SPUNTI DI RIFLESSIONE

 

«La S. Messa è il tempo più bello della nostra vita!».[1] Queste sono parole spontanee del Fondatore, pronunciate mentre parlava dell'importanza delle sacre cerimonie ai suoi giovani all'inizio dell'Istituto. Era il 17 ottobre 1907. Proprio a mivo dell'insegnamento e della testimonianza dell'Allamano, nel nostro Istituto la S. Messa è sempre stata considerata il centro della vita spirituale, a cui si deve riservare il tempo più propizio della giornata. L'Allamano sacerdote, nelle celebrazioni liturgiche, aveva un comportamento che possiamo definire “nobile” senza timore di esagerare. Soprattutto nella celebrazione della S. Messa, che per lui era «la prima, la più eccellente e potente orazione […] e per essere degna bisognerebbe che Dio stesso la celebrasse. È lo stesso sacrificio della Croce».[2]

In questo mese vi invito ad ammirare il Fondatore sacerdote che celebra l'Eucaristia. Non riporto i suoi pensieri su questo tema (sarebbe troppi e meravigliosi), ma solo alcuni fatti e delle testimonianze.

Le sue Messe. Incominciamo dall'inizio. Il Fondatore è stato ordinato il 20 settembre 1873. Il 21 sera a celebrare la Prima Messa al suo paese. Ecco che cosa raccontava anni dopo: «Oggi è l’anniversario della mia prima Messa. In quell’anno era la festa dell’Addolorata. Siccome eravamo in settembre e non potevo rimanere in seminario, andando a casa sono rimasto tutta la mattina in chiesa, ho cantato la Messa, e poi ho pregato il parroco che mi desse un po’ di pranzo; i miei fratelli che avevano preparato un grande pranzo si sono offesi, ma presto si sono riconciliati».[3] Fin da giovane questo era il suo stile. Andava alla sostanza e non gli interessavano le apparenze. Il suo famoso “senza rumore” anche nella Prima Messa!

E poi quante Messe! Conosciamo i suoi stati d'animo quanto celebrava l'anniversario della sua ordinazione. Per esempio: «Quest’oggi è il 45° anniversario della mia ordinazione. Quarantacinque anni di Messe!... Contatele un po’! Vedete, mai più credevo di potere celebrare tante Messe!... E spero di celebrarne ancora tante e poi in paradiso sarà una Messa continua».[4]

L'apoteosi della sua Messa è stata in occasione delle “Nozze d'oro. Allora egli ha aperto spontaneamente il suo cuore, permettendo ai suoi figli e figlie di vedere dentro: «Dopo 50 anni di Messa - confidò l'Allamano ai suoi giovani andati a trovarlo alla Consolata - sono contento! Ho nessun regret [rimorso] d'averla detta male, e questo non lo dico per superbia, perché questa sarebbe una santa superbia. Le cerimonie le ho sempre compiute bene, e se per caso me ne sfuggisse una, me ne accorgerei. E questo mi consola. Ho tante miserie, ma la Messa ho sempre cercato di celebrarla bene. Prima impiegavo 27 minuti, ora ne impiego 28 o 30, e nella genuflessione voglio andare fino a terra, proprio come faceva S. Alfonso. La prima genuflessione mi costa, perché sento che le gambe sono dure, poi le altre mi riescono più facilmente».

Testimonianze entusiastiche. Le testimonianze rilasciate da quanti hanno partecipato alla celebrazione della Messa del fondatore sono tante e tutte entusiastiche. Si vede che emanava davvero un flusso speciale mentre celebrava. Viveva il “Mistero” in modo così intenso, che non poteva nascondere la sua speciale partecipazione al Sacraficio del Signore. La gente se ne accorgeva.

Ecco qualche testimonianze tra le tante: «Dopo che fu sacerdote la sua passione eucaristica ebbe per centro la Messa». «Aveva un modo di celebrarla pacato, tranquillo, senza movenze appariscenti; portava un’esattezza impeccabile nel compimento delle cerimonie e dimostrava un garbo da vero santo». «La Santa Messa era il centro, il momento più bello della sua giornata sacerdotale». «Il Can.Allamano era Sacerdote di grandi virtù sacerdotali. Era ammirabile nella pietà, che rifulgeva inmodo speciale nella celebrazione della S. Messa.

Nessuna cosa od occupazione lo dispensava da una buona preparazione e da un fervoroso ed accurato ringraziamento, che spesso prolungava fino all'ammirazione di quanti lo avvicinavano». «Per conto mio attesto che mi sono formato allo spirito ecclesiastico anche solo nel mirarlo a celebrare la S. Messa, nel vedere la sua compostezza e fervore mentre pregava». «Io ebbi la ventura di servirgli qualche volta la S. Messa durante gli esercizi spirituali, ch'egli celebrava nella piccola cappella di S. Ignazio. […]. La santa Messa celebrata da lui era veramente un mistero d'amore».

«Per molti anni prima della mia entrata in religione, ascoltai la S. Messa alle ore sei, celebrata dal nostro amatissimo Padre Fondatore. Mi sentivo privilegiata di ascoltare la Messa di un santo; mi pareva un serafino». «Sono stata alla Messa del can.Allamano. Al tempo dell'elevazione sembrava che andasse in estasi, sembrava che dovesse alzarsi da terra, aveva perfino la faccia trasparente».

«All'elevazione era mia abitudine guardarlo, perché gli veniva sempre un sorriso sincero come se sorridesse a qualcuno». «Già avanzato in età, non tralasciava mai una genuflessione; si vedeva che la faceva a stento, eppure la faceva fino a terra; solo al vederlo infondeva nell'animo un qualche cosa di speciale». «Ho notato che nella celebrazione sembrava un angelo».

Una testimonianza speciale. Non posso tralasciare una testimonianza speciale, perché dimostra come la celebrazione della Messa del Fondatore esercitasse davvero un fascino speciale. La testimonianza è di p. Antonio Mellica, Barnabita, parroco di S. Dalmazzo in torino: «Una sera verso le 22 stavo vigilando sull'andamento morale del mio teatrino, quando un confratello mi annuncia che il Can. Allamano è sotto in portineria per parlarmi. A quest'ora, pensai tra me, quel buon vecchio! Cosa vorrà?

Discesi subito: m'informò della malattia grave del Senator Avv. Palberti, mio parrocchiano: mi disse di averlo confessato e mi pregò di portargli il S. viatico, ma non ancora l'Olio Santo. Presa l'ostia santa m'incamminai con lui, ed egli volle accompagnarmi e poi farmi da chierichetto durante la Comunione là, presso l'infermo. […].

Uscito dalla casa che era in via Consolata N. 8 (ora distrutta) trovai modo di domandare al domestico dell'Avvocato come mai il suo padrone avesse richiesto il buon Canonico, così vecchio, a quell'ora... Ed egli mi disse: “Un giorno accompagnai, come al solito, il mio padrone a passeggio per le vie di Torino ed accadde come avveniva spesso, che passassimo dinnanzi al Santuario della Consolata. Il mio padrone che da molti anni non si accostava ai SS. Sacramenti volle entrare e poi si avvicinò ad un altare a cui si stava celebrando la S. Messa. Vi stette fino al termine, poi uscimmo. Appena fuori, il mio padrone che aveva seguito la celebrazione con molta attenzione mi disse: “Chi è quel prete che ha detto la Messa?” Ed io a lui: “Eh! Nonlo conosce? È il Sig. Rettore, Can. Allamano”.

“Ebbene, soggiunse, quando ti accorgerai che sono malato grave andrai poi a chimarmi quel Sacerdote lì. Nella mia malattia voglio essere assistito a lui”. Adesso il mio padrone era grave ed io sono andato a chiamareil Canonico. Egli era stato talmente edificato dal modo con cui l'Allamano diceva la Messa che lo volle ad asisterlo nella sua grave malattia”.

E così in quella notte mene tornai a casa con l'animo edificato per quanto avevo sentito, e pensavo: “Ecco il frutto a lunga scadenza d'una buona impressione lasciata mediante la divota celebrazione della Messa in un'anima, che per tale modo fu salvata. […]. Si vede che la figura santa del buoncanonico nell'atto di celebrare la Messa è rimasta sì viva in lui che fu ispirato a ricorrere a lui per tornare a Dio».

«Una notte ad ora molto avanzata venne da me il Can. Allamano pregandomi di portare il S. viatico ad un moribondo della mia Parrocchia che egli era già stato a confessare. Mi recai subito dall'infermo, e dopo l'amministrazione degli ultimi sacramenti venni da un servo accompagnato alla porta di uscita. Prima di lasciare la casa volli chiedere al servo come mai il suo padrone avesse richiesto il Can. Allamano. Il servo disse: “Un giorno accompagnava come il solito, il mio padrone a passeggio per le vie di Torino e accadde, come avveniva spesso, che passassimo dinnanzi al satuario della Consolata. Il mio padrone che da mlti anni non si accostava più ai SS. Sacramenti si avanzò verso un altare a cui si stava celebrando la S. Messa. Vi stette fino al termine, poi uscimmo. Appena fuori del santuario, il mio padrone, che aveva seguito la colebrazione con molta attenzione, mi disse: 'Chi è quel Sacerdote che celebrava la S. Messa?'. Ed io a lui: ' Eh, non lo conosce? È il Signor Rettore, il Canonico Allamano'. 'Ebbene, soggiunse, quando starò male ( non ricordo se disse: quando sarò moribondo) andrai poi a chiamare quel Sacerdote lì. Nell'ultima mia malattia voglio essere assistito sa lui'.

Adesso il mio padrone è grave ed io sono andato a chiamarlo. Il mio padrone rimase talmente edificato dal modo con cui l'Allamano diceva la S. Messa, che lo avolle ad assisterlo nell'ultima sua malattia'.

Queste sono, quasi 'ad litteram', le parole con cui mi venne narrato il fatto dal Sacerdote religioso che ne fu testimone oculare».

Per finire: durante l’ultima malattia, al nipote che gli diceva, dopo averlo riordinato: «Zio, sembra uno sposo», l’Allamano rispondeva sereno: «Sì, tra poco celebreremo le nozze con l’Agnello divino».[5]

[1] Conf. IMC, I, 211.

[2] Conf. IMC, II, 414.

[3] Conf. SMC, II, 657; cf. Conf. SMC, III, 724.

[4] Conf. SMC, III, 453.

[5]  Sr. F. Giuseppina Tempo, Deposizione, Processus Informativus, II, 506.