioni durante gli Es. Sp.li) e neppure tutte quelle del Venerdì santo. Ora Mons. amerebbe sapere se tanto per le binate come per le seconde si può prender l’elemosina. Leggemmo al proposito il D’Annibale, ma non ricavammo la risoluzione dei 2 dubbii: Ella li studii con comodità e poi ne scriverà la decisione a Mons. C’è un’altra cosa su cui decidere. Finora Mons. lasciava alla coscienza di ciascuno il celebrare nel Giovedì e Sabato Santo per quelli che non son Superiori di stazione (ché il Superiore le celebrava sine cantu et choro). Dal D’Annibale parrebbe che l’Ordinario possa dar, a chi crede, tal facoltà: A me par che la decisione della coscienza individuale risolveva un bel nulla, e che bisognerà dar una regola generale.

V. S. studii pure la cosa e decida. Dal fatto che nel mese in cui cade la settimana santa, quasi tutti consegnano tante messe quanti sono i dì del mese parrebbe che quasi tutti le dicessero quei due giorni. Però sta anche il fatto che parecchi Superiori e non Superiori segnano tante Messe quanti sono il dì del mese d’aprile in quest’anno: eppure il venerdì santo evidentemente non celebrarono i non superiori ex praesanctificatis… mancandone. Questa svista è quasi generale, e almen per quest’anno spero agli Esercizi di saper preciso il N° delle Messe dette nella Sett. Santa da ciascuno. Ma per gli anni passati come saperlo? Monsignore non aveva fatto tal riflessione: e crede che se ne computarono di non dette e dette nel Venerdì santo. Ma come corregger l’errore? Daremo un monito generale che ognuno d’or innanzi intenda, quando vuol (e può secondo la regola) celebrar pro se di soddisfar prima i debiti che può avere ex justitia per Messe consegnate come dette pel Rett. e invece non applicate, o applicate il Venerdì Santo. Vedremo anche di fissar quel tanto della messa, che in quei 3 giorni si deve dire, perché colla dispensa che hanno dal canto e dalle Profezie (nelle facoltà di Mons.) pare che facciano un pasticcio, abbreviando a loro arbitrio. Queste cose sarà poi bene le definisca lei in modo preciso per tutti.

 + Le Encicliche papali arrivano qui nella sola copia dell’Acta Sedis Ap.cae, che non si può far girare per le varie Stazioni. Sarebbe bene che per alcune passate più importanti ella cercasse di aver dalla Curia (o dal tipografo) alcune copie delle pastorali con cui il Cardinale le comunica alla Diocesi, e ce le mandasse. Per l’avvenire poi si fissasse subito 12 di dette pastorali (con encicliche) e le mandasse qui. Così Mons. le manderà alle principali Stazioni, che le passeranno alle Stazioni minori.

 + Ciò che urge aver qui prima della fine dell’anno è una quindicina di copie dei Decreti (Auctis admodum, Romani Pontifices, le Dichiarazioni su questo, e fors’anche il Decreto sulla Comunione dei fanciulli) che è obbligatorio stampare annessi alle Costituzioni e leggere il 1° gennaio d’anno. Qui finora non si lessero; ora le leggeremo agli Es. Sp.li ma ella pensi anche se, andando a Roma, non sia il caso che domandi – per quelli qui in Missione – la facoltà di leggerle in occasione degli Es. Sp.li d’ogni anno: essendo l’unica occasione in cui ci ritroviam quasi tutti. C’è però la difficoltà che alcuni (4 per ora) in questa occasione son lasciati a custodia delle stazioni (ognuno per 2 stazioni celebrando per tempissimo in una missione, e partendo subito per comunicare le Suore nell’altra): questi potrebbero leggersela da soli… Del resto, se non le pare, obbligheremo ogni stazione a leggerla a tavola il 1° gennaio.

 + E per le Comunità femminili (le cottolenghine qui) c’è anche l’obbligo di tal lettura?

 + Del nuovissimo Decreto sugli Espellendi e Dimittendi è anche obbligatoria l’inserzione nelle Costituzioni e la lettura al 1° dell’anno?

 + P. Panelatti si comprò un mulo, pel quale dice che i suoi parenti inviarono a V. S. £. 500 circa.

Qual somma precisa ricevette lei per questo. Egli sapendo che gli fu inviato più del costo del mulo chiede ora questo soprappiù. Inoltre dice che i suoi gli chiedono la ricevuta delle £. 20,90 pubblicate nel periodico di maggio 4a pagina da Basilio Panelatti di Praso: somma che dice destinata a lui personalmente e che ora ci domanda. V. S. favorisca verificare la lettera o cartolina accompagnante tale offerta e dirci in quali termini è concepita per sapere se dobbiam dargli quelle £. 20,90.

 + P. Balbo mi domanda 2 volumi, che do in nota a D. Luigi. Sembrami convenga provvederglieli perché vedo che va facendo studi e raccolte e scritti che interessano e saranno utili pel periodico.

 + Parmi averle già scritto che arrivano qui giornali liberali come la Perseveranza (a D. Bellani) ed umoristici come il Guerin Meschino, il Gallo caricaturista pure liberali (a D. Gays) e le Lectures pour tout (ad Aquilino). Il primo l’ho sospeso a D. Bellani, gli altri credo farebbe bene a proibirli lei a D. Gays, e anche ad Aquilino sarebbe da vietargli l’abbonamento pel 1912. Glie lo scriva lei, perché è un giornale mondano e leggiero, benché non anticlericale.

 + La Da[mige]lla Turchi mi scrive di condurle a Torino la cieca di 12 anni di cui la feci madrina. Anzitutto non mi offre di pagarle il viaggio… ma poi conviene istruirla… per qui gli sarà poco utile: al più servirebbe a far lei scuola all’Orfanotrofio. A Torino poi la presenza d’una nera delle nostre Missioni farà la reclame a queste? Ecco l’utilità maggiore che ne deriverebbe forse… Che le pare? Decida lei e ne faccia la risposta alla Sig.a Turchi, naturalmente esigendo la paga del 1° e 2° viaggio che in 2a classe (non potendo separarla dalle Suore) costerà circa 700 lire per volta, non potendo sperare una riduzione. Se decide pel sì, occorre me lo scriva subito, per condurla meco e con Suor Benedetta, la cecuziente che convien rimpatriare per tante ragioni indipendenti dal mal d’occhi.

 + Se il Padre per darci Suore esigesse il rimpatrio di Suor Scolastica, può concederglielo, benché di essa si senta qui il vuoto (avendola creata segretaria della fattoria e di Mons. nel che serve molto). Sarà poi supplita benissimo dalla nostra Suor Margherita (Demaria) o da Suor Cecilia.  + E giacché parlo delle nostre Suore, avremmo combinato con Mons. che le prime 10, o 12 converrà farle venire 8 alla Fattoria e 4 ai SS. Angeli Custodi che distano ¾ d’ora dalla Fattoria. A questa ci vorranno 1 segretaria, 1 magazziniera, 1 cuoca, 1 ortolana e pollaiera, 1 (o 2) all’Orfanotrofio, 2 sorveglianti le figlie nei lavori di campagna e su tutte la Superiora che può pure attender all’Orfanotrofio. Tra queste una buona chirurga e una dovrà lavorare il latte (burro, formaggio, seirass ecc.) e varie sarte tacunoire. Alla Missione poi dei SS. Angeli ci va la Superiora, 1 cuoca e ortolana e due altre =  tutte quattro poi capaci delle visite ai villaggi, e delle cure ordinarie ai malati. Qui alla Fatt. abbiam ora 5 suore, ma sono proprio insufficienti: d’altra parte la Fatt. – sia pure un po’ passiva pei cereali – questi bisogna coltivarli egualmente ché a comprarli – grano ecc. – si corre sempre rischio di avere roba avariata (come successe sovente nei primi tempi) e che fa male. Ella dica niente per ora alle suore nostre, ma nella lor preparazione tenga di mira questi uffizi a cui saran destinate. Bisogna ancora che una o due – le più intelligenti – studiino elettricità e più precisamente il regime delle macchine elettriche producenti forza o luce (dinamo, trasformatori ecc.) perché fra breve saranno indispensabili qui degli impianti elettrici, la sorveglianza dei quali è meglio sia affidata a Suore, come il Papa affidò a Suore l’osserva-torio astronomico del Vaticano. Andar a vedere scuola delle massaie che si fa presso Maria Ausiliatrice… e veder programmi ecc. ecc.

 + Dico sorveglianza perché le riparazioni dovranno esser fatte da Giuseppe, al quale bisogna subito far cominciare un corso da Montatore elettrico pel quale è facile trovar libri e manuali ad hoc ed avere schiarimenti dalle scuole operaie-industriali di Torino.

E giacché parlo dei fratelli sarebbe molto utile anzi necessario che uno di essi imparasse un poco a lavorar le pietre, e più ancora a far muratura uso biellese cioè come le pareti del canalone di S. Ignazio. Qui la pietra che abbiamo è arenaria assai molle e dolce, sicché si taglia e lavora tutto coi piolettini (che io già provvidi 5 anni fa) quasi come il legno, ma bisogna che il fratello acquisti un po’ di occhio, come si dice, cioè a farsi piani, angoli, quadrati, trapezi ecc. È una cosa che s’impara solo lavorando un po’ la pietra. Ella faccia condurre all’Istituto delle pietraccie grosse da costruzione (come quelle che mettemmo nelle fondamenta) e faccia una scelta di pietra la meno dura possibile. Con questi blocchi (che procurerà aver più grossi possibile, cioè quasi come un sacco da viaggio o una secchia) il coadiutore si metterà a trarne fuori dei pezzi regolari secondo le figure cubiche (quadrati, rettangoli, coni trapezi) e di questo materiale lavorato potrà servirsi a fare dei tratti di selciato sotto i portici dell’Istituto o nei cortili dove passano i carri. Qui impiantando la sega delle pietre (il che si farà presto) il lavoro di costruzione resta facilitato, ma nelle altre missioni si lavora tutto con pietrame spaccato (ed anche rotondeggiante di fiume) ecco perché deve anche apprendere a fare murazzi uso biellese. Potrebbe, per esercizio fare eseguire e disfare e rifare murazzi a S. Ignazio, dietro il refettorio, e per impegnar loro, faccia venire colà qualche muratore di Gisola o di Lanzo, fra i quali se ne trovano di ben esperti in tali lavori. È un genere in cui ci vuole molto esercizio – solidi ed appiombo i murazzi, e quindi per tutto il tempo che sono in campagna a S. Ignazio applichi di continuo due o tre fratelli a far murazzi e squadrare pietre che colà abbondano, scegliendo sempre le meno dure… od anche lavorando le dure. Tra il disordine dell’antico istituto c’era che parecchi (Padre Angelo, Savio, Panelatti ecc.) consegnarono soldi a D. Borio dei quali egli non diede loro mai conto, tanto che qualcuno glie li chiese già di qui con lettere perfino un po’ impertinenti, dicendogli che trascurava obblighi di giustizia. Sta il fatto che egli li faceva loro spendere in oggetti di legatoria, e storielle più o men utili, ma qualcuno asserisce di aver ancor crediti non liquidati. Io li interpellerò negli Es. Sp.li e vedrò; ma frattanto V. S. può anche ricordar la cosa a D. Borio.

 + Parlando con Mons. si sarebbe concluso che non conviene aprire una casa in Inghilterra, ma va aperta in America, perché così si trarrà più d’offerte e d’altra parte gli Inglesi sogliono considerar gli Americani come lor fratelli, e qui non si fa differenza tra inglesi ed americani. Tanto per di lei norma.

 + Monsignore da 3 giorni è partito per Fort Hall dove si deve dar l’ultima mano per l’apertura del Collegio (ora i 20 collegiali – (principini?) già raccolti sono coi catechisti a Mogoiri) poi di là passerà appunto a Mogoiri per conchiuder l’inizio del vero collegio a F. H. indi tornerà tosto qui per preparar per gli Es. Sp.li.

 + Le mando una lettera con indirizzo che credo sbagliato. Di Cav. G.pe Bersanino ce ne devono esser 2: perché sovente ci vengono offerte con tal nome e domicilio Via Meucci N. 2, oppure via Alfieri 26… e lo strano si è che entrambi chiedono spesso gli stessi nomi di Leone e Stefano, (o Stefano – Ottavio). Devono esser 2 fratelli i Cavalieri che avran ripetuto nei loro figli il nome del padre Leone o Stefano. Ma frattanto questo Via Meucci 26 che era nella nota del T. Baravalle portata meco in febbraio dev’essere uno sbaglio. O che è via Meucci 2, o che è Via Alfieri 26. Ella appuri la cosa e faccia recapitare l’acclusa relazione, ritardata per un malinteso occorso nell’invio di questi indirizzi sbagliati.

 + Altra cosa che deve far imparare a 2 delle prime nostre Suore è di mimeografare con la macchina che hanno all’Istituto dove Dolza e Prina mimeografavano le dispense di medicina ecc. ecc. Tale lavoro si fa qui alla fattoria da Suor Scolastica, e si stamparono così catechismi, Storia sacra, grammatica kikuiu. Lavori simili si dovranno sempre far qui, finché non manderemo una completa tipografia, da esercirsi a mezzo delle Suore (come quelle del C.co Boccardo)… cosa che non tarderà tanto, perché nel Kikuiu si cammina, e le altre Missioni qui attorno (Uganda, PP. dello Sp. S., ecc. e massime i Protestanti) han già i loro bravi giornaletti settimanali in lingua indigena.

 + Ricevo in questo momento di spedire la sua del 29 giugno, cui non ho tempo a rispondere, ma mi par dalla lettura affrettata di essa non si esigono risposte d’importanza. Ringrazii il Teol. Baravalle della sua cara lettera.

Mia salute sempre buona, anzi da 1 mese o 2 posso dir ottima, essendo cessati piccoli incomodi inevitabili col vitto di qui. Tanti saluti a tutti della Consolata.

Di V. S. aff.mo in G. C. C. G. Camisassa