
P. Domenico Fiorina (1904-1990), proveniente da Montanaro di Torino, fu accolto nell'Istituto già studente liceale dal Fondatore stesso. Ordinato sacerdote il 23.1.1927, fu trattenuto in Italia come formatore in diverse case apostoliche e poi come Direttore del seminario teologico.
Nel 1938 fu destinato in Brasile dove svolse diverse attività. Vi fondò due seminari, fu superiore del gruppo dei missionari e accolse, in quella nazione, anche le prime Missionarie della Consolata.
Nel 1949 fu eletto superiore generale e confermato 10 anni dopo. Come superiore di un Istituto Clericale partecipò al Concilio Vaticano II. Uomo intelligente, ottimo organizzatore, deciso e responsabile, si impegnò a fondo nella direzione dell'Istituto, che servì e amò senza riserve.
Nel 1970, terminato il suo servizio a livello generale, venne destinato negli Stati Uniti, dove offrì generosamente e senza più nessuna carica di superiore, la propria collaborazione in diverse attività, per ben 20 anni. Morì a Somerset il 23.4.1990.
Qui riportiamo il suo intervento, quando era superiore generale, in una speciale commemorazione del Fondatore tenuta a Torino il 24.4.1969, con la presenza dei padri capitolari. Durante quella commemorazione intervennero più persone, in questo ordine:
P. Domenico Fiorina IMC, superiore generale
Sr. Zaveria Pasqualini, MC, vice superiora generale
P.Luigi Barbanti, IMC, superiore della Regione del Tanzania
Fr. Natale Bosio, IMC, fratello coadiutore
Ch. Antonio Avagnina, seminarista.
All'inizio del nostro V Capitolo Generale ed appena terminato il Capitole Generale delle Suore Missionarie ci è sommamente gradito rendere assieme un solenne omaggio al nostro Ven.mo Fondatore, il Servo di Dio Giuseppe Allamano.
Vediamo attorno a noi le zelanti e buone Dame Missionarie e sentiamo presenti altre centinaia e migliaia di amici, figli e figlie spirituali del Padre.
Il periodo che stiamo vivendo nel mondo, nella Chiesa e nell'Istituto potrebbe quasi apparire come distacco dagli inizi, una contestazione dei valori messi a fondamento della nostra istituzione, una ricerca di nuovi motivi validi per sostenere la nostra vocazione missionaria.
Nel fondo del nostro spirito, pur subendo e vivendo questa esigenza, noi sentiamo di non allontanarci, anzi di approfondire l'unione e la continuità nella. Chiesa, nell'Istituto e nel Padre.
Per rendere, oggi, omaggio al Padre non cerchiamo nella sua vita le azioni, ma lo spirito; non ci preoccupiamo di documentare i nostri pensieri, anzi guardiamo il Padre più nella analisi della nostra sensibilità e nell'impegno di autenticità in noi stessi.
Siamo convinti che nella grazia della vocazione all'Istituto, il Signore ha messo in noi i semi, i geni di una caratteristica idealità.
Gli stessi che aveva depositati nell'animo del Fondatore e che nella vita, nell'Istituto e nella formazione si identificano e caratterizzano.
Se desideriamo che il Fondatore non invecchi ma continui ad essere valido, dobbiamo crescere noi e valorizzare noi stessi nella fedeltà alla stessa vocazione.
Un Padre, una Madre non invecchiano anche se il corpo si copre di rughe e l'intelligenza si indebolisce con gli anni, perché perpetuano nei figli le caratteristiche umane e specialmente gli ideali di vita.
Approfondiamo questo aspetto della responsabilità che abbiamo verso il Padre. L'Istituto continuerà nel suo impegno di onorarlo analizzando nei ricordi e nei documenti la sua vita.
Cercheremo così di conoscerlo per imitarlo.
Nella particolare sensibilità di oggi, pei giovani Fratelli e Sorelle che verranno ed in noi stessi cerchiamo di scoprire le esigenze della vocazione nell'Istituto e viviamola con responsabilità ed autenticità.
Così il Padre vivrà in noi sempre lo stesso e sempre ringiovanito in Dio che rinnova la giovinezza di tutte le cose.
Esiste una correlazione che ricordo quale omaggio al Padre e guida e consolazione per noi.
Nello studio dello spirito e dell'azione del Padre, noi scopriamo come dobbiamo operare nelle situazioni attuali.
Così studiando le esigenze richieste per operare ora nel mondo e nelle Missioni, giungiamo a riconoscere necessarie le caratteristiche del Padre e le le sue norme d'agire. Non consideriamo il Padre un precursore ma un figlio di Dio e della Chiesa, posto all'inizio di un movimento in cui noi pure siamo inseriti, più che una costellazione chiusa in se stessa, nell'immensità del firmamento, qualcosa di vitale che dà e riceve dagli altri nell'organismo vivo della Chiesa e della umanità.
Ho indicato quattro punti: sono le caratteristiche del Padre e sono le esigenze dell'attuale situazione che noi viviamo e che l'Istituto nel Capitolo dovrà studiare, comprendere ed applicare nella sua vita ed azione.
Lasciando ad altri figli e figlie parlare di altri aspetti della figura del Padre, io sottolineo questi quattro punti fondamentali.
Figlio di Dio
Dio presente in lui con le sue esigenze ed il suo richiamo. L'accettazione della sua volontà nella vita, nella vocazione, nell'attività.
Dio presente nel mondo, nell'umanità come Padre e Creatore per cui tutti ci sentiamo Fratelli e credenti.
Dio presente nella grazia della Redenzione in Gesù che deve essere annunziato per la pienezza della rivelazione a tutti gli uomini.
Dio presente nella caratteristica urna na che ha voluto dare ai suoi rapporti con noi, con il suo vertice in Maria, Madre e Consolatrice.
E' questa l'ispirazione fondamentale della sua e nostra vita, della sua e nostra vocazione alle Missioni.
Nella visuale attuale dei popoli e del le nazioni, in rapporto all'unione di tutti in fratellanza universale in Gesù. dobbiamo sentire e vivere così il nostro impegno missionario.
Figlio della Chiesa
Le nostre parole dovrebbero qui prendere lo stile prosastico e giuridico, potrebbero anche mostrare difficoltà, attese e delusioni assieme a certezze ed entusiasmo.
Il Padre ha vissuto tutto questo tormento, l'ha compreso, l'ha amato e sulla Chiesa ha posato i suoi ideali, le sue speranze, la sua organizzazione.
La fondazione a Torino e lo sviluppo nelle Missioni hanno avuto come principio e come termine ultimo la Chiesa.
Non solo la persona del Missionario, ma tutta l'opera dell'Istituto a servizio della Chiesa, della sua struttura, del suo sviluppo.
Figlio della Chiesa in obbedienza attiva ed operante, in fiducia e sicurezza, in servizio devoto, fedele, personale suo e di noi e dell'Istituto.
Padre di Chiese, impegnato a fondarle e svilupparle per poi diventarne figlio devoto. Padre, fratello e figlio delle nuove Chiese concretizzate in cristiani, sacerdoti, Vescovi a cui si sentiva legato nei vincoli di carità ed amore in Cristo.
Padre di una famiglia
che aiuta i suoi fratelli a conservare l'autenticità della loro vocazione, e la donazione di servizio ai Fratelli.
Una famiglia che all'impegno spirituale unisce il dovere di sostegno e di assistenza in un equilibrato rapporto di spirito e di realtà terrena.
Un insieme di volontà e di energie che sanno unirsi e separarsi secondo le esigenze della carità e dell'apostolato.
Una famiglia che offre a noi anziani la gioia di sentirci tronco e rami su cui spuntano nuovi germogli e nuovi frutti e dà ai giovani la via aperta per realizzarsi nella comune vocazione secondo le esigenze di universalità, autenticità e dinamismo che la caratterizza. Nell'impegno e nel tormento del Padre e nella maturazione di ogni cosa che oggi vediamo meglio con sguardo retrospettivo abbiamo un esempio ed un incoraggiamento fiducioso pei problemi di oggi.
Centro di attrazione e di aiuto
per altre volontà ed altre prestazioni di servizio missionario.
Il Padre non è rimasto solo: ha voluto noi, Sacerdoti e Fratelli, le Suore Missionarie, ausiliari ed ausiliarie, Dame Missionarie, Amici e Benefattori, a tutti dando lo stesso valore e desiderando di tutti vedere uniti in vincoli di carità e di collaborazione.
Nello stesso sviluppo dell'ordinamento giuridico dell'Istituto non c'è stata rigidità, ma adattamento a richieste superiori ed .a necessità di azione missionaria.
Due i punti fermi: unione alla Chiesa e fedeltà all'impegno missionario.
In questa stabilità ed in questa molteplice adattabilità dobbiamo rinnovarci oggi.
Noi Missionari e Missionarie offriamo a Dio una totale donazione ed alle Missioni un completo impegno di servizio.
Sentiamo questo non solo valido, ma quale una nobiltà di elezione e di scelta. Crediamo e viviamo le motivazioni spirituali ed umane che sostengono la nostra scelta con convinzione ed entusiasmo.
Così non avremo difficoltà ad accettare ed aiutare il sorgere di altre forme di servizio missionario e di collaborare e convivere con chi in qualunque modo vuol lavorare per la Chiesa missionaria.
Concludo:
Ispirazione e sviluppo non sono elementi separati, ma uniti e che permangono attuali nell'Istituto.
La Consolata ci aiuti a viverli come li ha vissuti il Padre con fiducia, serenità ed entusiasmo.
Si perpetuerà così la vitalità ed il ri. fiorire del suo e nostro Istituto.