Originale autografo…, in AIMC
Gilgil, 23 Novembre 1911
Mio caro D. Costa e carissimi tutti dell’Istituto,
Speravo che la soave ricorrenza del S. Natale ci avrebbe tutti riuniti per godere assieme questa dolcissima festa, improntata ogni volta a tanta effusione di cuore da lasciarmi sempre la più soave impressione. Ma… l’uomo propone, e Dio dispone… ed io, restando tuttora qui: contrariamente ai miei calcoli, devo contentarmi d’inviarvi i miei augurii più caldi dell’estate equatoriale in cui siamo ora entrati qui, e tanto più sentiti quanto maggiore è la distanza che mi separa da voi e dal nostro venerato, amatissimo Superiore. Accettateli adunque ed uniteli a quelli egualmente vivi e sinceri che gli presenterete in questa santa ricorrenza. Ai vostri augurii però vorrei che uniste una promessa tutta particolare riguardo all’osservanza d’una virtù assolutamente indispensabile, se vorrete che Dio benedica i vostri sforzi quando sarete sul sospirato campo del vostro apostolato. Voglio dire l’osservanza piena, costante, coraggiosa di tutte le norme che riceverete poi qui sulla vita di Missione.
Queste regole riguardanti sia l’esercizio diretto dell’apostolato, sia la distribuzione e l’ordine dei lavori manuali (destinati in sussidio a quello, ed intrapresi in omaggio alle direzioni della S. Sede) io le ho vedute e studiate qui all’atto pratico e non ho potuto a meno di constatare che furono ispirate dall’alto; tanta è la sapienza, discernimento e praticità con cui furono dettate. Non vi resterà dunque che osservarle intieramente, costantemente e coraggiosamente.
Osservarle intieramente, cioè tutte e fin nelle più minute prescrizioni; e non solo alcune, né per metà, né con una certa mal intesa epicheia che il demonio non mancherà di suggerirvi per eluderne l’osservanza e privarvi dei frutti della medesima. Osservarle costantemente; tutti i giorni a mane usque ad vesperam, e non soltanto nei giorni di slancio, di maggior fervore e di buon umore, o nei primi tempi del vostro arrivo qui; ma sempre, con perseveranza, massime se vi sentirete tentati di scoraggiamento o di noia, o vi succedesse col tempo – quod Deus avertat – di cader in quella tiepidezza e poi indifferenza che sono il più grave pericolo al conseguimento della perfezione, pei religiosi: pericolo ancor maggiore pei missionari che debbono generalmente vivere isolati, e senza il vicendevole incitamento della convivenza coi fratelli più fervorosi. Osservarle, lasciatemelo ancor dire, coraggiosamente; e intendo che ciascuno, badando unicamente a se stesso, perseveri e duri in quest’osservanza senza lasciarsi smuovere dalla paura di esser tacciato di testa piccola, o di troppo schiavo della materialità, da quelli che rattiepiditi già nel fervore e secondo le suggestioni della superbia credono di poter giudicare degli ordini dei Superiori ed osservarli falcidiandoli a lor piacimento. Queste cose, grazie a Dio, non succedono ancora nei membri dell’Istituto che essendo sull’inizio è ancor nei tempi del fervore… ma son sempre a temere, tante essendo le industrie del demonio per intiepidire lo zelo dei missionari e rendere infeconde le loro fatiche.
Ecco le promesse che desidero facciate a Gesù Bambino ed al suo rappresentante, il Superiore; ma sian fatte con tutta la fermezza di proposito e slancio del cuore di cui non potrete a meno di pentirvi animati in questi santi giorni. Chiedete adunque a Gesù Bambino che accetti, benedica e rassodi queste vostre promesse; che mantenga ed accresca in tutti i missionari che son qui queste stesse disposizioni; che a me conceda colla salute la grazia di compiere fruttuosamente la missione per cui son venuto; che al nostro amato Monsignore dia sempre ispirazioni e lumi per ben dirigere la grande opera dell’Apostolato tra questi cari indigeni: ma in particolare che spanda ogni più eletta grazia sul nostro venerato Padre, conservandocelo per molti anni alla formazione di Santi missionari, ripieni di spirito apostolico = Così vi augura e prega il
Vostro aff.mo C. G. Camisassa
