
P. Luigi Barbanti (1923-1999), decimo di 11 figli, proveniente da Bagnile (Forlì), entrò dodicenne nell'Istituto e, compiuto il lungo curricolo di studi, nel 1948 fu ordinato sacerdote. L'anno seguente raggiunse il Tanzania, dove rimase fino al 1979. In quel lungo periodo di missione svolse molti servizi, sempre con responsabilità e intelligenza, sia nella pastorale diretta che nella promozione umana. Fu anche superiore regionale e superiore di comunità locali.
Dal 1979 al 1984 svolse il servizio di direttore spirituale nel nostro seminario maggiore di Langata (Nairobi - Kenya). Nel 1984 fu incaricato di aprire una missione in Uganda, dove rimase fino al 1990. Dopo un ritorno in Kenya (superiore a Mombasa) e, successivamente, ancora in Uganda, dovette rimpatriare definitivamente nel 1998. Si spense a Torino il 2.4.1999.
Qui riportiamo il suo intervento, mentre era al capitolo generale in Italia quale superiore regionale, durante una speciale commemorazione del Fondatore tenuta a Torino il 24.4.1969, con la presenza dei padri capitolari. Durante quella commemorazione intervennero più persone, in questo ordine:
P. Domenico Fiorina IMC, superiore generale
Sr. Zaveria Pasqualini, MC, vice superiora generale
P.Luigi Barbanti, IMC, superiore della Regione del Tanzania
Fr. Natale Bosio, IMC, fratello coadiutore
Ch. Antonio Avagnina, seminarista.
Ricorre frequentemente nelle riviste e nei libri la frase: « Le Missioni sono in crisi » e si propaga oggi una critica su tutta l'attività millenaria della Chiesa missionaria.
Sorgono voci di contestazione contro il messaggio cristiano.
Contestano le Nazioni giovani che hanno accolto il cristianesimo, ma rivelano l'ansia, l'attesa e il desiderio di un incontro personale e comunitario con Cristo, senza intermediari stranieri.
Contestano le giovani Chiese per liberare la verità, tutta la verità evangelica della veste occidentale e così effettuare la propria unione con Dio, con la propria lingua, con le proprie attitudini, con la propria cultura, con la propria musica, con i propri valori.
Si vogliono ancora i Missionari, ma quelli dello sviluppo. I Missionari, i quali mentre presentano l'essenziale del Vangelo, sappiano pure lealmente e coscienziosamente collaborare alla edificazione della società nella quale sono accolti, penetrandone lo spirito.
« I nostri sforzi missionari, scrisse Luther King, falliscono quando sono fondati sulla pietà, piuttosto che sulla vera compassione. Invece di cercare di fare qualche cosa, — con le popolazioni africane e asiatiche, troppo spesso noi abbiamo cercato di fare soltanto' qualche cosa — per loro. Una manifestazione di pietà priva di genuina simpatia, porta ad una nuova forma di paternalismo, che nessuna persona che si rispetti, può accettare ».
Non c'è da stupire se una certa qual crisi che investe tutta la Chiesa missio natia, si riversa pure nell'interno degli Istituti missionari. Ci sano le difficoltà inerenti alle vocazioni; si effettuano esperimenti per un bisogno di ricerca di nuove vie d'impegno apostolico al di fuori della dimensione missionaria; si prova disagio e incertezza nella formazione dei giovani; si sente la difficoltà del dialogo tra generazioni e mentalità diverse.
E così la vocazione missionaria, in quanto comporta di rischio e di impegno a vita, diventa sempre più difficile.
Nella ricorrenza di oggi ci sia gioioso accogliere l'invito materno della Chiesa del Concilio, a superare questa incertezza e questa sfiducia, coll'approfondire e riscoprire il primitivo spirito dell'Istituto, col riscoprire l'ispirazione missionaria del Fondatore, nelle sue origini e percepire il suo eccezionale carisma apostolico.
Sappiamo che l'azione dello Spirito nei Fondatori non si esaurisce nella loro vita personale. Essi sono dei carismatici nella Chiesa e possono sempre trasmettere nei loro figli, l'eredità del loro dinamismo apostolico per la giusta interpretazione e attuazione del disegno salvifico di Dio nel mondo d'oggi, fatto di critiche e contestazione.
La vocazione del Fondatore:
Il primo Regolamento dell'Istituto, venne introdotto con il noto versetto del Libro delle Consolazioni di Isaia, di ispirazione missionaria e mariana.
« Dici! Dominus... Mittam ex eis, qui salvati fuerint, ad gentes in mare, in Africam... ad insulas longe, ad eos qui non audierunt de me, et non viderunt gloriam meam. Et annuntiabunt gloriam meam gentibus ».
Costituisce la sintesi della dedizione del Can. Allamano, APOSTOLO, che si fa strumento della missione salvifica della Chiesa, per trasmettere a tutti gli uomini, di tutte le epoche storiche, il messaggio di verità, che raduna tutti in un solo Popolo, il Popolo del Regno.
Fu totale la sua dedizione per la causa missionaria, fu missionario e tutto missionario. Così lo rivelano le sue espressioni quando si effondeva nei suoi figli per illuminarli e orientarli: « ...E' un dovere, bisognerebbe non essere sacerdoti per non sentire lo zelo per le anime. Noi missionari siamo votati a dare la vita per la salvezza delle anime. Se non si viene al punto di amare l'anima di quei poveri pagani, più che la propria, potete avere il nome di missionari, ma non la realtà, la sostanza dell'uomo apostolico. Noi dovremmo avere per voto di servire alle missioni anche a costo della vita, dovremmo essere contenti di morire sulla breccia. Quando farete i voti o li rinnovate, ricordatevi che lì in mezzo c'è anche questo ».
Quel versetto costituisce pure la sintesi della sua opera essenzialmente missionaria, coi caratteri fondamentali della missione:
Proclamare il Vangelo ai non cristiani, e stabilire presso di essi la Chiesa, centro di evangelizzazione e della liturgia.
Un'istituzione intesa a raccogliere tutti coloro e solo coloro che (sacerdoti o laici) presentassero i segni di un vero carisma apostolico, pronti a uscire dal proprio ambiente per portarsi presso coloro che sono lontani da Cristo, per evangelizzarli con un impegno esclusivo e totale.
« Chi entrasse nel nostro Istituto col fine diverso dal divenire missionario della Consolata, sarebbe un intruso... L'Istituto non è un collegio o un seminario in cui possono avere il loro svolgimento varie vocazioni, ma solamente quella di missionario e questi della Consolata ».
Questa è la finalità che fin dall'inizio è stata alla base della struttura e della scelta del tipo di formazione. Il Fondatore, con costanza e caparbietà la volle sempre mantenere, anzi la convalidò fedele alla manifestazione della volontà di Dio, quando strutturò meglio l'aspetto religioso dell'Istituto, per avere un organismo più perfetto per la santificazione dei suoi membri, maggiormente idoneo alla evangelizzazione, più confacente alla vita di Missione. Per dare al missionario tranquillità per il suo avvenire, maggior legame e unione tra i membri e maggiore unità di direzione.
Ma sempre dovrà essere la finalità missionaria a dettare leggi nella formazione, nella struttura dell'Istituto e nella valorizzazione del personale.
La nostra vocazione:
E un dovere ed una necessità ritornare alla vita e allo spirito del Fondatore, come ci invita la Chiesa del Concilio, per scoprire pure la nostra vocazione missionaria, riprendere più chiaramente coscienza del carisma di cui siamo responsabili e formulare nettamente, quello che oggi è esigito per esservi fedeli. Dobbiamo ritrovare la semplicità e la purezza della vocazione, intesa come dono ricevuto da Dio il quale trasmette in ogni tempo e a taluni uomini la sua stessa missione « Come il Padre ha mandato me, così io mando voi »: e intesa come risposta cosciente di fede e di amore, che ci impegna a vita nell'attuazione del disegno della salvezza divina.
Il Missionario è un cristiano che si offre volontariamente al Collegio apostolico, per andare ad eos qui longe sunt, e vivere in compagnia di essi, stringendo rapporti di stima, spogliandosi di quelle vedute e di quei costumi che gli impediscono di inserirsi e iniziando un adattamento sempre più progressivo e profondo all'ambiente e al popolo per rendere testimonianza al Vangelo e costruire la Famiglia di Dio. Ma per riuscirvi egli sceglie, per lo più, la comunione di vita con altri fratelli, sceglie la povertà e la castità, tre segni e tre mezzi necessari per una libertà apostolica ineguagliabili.
Allora, fedeltà al carisma di questa vocazione, non vorrà dire solo essere missionari, ma tendere con tutto l'impegno, in quanto gruppo e individualmente, alla santità missionaria e anche all'efficienza evangelica secondo la parola di Gesù: « Vi ho scelto e vi ho mandato, perché portiate frutti duraturi ».
L' ispirazione missionaria originaria del Fondatore, che si è trasmessa come dinamismo apostolico nei suoi figli, deve, oggi più che mai, ispirare la nostra vita. Missionari fedeli alle sue direttive e alle direttive della Chiesa, per essere sapienti nel cogliere le leggi del vero rinnovamento interiore, e saper distinguere ciò che è vitale, dalle strutture e formulazioni dottrinali storiche. Missionari orientati verso il presente, ma arricchiti dalle esperienze del passato, per affrontare con pazienza i nuovi problemi e rinnovare con coraggio i propri metodi e mentalità, incoraggiati dallo spirito aperto del Fondatore, che ci ha insegnato la docilità allo Spirito Santo, e alla Chiesa, come un'esigenza di apostolato fecondo.
Et annuntiabunt gloriam meam gentibus:
« Non è infatti la Madonna sotto questo titolo della Consolata, la nostra Madre e noi i suoi figli?... Essa ideò il nostro Istituto, lo sostenne in tutti questi anni materialmente e spiritualmente, sia qui in Casa Madre che in Africa... ». « Tutto è opera della SS. Consolata ».
Chi è guidato dallo Spirito S., quasi per istinto saprannaturale, costruisce e unisce la sua vita e la sua opera attorno ad un nucleo centrale. La vocazione della Madonna nell'opera della redenzione, fu come l'intima radice, la sorgente profonda dell'ispirazione missionaria del Fondatore per quell'opera che veniva ad incastonarsi nell'opera ampia della redenzione.
La Madonna fu per lui il « modello di quell'amore materno, del quale devono essere animati tutti quelli, che nella missione apostolica della Chiesa, cooperano alla rigenerazione degli uomini.
Fu il meraviglioso esempio di docilità allo Spirito S., quando si consacrò pienamente al mistero della redenzione umana, il giorno che Dio la chiamò per mezzo dell'Angelo Gabriele. E allora, come leggiamo nella vita del Fondatore del P. Sales, « Maria non solo sarebbe stata la Patrona dell'Istituto, ma ne sarebbe stato il cuore, il grande cuore da cui il sangue vivificante della grazia, partendo dal Capo, Gesù, si sarebbe comunicato perennemente ai singoli membri, per trarne copiosi frutti di santificazione e di apostolato. Et annuntiabunt gloriam meam gentibus: era stato il programmi della sua vita - lo sarebbe stato dei suoi figli e delle sue figlie sino alla fine del mondo ».
Viene spontaneo concludere con le parole dell'Apocalisse: « Sii fedele al tuo programma e alla tua vocazione fino alla morte e ti darò la corona della vita ».