1932 NEPOTE FUS Giuseppe

 

Mons. Nepote-Fus Giuseppe (1893-1966) nacque a Torino e fu accolto nell'Istituto nel 1916, appena congedato dal servizio militare. Terminati i regolari studi, fu ordinato sacerdote nel 1920. Svolse per 9 anni l'importante ufficio di maestro dei novizi, nominato dall'Allamano stesso. A lui il Fondatore consegnò i quadernetti manoscritti delle sue conferenze domenicali, conservati oggi gelosamente in archivio, dicendo quelle celebri parole: «Questi Manoscritti delle Conferenze contengono il mio vero pensiero».

Durante la Visita Apostolica fu Vicario del superiore generale mons. Luca Pasetto. Nel 1920 fu inviato in Kenya, ove svolse l'ufficio di superiore dei missionari e, dal 1936, di Prefetto Apostolico del Meru.

Rimpatriato dopo la seconda guerra mondiale, nel 1947 venne inviato in Brasile quale Prelato della Prelazia di Rio Branco e dal 1952 ordinato vescovo. Partecipò a 3 Capitoli Generali dell'Istituto e al Concilio Vaticano II. Consumato dalle fatiche e dal clima dell'Amazzonia, nel 1965 diede le dimissioni e si ritirò a Torino. Ebbe sempre una filiale devozione al Fondatore e ciò contribuì positivamente durante gli anni della Visita apostolica.

Qui pubblichiamo la Commemorazione che tenne ai chierici IMC di Roma, nel 40° anniversario della morte del Fondatore, il 16 febbraio 1966.

Estratto da una Conferenza che il compianto Mons. Giuseppe Nepote Fus vescovo di Elo, già Prelato di Roraima, morto a Roma il 9 agosto 1966, tenne ai chierici dell'I.M.C. studenti in Roma, nel 400 anniversario della morte del Servo di fin Giuseppe Allamano (16 febbraio 1966).

 

Fare una commemorazione del Servo di Dio Giuseppe Allamano, Fondatore del nostro Istituto Missionario, non significa farne un panegirico per esaltarne le opere e metterne in evidenza la persona. Commemorare vuol dire ricordare, facendo rivivere il Padre: conoscerne 1' intimità come si conviene a figli degni di questo nome.

Ricorderò un episodio inedito. Andato a fargli visita un giorno del 1923 (o 1924), dopo aver trattato con lui le ordinarie questioni riguardanti il noviziato, gli chiesi se avesse dei manoscritti delle Conferenze che faceva a noi nell'Istituto. Già sapevo che aveva dato parecchi quaderni di appunti delle sue conferenze ; ma la mia richiesta era fatta nella speranza di ricevere ancora qualcos'altro.

Mi rispose : « Ho già dato quanto avevo scritto delle conferenze ». Poi rimasto un momento in pensiero, soggiunse : « Prendi questo : a te potrà servire a qualche cosa, per te, s'intende ». E mi porse un quaderno piuttosto spesso, contenente parte delle sue prediche e fervorini, fatti ai seminaristi, quando era Direttore spirituale nel Seminario. Poi aggiunse un libretto, formato mezzo quaderno, cucito come gli altri manoscritti, più usato degli altri. Lo aperse, guardò con compiacenza qualche pagina, e consegnandomelo mi disse : « Questo solo per te : potrai trovare qualche cosa di utile. Sono miei propositi, consigli ricevuti dall'arcivescovo o dal Direttore del Seminario, e ricordi di prediche udite quando ero in seminario ».

Avutolo in mano, lo aprii, e passando da una pagina all'altra, vidi in una pagina espressioni scelte della S. Scrittura, scritte così senza commenti. Chiesi : « Signor Rettore, che cos'è questo? perché stanno scritte queste espressioni? ».

La sua risposta fu : « Sono espressioni della S. Scrittura che mi colpivano e mi piacevano di più, ed io le scrivevo per meditarle così da me nella visita al SS. Sacramento, perché, vedi : il SS. Sacramento, la Madonna e la Castità fu-sono sempre i miei amori ». Queste parole furono accompagnate da un luminoso sorriso : i miei amori.

Vediamo di comprendere se e come furono veramente i suoi amori, e ricordiamo che il suo insegnamento era la sua esperienza vissuta, la sua stessa vita - il suo cuore.

 

I.  IL SS. SACRAMENTO

Qualche anno fa in Francia fu fatta un'inchiesta tra intellettuali. In essa furono poste due domande :

  • Che cos'è il prete per voi?
  • Che cosa vi aspettate dal prete?

Le risposte furono una rivelazione. Il prete non è un dotto, un impiegato ; è un uomo che incarna il divino, un uomo che è continuamente a contatto con il soprannaturale. Una studentessa rispose : « Per noi il prete è uno che vive di Dio ».

Sì, centro della pietà e della vita del sacerdote è e deve essere l'Emanuele, il Dio con noi. Possiamo dire che l'amore al SS. Sacramento fu la passione, l'amore del nostro Padre, che sempre si sforzò con ardore di trasfonderlo nei sacerdoti e nei missionari.

Prima di tutto, la sua vita fu eminentemente eucaristica. Sentiamo. « La nostra mente e il nostro cuore dovrebbero essere continuamente occupati del SS. Sacramento » ci rivela che il Tabernacolo era il polo a cui era orientata la sua mente e il suo cuore. « Fortunato colui che può aggirarsi attorno al Tabernacolo come una farfalla ».

Parlando della posizione dello scrittoio nel suo studio, diceva : « A voi posso confidare il motivo per cui preferisco lo scrittoio in quella data posizione : è che stando a tavolino, resto rivolto verso la cappella del Convitto e il presbiterio del Santuario. Con un solo sguardo raggiungo il tabernacolo della prima e saluto Gesù Sacramentato; poi quello del Santuario, e lì un altro saluto... Si tira un filo telefonico ! ».

Frequenti erano le sue visite al SS. Sacramento, portandosi il più vicino possibile al Tabernacolo. Il suo sguardo diceva la sua fede.

« Dovremmo sentirci spinti a cercar per prima cosa il Tabernacolo ».

« Vorrei che i nostri occhi fossero così fissi, così penetranti da vedere di continuo il SS. Sacramento ».

Nei viaggi, ad ogni paese che toccava, salutava il SS. Sacramento nelle chiese del luogo. Nelle vacanze a S. Ignazio (Lanzo), discendendo sul piazzale dal quale si vedevano i diversi paesi sparsi nelle valli sottostanti, il suo sguardo si portava alle chiese per salutarvi il SS. Sacramento.

Era per lui una vera e grande consolazione il pensare che con l'Istituto si moltiplicava il numero dei tabernacoli. « E quanti nuovi tabernacoli con il tempo ! Sono focolai di amore per noi e di misericordia per gli infedeli... Quanto godo che Dio per mezzo nostro vada moltiplicando i santi Tabernacoli !... Oh, potessimo moltiplicarli ora e sempre ! Che il Tabernacolo sia il centro di ogni casa, di ogni cuore, il sole attorno al quale tutto si muove! ».

Ai missionari partenti per le missioni, consigliava di non omettere la visita al SS. Sacramento durante il viaggio, ma di farla rivolgendosi dalla parte della terra ferma dove potevano pensare che vi fosse una chiesa : « Gesù è realmente presente nelle chiese, e la distanza per Lui non conta ».

Dimostrava grande soddisfazione nel ricevere le lettere dei missionari in viaggio che, riferendo lo sbarco a terra dopo giorni di navigazione, visitavano la chiesa per salutarvi il SS. Sacramento.

La festa del Corpus Domini era da lui chiamata la festa del suo cuore.

Dove meglio risalta il suo amore di passione al SS. Sacramento è nelle sue esortazioni, benché esse riportate, sia pur fedelmente, non abbiano più quella forza che gli dava la parola viva, dettata da intenso fervore, con cui cercava di trasfondere il suo gusto, cioè l'amore.

Trattando del SS. Sacramento, il suo insegnamento ha una forza speciale indicante volontà, come a voler dare uno spirito vivificatore all'opera sua, spirito refrattario alle blandizie moderne.

« Vi voglio tutti devotissimi al SS. Sacramento ; voglio che questa sia la nostra divozione principale. Lo deve essere di tutti ; ma voglio che sia la nostra in particolare ».

Nell'inizio della fondazione scriveva ai primi missionari : « Nostro Signore Gesù Sacramentato deve essere contento della corte che gli fate e delle frequenti visite reali e spirituali. Il santo tabernacolo è il centro della casa, ed ogni punto deve tendere come un raggio colà. Quante grazie deriveranno su su di voi e sui venturi missionari... Egli stesso, Gesù nostro padrone, si formerà i suoi apostoli ».

« Abbiate fede vivissima in Gesù Sacramentato... Davanti a Gesù Sacramentato apriamo il nostro cuore, esponendogli le nostre miserie... Direte : lo crediamo ma non ci pensiamo : questo non è fede : ci vuole fede operosa ».

« Non è a caso che nell'Istituto fate due volte al giorno la visita al SS. Sacramento, e nemmeno è semplicemente per occupare in qualche modo il tempo. E' che voglio che vi leghiate talmente a Gesù Sacramentato, che non possiate più stare lontani da Lui, nè possiate più vivere senza di Lui ».

« In Africa specialmente (sottolineo specialmente) voglio che Gesù Sacramentato sa il vostro Consigliere, il vostro Direttore, il vostro tutto. Quando ci fosse qualche miseria (siamo uomini), ricorrere subito al SS. Sacramento, e fiduciosi posare il capo super pectus Domini ».

« Siate innamorati di Gesù Sacramentato. Nostro Signore è lì per noi... Quando c'è Lui, nulla ci manca »

Insegnava a far la visita al SS. Sacramento così : « Entrati in chiesa, gettare uno sguardo al santo Tabernacolo, e penetrarvi fino in fondo. Fare bene la genuflessione, e giunti al posto, fare atti di adorazione ; poi la Comunione spirituale : due cuori che si uniscono... Un libro va bene... le preghiere scritte devono solo aiutarci. Nella visita parlare un pochino a Gesù, ma poi lasciarlo parlare. Certuni vogliono semi pre parlare loro quasi avessero paura che Gesù parli lui. Direte che non udite: fate di udirlo ».

« Sì, siate innamorati di Gesù Sacramentato.. .Quando c'è Lui, nulla ci manca ; ai suoi piedi tutto si spiega, si aggiusta tutto ».

« Tra amici ci vuole unione. Tenere il pensiero al centro, al tabernacolo, sospirare a Lui, desiderarlo facendo una comunione spirituale ».

 

S. COMUNIONE

La massima unione si realizza nella santa Comunione, ed è alla Comunione che tendono le anime. Il Padre ne esponeva la dottrina, nella mente e nell'insegnamento della Chiesa ; e poi passando da ciò che è, diremmo, elementare come a tutti, raggiungeva il sublime.

Frequenza quotidiana, ma sempre libera e senza ombra di controllo.

Retta intenzione e buona volontà, amore e devozione : ecco ciò che dobbiamo portare alla Comunione. Questo è per tutti. L'incontro, l'unione produce frutti : ecco quanto lui ne conosceva :

« Dalla Comunione ben fatta ci alziamo grondanti di grazia, anima e corpo, di modo che non vi è più nel nostro essere il più piccolo spazio per altro.

Solo e tutto grazia... Fa come un ospite che vuol pagare bene l'ospitalità: aggiunge un soprappiù di grazia ».

« Non dimenticate che anche lungo il giorno portate con voi il Signore, Qui manducat meam carnem... in me manet et ego in illo. (Jo. VI 57).

Come è bello e confortante poter dire a Nostro Signore dopo la Comunione : Signore, siamo intesi : rimarrete nel mio cuore fino a domattina ».

« Siate come vasi che portate Gesù, Perciò quando lungo il giorno avete bisogno di qualche cosa o non sapete co me regolarvi in una determinata evenienza, pensate che Gesù è là nel vostro cuore : "Gesù, che cosa devo fare?". Egli vi risponderà, vi ammaestrerà. Ed intanto tutto quello che facciamo lo facciamo per Lui e non Lui; Egli dal nostro cuore dirige tutte le nostre azioni, e noi pure le indirizziamo tutte a Lui, facciamo ritornare tutto a Lui ».

Questo è sublime ; può entusiasmare le anime attente che scrutano umilmente con l'occhio della fede profunda Dei. Forse converrebbe ricordare qui le parole di S. Agostino ; « Oculis aegris odiosa est lux quae puris est amabilis »

Il Servo di Dio Giuseppe Allamano rivelava come egli vivesse del SS. Sacramento, insegnando la giornata eucaristica — così definita, — dimostrando la sua esperienza. Aggiungeva : « Sembrano piccolezze ma servono molto. Abbiamo bisogno di questo e, una volta assuefatti, li faremo con tutta facilità. Allora le vostre Comunioni saranno fervorose, vivrete di Gesù tutta la vita ». Così ne viveva lui.

Ricevuto il dono, viene il dovere di ringraziare. Insisteva sul ringraziamento alla Messa e alla Comunione. Nel Regolamento dato da lui alla Casa vi aveva fissato anche il tempo : almeno venti minuti dalla Comunione.

L'insegnamento: « Bisogna avere una raccolta di preghiere e dirle dopo la Comunione, dirle adagio e naturalmente gustarle ». Come le gustava lui : ecco : « Bella la preghiera che diciamo dopo la Messa : Transfige... medullas et viscera animae meae... ed io aggiungo : et corporis mei: non solo l'anima ma anche il corpo. Transfige: va giù, giù ! Sono preghiere che penetrano nel cuore, eccetto che sia di sasso. Com'è bello !

Suavissimo amoris tui vulnere... ut liquefiat: che non solo il mio cuore languisca, ma che si liquefaccia di amore per Gesù Sacramentato ». Aggiungeva però : « Se il cuore parla da sè, allora lasciatelo parlare; ma se scappa, si recitino queste preghiere, e si stia con Nostro Signore più che si può.

 

LA S. MESSA

Centro l'Eucarestia, e nel centro la Messa. La stimò : « divozione delle divozioni ».

« Se anche dovessimo prepararci per 15 o 20 anni per celebrare una Messa, qual compenso sarebbe! e dirne tante ! Oh felicità del sacerdote ! ».

Nei suoi anni di sacerdozio non tralasciò mai di celebrare « se non obbligato dal male ». Anche nei viaggi non ometteva di celebrare per quanto fosse stanco e sfinito. Quando era impedito di celebrare ne provava grande dispiacere.

La sua giornata viveva della Messa e per la Messa, divisa tra ringraziamento e preparazione, vivendo la sua giornata eucaristica, senza per questo dispensarsi dalla preparazione e dal ringraziamento prossimo.

Per quanto possibile, prima della celebrazione manteneva raccoglimento e silenzio. Nel vestirsi per la Messa era raccolto e non si lasciava disturbare : era come assorto.

La celebrazione era esatta, tutta cura e attenzione alle cerimonie anche piccole, perché sentiva che nella celebrazione della Messa ogni minima parte ha la sua importanza. Non movimenti affrettati, ma tutto con proprietà, gravità e pietà fervorosa. Anche dal suo volto abitualmente pallido, nella celebrazione appariva il suo commosso fervore.

Anche vecchio, si sforzava a far bene le genuflessioni, non ostante gli acciacchi. Chi lo vide celebrare ne fu impressionato : « Ho veduto un sacerdote che crede ».

Dimostrava che non aveva presa la Messa a cottimo ; e per i pedalatori a quota 15 diceva :

« Vergogna! misurare il tempo al Signore ! ». Fu registrata una confessione che ben merita di essere considerata. Dopo il suo 50° di sacerdozio scrive : « Dopo 50 anni di Messa sono contento, e non ho alcun rimorso. Non dico per superbia: Ho tante miserie, ma la Messa ho sempre cercato di dirla bene. Ecco ciò che mi consola ».

E' quanto possiamo desiderare e augurare a quanti amiamo il nostro Padre. Per aumentare la sua vita eucaristica consigliava di aver l'intenzione di

« ascoltare tutte le Messe celebrate nel mondo », aggiungendo : « E' una santa avidità, ed è il vero sensus Christi ».

Un'espressione ardita e forte : « Quando sentite la Messa, mettetevi nel Calice... voglio un po' vedere chi è capace di tirarvi fuori di là dentro ».

A un'inferma che gli confidava il suo rincrescimento di morire, solo perché non avrebbe più potuto far la corte a Gesù Sacramentato, rispondeva : « E lei preghi il Signore che le conceda di passare il Paradiso attorno al Tabernacolo con gli Angeli che vi stanno in continua adorazione ».

Sublime? Sì, e ricordiamo che S. Giovanni della Croce scoppiò a piangere nel momento del viatico « Non ti vedrò più nel Sacramento ».

Il SS. Sacramento fu il primo dei suoi amori, ma non omnes capiunt verbum istud. L'Eucaristia è il segreto di Dio, il più profondo ; è il più caro segreto del suo cuore, l'ultimo che Egli abbia rivelato.

Gli intimi di Dio lo comprendono.

Lo sforzo dell'Allamano fu di crescere nell'intimità. Sapeva che a chi accoglie la luce Dio si rivelerà ancora di più; a chi ascolta non solo con l'orecchio ma con il cuore, Dio dilaterà il cuore perché comprenda meglio e sempre più.

A noi imitare, ed ammirare almeno quello che non siamo capaci di imitare. Se qualche cosa può parere esagerazione, ricordiamo : Da amantem et intelliget quod dico.

A chi si accosta alla luce lasciate la luce brillare in nuovi splendori.

Al fervoroso che si accosta al fuoco, lasciategli sprigionare dal cuore nuovi e più accesi fervori.

All'amore delicato e fervoroso lasciate che continui ad insegnarci che il modo di amare Dio è di amarlo senza modo. In his quae sunt ad finem non datur mensura.

Chi sa recumbere in sinu Iesu lasciategliene godere 1' intimità e conoscere sempre più il Cuore del Maestro, come canta l'inno Ambrosiano: Sinusque le-su concie...

« Cari predicatori — è la risposta di un gruppo di intellettuali contemporanei, — fateci amar Dio, o meglio aiutateci a credere nel suo amore. Soltanto la rivelazione stupefacente dell'amore di Dio può farci ammettere che noi abbiamo un valore ».

A questi il Servo di Dio potrebbe rispondere : « Nos vero credidimus charitati, a quell'amore che è Gesù Cristo, Lui, l'amore di Dio per noi, umanizzato nell'Incarnazione, perpetuato nel SS. Sacramento : il mio amore.

In un antifonario del sec. VII di Bangor troviamo due versi di un abbate di quel monastero:

Amavit Deus Comgillum, Bene et ipse Dominum:

Il Signore ha molto amato Comgall, ma da parte sua anch'egli ha molto amato il Signore.

 

II.  AMORE ALLA SS. VERGINE

Percéè penetrò nel Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo, come l'Apostolo, il Servo di Dio Giuseppe Allamano conobbe quale fu il primo palpito del Cuore di N. S.: la sua Immacolata Madre: Egli pure l'amò e la fece il suo secondo amore.

Il suo compagno di seminario, Monsignor Ressia, vescovo di Mondovì, nel 50° di sacerdozio ebbe a dire : « Noi eravamo stati destinati a diverse mansioni in diocesi ; ma il nostro compagno che era, primo, non solo per lettera di alfabeto, ebbe in retaggio la Madre, come Giovanni: Et accepit eam discipulus in sua » (Giov. XIX, 27).

E' vero che considerò una grazia l'essere rettore del Santuario della Consolata; ma possiamo aggiungere che la maggior parte di sua vita la passò sotto lo sguardo e il sorriso della Madonna che incontravano corrispondenza nel figlio. Basta dare uno sguardo al suo cammino : vi troviamo il levita che anela all'altare, che si circonda di tante industrie, di amorose e severe vigilanze per rendersene degno. Vi si vede già il suo amore per la Madonna, amore che crebbe negli anni del seminario e nel suo sacerdozio.

Considerava la Madonna come « la sua buona Madre », la luoe e la gioia del suo sacerdozio, la sua più grande fiducia e speranza. Celebrava con trasporto le feste della Madonna, e si compiaceva di ricordare le grazie ricevute, considerando che i primi passi nella sua carriera sacerdotale e successive tappe portavano il segno e il nome della SS. Vergine.

Nella festa della Maternità fa la vestizione chiericale, e fa il proposito di orescere nella devozione a Maria. Nella festa dell'Assunta, diacono, fa la prima predica. Nella festa dell'Addolorata la prima Messa. Prima del Suddiaconato, nella festa del Carmine, trepidante affida con voto la sua castità alla Vergine Santa, come per preparare meglio l'offerta solenne che ne farà ricevendo il sacro Ordine. Alla vigilia del Diaconato, festa dell'Annunziazione, fa la sua consacrazione totale e perfetta a Maria.

Ne celebra le feste, digiuna al sabato, vive in unione con la Vergine soprattutto nei momenti più importanti della giornata: accostavasi alla S. Comunione con i sentimenti di Maria nel momento del "Verbum caro factum est". Assisteva alla S. Messa in unione a Maria sul Calvario. Le indirizzava frequenti preghiere e giaculatorie, e soprattutto il quotidiano Rosario, olezzanti di fiori di virtù e fervide di amore. Uscendo ed entrando in casa, salutava la sua Madonna.

Quando, il sabato di Passione, si velava il quadro, egli si faceva premura di assistere all'operazione per dare alla Madonna il suo saluto. Così pure nel sabato santo voleva essere il primo a salutarla al momento dello scoprimento. Soltanto l'amor filiale può dettare simili delicatezze.

Quel coretto al lato dell'Epistola nel santuario fu testimonio di tante visite, di tanti sguardi, di tante confidenze, di tanti sospiri. « Dal coretto si vede così bene la Consolata e Le si è tanto vicini ! ». Perciò quel coretto era l'incontro del figlio con la Madre.

Diceva che la sua vita era « la storia delle consolazioni ricevute dalla Madonna. Non è che non abbia avuto da soffrire. Lo sa Iddio quanto ! Ma lì ai piedi della Consolata si è sempre aggiustato tutto ».

Nel suo insegnamento, che era da lui vissuto, parlava frequentemente della Madonna, e con persuasione, direi quasi, alle volte con certezza.

Nelle sue lettere aggiungeva sempre una parola della Madonna a luce, a sostegno, a conforto, direi a conclusione decisiva di tutto.

« Crederei di mancare al mio dovere e al mio speciale affetto alla SS. Vergine, se non prendessi tutte le occasioni propizie per parlarvi di Lei ».

« La divozione alla Madonna non è solo pegno di predestinazione, ma anche di santificazione ».

« Questa devozione cominciò con N. S. Gesù Cristo. Chi più di Nostro Signore amò e onorò la Madonna? ».

« Avendo noi con Maria somiglianza di ufficio, dobbiamo pure averla nella virtù. E come ottenere queste virtù se non per intercessione di Lei che tutte le praticò nel modo più perfetto? che vuole e può aiutarci ad acquistarle? ».

La nostra dev'essere una « devozione tenera e forte : renderci ritratto perfetto, per quanto possibile, del suo Divin Figlio. Evitare quanto le può dispiace re, nulla negarle, operare in tutto e per tutto per suo amore e sotto il suo materno sguardo ».

Il Servo di Dio preparava con ardore e sollecitudine gli animi alle feste della Madonna : « Voglio che per voi sia "mese di maggio " tutto l'anno ». Voleva che i suoi figli « sentissero » la devozione alla Madonna, cioè che ne sentissero il bisogno e la gioia, e le dessero il posto ohe Le si conviene nella mente, nel cuore, nella vita.

« Bisogna di Essa aver ripieno il cuore ».

« Chi non ha un po' di sentimento e di amore alla Madonna non ha cuore ».

« Taluni parlano della Madonna come di un qualsiasi santo canonizzato... ».

« Nella madre si ha fiducia, le si vuoi. bene... Madre mia !... Roba da bimbi? No ! bisogna rispettare e amare tutto quello che riguarda la Madonna. Bisogna aver di Essa ripieno il cuore. Se noi ci diportiamo da figli, abbiamo dei diritti, e direi che possiamo anche pretendere ».

Ed egli sapeva contarci su, e poteva dire : « Noi siamo un miracolo vivente delle grazie della Madonna ».

Da testimonianze raccolte vediamo come alle volte sapeva contare sulla bontà e sul potere della Madonna. Li leggiamo nella Vita scritta; ma son persuaso che vi sarebbero ancora molti altri fatti dai quali risulta che « con la Madonna se l'intendeva bene » (E' una espressione sua).

Due volte ho potuto vedere come anche all'esterno si manifestasse la tenerezza del suo amore per la Madonna. Nel marzo del 1920, durante la quindicina di Passione, volendosi provvedere una cassa di sicurezza per il quadro del Santuario, questo fu rimosso dal suo posto. Volle tenerlo lui nella sua cappella privata. A quanti di noi andavano a trovarlo in quei giorni, dopo il colloquio, alzandosi tutto sorridente e quasi con entusiasmo — cosa poco frequente in lui — diceva : « Vieni, ti voglio far vedere una bella cosa : la nostra Madonna è qui.» ed accompagnando alla sua cappella, ne apriva la porta e diceva : « Entra, godila a tuo piacere ! » e ci lasciava soli perché potessimo goderci la Madonna. Chi ha veduto quell'atteggiamento e udito quelle parole ebbe una prova evidente del suo tenero amore alla Madonna e non può più dimenticare.

In un'altra circostanza chi vi parla aveva pensato di osare — sapevo di osare molto — chiedergli in dono per il noviziato quel quadretto che lui teneva in camera e che era stato appeso al suo letto durante la malattia del gennaio 1900: quadro che teneva caro, dicendo :

« Per me è miracoloso » pur escludendo con cura il miracolo nel senso classico. Presentai la domanda con confidenza e con una certa arte. Egli comprese, pensò un momento, e poi, come a manifestare una grave decisione, disse : « Te lo dò ». Si alzò, volle toglierlo lui dal muro dove stava appeso ; tolse un lino bianco da un cassetto, pulì il vetro, e poi con tenerezza e commozione disse. « Me ne distacco ». Lo baciò e me lo porse.

Confesso che in quel momento compresi il sacrificio che gli avevo chiesto. Avrei voluto dirgli : « No, lo tenga! » ma prevalse il desiderio di avere quel quadro tanto caro a lui e che deve essere per noi come una consegna del cuore del Padre.

Chi lo vide guardare un'immagine della Madonna ha notato che il suo sguardo era un sorriso di tenero amore.

E' da ricordare quanto ebbe a dire più volte, e che viene riferito a proposito del 35° anno di servizio come Rettore del Santuario della Consolata : « Ringrazio più voi, o Maria, che il Signore di essere già da 35 anni custode del vostro santuario. Che cosa ho fatto in questi 35 anni? Se fosse stato un altro al mio posto, che cosa avrebbe fatto? Ma non voglio investigare. Se fossi stato tanto cattivo, non mi avreste tenuto tanti anni! E' questo certamente un segno di predilezione. Se ho fatto male, pensateci, aggiustate voi, e sia finita! Accettate tutto come se lo avessi fatto perfettamente. Prendete le cose come sono. Mi avete tenuto: dunque dovete essere contenta. E mi pare che la Madonna abbia sorriso».

Dinanzi a questa scena mi ritorna il ricordo di un quadretto grazioso e di-voto in cui era rappresentata la Madonna con il Bambino Gesù che metteva la corona sul capo a sua Madre. Una scritta commentava l'immagine : « Tutto è poco per la Madonna ». E' la vita del Padre spesa sotto lo sguardo materno, confortato da un grande amore di figlio, che ha voluto creare un'atmosfera satura di divozione e di amore per la Madonna.

Per il Servo di Dio Giuseppe Allamano la Madonna veramente fu il secondo grande amore, perché nella sua vita volle « Maria in tutto, sempre, ovunque .»

Si discute oggi sull'autocontrollo della devozione mariana .

Sono sorti nel passato ed ancora sorgono dei grandi figli di ,Dio la vita dei quali si inserisce in questa discussione solo per comprovare una realtà, questa : Il vero amore per Maria è sempre illuminante; e non distrae, ma ravviva; non rallenta, ma accelera la corsa dell'anima verso Dio.

 

III.  AMORE ALLA CASTITA'

Il terzo amore del Servo di Dio Giuseppe Allamano dopo che al SS. Sacramento e alla SS. Vergine, fu per la castità.

Parlando della devozione al SS. Sacramento disse: « Gli ostacoli a stare volentieri davanti a Gesù Sacramentato sono: la superbia ed il difetto della bella virtù. Taluni stanno poco in chiesa, perché hanno paura che il Signore veda e metta il dito sulla piaga. Fatevi puri, allora sosterrete quegli occhi purissimi, divini ».

Habemus confitentem; è lui stesso che dichiara la verità: se tanto amò il SS. Sacramento e la Madonna è perché era puro: potè così con occhio d'aquila fissare i candori dell'Ostia e gli splendori dell'Immacolata.

L'Eucaristia amata con amore di passione è causa ed effetto nello stesso tempo di purezza. Causa ed effetto insieme:

  • E' fuoco che, dove arde, non ha più ragione il fuoco delle passioni.
  • E' amore esigente ed elevante, dove non ha più possibilità un altro Preventa sum perché è frumentum electum et vinum germinans virgines.

L'amore ardente al SS. Sacramento suppone:

  • Luce penetrante: Beati mundo
  • Suppone intimità: Specialis prerogativa caritatis ampliore dilectione fecerat

Così pure è l'amore alla Madonna: causa ed effetto, perché la. SS. Vergine] è « Amica Stella naufragis » ma è prima di tutto « Turris draconi impervia ». Beato chi si rifugia in questa torre. a mane iuventutis.

Un autore ha scritto: « Presso mia madre io gustavo l'oblio di ogni preoc- cupazione ed attesa; io trovavo la calma al suo fianco, la freschezza alla sua ombra; e quand'anche tutto ciò che può minacciare un bambino mi si fosse scatenato contro, io non avrei avuto alcun timore nel mio animo, per la sicurezza in cui ero che tutte le cattive potenze non avrebbero potuto oltrepassare il cerchio tracciato dal suo sguardo ».

Così in modo più reale ed elevato è per chi si rifugia nella Turris draconi impervia: non vi è forza che possa oltrepassare il cerchio tracciato dal suo., sguardo.

E' pure effetto di grande purezza un' grande e tenero amore alla Vergine: Virginem Virgini commendavit.

Esaminando tutta la vita del nostro Padre Fondatore, vi troviamo come un olezzo di giglio, una preoccupazione e studio per conservare sempre intatto questo fiore. Perciò le sante industrie e precauzioni, regole di riservatezza, di delicatezza, di mortificazione e, diciamo pure, di austerità, tutto unito ad una pietà che lo manteneva tutto a Dio e tutto di Dio.

Vogliamo vedere qualche tratto del cammino immacolato di questo Samuele?

Nei suoi anni di seminario appare come « vallatus liliis » tanto frequenti e sentiti sono i suoi aneliti alla virtù angelica, « il volere scacciare ogni pensiero che avesse sentore di impurità »; la frequente invocazione alla Mater purissima; l'aver scelto San Luigi a speciale protettore nel tempo di seminario, la sua costante preoccupazione per preparare la bella virtù della castità per il S. Suddiaconato, emettendo il voto in antecedenza, come a rendere più volontaria e spontanea l'offerta di sé, atto questo di preparazione per l'impegno solenne; il proposito di rinnovare la sua offerta ogni giorno, per le mani di Maria Santissima, pregando: « O Maria! ottenetemi la grazia che, quale (la mia castità) voi oggi la presentate a Gesù, così intatta possa presentarla per le vostre mani nel dì del giudizio ».

E' una dichiarazione esplicita di castità conservata fino allora integra. E possiamo aggiungere: se fino allora, anche per tutta la vita.

Egli stesso, parlando della castità, richiamava la sua esperienza in occasione del Suddiaconato: « Supremo istante! Io non ne vedo altro più solenne che quello del dì del Giudizio. Io, per me, non vi so dire come la cosa sia passata, tanto mi trovavo fuori di me medesimo ».

Parlando poi della bella virtù, manifestava il suo entusiastico amore: « Ah! E' una bella virtù questa! E' la virtù del nostro cuore; virtù che ci rende angeli fra gli uomini ».

« Questa virtù ci fa apparire quasi esseri soprannaturali, e la sola presenza nostra, basterà ad attirarci i cuori » perché Nostro Signore si comunica alle anime caste, e farete prodigi ».

« Le predilezioni verso i casti, Gesù le continuerà attraverso i secoli ».

« Dobbiamo spronarci ad amare sempre più questa grande e bella virtù e custodirla qual gemma d'inestimabile valore nella nostra mente, nel nostro cuore e nel nostro corpo ».

« Considerata nel Sacerdote è qualcosa di più singolare ancora. Nel Sacerdote è l'ornamento proprio e precipuo, la gloria e la corona più illustre: « Corona illustrior sacerdotum » (S. Gerolamo).

Quanti hanno conosciuto l'Allamano sono unanimi nell'affermare che « era angelica l'illibatezza del suo contegno e delle sue parole, usando egli perifrasi correttissime quando dovesse toccare argomenti un po' delicati ».

« Possedeva in grado eminente la virtù della riservatezza ».

« La bella virtù era una sola cosa con lui ».

« Il candore dell'anima si rifletteva sulla sua stessa persona la quale emanava un non so che di spirituale che attraeva, edificava, faceva del bene ».

« Sembra che si dovesse attribuire la sua chiaroveggenza nel dare consigli, all'innocenza 'di sua vita. Pareva che in lui si avverasse chiaramente ed abbondantemente il detto:

«Beati mundo corde... ipsi Deum videbunt ».

« Anche privatamente era riservatissimo ed anche austero ».

E tanto candore senz'ombra di scrupoli, ma con delicatezza, era nel suo insegnamento nel dire la parola sicura ai timidi, ai dubbiosi, ai tentati; sempre ispirando serena confidenza negli aiuti divini a chi era deciso ad usare i mezzi necessari per vincere e trionfare. Ed era coraggioso nel dire la parola conveniente a chi riconosceva indegno della vocazione sacerdotale.

Perché molti accorrevano a lui anche da lontano, e soprattutto lontano da Dio perché immersi nella colpa? La risposta è questa: riconoscevano in lui l'angelo di Dio che solleva dal fango senza imbrattarsi, perché come gli angeli tiene sempre fisso il suo sguardo a Dio: Semper vident faciem Patris.

Per conservare il candore del giglio non fu pigro, ma sempre vigilante ed operante. Non limitò l'uso dei mezzi, ma fu generoso, tanto da mortificarsi anche nel lecito; riservato ed austero da parere esagerato alle mediocri virtù. Però la ragione sta con lui, e nella sua vita angelica, circondata dalle spine della mortificazione, della vigilanza, della riservatezza, dell'austerità, ci insegna che Dio deve essere amato con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze.

Come i grandi figli di Dio, seppe realizzare quanto l'austero S. Gerolamo dice del Precursore, motivando la sua austerità e il suo ritiro nel deserto: « Oculis Christum adspecturis nihil aliud dignatus est adspicere ». Ecco la spiegazione di tutto.

Concludiamo: Talis est quisque qualis est sua dilectio: l' uomo è ciò che ama.

I suoi amori: il SS. Sacramento, la SS. Vergine e la castità ci svelano l'anima e la vita intima del Padre Fondatore: anima e vita seraficamente eucaristica, teneramente mariana, del candore del giglio.