Originale autografo…, in AIMC
Limuru 16 marzo 1912
Carissimo P. Gamberutti,Anche a me rincrebbe molto non aver potuto effettuare il primo piano, di passare cioè per F. H. nel ritorno da Meru. Ma col viaggio ritardato dalle pioggie e affrettato poi per partire da Nyere per Naivasha, non fu possibile quel giro che esigeva due giorni in più di viaggio. Ella s’abbia dunque i miei più affettuosi saluti e vivi incoraggiamenti a proseguir nella santa vocazione. Su questa, per mio conto (e credo pure del Sig. Rettore) non ho alcun dubbio, e il premio datole di trasferirla a regger cotesta Missione e collegio, le è una prova della soddisfazione dei Superiori a di Lei riguardo. Alle ciance dei soliti malcontenti, che ci sono in ogni comunità, ella non deve badare, che quelli come suol dirsi, cercano la consolazione dei dannati, cercano cioè di rubar ad altri quella pace che essi non godono perché non s’opera sempre con retto fine e con semplicità d’ubbidienza. L’attende tibi di S. Paolo dev’essere sempre il nostro ideale: aver sempre di mira la nostra santificazione senza lasciarci smuovere dagli esempi non buoni di altri. Dunque io non ho che ripeterle di farsi coraggio, e se avesse dubbi o pene potrà scriverle al Sig. Rettore… ed aprirsi con Monsignore che le vuol molto bene.
Preghi per me… Mi riverisca le Rev. Suore e mi abbia ancora p.
Suo aff.mo in D.no C. G. Camisassa
| Al canonico Giuseppe Allamano Originale autografo…, in AIMC | – 207 – |
Dal piroscafo Etruria 1 Aprile 1912
Rev.mo ed Amat.mo Sig. Rettore,Ci appressiamo ad Aden ove arriverem domattina. Finora mare sempre tranquillissimo, perciò io nulla ho ancor sofferto. Da Mombasa le avevo scritto di provvedere per l’arrivo della nostra roba a Genova: invece loro han niente da fare perché scrivo io stesso ai f.li Gondrand di ritirare il caffè (2 ton.) e le mie casse, con istruzioni p. sdoganamento e per rispedire il tutto a Torino.
Se continuo in buona salute scenderò a Napoli per proseguire a Roma ove darò a voce relazione della mia visita al Card. Gotti (risparmiandomi di farlo per iscritto), chiederò i precisi confini dei vicariati attornianti il Kaffa e getterò un accenno sui voti solo più quinquennali o perpetui ad libitum di noi e dei voventi. Se V. S. non approva che io parli di ciò al Card. Gotti, mi scriva subito una lettera ferma all’Hotel Minerva. Conto che in 3, o 4 giorni possa far tutto e ripartire per Torino. Però se Ella mi manda a Roma l’indirizzo dell’Ing. Calissano io mi fermerei 1 giorno a Genova per trattare coi Dufour riguardo alla scorza di legno Blak Wattle, e vedere d’avviarne la vendita.
L’ora del mio arrivo a Torino glie la telegraferò da Genova.
Suor Benedetta dal momento che salì sul treno a Limuru fino ad oggi non cessò d’aver il mal di mare coi soliti effetti… Sicché continuando così arriverà costì più morta che viva. Perciò ha deciso di scendere a Livorno, trattenendovisi un po’, prima di proseguire per Torino. Prego perciò di mandar subito questo biglietto alla Madre della Piccola Casa, acciò spedisca a Livorno la tessera pel viaggio ferroviario.
Il mare, come le ho detto, fu ottimo finora, e benché il Capitano ed altri ci dicano che non sarà più così nel Mar Rosso e Mediterraneo, tuttavia spero sempre in bene, confidando nelle preghiere di costì. La vita a bordo è migliore per noi che sui bastimenti francesi… e veggo che i nostri potran sempre prender questa linea, senza tener conto delle lagnanze sulla sua durata… cosa che esagerano quei che la presero.
Mia salute proprio ottima… così le auguro e prego con tanti saluti a tutti della Consolata, Istituto e Consolatina.
Di V. S. aff.mo in G. e M. C. G. CamisassaP.S.
Prego spedire subito un pacco di caffè 1a qualità (1 kilo e ½ di crudo e ½ kilo di tostato) al Sig. Capitano Andrea Cogliolo. Via Avezzana 3-19. Genova. È il nostro Capitano, che noi tratta molto bene. Egli, giunto a Genova, starà solo 10 giorni a casa; è per questo che dissi di spedirglielo subito (Un pacco di 2 kili in totale; ma che sia bello).
