Originale autografo, lettera mutila…, in AIMC
Nyeri 1 febbraio 1912 N 42
Rev.mo ed Amat.mo Sig. Rettore,
Ricevetti ieri, assieme, le sue lettere del 19 e del 29 dic.bre e per prima cosa le dico che fui molto impressionato in udire di quelle febbri che ostinatamente la molestano – Per carità si usi tutte le cure ed attenzioni, massime in questi mesi d’inverno, per lei sempre fatali per quell’andata e permanenza a S. Giovanni con tutte quelle correnti d’aria per istrada ed in coro. Spero avrà chiamato il medico e che lo ascolti in tutto e per tutto… massime restringendosi a far il puro indispensabile, sino al mio arrivo. E, scrivendomi, non manchi darmi notizie ben precise. Non sto a dirle che ho già pregato… e fo pregar tutti quei di qui, sperando e augurandoci aver presto migliori e ben rassicuranti nuove.
+ Godo molto delle sempre buone disposizioni del Card. Gotti e suoi dipendenti in Propaganda, e quanto alla Tonsura e Minori va bene che V. S. possa ammettere directe, ma pel patrimonio io sarei di parere che ella chiedesse il privilegio che si ha in nostra Diocesi, cioè che basti farli iscrivere alla Società di Previdenza – Così quando ci accadesse di volerci liberar di qualcuno, non avremmo fastidii pel patrimonio. Il danaro poi impiegato in tal modo, ritornerà, a lunga scadenza all’Istituto colla pensione che la Società pagherà. S’informi di questo dalla nostra Curia, e provveda presto.
+ Anch’io son d’avviso che ad cautelam, e massime per evitar fastidi in futuro, convenga chiedere la dispensa per P. Bertagna. A proposito, se è vero, il P. Morino avrebbe comprato da lui ma non pagatogli quel fucile, lasciandogli di esiger la somma di £ 30 dai suoi parenti – Ma è da credere P. Morino? E giacché parlo di lui le dirò che chiesto a venir lavorare qui, passò qui una settimana senza far nulla, dicendo che la ferita per l’ernia era ancor aperta in un punto… ma senza purgare. L’Assistente che la esaminò, mi disse che era proprio nulla. Per cui io, in assenza di Mons. l’invitai a lavorare, ricordandogli le condizioni fattegli da V. S. nell’accettarlo. A tali parole saltò sulle furie, dicendo che se noi pretendevam farlo lavorare, si licenziava fin d’ora dall’Istituto per la scadenza del quinquennio. Risposi che per allora si discuterebbe, ma frattanto ubbidisse. Negò dapprima che in passato si fosse intestato a non lavorare; ma poi ammise che aveva agito per puntiglio perché Mons. gli criticò ed anche fece rifare qualche lavoro fatto. Lo congedai tenendo fermo che vi si mettesse di buona volontà. Lo fece per una settimana… poi la settimana dopo accusò male ai piedi per infezione. Vidi io stesso il male, ma era evidente che era l’effetto di grattature… ostinate, dalle quali egli dice di non potersi trattenere. È verissimo che i pruriti per la pulex penetrans sono molto irritanti, e che se si gratta, vien presto l’infe-zione (lo volli provar io stesso una volta, ma poi sempre mi frenai). Dunque doveva frenarsi egli pure. Stette così a far niente una settimana… dopo la quale aveva tanto male che (in assenza mia e di Mons.) fece una lunghissima passeggiata… tanto
