
NEL 38° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DEL SERVO DI DIO GIUSEPPE ALLAMANO
Commemorazione tenuta il 24 Aprile 1964 a Torino alle Comunità della Casa Generalizia I.M.C.,:del Seminario Teologico, delle Suore Missionarie della Consolata, presenti rappresentanti della Unione Dame Missionarie della Consolata e dell'Associazione Amici M.C.
L'argomento prefisso : Giuseppe Allamano e la Costituzione Liturgica, non manca di attirare l'attenzione per la sua attualità. Tuttavia presenta subito una grave difficoltà: che relazione ci può essere tra il Can. Allamano ed il Concilio Vaticano II? E' possibile stabilire un confronto tra una persona scomparsaa 38 anni fa e la Costituzione sulla sacra Liturgia, questo grande capolavoro della Chiesa dei nostri giorni? Questo sacerdote tutto preghiera e raccoglimento, ha forse esercitato un influsso sia pure indiretto sulla Costituzione che corona un secolo di studi, di ricerche e di sforzi? Perché allora parlarne?
E' fuori discussione che l'Allamano non può venire messo in relazione né diretta né indiretta con la preparazione della Costituzione. Ma ciò non toglie che la sua esistenza tutta permeata di vita liturgica, preluda a quello spirito sano ed aperto che ne ha determinato la stesura; come pure non ci vieta di stabilire un confronto tra il suo pensiero sempre lungimirante e l'insegnamento della Costituzione stessa.
IL MOVIMENTO LITURGICO
E' noto a tutti che la Costituzione fu approvata ad unanimità nella Basilica di S. Pietro il 4 Dicembre 1963 e nei nostri animi risuonano ancora gli applausi dei Padri Conciliari e la voce commossa del S. Padre che la promulgava.
E' pure noto a tutti che la Costituzione é il frutto ed il culmine di un imponente movimento sorto in Francia verso la metà del secolo scorso. Le origini di questo movimento, che si proponeva di rinnovare la vita del clero e dei fedeli per mezzo della Liturgia, si fanno risalire a Dom Prospero Guéranger (1805-1875) restauratore ed abate di Solesmes. Con tutta la tenacia e la volontà del suo carattere il Guéranger cercò di formare una comunità benedettina la quale traesse il nutrimento spirituale dal contatto diretto con la preghiera della Chiesa. Egli arricchì innanzitutto la sua anima con la vita e la luce che emana 'dai misteri liturgici e si propose in un secondo tempo di comunicare alla Chiesa la sua esperienza spirituale tramite la fondazione di monasteri e d'una serie di importanti pubblicazioni. Nel 1841, dopo appena 4 anni dalla fondazione di Solesmes, diede alle stampe il primo dei 15 volumi dell'Anno Liturgico, libro destinato a rinnovare gli animi dei fedeli e ad aprire nuovi orizzonti alla Chiesa. Infatti quest'opera segnò l'inizio del movimento liturgico di cui noi ora abbiamo la fortuna di godere i risultati. Il ritorno ai valori liturgici tradizionali e l'unità del culto sotto l'egida della S. Sede, furono i moventi del lavoro instancabile dell'abate di Solesmes.
La sua opera fu continuata e diffusa un po' ovunque; e trovò in Germania un terreno propizio. I fratelli Wolter, discepoli del Guéranger, nel 1863 diedero vita all'abbazia di Beuron che diventò ben presto il centro irradiatone e propulsore del movimento liturgico. Da questo monastero in seguito vennero fondate due importanti abbazie in Belgio : quella di Maredsous (1872) e quella di Mont César (1899), le quali diedero un nuovo impulso ed un nuovo orientamento al movimento stesso. Infatti proprio da Mont César un altro grande benedettino Dom Lambert Beauduin (1873-1960) lanciò nel 1909 il movimento liturgico propriamente detto che entrava così ,nella sua seconda fase. Il Beauduin si proponeva un fine eminentemente pastorale : servirsi della liturgia come mezzo per raggiungere il popolo lontano dalla Chiesa e farlo ridiventare la « plebs Dei », la « plebs sancta ». Ma per ottenere questo scopo, si doveva superare la posizione del Guéranger ancorato al passato e, pur rispettando i tesori delle antiche tradizioni, era necessario mirare con coraggio all'avvenire. Le idee rinnovatrici di Pio X trovarono in lui un grande realizzatore ed il movimento un po' alla volta si consolidò. I successi ottenuti e gli studi fatti, vennero messi alla conoscenza di tutti tramite riviste ed altre pubblicazioni.
Contemporaneamente in Germania il movimento liturgico denominato Maria-Laach dal monastero omonimo, assunse una spiccata forma teologica e meno pastorale. Spetta ad Odo Casel (1886-1948) l'aver rivalutato il mistero cristiano nelle sue molteplici dimensioni, mistero rinnovato e riattuato dalla celebrazione liturgica. Agli sforzi della scuola benedettina tedesca, si unirono quelli dei Canonici Regolari di Klosterneuburg in Austria per merito di Pius Parsch (1884-1954) il quale seppe armonizzare le ricerche storiche e teologiche con la Pastorale.
Durante la seconda guerra mondiale, queste due tendenze si unirono dando vita alla terza fase del movimento caratterizzata dalla partecipazione comunitaria, attiva e cosciente del popolo di Dio al mistero pasquale, cioé al mistero della Passione-Morte-Risurrezione del Cristo, mistero che ogni anno viene ripresentato dalla Liturgia e diffuso nella Chiesa tramite l'apparato sacramentale.
IL CONCETTO DI LITURGIA
Il termine « Liturgia », divenuto ora comune, é entrato nell'uso occidentale molto recentemente. Lo si riscontra per la prima volta alla fine del secolo XVI, ma prima del secolo XIX, fu sconosciuto agli atti ufficiali della S. Sede. Nei secoli passati si preferiva parlare di « Riti », di « Funzioni sacre
» o di « Cerimonie ». La scienza liturgica propriamente detta era il monopolio di pochi iniziati e le loro opere interessavano una cerchia ristretta di persone. Con la pubblicazione dei libri liturgici post-tridentini (1584-1614), si determinò nel rito latino un lungo periodo di stasi durato sino al pontificato di Pio X. Nel frattempo si sviluppò in modo impressionante il ciclo Santorale ed il diritto liturgico. I Decreti e le Risposte della S. Congregazione dei Riti, che andavano moltiplicandosi di anno in anno, fornì un materiale abbondantissimo alla casistica liturgica. Era l'epoca dei Rubricisti. Nelle Scuole e nei Seminari per Liturgia generalmente si intendeva la conoscenza delle rubriche e l' arte di compiere a perfezione le cerimonie. E con qualche notizia storica, più o meno esatta, si esauriva l'intero insegnamento. La decadenza liturgica stava per raggiungere il punto massimo, quando il Guéranger iniziò la sua provvida opera di restauratore.
E l'Allamano? E' interessante notare quale concetto abbia avuto sulla Liturgia. A prima vista può sembrare che il posto dell'Allamano sia da ricercarsi tra i più rigidi « rubricisti »: il suo zelo per le Funzioni divine, la sua conoscenza della più piccola rubrica; la sua cura scrupolosa nel compiere le cerimonie, potrebbe indurre a crederlo. Tale opinione sembrerebbe avallata da molte testimonianze. E' vero. Il P. Fondatore ha parlato spesso di « cerimonie », le ha insegnate per tutta la vita ai Chierici, ai Convittori, ai Missionari. Nel Direttorio ci lasciò scritto: « Abbiano poi tutti un grande amore alle sacre cerimonie, ed una massima cura nell'eseguirle perfettamente tutte, dal semplice inchino alle più solenni; quest' amore e questa cura devono essere una delle caratteristiche del nostro Istituto » (2).
L'insegnamento era confermato dall'esempio. Sin da chierico, grazie alle esortazioni del can. Soldati suo Rettore, si era distinto per la conoscenza e la precisione con cui eseguiva le cerimonie. Divenuto sacerdote, continuò a studiarle e fissò persino il tempo e l'ora in cui doveva attendervi (3).
Tuttavia una conoscenza più profonda del suo spirito e dei suoi scritti, ci permette di scoprire il vero significato del termine « cerimonie » inteso da lui. Secondo l'uso del tempo, per l'Allamano « cerimonie » significava « Liturgia » in tutta l'estensione del termine. « Lo studio delle sacre cerimonie ha due parti: la prima consiste nella esecuzione dei vari atti esterni prescritti per il culto; la seconda sta nel capirne il significato... Ognuno deve attendere in pubblico ed in privato alle due parti che sono indivisibili ; questa dà vita a quella, tutte e due gloria a Dio ora e nel futuro » (4). Ai suoi Missionari dirà: « Il primo dovere é lostudio assiduo delle sacre cerimonie, sia 'in sé, sia in ciò che significano » (5). Per l'Allamano quindi « cerimonie » é un termine bivalente perché comprende l'elemento esterno materiale, — l'espressione rituale — e quello interno essenziale, cioé il mistero sacro commemorato e ripresentato dall'azione liturgica. Tra l'Allamano e noi la differenza é più accidentale che sostanziale, riguarda la terminologia più che il contenuto. Infatti mentre noi parliamo di Liturgia, egli preferisce usare il vocabolo « cerimonie ». ma la dottrina é identica.
IL MISTERO LITURGICO
Da qualche decennio é invalso l'uso di parlare di Misteri liturgici o, meglio ancora, del Mistero liturgico per eccellenza. Con questi termini si intende riferirsi al Mistero pasquale della Passione- Morte-Risurrezione del Cristo, mistero dal quale la Chiesa é nata e trae la sua vitalità; mi stero perennizzato dalla Liturgia per comunicarlo alle generazioni umane che si succedono nel tempo. Tramite la Liturgia gli uomini di tutti i secoli sono riportati ed inseriti nel dramma del Calvario per ricevere i meriti della Redenzione e la gloria della Risurrezione di Cristo.
Queste mirabili intuizioni rivalutate dal movimento liturgico, sono state fatte proprie dalla Costituzione di cui formano il nucleo centrale. Il primo capitolo tratta appunto del mistero della salvezza annunciata nell'Antico Testamento, operata dal Cristo nel Nuovo e diffusa dalla Liturgia; da queste considerazioni sorge perciò il problema del rinnovamento liturgico dei fedeli onde avere una partecipazione più viva e più sentita al Mistero pasquale.
Per noi é sorprendente constatare come il Ven.mo Fondatore avesse su questo punto un'idea adeguata e che la manifestasse nei termini propri. « Mi rallegro con voi, -- diceva agli alunni dell'Istituto quando, dato il loro aumento, poterono svolgere nella Casa Madre i riti pasquali, — mi rallegro con voi per le belle funzioni di questa settimana. Avete seguito in tutto lo spirito della Chiesa. Godo per vedere così onorati i Divini Misteri (!) e per i frutti di santificazione che ne vengono. Chi non avesse sentito la dolcezza spirituale di tante grazie, segno é che non ha spirito religioso. Chi avesse trovato troppo lunghe le funzioni o vi avesse assistito con noia, pensando forse che quel tempo poteva occuparsi meglio nello studio, sarebbe un infelice, indegno di questa casa e per ciò solo non chiamato né al sacerdozio nè all'apostolato » (6).
Parole forti che in forma semplice e perentoria sottolineano l'importanza massima del Mistero pasquale e ci manifestano la sua profonda conoscenza liturgica. L'essenza della vita culturale cristiana, non poteva trovare una formulazione più semplice. D'altra parte non deve sfuggire inosservato il criterio stabilito dall'Allamano nel giudicare la vocazione sacerdotale : la pietà liturgica! Secondo il Ven.mo Fondatore la mancanza di spirito liturgico, la mancanza di attrattiva per le funzioni sacre, la mancanza di gusto spirituale nella partecipazione ai Misteri divini, é segno certo di vocazione perduta od inesistente. Per quanto sappia, l'Allamano é stato il primo a fissare questo criterio nel vagliare una vocazione ed il suo giudizio conserva piena vitalità.
In una conferenza ai Missionari, precisava meglio il suo pensiero : « A che serve tutto questo (cioé compiere le Funzioni) se non siamo capaci di applicare a noi questi sentimenti o non li comprendiamo? E se un sacerdote non vive di questa Liturgia, di che vuol vivere? E che andrà egli a predicare?... Lasciamo ai Teologi le discussioni..' Noi procuriamo di essere uomini di fede, uomini di Dio! » (7).
L'espressione usata: « vivere di Liturgia » é stato il programma della sua lunga vita ed é il programma che ci ha lasciato. Come « il mirabile sacramento di tutta la Chiesa é scaturito dal costato di Cristo morente sulla Croce » (8); e come la Chiesa continua la sua espansione nel mondo perché si nutre delle carni dell'Agnello immolato, così la vita dei fedeli deriva dalla Liturgia che ci mette in relazione diretta con il Mistero pasquale, fonte di grazia e di vita divina.
LA RIFORMA LITURGICA
La Costituzione, dopo aver svolto l'argomento sulla natura e sul-'importanza della Liturgia, tratta il problema dell'educazione liturgica, della partecipazione attiva dei fedeli e fissa le norme per una revisione totale.
« E' ardente desiderio della Madre Chiesa, dice l'articolo 14, che tutti i fedeli vengano formati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche, che é richiesta dalla natura stessa della Liturgia e alla quale il popolo cristiano, "stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo di acquisto" (2 Pt. 2, 9; Cfr. 2, 4s), ha diritto e dovere in forza del Battesimo ». Per raggiungere lo scopo prefisso, la Costituzione richiede una formazione specializzata nelle persone destinate all'insegnamento liturgico (art. 15); stabilisce che la Liturgia venga computata tra le materie necessarie e più importanti (art. 16) e vuole che nei Seminari i Chierici « abbiano una formazione spirituale a sfondo liturgico, mediante una opportuna iniziazione che li metta in grado di penetrare il senso dei sacri riti e di prendervi parte con tutto il loro animo » (art. 17).
Il P. Fondatore ha preceduto di mezzo secolo la Costituzione stessa. Uomo dalle molteplici attività e dallo zelo instancabile, riservò una parte del suo tempo allo studio ed in modo particolare allo studio della Liturgia. Mons. Filippo Perlo nel Processo diocesano per la Beatificazione ha rivelato : « La sua biblioteca era largamente fornita di libri di pietà' E' mia impressione che essa fosse esclusivamente composta di libri di ascetica e di liturgia, che costituivano una sua specialità » (9). Dispiace solo che la Biblioteca del Padre sia andata in gran parte dispersa a causa delle avversità del tempo. Sarebbe stata per noi un prezioso cimelio ed un mezzo diretto per stabilire quanto di originale e di personale ci sia nel suo insegnamento.
Dalla viva voce del Rev.mo P. G. Piovano I.M.C., ho appreso che il Fondatore é stato un fedele abbonato alla rivista Il Monitore Ecclesiastico, perché voleva tenersi aggiornato sul progresso della Teologia, del Diritto e della Liturgia. In questa rivista c'è una rubrica intitolata : Ricordi Liturgici, ove vengono riportati i Decreti della S. Congregazione dei Riti, spiegati i casi più intricati, risolti i dubbi, dei lettori ecc.
Professore perciò veramente specializzato di Liturgia in un tempo in cui i cultori in Italia erano pochi, il can. Allamano riservò a sé l'insegnamento delle cerimonie finchè gli fu possibile ed improntò la formazione dei suoi Missionari alla pietà liturgica. Stabilì persino l'esame di Liturgia per i Sacerdoti dopo un po' di tempo dalla loro Ordinazione lasciò all'Istituto come eredità la sua spiritualità tipicamente liturgica (10). « Voglio che viviate nello spirito della Chiesa, la quale ci dà nella Liturgia il nutrimento spirituale, nutrimento sodo. Vivere dello spirito della Chiesa a mezzo della Liturgia, vuoi dire vivere dello spirito di Gesù Cristo » (11)
Per stabilire 1 identita tra lo spirito liturgico e quello del Signore il ven.mo Fondatore doveva aver intuito molto prima di noi che « iI Cristo é sempre presente nella sua Chiesa, ed in modo speciale nelle azioni liturgiche » (12). A tale conclusione il Servo di Dio era arrivato dopo lunghe riflessioni. Leggiamo infatti nelle Regole di vita sacerdotale, composte nel primo anno di sacerdozio: « Farò uno studio di uniformarmi alla spiritualità della Chiesa nei vari tempi dell'anno, massimamente nell'Avvento e Quaresima colla mortificazione' Per quanto starà da me, la meditazione verserà : dall'Avvento sino all'Epifania sul mistero del SS. Natale. - In Quaresima, sulla Passione di Nostro Signore. - Nel mese di maggio, sulle virtù di Maria SS. » (13). Stabilì inoltre di prepararsi alle principali festività con una novena.
L'Allamano era talmente compenetrato dai misteri divini che, affermano i testimoni oculari, il suo aspetto esteriore rifletteva il tempo liturgico : « Quando doveva celebrare gli si leggeva in volto il significato liturgico della funzione del giorno. Benchè infatti fosse sempre composto e raccolto, pur tuttavia altro era il suo aspetto, ad esempio, nel giovedì e venerdì santo, ed altro nelle feste della Madonna » (14). La ricchezza della sua vita spirituale si riversò sui Missionari. Nel pomeriggio della domenica e dei giorni di festa, il Padre teneva una conferenza prima alle Suore, poi agli alunni del Piccolo Seminario ed infine ai Padri, Chierici e Coadiutori. L'argomento delle sue conversazioni era tutto ciò che poteva servire alla formazione degli alunni ed a questo fine si servì specialmente della Liturgia.
« Le sue conferenze domenicali, scrive il P. Sales, potrebbero definirsi un commento all'anno liturgico, con cui portava a "gustare" le preghiere, gl'inni, le cerimonie della Chiesa nei diversi tempi e nelle varie circostanze » (15). Il giudizio del suo biografo é indovinato e personalmente ritengo che le conferenze del Padre sono da considerarsi un vero anno liturgico, costruito su una buona base storica e con un gusto spirituale difficilmente imitabile. Basterà sfogliare il capitolo 29' della Vita Spirituale per convincersi. Sono 53 pagine tutte pregne di significato che sintetizzano il suo pensiero sulle feste della Chiesa dall'Avvento alla Pasqua, da Pasqua a Pentecoste e alla Commemorazione dei Defunti. Tenendo conto della decadenza liturgica in cui il Fondatore é vissuto, viene spontanea la domanda : come ha potuto cogliere il vero spirito della Chiesa?
Ognuno di noi sa che il Fondatore non ha mai permesso al carnevale di fare il suo ingresso all'Istituto. Ma pochi forse, ne conoscono il vero motivo. Il P. Fondatore non ha tollerato il carnevale perché contrario allo spirito liturgico. Con la domenica di Settuagesima « incomincia il tempus poenitentiae in preparazione al digiuno quaresimale » (16). La gioia sfrenata ed i bagordi a cui molti cristiani si abbandonano, contrastano direttamente con la vita liturgica. Perciò il Servo di Dio ha 'invitato i suoi figli ad astenersi da ogni forma di divertimento anche lecita; a compiere invece atti di riparazione per le colpe che si commettono ed « in tal modo — afferma — entreremo nello spirito della Chiesa » (17). La Chiesa infatti in questo tempo usa il colore viola, il colore della penitenza; fa leggere il Genesi con il racconto della caduta dei progenitori; richiama l'obbligo della mortificazione e sopprime l'Alleluja, il canto della gioia per riprenderlo nella Notte Santa di Pasqua. In questa tonalità liturgica va interpretato il comando del Padre : « Lo dico e lo lascio scritto : Nell'Istituto non si farà mai carnevale, mai alcun divertimento... Il nostro carnevale sarà a Pasqua con Gesù risorto » (18)' A Pasqua infatti erompe dal cuore del cristiano un inno di intensa gioia: « dobbiamo essere santamente allegri nelle feste della Chiesa. In questi giorni di letizia si sente il bisogno di gridare forte : Alleluja! » (19). Così si esprimeva il Padre.
La Costituzione, una volta stabilite le norme per la formazione liturgica del clero, affronta il problema della formazione liturgica dei fedeli, problema che viene risolto con il principio di ridare la Liturgia al popolo ed il popolo alla Liturgia. Si tratta in altri termini di istruire i fedeli sui Misteri per renderli partecipi ed attivi nelle celebrazioni (20). A tale scopo vengono fissate le norme sulla revisione dei riti, sulla Liturgia della parola e sulla questione dell'adattamento cultuale.
Il principio della partecipazione attiva del popolo, non era ignorato dal P. Fondatore; basterà ricordare la testimonianza del domestico Cesare Scovero: « Non voleva che il "Tantum ergo" fosse intonato con toni peregrini, onde i fedeli potessero partecipare al canto » (21). Al Santuario della Consolata stabilì che si tenesse ogni domenica un corso di istruzione religiosa al personale addetto al Santuario ed al Convitto (22); curò in modo speciale la santificazione dei giorni festivi (23) ed introdusse la predicazione dei sabati quaresimali, del mese di maggio e di varie novene. E tutto questo perché « nutriva viva devozione alla parola di Dio » (24). Ai Missionari in Africa proponeva di aprire l'oratorio per gli indigeni, affinchè nei giorni di festa potessero radunarli, istruirli e poi condurli in Chiesa di modo che, sono sue parole, « sappiano l'ideale delle Feste » (25).
Non fa meraviglia pertanto se la Riforma di Pio X trovò il can. Allamano all'avanguardia. Per quanto riguarda i Decreti della Comunione frequente, il Fondatore li aveva 'attuati almeno trenta anni prima sia da chierico come da Direttore spirituale; così si dica del moto proprio sulla Musica sacra. Ancora più preparato lo aveva trovato la riforma apportata dallo stesso Papa al calendario liturgico. Da s. Pio V a s. Pio X il Santorale aveva subito un aumento sproporzionato a scapito del Temporale. Nel 19U9 per esempio il calendario della Basilica di S. Giovanni in Laterano, durante il periodo dopo la Pentecoste, acconsentiva la celebrazione di solo due Messe domenicali con il relativo colore verde. Le altre erano state impedite da uffici di Santi (26). La situazione liturgica era proprio precaria ed in molte chiese non esisteva neppure la pianeta verde' Quando il Papa Sarto ridonò l'importanza alla domenica, il Santuario della Consolata retto dall'Allamano, fu l'unica chiesa in Torino che avesse la pianeta di colore verde (27)!
Si potrebbe desiderare un Fondatore più aggiornato, più liturgista, più all'altezza dei temei?
IL MISTERO EUCARISTICO
Il capitolo secondo della Costituzione tratta il Mistero eucaristico. Sono pochi articoli, appena dodici, ma molto concisi ed innovatori (28). In forza di questo capitolo, si riprende l'uso della Oratio fidelium che risale ai primi albori della Chiesa ; si introduce la lingua volgare nella prima parte della Messa; si concede di ritornare in casi particolari alla Comunione sotto le due specie e si estende la facoltà della concelebrazione.
Per quanto riguarda il nostro tema, non si può stabilire il confronto tra la posizione del P. Fondatore e quella della Costituzione. Queste idee si sono imposte negli ultimi anni non senza suscitare commenti e reazioni più o meno favorevoli. Non in questi punti, bensì nella visione teologica del Mistero eucaristico si deve cercare l'Allamano'
Pochi uomini hanno avuto la fortuna di assistere in persona alSacrificio della Croce, il sacrificio che ha fatto di un mondo di peccato,un mondo di Redenzione. Per attirare tutti gli uomini di ieri, di oggi e di domani nella sua sfera di immolazione e di salvezza, il Cristo ha perpetuato nel corso dei secoli il suo Sacrificio per mezzo del Mistero eucaristico, memoriale della sua Morte e della sua Redenzione. Perciò la Chiesa si preoccupa di far comprendere ai fedeli il Mistero eucaristico e di farli partecipare piamente (29). Questi pensieri trovano un riscontro ed una conferma negli scritti del Padre. Ma sono pensieri appartenenti al filone aureo della tradizione e quindi comuni. Non conviene perciò ribadirli, ma é sufficiente riportare il suo pensiero in generale. Si noterà allora la caratteristica che gli é propria: originalità di impostazione e profondità di intuizione.
A proposito del Sacrificio eucaristico scrive : « La. Messa è la più eccellente e potente orazione' In essa parliamo all'Eterno Padre con Gesù. E' Gesù che si offre per noi e soddisfa ai debiti... » (30).
Ci sorprende questa definizione della Messa come di un colloquio tra il Padre celeste ed i figli della terra uniti al Cristo. E veramente l'essenza della Messa consiste in un colloquio, in un dialogo continuo tra Dio e noi, che porta ad uno scambio di doni e si conclude nell'intimità dell'incontro personale con Dio.
Per raggiungere il fine del Sacrificio, si richiede la partecipazione attiva dei fedeli: « Altro metodo, ricorda il Fondatore, confacente ai chierici sarebbe di accompagnare le preghiere del sacerdote. Queste preghiere sono le più adatte a farci partecipare alla santa azione del sacerdote. Sono preghiere della Chiesa, ispirate dallo Spirito S. » (31). L'articolo 27 della Costituzione richiama l'attenzione sul carattere pubblico e comunitario della Messa: perciò i fedeli devono di preferenza unirsi al loro pastore nella celebrazione. E' utile riportare il seguente colloquio dell'Allamano ancora bambino : « La mia buona mamma mi domandava: — Sei andato a Messa? — Sì, sono andato. — Ma non sei andato alla Messa parrocchiale! Questo é il vero sensus Christi! » conclude il Fondatore (32).
Che il vero sensus Christi lo avesse anche il figlio, lo confermano le conferenze tenute dal Servo di Dio nelle quali vengono trattati con competenza i fini e l'eccellenza della Messa; il modo di celebrare e di servirla degnamente; i vari metodi per assistervi con frutto e come si debba imitare l'obbedienza, il sacrificio e l'amore della Vittima divina. Tra l'altro osserva che facendo la Comunione infra Missam, proprio come desidera la Chiesa, si partecipa più intimamente al Sacrificio stesso (33). Questi pensieri molto belli, sono completati da un gruppo di conferenze che hanno per oggetto il SS. Sacramento di cui basterà riportare un solo pensiero : « Gesù Sacramentato deve essere il centro attorno al quale continuamente ci aggiriamo, al quale, come tanti raggi, noi tendiamo; il centro da cui partono tutte le grazie per la Casa e per l'Istituto, ed a cui devono rivolgersi i nostri pensieri ed affetti. E' Gesù dal Tabernacolo che regge questa Casa, così come regge tutte le Stazioni di Missione » (34).
Come conclusione si può dire che il Mistero eucaristico é stato commentato in tutti i suoi aspetti dal P. Fondatore.
L'UFFICIO DIVINO
Un altro argomento molto importante svolto dalla Costituzione, é l'Ufficio divino. Questa é una delle parti in cui si vede delinearsi la figura del Fondatore con tutta la ricchezza della sua dottrina ed il fine intuito di persone e di tempi. Infatti molti punti del suo pensiero coincidono perfettamente con la Costituzione e, se si escludono quelle attuazioni suggerite dalla evoluzione del tempo, si scorge che lo spirito liturgico che ha sorretto la sua vita, é lo stesso che ha guidato i Padri Conciliari. Il capitolo incomincia dicendo che Gesù, il SOMMO Sacerdote della nuova Alleanza, ha introdotto nella terra « quell'inno che viene eternamente cantato nelle sedi celesti » (35)' Ed il Fondatore : « Come in Cielo gli Angeli e i Beati danno a Dio una lode incessante, così la Chiesa innalza a Dio, attraverso il Breviario, la laus perennis » (36).
Lo stesso articolo afferma che il sacerdozio di Cristo é prolungato nel tempo dalla Chiesa per mezzo della celebrazione eucaristica e dell'Ufficio divino. L'Allamano da parte sua ci ricorda: « Dopo la S' Messa, l'orazione più eccellente é il Divino Ufficio » e ancora: « Il Breviario è la preghiera pubblica della Chiesa » (37). La Costituzione rammenta che la Chiesa ha il compito di lodare incessantemente il Signore e di santificare la giornata con la preghiera : fini per i quali é stato ordinato, il Breviario (38). E l'Allamano scrive : « La Chiesa ha composto l'Ufficio per provvedere al culto divino dopo la S. Messa ed in ordine alla medesima » (39). La precisazione del Fondatore é molto felice: infatti il Breviario prepara e continua la S. Messa che è come il centro attorno al quale gravitano le Ore dell'Ufficio (40).
Il capitolo sul Breviario insiste sulla recita fatta nel tempo conveniente secondo lo spirito liturgico della composizione di ogni ora (41); ed il nostro Padre si era prescritto da Suddiacono : « Dirlo a tempo ; se detto a tempo, conforme allo spirito della Chiesa, non é faticoso » (42). Ma per gustare il Breviario e per recitarlo con frutto, si richiede una istruzione liturgica adeguata ed in particolare la conoscenza dei Salmi (43). Ascoltiamo a questo punto la confidenza del Padre : « Mi ricordo che da chierico avevo fatto il proposito di leggere tutti i Salmi durante le vacanze. Non dico di averlo sempre mantenuto integralmente, ma l'avevo fatto; e ho sempre trovato che c'é da imparare » (44). Nella recita dei Salmi cercava di internarsi nei sentimenti del Profeta, facendoli suoi (45).
La Costituzione, partendo dal principio che l'Ufficio é la voce della Chiesa che loda pubblicamente Dio, invita i chierici ed i Sacerdoti non obbligati al coro, a recitare in comune almeno qualche parte (46). L'Allamano é sempre stato di questo avviso. Già da chierico, durante le vacanze, recitava il Breviario insieme al cappellano della Contessa Radicati, la quale ascoltava in un banco di dietro la loro preghiera (47). Era contento di essere canonico effettivo della Metropolitana, perchè poteva passare molte ore in preghiera e perché l'Ufficio veniva recitato in piena osservanza delle leggi liturgiche, con grande calma e devozione (48). Tenendo conto della sua stima per l'Ufficio recitato in comune, si comprenderà perché abbia messo la recita di Mattutino e Lodi in comune, all'inizio della fondazione, e come desiderasse che tale norma fosse seguita anche in Missione (49).
Considerando ancora la sua spiritualità liturgica, si comprenderà il motivo perché abbia stabilito che nell'Istituto si reciti l'Ufficio della Consolata. Al tempo del Servo di Dio, il Papa aveva concesso ai Seminari la facoltà di omettere l'Ufficio della Madonna per alleggerire l'orario e facilitare lo studio. Il P. Fondatore invece ha voluto che le Comunità da lui fondate si raccogliessero ogni giorno ai piedi della Vergine: « Siete i rappresentanti dell'Istituto presso la Madonna, ed anche se pochi, otterrete le grazie necessarie per l'Istituto' Qualcuno dirà: Perché far recitare, nell'Istituto, l'Ufficio della Madonna da giovani che non sono ancora obbligati dalla Chiesa al Divino Ufficio, mentre hanno tanto da studiare? E poi, non sarebbe meglio altra preghiera che capiscono di più? Rispondo che chi così parlasse, non sa che cosa si dica. L'Ufficio della Madonna, dopo quello Divino, é la prima e più eccellente preghiera : sia per la sua sostanza, che per l'autore e per la sua efficacia » (50).
Il senso liturgico del P. Fondatore si manifesta proprio nell'Ufficio della Consolata da lui voluto e da lui composto. I Salmi sono quelli tradizionali come gli inni; ma nella scelta delle antifone, delle lezioni e nella composizione dell'Ufficio per la festa della SS. Consolata, egli ebbe una parte principalissima. Uno studio più approfondito al riguardo, potrebbe svelare nuovi aspetti della sua pietà e della sua dottrina.
Va però osservato che l'Ufficio della Consolata é stato voluto dal Fondatore in sostituzione del Breviario ed in vista del Breviario. Siccome i Chierici non potevano recitare l'Ufficio divino, diede loro l'Ufficio della Consolata affinchè si preparassero alla recita del Breviario e già da giovani ne gustassero in anticipo le ricchezze spirituali che vi sono racchiuse (51).
La preghiera pubblica e comunitaria é stata la caratteristica della sua vita: per questo tutte le preghiere dell'Istituto le volle in comune e a voce alta. Alla preghiera individuale concesse la meditazione, venti minuti di ringraziamento alla Comunione ed il resto della giornata.
LA MUSICA SACRA
Anche nel campo della Musica Sacra, si constata un'intima corrispondenza tra i principi formulati dalla Costituzione Liturgica e quelli inculcati dal Servo di Dio ed anche in questo l'Allamano si dimostra pieno del « sensus Ecclesiae ».
La Costituzione rileva la funzione ministeriale dell'a Musica sacra nel servizio divino ed afferma che nelle azioni liturgiche solenni, il canto svolge una parte necessaria ed integrale, poiché facilita ed abbellisce l'espressione della preghiera, favorisce l'unione degli animi ed arricchisce di maggiore solennità i riti sacri (52). In forza di tali ragioni, i Padri Conciliari ci esortano a conservare ed incrementare il patrimonio della Musica sacra, a curare la formazione e la pratica musicale nei Noviziati, Studentati, Istituti e Scuole, a preparare con cura i maestri destinati all'insegnamento (53). Inoltre ci raccomandano caldamente di promuovere il canto popolare religioso affinché tanto nelle azioni liturgiche come nei pii esercizi risuonino le voci dei fedeli in coro unanime è così rendano gloria a Dio (54). Non si poteva desiderare una- perorazione più viva in favore del canto liturgico.
L'insegnamento del P. Fondatore é in piena armonia con quello del Concilio Vaticano II : « Il Codice di Diritto Canonico con il can. 1365, parlando della formazione scientifica dei chierici prescrive che il corso quadriennale Teologico, oltre la Teologia Dogmatica e Morale, sia integrato con lo studio della S. Scrittura, Storia Ecclesiastica, Diritto Canonico, Liturgia, sacra eloquenza e canto ecclesiastico. Da questo Canone si deducono logicamente due conseguenze : a) Che lo studio del canto ecclesiastico é necessario come quello delle altre materie sacre. b) Che, a pubblica ed ufficiale sanzione pel profitto, si deve dare l'esame per passare ai corsi superiori ; e ciò nella stessa forma, solennità e serietà giustamente richiesta per le altre materie. Così si otterrà — conclude il Ven'mo Fondatore — che i chierici, secondo l'attitudine individuale, siano preparati all'esecuzione dignitosa delle funzioni sacre » (55). Prima della Costituzione le deduzioni dell'Allamano potevano sembrare esagerate, ma dopo la parola dei Padri Conciliari, la sua voce riceve una approvazione direi ufficiale.
Per inculcare nelle menti dei suoi Chierici l'importanza del canto sacro, riportava il seguente episodio tratto dal Bollettino Ceciliano (13-12-1917). Pio X, quando era Patriarca di Venezia, assisteva all'esame di canto in Seminario e qualche volta esaminava personalmente i Chierici. Se accadeva che qualcuno non fosse preparato, non esitava a fargli ripetere l'esame, come non esitò a ritardare l'Ordinazione Sacerdotale ad un candidato poco istruito (56).
Egli amò sempre il canto sacro sia da cheirico, che da sacerdote e da canonico' E ciò desta una grande meraviglia perché l'Allamano aveva una voce poco felice, ma cercò sempre di migliorarla: « lo non sono cantore, e finiscono per dirmi che canto bene » (57). Chi elogiava così il Fondatore erano i Canonici della Metropolitana di Torino i quali, dopo aver assistito alle Funzioni del Venerdì Santo celebrate da lui esclamarono : « Ci andava proprio uno che non é cantore per cantar bene »
(58). Ma per cantar bene tutti gli Oremus dell'Oratio fidelium al Venerdì Santo ed il triplice Ecce lignum Crucis con un tono sempre più alto, ci vuole un buon cantore. E che dire di uno che non le è? Per la riuscita di costui si richiede un esercizio prolungato e metodico del canto gregoriano. E' quanto ha fatto l'Allamano che sin da chierico si era impegnato ad alcune ore di canto settimanali, esercizio prolungato poi da sacerdote. Si legge nei suoi propositi fatti da sacerdote : « Il giovedì mi fisserò un'ora per lo studio delle rubriche e sacre cerimonie; e lo stesso tempo impiegherò, metà per volta, nel canto sacro » (59). A tale regola si tenne fedele per tutta la vita. Rimane allora spiegata la sua riuscita nel canto, migliore di quella di tanti altri dotati di una bella voce che, per non essere stata coltivata, finì per diventare scadente. Ma il suo esempio è più unico che raro. Se é difficile trovare un sacerdote che dedichi al canto mezz'ora alla settimana, molto più difficile é trovare uno che non é cantore e che per tutta la vita continui ad esercitarsi. Si richiede una costanza eroica ed un amore straordinario alla Liturgia.
Il Servo di Dio diede alcune norme sulla Musica sacra « a) Impegno di tutti, anche in chi ha poco orecchio .o sta cambiando voce. b) Preferire il canto fermo, vero canto della Chiesa. c) Il Concilio Tridentino dice di cantare : reverenter, distincte et devote » (60). Tali norme coincidono perfettamente con la Costituzione sulla Sacra Liturgia'
Raccomandava infine di pregare S. Gregorio Magno per avere amore e desiderio del canto, specialmente gregoriano. Il canto occupa un posto molto importante nelle celebrazioni liturgiche perché rende più fervente la preghiera, unisce gli animi e dona solennità alle funzioni. Sono Questi i motivi del suo amore per il canto sacro.
L'ARTE SACRA
Tutto quanto concerne il culto divino é stato oggetto di attenta riflessione da parte dei Padri Conciliari ; perciò non doveva mancare un breve capitolo sull'Arte che conclude il primo Documento del Concilio Vaticano II. Il fine dell'arte religiosa e sacra é quello di « indirizzare religiosamente le menti degli uomini a Dio », e per questo la Chiesa le ha sempre favorite affinché « le cose appartenenti al culto sacro splendessero per dignità, decoro e bellezza, segni e simboli delle realtà soprannaturali » (61). Il Concilio continua raccomandando tra l'altro di ricercare nelle opere sacre una vera bellezza più che una mera sontuosità, cercando di formare, assistere e dirigere gli artisti affinché l'arte sia impregnata di spirito religioso (62).
Chi contempla il Santuario della Consolata ricostruito, ampliato• ed abbellito dall'Allamano e legge poi il capitolo VII della Costituzione, scorge subito chi i' principi direttivi formulati sono stati pienamente attuati tanto tempo prima. Per trovare una chiesa, nella quale, come vuole il Concilio, si trovino fuse ed armonizzate la dignità, il decora e la bellezza, basta fare una visita alla Consolata, uno dei più grandi capolavori di Torino' E tutto questo é merito del Rettore di allora che aveva una sensibilità innata per la bellezza ed il decoro della Casa di Dio' I più grandi artisti del tempo ebbero da lui l'incarico di trasformare la Chiesa più scadente di Torino nella Chiesa più ricca e più bella' « La Casa di Dio dev'essere splendida; questo é un dovere del sacerdote' Per i restauri del Santuario della Consolata si spese un bel milione (si era alla fine del secolo scorso)! Qualcuno diceva : « Uh, che spreco ! Perché adoperare marmo così prezioso? Non si poteva fare con marmo finto? » Ed io a rispondere: « Per Nostro Signore, per la Madonna, non é mai troppo, non si spreca mai ! Volete rappresentare la parte di Giuda che diceva : Ad quid perditio haec? Bisogna che il Santuario sia bello ! » (63).
Ed il Santuario della Consolata é veramente bello. Nonostante la sua esuberanza e la sua ricchezza di stucchi, ori e marmi, crea una atmosfera che invita al raccoglimento, favorisce la preghiera e riesce gradito anche all'occhio dell'artista moderno amante della semplicità e della linearità. Sono appunto questi i fini dell'arte sacra ribaditi dalla Costituzione.
CONCLUSIONE
Il movimento liturgico iniziato dal Guéranger, si é concluso con la Costituzione sulla sacra Liturgia. In questo periodo di tempo e-precisamente nelle prime due fasi del movimento, il Servo di Dio Giuseppe Allamano ha trascorso la sua vita. Senza essere stato un artefice del movimento, egli ha esplicato una attività prettamente liturgica, in piena armonia con i principi rinnovatori ed i fini del movimento stesso. Pur vivendo nell'epoca in cui si risentiva di più la decadenza della Liturgia, il
P. Fondatore seppe comprenderne l'importanza, valorizzarla per, sé e per gli altri ed in vari punti si mostrò un precursore.
Come eredità egli ha lasciato ai due Istituti da lui fondati la sua pietà liturgica. Dalla sua vita e dal suo insegnamento possiamo ricavare-queste norme che devono guidarci nel momento attuale di riforma :
- Ricevere integralmente il suo spirito, evitando di scambiare il Ven.mo Fondatore per un « rubricista »' Il suo amore per le cerimonie ed il suo zelo nell'insegnarle, scaturiva dal suo amore e dalla sua conoscenza della Liturgia. Perciò é necessario seguire le orme del Padre in entrambi i punti; diversamente si presenterà la sua figura in modo incompleto e monco.
- Favorire ed accompagnare la revisione liturgica voluta dalla Chiesa: sicuri che anche in questo si segue il suo esempio e non ci si allontana minimamente dal suo spirito. Anzi proprio in questo siamo chiamati a continuare l'opera da lui iniziata'
- Imitare la sua docilità alla Santa Sede ed attenersi alle direttive di Roma, sforzandoci di mettere lo stesso amore e la stessa cura nell'apprendere e nell'eseguire le nuove rubriche.
Se agiremo in questo modo, potremo godere i frutti della Costituzione sulla sacra Liturgia ed essere figli devoti del Servo di Dio Giuseppe Allamano.
NOTE
- O. ROUSSEAU, Le mouvement liturgique de dom Guéranger à Pie XII, in A.G. MARTIMORT, L'Église en prière, Desclée 1961, c. III p. 51-54.
- IMC,Direttorio per spiegare e completare le Costituzioni, Torino 1933, 9, p. 14.
- L.SALES, Il Servo di Dio canonico Giuseppe Allamano Fondatore delle Missioni della Consolata, Torino 1944, III edizione, p. 407; Cfr. pure p. 33 e 372.
- Dai Manoscritti: Fervorino ai chierici del Seminario di Torino, 1879; Cfr. Conferenze, agosto 1910; Lettera circolare, 25 luglio 1911. Citato da R. GARZIA, Attorno al Tabernacolo, Torino 1960, p. 51-52.
- L. SALES, La Vita Spirituale dalle conversazioni ascetiche del Servo di Dio Giuseppe Allamano Fondatore dei Missionari e delle Missionarie della Consolata, Torino 1963, p. 516.
- L. SALES, Il Servo di Dio can' Giuseppe Allamano..., p. 371-372. Cfr. pure dello stesso Autore La Vita Spirituale..., p. 585 ss.
- L. SALES, La Vita Spirituale..., p. 558-559; Id., Il Servo di Dio can. Giuseppe Allamano..., p. 371.
- Cfr. Costituzione sulla sacra Liturgia, art. 5; edizione del C.A.L., Roma s.d. (1964) p. 9.
- Cfr. Atti del Processo di Beatificazione del S. di Dio Gius. Allamano.
- L. SALES, Il Servo di Dio can. Giuseppe Allamano.'', p. 425.
- ID., p. 371.
- Costituzione sulla sacra Liturgia, art. 7, 10.
- L. SALES, II Servo di Dio can. Giuseppe Allamano..., p. 405.
- ID., p. 371.
- ID., p. 371.
- L. SALES, La Vita Spirituale..., p. 574.
- ID., p. 579.
- ID., p. 579-580.
- ID., p. 588.
- Costituzione sulla sacra Liturgia, 14, 19 e seguenti; p. 14 ss.
- Cfr. Atti dei Processo di Beatificazione dei Servo di Dio G. Allamano...,
- ID., 16, p. 8.
- ID., 283, p' 150.
- ID., loc. cit.
- IMC, Gli scritti del Servo di Dio can. Giuseppe Allamano, III vol., Le Lettere, 45-46 (Lettera del 25 dicembre 1907).
- Cfr. A. G. MARTIMORT, L'Église en prière, c. III: Esquisse d'une histoire de la Liturgie, Desclée 1961, p. 47- 48 e nota 1 p. 48.
- Da comunicazione diretta del P. Vittorio Merlo Pich I.M.C., il quale venne a conoscenza del particolare da un testimonio oculare.
- Costituzione sulla sacra Liturgia, art. 47-58, 26-30.
- ID., art. 48, p. 26.
- Testo citato da R. GARZIA, Attorno al Tabernacolo, Torino 1960, 35, Conferenza tenuta il 21 novembre 1915.
- L. SALES, La Vita Spirituale...., p. 505.
- ID., p. 503.
- ID., p. 506.
- ID., p. 673.
- Costituzione sulla sacra Liturgia, art. 83, p. 38.
- L. SALES, La Vita ..., p. 507.
- ID., loc. cit.
- Costituzione sulla sacra Liturgia, art. 84-88, 38-39.
- Pensiero riportato da GARZIA, Attorno al Tabernacolo, Torino 1960, p. 83.
- L. SALES, La Vita spirituale''', p' 527'
- Costituzione sulla sacra Liturgia, 89 e 94, p. 39-41'
- L. SALES; Il Servo di Dio can. Giuseppe Allamano..., p. 47; Cfr' anche dello stesso Autore: La Vita Spirituale..., p. 509.
- Costituzione sulla sacra Liturgia, 90, p' 40'
- L. SALES, La Vita Spirituale..., p. 509; Cfr. pure del medesimo Autore: Il Servo di Dio can. Giuseppe Allamano, p. 420.
- L. SALES, Il Servo di Dio can. Giuseppe Allamano..., p. 47.
- La Costituzione sulla sacra Liturgia, art. 99, p. 42-43.
- L. SALES, La Vita Spirituale..., p. 508.
- Cfr. Atti del Processo di Beatif. del Servo di Dio G. Allamano...
- ISTITUTO DELLA CONSOLATA PER LE MISSIONI ESTERE, Regolamento, Torino 1901, III, n. 4, p. 20: « Le pratiche di pietà sono :''. - nel pomeriggio s. Rosario, lettura o conferenza spirituale, e per gli obbligati al Breviario recita di mattutino e lodi in comune »' Nello stesso Regolamento, c' IV (Regole pei luoghi di Missione), n' 7, p' 31: «- Reciteranno possibilmente- in comune il Breviario ed il s' Rosario ». Si veda pure: Il Direttorio per spiegare e completare il Regolamento, composto neI 1902 durante gli Esercizi spirituali a Sant'Ignazio'
- L. SALES, La Vita..., p. 690.
- ID., p. 689: « Nelle Comunità dove non si recita l'Ufficio Divino si dice quello della Madonna »' Ed inoltre a p. 693: « Colla recita dell'Ufficio della Madonna voi chierici vi nrenarate a ben recitare l'Ufficio Divino ».
- Costituzione sulla sacra Liturgia, art. 112, p. 49-50.
- ID., 114-115, p. 50.
- ID., art. 118, p. 51.
- L. SALES, opera citata, 512.
- ID., p. 513.
- ID., p. 513.
- L. SALES, Il Servo di Dio can. Giuseppe Allamano..., p. 372.
- ID., p. 407.
- L. SALES, La Vita Spirituale..., 513.
- Costituzione sulla sacra Liturgia, art. 122, p. 53.
- ID., art. 124 e 127, p. 54-55.
- L. SALES, La Vita Spirituale..., p. 522-523.