
Sr. Zaveria Pasqualini (1903 - 1989) era una Missionaria della Consolata possiamo dire ancora della prima generazione. Entrata nell’Istituto nel marzo del 1923, poté conoscere di persona il Fondatore nei suoi ultimi anni di vita. Giovanissima, già nel 1925, fu mandata in Kenya, dove realizzò la propria missione fino al 1947. La sua specializzazione era la scuola. In seguito, venne scelta come Vice Superiora Generale dell’Istituto, servizio che svolse, senza apparire troppo, ma con molta incidenza nella comunità, per 10 anni. Nel 1976, poté ritornare in Kenya, dove passò gli ultimi anni di missione. Data la sua maturità umana e spirituale, fu considerata una delle figure più significative dell’Istituto. Spesse volte venne richiesta di parlare del Fondatore, cosa che fece egregiamente, portando testimonianze di prima mano.
Qui riportiamo il suo breve intervento, quando era vice superiore generale delle Missionarie, in una speciale commemorazione del Fondatore tenuta a Torino il 24.4.1969, con la presenza dei padri capitolari. Durante quella commemorazione intervennero più persone, in questo ordine:
P. Domenico Fiorina IMC, superiore generale
Sr. Zaveria Pasqualini, MC, vice superiora generale
P.Luigi Barbanti, IMC, superiore della Regione del Tanzania
Fr. Natale Bosio, IMC, fratello coadiutore
Ch. Antonio Avagnina, seminarista.
Qui pubblichiamo un suo breve intervento durante una speciale commemorazione fatta a Torino il 24 aprile 1969, con la presenza dei padri capitolari.
Ci è gradito partecipare alla rievocazione della Figura di Chi ci ha dato il modo di rispondere alla chiamata di vita ed essendoci Padre ci ha indicato Dio. A Lui siamo grate perché, precorrendo i tempi, ci pensò come parte integrante dell'opera dei Missionari, per mezzo di una consacrazione che lega alla evangelizzazione dei non cristiani, nei settori che ci competono.
Dalle conversazioni che il Fondatore teneva alla comunità e dai suoi scritti, pare di poter dedurre come maturò in Lui il tipo di missionaria atto a realizzare la sua ispirazione.
— Sua madre — che egli venerò con intensa umanità — gli fornì l'esemplare delle virtù casalinghe e salde, e di una fede semplice tale — diceva — da ottenere miracoli.
— Dal proprio carattere buono, pratico, impegnato, e dalla propria cultura, trasse il rispetto per la persona da evangelizzare; l'esigenza della testimonianza di un Vangelo vissuto come via di penetrazione nei cuori; l'applicazione allo studio accurato della lingua locale per la trasmissione precisa della dottrina; l'amore al lavoro come mezzo di elevazione e di progresso dei primitivi.
— Concetti che oggi tornano nei Decreti Conciliari.
— Infine, e soprattutto, dal suo spirito sacerdotale sgorgò l'ideale della integralità della consacrazione a vita al la sola gloria di Dio, in ininterrotta comunione di preghiera unita a generosa attività, che doveva fare della missionaria una contemplativa sulle strade del mondo.
Uno zelo profondo e costante per la salvezza di tutti gli uomini.
Un culto ecclesiale alla Vergine.
Nel lontano 1915 il Fondatore disse alle suore: « Anche voi siete quasi sacerdoti: diaconesse, cioè. Infatti in Africa predicherete, darete battesimi, e chi sa che un giorno non vi tocchi prendere in mano il SS. Sacramento ». Pareva una cosa tanto grande allora! Ebbene, per sessant'anni, sostenute dall'ispirazione iniziale di quel sacerdote tutto di Dio, si è cercato di coadiuvare i missionari nella penetrazione evangelica delle zone più lontane e avanzate, specialmente elevando la donna a condizioni umane e cristiane, istruendo la gioventù, assistendo malati e famiglie, cooperando in tutti i campi nell'evoluzione delle nuove nazioni.
Le suore missionarie hanno catechizzato, battezzato. E vedono realizzarsi la profezia del Padre quando comunicano se stesse, il popolo e, come è avvenuto ultimamente, il sacerdote gravemente ammalato, nell'isolatissima Solita, in Caquetà.
E' la diaconia d'amore che esse offrono oggi al comune Fondatore in omaggio di gratitudine, umile e riverente.