
P. Emilio Oggè, IMC (1900-1979) fu accolto dodicenne nell'Istituto dal Fondatore. Dopo gli studi e la preparazione necessaria, venne ordinato sacerdote nel 1923. Destinato in Tanzania, partì nel 1924 e si impegnò in diverse missioni fino al 1937.
Rimpatriato, fu nominato maestro dei novizi, compito che svolse con successo, ricordato con riconoscenza dai suoi allievi. Fu pure superiore di casa madre. Dal 1955 al 1979 ricoperse l'importante ufficio di Direttore Nazionale della Pont. Opera di S. Pietro Apostolo, resiedendo in Roma nell'allora casa procura di viale delle Mura Aurelie.
Fu un grande comunicatore con la predicazione e con lo scritto. Famosi sono alcuni suoi volumi, tra i quali emergono: “Nyabula, nasce una missione” di spiccato sapore tanzaniano; “Frecce di vittoria, sul “piccolo segreto” della preghiera giaculatoria; “La Madonna missionaria” e “Cacciatore di leoni e di anime”, biografia di p. Paolo Albertone.
Qui pubblichiamo la commemorazione sul Fondatore tenuta nella casa di Varallo Sesia (VC) il 16 febbraio 1944 e ripetuta a Torino, anni dopo, il 24 aprile 1970.
Il S. di Dio Giuseppe Allamano fu già studiato filialmente da tanti suoi illustri figli spirituali sotto vari aspetti, come Fondatore, Maestro, Missionario, Educatore; si scoprirono le belle doti di mente, di cuore e di volontà, trattando la sua vita interiore e le sue virtù principali. Sotto tanti altri aspetti potrebbe essere studiato, trattato e imitato, poiché un uomo di Dio come il Can. Allamano presenta tanti e tali impensati aspetti e soggetti di studio, perché egli era un « Fondatore di Istituto religioso e missionario » e perciò Pater multarum gentium! Perciò ebbe quella grazia di stato specialissima che doveva formarlo e proporlo a modello di tanti suoi figli futuri, missionari della Consolata. Quindi l'opera e gli scritti del Padre debbono essere sempre studiati ed attuati nella nostra vita privata perché possiamo essere conformi a Lui nella fisionomia spirituale.
Vorrei oggi intrattenervi un poco su questo grande, studiandolo riverentemente dal lato del cuore, della sua custodia, del suo distacco, dei suoi palpiti, raccogliendo dalla sua vita e dai suo scritti quei tratti che si riferiscono a questo soggetto: la custodia del cuore.
Le sue teorie spirituali erano basate' sui tre grandi suoi Protettori: S. Ignazio di Lojola, S. Francesco di Sales e S. Alfonso. Nessuno stile futurista, ma piano, benché energico.
Nessuna innovazione né esagerazione: seguiva gli autori santi ed è tutto detto. Da Sant'Ignazio succhiò quell'implacabile teoria della rinunzia totale del cuore, testa e opere. La rinunzia! L'autore benedettino, l'Abate D. Idesbaldo Van Hóutryve, nel suo « Il Canto della Città di Dio » non fa che ripetere in forma letteraria l'antica teoria dell'uomo vecchio, su cui insiste in tutto il libro e la ammannisce prudentemente in tutte le sue pagine, che cioè « la rinunzia e la custodia del cuore ha la massima importanza e deve essere sempre illuminata dalla dottrina ed ispirata e sostenuta dalla preghiera che rimane sempre il fattore massimo della vita spirituale ».
« Se non farete penitenza, perirete tutti nello stesso modo » (Lc. 13, 3).
Ed il Can. Allamano nelle sue Conferenze non usa altri titoli che questi: distacco dalla propria volontà, distacco dai beni, distacco dalle comodità, distacco dai parenti, distacco da sé stessi. Rinunziare alla propria testa, rinunzia al cuore, rinunzia a sé! Distacco e rinunzia.
Ma il Padre aveva anche succhiato da S. Francesco di Sales il condimento ed il miele col quale condiva le pillole amare con tanta dolcezza e paternità, che quasi incantava i cuori che ammaestrava nell' « Abneget semetipsum! » (Mt. 16, 24). Da S. Alfonso imparava a pregare e far pregare per risolvere il mistero della grazia e della predestinazione, per ottenere la grazia della perseveranza in questa rinunzia capitale.
Ma dobbiamo ora dire come tutta la grande rinunzia l'Allamano la incentrasse nella «custodia del cuore »; cuore preso come sede della volontà e dell'amore, come organo propulsore della vita, preso nel senso di tutto « l'uomo ». Oppresso dall'emicrania gridava: Dio solo! Dio solo! Dio solo! Parole che formavano il suo programma di rinunzia e di donazione.
E nella sua ultima giornata, alla suora che gli assicurava le preghiere dei figli per la sua guarigione, rispondeva, alzando gli occhi al cielo: « La volontà di Dio! la volontà di Dio! Dio solo! ».
Vediamo dunque:
- che cosa intendeva colla parola « cuore »;
- quali gradi di custodia voleva attuare per sé e per i suoi figli;
- quali erano, secondo lui, i principi della corruzione del cuore dal lato dello spirito e dal lato esterno;
- ed infine quali erano i fattori della perfetta custodia del cuore: cioè vita interiore, devozione allo Spirito Santo seguendo le sue ispirazioni, e devozione a Maria Consolata donandole definitivamente il cuore suo ed il cuore nostro.
I - Che cosa intendeva colla parola « cuore »
Come era il cuore del Padre Fondatore?
Era un cuor d'oro. Ce lo disse Monsignor Ressia, il 23 settembre 1923, quando rivolto al gruppo di venerandi sacerdoti dai capelli bianchi, il giorno delle loro nozze d'oro sacerdotali, disse: « Egli era il primo non solo per ordine d'alfabeto, ma per merito di studio e di virtù, per mitezza d'animo e bontà di cuore » (V. 493).
Era un cuor sensibile... « Non credere, diceva ad un Padre, che sia male avere un cuore sensibile. Anch'io sono così, e sento tanto! T'assicuro che molte volte avrei desiderato avere un cuore un po' più duro. Ma no! meglio così, e son contento che sia così! » (V. 442).
Era un cuor sano e forte!... « Certamente se avessi predisposizione a malattia di cuore, a quest'ora sarei morto! In 40 anni dacché sono alla Consolata, ne ho viste e sofferte delle cose! » (V. 392).
Era un cuore tenero e materno!... « Il buon Dio, dice P. Attilio Bongiovanni C.S.G., gli aveva donato un cuore di una tenerezza incomparabile, un profondo conoscimento del cuore umano, una cortesia e modestia che infondeva nell'anima somma confidenza » (V. 329).
Grande cuore che dava tutto a Dio fin dall'inizio della sua giornata: « ...come svegliato dalla tromba angelica, senza ritardare un istante faccio il segno di Croce, alzo la mente ed il cuore a Dio!... » (V. 409).
Quando voleva lodare e dire mirabilia di una bella festa la chiamava: « La festa del cuore » come quella del Corpus Domini, perché è un trionfo di Gesù Eucaristico (V. 412). Nella sua devozione la parte del cuore era la parte migliore. « La nostra mente ed il nostro cuore dovrebbero essere continuamente occupati del SS. Sacramento... vi voglio tutti Sacramentini e Sacra-mentine! » (V. 413).
Si può dire del Can. Allamano quello che il cronista Cesario di Heisterbach racconta di un frate mistico del Medio Evo che diceva: « Per eccitarmi alla preghiera, a guisa di suonatore di cetra, mi cerco sotto la cocolla le corde del cuore: cordas cordis tango! Il Padre aveva queste corde a portata delle dita. Il suo cuore era sempre pronto al lancio, perché distaccato da tutto.
Da noi non voleva che il cuore: il cuore dei ragazzi, ed il cuore dei suoi chierici, perché nella sua arte formativa egli iniziava la scultura col bulino del suo cuore dentro il cuore dell'alunno.
Quante volte la parola « cuore » era ripetuta nelle sue lettere e circolari ai missionari ed ai privati. Mentre compiva un corso di Esercizi Spirituali a S. Ignazio scriveva: « Certamente il mio cuore è con voi, e vorrebbe sempre correre all'Istituto! » (V. 238).
Quando deve dare la tremenda notizia della morte del venerato Confondatore ai missionari in Africa comincia così: « Mi trema la mano, il cuore si gonfia... » (V. 483). E nei momenti di grande gioia fa appello al suo cuore: « Col cuore ripieno di intima consolazione ho celebrato il cinquantenario della mia S. Ordinazione Sacerdotale! » (V. 495).
Annunziando la beatificazione del suo santo Zio scrive: « Sento il bisogno di aprirvi, miei cari figli e figlie, il mio cuore ripieno di intime consolazioni per la solenne beatificazione del nostro Don Cafasso » (V. 499).
Anzi era della opinione che sarebbe morto di amore o della malattia di cuore, perché — diceva ad una signora che gli confidava di essere malata di cuore —: « Tutti dobbiamo morire di malattia di cuore, noi che amiamo il Signore! Perché essendo il cuore che ama, a forza di amare si logora e si ammala! » (V. 385).
Come si vede, con la parola «cuore » intendeva tutti i sentimenti più nobili dell'uomo e del sacerdote.
Col cuore si accosta al rigoglio dei suoi figli per penetrarne il mistero con mano delicata, per curare, potare, rafforzare, medicare, raddrizzare la capricciosa crescenza dell'amore, e per convogliarne l'esuberanza verso le nobili mete della vita apostolica.
Considerava il cuore come un grano di incenso da bruciare generosamente in odore di soavità a Dio solo. « Voleva, diceva Don Demaria, che staccassimo il cuore da ogni cosa creata, da ogni interesse umano. L'ideale che ci proponeva era di aver l'animo monastico!... » (V. 68). Aveva studiato da S. Ignazio, nell'esame di coscienza frequente, quel controllo che al dire di Nino Salvaneschi « pesa il cuore e misura la statura! »...
Aveva studiato la grande verità ignaziana che:
« La nostra felicità dipende dal perfetto assoggettamento del cuore a Dio. Dio vuole regnare nel cuore nostro ad ogni costo. Che Dio si applica più al governo di un cuore soprannaturale dove regna che a tutto il governo di una nazione. Dio non fa conto che del cuore. Purché lo veda soggetto al suo potere, purché lo possegga, Egli è contento. Che non vi è che Dio che possa contentare il nostro cuore. Che il nostro cuore ha un vuoto che Dio solo sa e può colmare. « Inquietum est cor nostrum donec requiescat in Te, Domi-ne! » (S. Agost.). « Et dedisti cor tuum quasi cor Dei! » (Ez. 28-2).
Dai suoi figli voleva una cosa sola: « amar Dio con tutto il cuore! ». Ed augurava alle sue figlie missionarie che diventassero tutte pazze... ma pazze d'amor di Dio.
II - Quali gradi di custodia del cuore voleva attuare per sé e per i suoi figli?
« Più il giovane ingrandisce e più è necessario che ci sfugga, diceva Franc. Charmot. Quando nasce alla vita si distacca dalla madre. Quando nasce alla virilità, si distacca dalla famiglia. Quando nasce alla vita celeste, si distacca dalla terra ». E noi aggiungiamo: Quando nasce a Dio, si distacca da sé. Cioè è necessario che Uno cresca e l'altro diminuisca. La via più corta per arrivare alla perfezione è di studiare di applicarci alla purità del cuore, piuttosto che agli esercizi di virtù, perché Dio è pronto a darci ogni grazia, purché non vi mettiamo ostacoli con attacchi del cuore. S. Ignazio stesso diceva che i santi stessi mettevano ostacoli alle grazie di Dio!
Il Can. Allamano comprese subito la tattica evangelica dell' abneget semetipsum, strategia indispensabile per arrivare all'amor di Dio perfetto: l'odio di sé, perfetto. Quindi cominciò a studiarsi d'applicare in sé i due gradi di purità del cuore: cioè:
1 ) segnare i peccati veniali ed i movimenti sregolati del cuore, porvi rimedio coll'esame, confessione settimanale, sempre con calma e polso fermo;
2) acquistare a poco a poco quell'indifferenza religiosa che suppone un cuore pronto a tutto, innamorato della volontà di Dio: paratum cor meum, Domine! ».
I° Grado. Dapprima eliminare i peccati attuali e gli attacchi cattivi con l'esame e confessione:
Da giovane s'è accorto che la superbiuzza è la sua passione dominante? ed allora guerra alla superbia. Agere contra, subito, ed energicamente. Ma con grande confidenza nella grazia di Dio e colla preghiera e la calma.
E qui entra la teoria di S. Francesco di Sales e di S. Alfonso che, unendo la preghiera alla confidenza, insegnò al Can. Allamano la via della vittoria.
Egli si imponeva fin da seminarista questo proposito:
« Raffrena i primi moti di superbia... fa tutto per Gesù, e niente senza Maria... sta sempre attento a te stesso, e nelle cadute non ti scoraggiare » (V. 28).
Sapeva quale è il compito di un Direttore spirituale che è di incoraggiare, sempre ostinatamente ottimista. Un'anima che sa farsi coraggio non ha bisogno di un Direttore spirituale nella sua vita. Confidando e pregando Gesù e Maria riuscirà bene!
Nel 4° anno di Teologia lo vediamo ancora proteso in un supremo sforzo di buona volontà: « Farò frequenti atti di distacco e frequenti piccole elemosine... rinnovare l'abborrimento al peccato veniale; fare ogni giorno due atti di mortificazione di gola, di occhi, di udito, di lingua ». « Voglio camminare alla presenza di Dio, desiderare l'unione intima con Lui, slanciarmi nel Cuore di Gesù con aspirazioni e Comunioni spirituali. Tutto da Dio, per Dio, in Dio! » (V. 29).
Guerra implacabile al peccato veniale... « Quand'ero superiore nel Seminario mi raccomandavo ai chierici che essendo io di costituzione debole, non mi facessero morire. Ora dico a voi: Se volete allungarmi un po' la vita siate docili a lasciarvi formare... » (Conferenze 65).
Temeva il peccato tanto in sé che nei missionari. Dopo la Messa soleva pensare ai peccati dei figli « perché, diceva, son io che devo fare il portatore dei vostri peccati, sia per Casa Madre, sia per l'Africa » (V. 222).
Voleva la confessione frequente per purificare il cuore: « E' d'uopo confessarsi senza averne bisogno, per non aver mai bisogno di confessarci. Sembra un paradosso ma non lo è: è invece una grande verità. E' orribile per un sacerdote aver bisogno di confessarsi! » (V. 317).
« Ci vuole dunque (Conf. 77) il distacco assoluto: o siamo con Gesù, tutti suoi, fino in un pensiero, fino nella più recondita fibbra del cuore, o siamo contro di Lui ». E scongiurava i chierici a darsi a Gesù con tutto il cuore, fin dal tempo del seminario. « Il cuore del buon chierico, giunta la sera, nel porsi a letto, è ripieno della più soave dolcezza... » (V. 72).
Dunque: lotta - esame - sacrifici - confessione...
Se, come dice P. Lallemant, noi facciamo in un giorno più di cento atti di orgoglio, e se l'aver soffocato in fondo al cuore un movimento di una passione è come l'aver guadagnato cento mondi per un'eternità, quanto eroismo in quel cuore che sa dire il « sì » ed il « no » che è la sistole e la diastole di un cuore amante di Dio. Sì; a Dio, a Maria, alla vocazione! No; alla passione, a sé stesso! alla belva! al demonio!
Se H. Stanley definisce l'adolescente « un essere strano, innocente come un angelo, fiero come un re, coraggioso come un eroe, vanitoso come un pavone, restio come un asino, esuberante come un puledro, suscettibile come una fanciulla... » allora quanti sì e quanti no dovrà mai dire per domare questa arca di Noé e questo serraglio spirituale. Da questa lotta il cuore potrà uscirne vigliacco... o puro e tutto di Dio. E questa lotta continuerà fino a che avremo un buon palmo di terra sopra di noi!...
Il° grado è l'acquisto della indifferenza per poter e saper dire sempre di sì alla volontà di Dio e di no al nostro cuore. Qualcuno non ha disegni ma speranze d'impiego: è necessario disfarci di ciò. I giovani vivono nella speranza dell'avvenire; i vecchi vivono nel ricordo del passato; ed il cuore oscilla tra il passato e l'avvenire, incerto sempre sul presente.
Su 50 sogni dei giovani appena 3 si realizzano e ci riescono; poiché Dio prende gusto nel confonderli, essendo piccole usurpazioni dei diritti di Dio.
Il Can. Allamano acquistò questa indifferenza sempre con lo sforzo: si può dire che gli costò sempre. Già nell'età matura, quando il Card. Gotti gli parlava di quella falsa prammatica per cui un Fondatore si dimetta in vita, egli disse il suo « fiat » unicamente perché tale apparve essere la volontà di Dio.
Si era preparato da lungo tempo a questo distacco da sé e dai suoi progetti: il suo cuore era libero benché sempre in lotta. « Virtù da acquistare, proponeva già da Direttore spirituale, l'indifferenza santa. Purché Dio sia servito; poi se da me o da altri, se in questo o quell'ufficio, se con lode o con biasimo, se con stima o noncuranza, tutto ciò è solo per accidens. Via dun que le inquietudini... Soli Deo piacere! » (V. 75).
La sua indifferenza la dimostrava 'nei distacchi. Alla morte della madre scriveva che il suo cuore andava in pezzi: « Offrii a Dio l'amaro calice e lo pregai a darmi forza per tutto trangugiarlo! ». Così il cuore del povero Padre diventava come un puntaspilli quando doveva staccarsi dai suoi figli missionari partenti per l'Africa. E lo confessava semplicemente dicendo:
« Ogni volta che si rinnovano queste funzioni, il cuore ne soffre, specialmente il mio. Si stacca come una parte di me stesso. Se è commovente per tutti, per me, ve lo confesso, sono schianti sopra schianti. Il mio cuore sarebbe abbattuto se non fossi certo che tale è la volontà di Dio ».
Lo constatava anche lui che la santa indifferenza del cuore alla volontà beneplacens et perfecta di Dio gli aveva data la palma della vittoria in tutte le sue intraprese. « Mi consola il pensiero che cercai sempre di fare la volontà divina. Se il Signore benedisse molte opere cui posi mano, da eccitare talvolta l'ammirazione, il segreto mio fu di cercare Dio solo e la sua santa volontà manifestatami dai miei Superiori. Non credo sia superbia propormi a vostro esempio e modello nella virtù dell'obbedienza. Credetemi: vir oboediens loquetur victorias » (V. 495).
Dio lavorava in quel cuore liberamente, conoscendo la sua generosità; e con lo stiletto crocifiggente, prima di distruggerne il corpo, ne stilettava il cuore.
P. Lorenzo Sales protesta di non voler svelare i delicati segreti del cuore del Padre. « Diremo solo che Egli bevve al calice amarissimo del Getsemani, e fece passo passo la salita del Calvario, fino ad esclamare in un momento di suprema desolazione: " Ebbene, vuol dire che alla corona dei vergini e dei confessori il buon Dio aggiungerà anche quella dei martiri! " » (V." 503). E come il Cuore del Maestro Gesù, subì la sua agonia morale fino alla feccia. Dopo questa lotta non gli importava più di vivere o morire. Non gli rimaneva che l'offerta finale: « Sive vivimus, sive morimur, Domini sumus!, diceva al Dott. Battistini che lo visitava tentennando il capo.
Factum est cor meum tamquam cera liquescens (Ps. 21, 15).
Ecco fino a qual punto volle attuare la custodia del cuore e quale esempio volle dare ai suoi figli!
« Una verità è ormai definitivamente acquisita dalla pedagogia moderna (C. Gnocchi, «Educazione del cuore », p. 45): Il giovane è più cuore che intelligenza, più passione che ragione ». « Nei giovani bisogna mirare al cuore; occupata questa piazzaforte (dice San Francesco di Sales) il resto non può durare a lungo. Quando il fuoco è in casa, si gettano i mobili dalle finestre ».
E' quello che fece per sé l'Allamano e voleva fare per noi. Dopo aver insediato Dio e Maria nel cuore, venne a sfenestrare tutto il resto che ora vedremo: attaccamenti troppo umani, conversazioni leggere, letture, ritrovi, frivolezze, sensualità, attacco alla roba, alle comodità, illusioni segrete che ingannano il cuore con favole e storielle... e finalmente il distacco da sé, dall'amore disordinato di sé, universale e tenacissimo che morirà proprio sul serio solo tre ore dopo di noi. Quello fu un « sapiens cor » come canta l'Ecclesiastico (Eccli. 3, 32).
III - Principi della corruzione del cuore
Lo scorso anno un Padre dei Missionari Saveriani, allora maestro dei novizi e ora missionario in India, essendo nostro ospite a Varallo, chiese con insistenza il volume delle Conferenze del nostro Fondatore dattilografato ad uso privato. Ne cominciò la lettura avidamente e non depose più il volume che il giorno seguente a tarda notte. Lo vedevo anche dopo il pranzo leggere con tanto interesse quelle Conferenze che diceva insuperabili. « Voi avete tutto qui... solo per voi Missionari. Il nostro Fondatore Mons. Conforti parlava un po' a tutti i Sacerdoti della Diocesi, ma a voi il vostro Fondatore parlava proprio direttamente e scriveva per voi soli missionari. Avete genuino lo spirito del Padre, scritto integro... Che fortuna! Vi infuse lo spirito apostolico direttamente! che fortuna per il vostro Istituto! che bello! ».
Lo stesso entusiasmo suscita la lettura in tutti i suoi figli missionari specie novizi che mai ascoltarono la parola viva del Padre.
Da queste conferenze stralciò quello che riguarda l'oggetto della nostra commemorazione: il distacco del cuore da tutto, l'attacco del cuore a Dio solo!
Consideratene i titoli e non vedrete che distacco... attacco a Gesù, a Maria... in vita ed in morte, in Italia ed in Africa, sani o malati... giovani o vecchi.
Cominciamo dal P principio di corruzione del cuore:
- Nelle relazioni con i parenti, l'Allamano condannava l' attaccamento troppo umano.
« Non vi voglio ingannare! Chi non capisce queste cose non ha spirito! chi non comprende tali doveri del religioso o non ha vocazione o non vi corrisponde. Il nostro proposito sia di attaccarci a N. S., a Lui solo! Egli vuole essere il primo e l'ultimo, l'unico cioè ad avere il nostro cuore; e ne ha il diritto... Il Signore è geloso dei nostri cuori, dei nostri affetti! ». - Distacco dalle amicizie Su queste era inesorabile! « Sì miei cari! casto il cuore! via queste che sono la peste delle comunità. Vi concedo di aver amicizia particolare con uno solo: Nostro Signore Gesù Cristo. Ve lo concedo e ve lo raccomando... ».
- Distacco dalle letture inutili. Non voleva che certe storie venissero a turbare il cuore vergine dell'alunno. Sulla lettura dei giornali diceva a Don Demaria: « Ha forse da consigliare qualche governante di popoli? No? Ebbene, li lasci un po 'tranquilli ai loro affari! e lei non turbi la sua mente con pensieri di politica! per ora goda la sua santa pace » (V. 67).
Egli dava uno sguardo rapido al giornale cattolico. Non perdeva tempo in letture inutili. Aveva invece letto tutta la S. Scrittura. - Distacco dalle conversazioni ed altri affari. « Tutto spirito mondano, miei cari, dal quale la perfezione religiosa dista come la luce dall'oscurità, come il fuoco dal freddo. Quid ad te? Si passano così intere giornate con la mente a zonzo, col cuore vuoto di Dio, con lo spirito freddo in tutto ciò che è pietà. Come possono costoro ascoltare i movimenti della grazia? ».
Distacco del cuore dalla roba! Se un uccello è legato con un filo, ciò basta a non lasciarlo volare. Per voi in comunità non una fune... ma dei fili! Distaccare il cuore soprattutto dai beni di famiglia. Come fa pena leggere lettere di parenti che danno conto al figlio di tutto ciò che capita in casa! campo, prato, bestiame... tali cose disturbano. Questo sì che è un grave disturbo per il missionario.
Distacco dalle comodità personali. Quanto pochi sono veramente staccati dai piccoli comodi, indifferenti all'abitazione, al cibo, al vestito! Quando si tratta di sgobbare un poco o di prestarsi ad un piccolo lavoro! anche col sacrificio di un po' di riposo o della ricreazione... costa! (Conf. 30, 31).
« In conclusione, chi vuole godere la pace in vita, diminuire il proprio Purgatorio ed avanzare nella perfezione religiosa, si faccia un impegno costante di staccare il cuore da tutte le comodità; di non dar retta alle esigenze della natura ricordando il " Quotidie " di Gesù e il detto dell'Imitazione: " Sei venuto per servire, per lavorare, per soffrire! " ». - Ma l'operazione più faticosa, il distacco più laborioso è il distacco da sé stessi. Qui abbiamo una pagina severa del Fondatore diretta a coloro che non hanno mai saputo in religione distaccare il cuore da sé stessi. « Quanto male fanno questi superbi!
Costoro, se ancora novizi, i Superiori debbono espellerli senza riguardi perché tanto non se ne farà nulla. E se già professi perpetui vanno lasciati in un canto come ún ingombro! Guai a portare la propria volontà in Missione! Costoro non faranno bene in nessun posto e non vi sarà nessun posto che faccia per essi. Mai contenti! mai a posto! sempre tutto da disapprovare! Un vero supplizio per la Comunità, un tormento per i superiori, uno scandalo per i confratelli. Una vita inutile e di danno, sia a sé che all'Istituto.
Dell'esperienza ne ho, sapete! Delle comunità ne ho già dirette, sia di uomini che di donne, e so ciò che mi dico. Guai a chi persiste nell'attaccamento alla propria volontà! » (Conf. 29). « Dunque obbedite corde et animo a tutti i Superiori! ».
Ecco come il Can. Allamano intendeva la terapia del cuore del missionario. Il cuore non ha che due movimenti: diastole e sistole; o si dilata per gli altri e si stringe per sé stesso, o viceversa. Quando il cuore è dilatato solo per il Regno del Re divino, deve stringersi e rinnegare tutto. Già Pascal diceva che è il cuore che sente Dio, non la ragione ». Ecco la fede: Dio sensibile al cuore; non alla ragione, poiché la fede è un dono di Dio, e non credete che sia un dono di ragionamento. O distanza immensa fra conoscere Dio e amarlo con tutto il cuore!
Così il Can. Allamano, quel gran cuore che lavorò e palpitò solo per Dio rinunziando al proprio io avrebbe fatte proprie le parole del Lacordaire: « Se fosse lecito adorare la polvere, io adorerei quella di un cuore, non di un cervello, si trattasse pure del cervello di un genio ».
Così noi, figli dell'Allamano, dobbiamo entusiasmarci nello studiare Padre, non perché Rettore, Fondatore, Educatore, Direttore... ma perché aveva il cuore del santo amante di Dio solo.
E' davanti alla polvere del suo cuore che dobbiamo inchinarci, pensando che quel gran cuore palpita ora in cielo ove sarà attorniato da tanti suoi figli amanti che cercarono sempre di modellare il loro cuore secondo il cuore del Padre.
IV - I fattori della custodia del cuore
Secondo il Can. Allamano, i fattori della custodia del cuore sono:
- vita interiore con tutte le sue esigenze;
- divozione allo Spirito Santo con la fedeltà assoluta nel seguire le ispirazioni divine;
- divozione alla Madonna, consacrando definitivamente il cuore a Maria SS.
A riguardo della vita interiore citerò solo questa frase (V. 252): « Poveri quei missionari che dimenticano di essere puri strumenti della grazia di Dio per convertire gli infedeli: attribuiscono alle loro fatiche un esito che essenzialmente dipende dalla grazia, e questa ordinariamente non si ottiene che con la preghiera e con l'unione con Dio ».
A riguardo della divozione allo Spirito Santo egli raccomandava dapprima la fedeltà alle sante ispirazioni.
Voleva che avessimo nel cuore lo Spirito Santo.
Diceva: I Missionari sono figli dello Spirito Santo. E difatti quante volte prescrisse la recita del Veni Creator lungo il giorno; alla sveglia, nel Ritiro mensile, prima dello studio, delle letture, ecc.
Egli voleva la purezza del cuore per far posto allo Spirito di amore. Può far meraviglia il vedere tanti religiosi che dopo aver vissuto 40 o 50 anni in stato di grazia, non fanno apparire per nulla i doni dello Spirito Santo nelle loro azioni e condotta. La loro vita è tutta naturale. Se costoro si applicassero alla purezza di cuore, i doni dello Spirito Santo risplenderebbero in tutta la loro condotta.
Devozione a Maria.
Voi già conoscete le frasi ardite dell'Allamano sulla totalitarietà di una vera divozione a Maria: « Senza la devozione a Maria non si fa niente! ».
« Un vero devoto della Madonna non solo si salverà, ma si santificherà ».
« Nessuno si fa santo se non è devoto di Maria! ».
E dapprima egli fu tutto mariano: quel palpito di cui parla P. Sales, nel quale si potrebbe ridurre tutta la vita del Fondatore avrebbe il nome di « Consolata »!
Egli era tutto di Maria; e la Vergine si serviva di Lui per compiere i suoi disegni misericordiosi sulle anime (V. 452).
« Sì, è una devozione che va al cuore! » (V. 457), così concludeva una sua conferenza sulla Consolata!
Finalmente, quando il 19 marzo del 1925 fra cento cuori di figli, saliva la statua della Regina dell'Istituto nella artistica nicchia, al centro della Casa Madre, il Padre gioiva. Voleva che Maria fosse non solo la Padrona del suo cuore, ma la Padrona dell'Istituto, anzi il cuore pulsante materno: il grande cuore, dice P. Sales da cui il sangue vivificante della grazia, partendo dal Capo, Gesù, si sarebbe comunicato perennemente ai singoli membri, per trarne copiosi frutti di santificazione e di apostolato (V. 454).
Miei carissimi Confratelli!
Se i profani e gli atei estrassero il più arido e gelido cuore che battesse in petto d'uomo, il cuore di Voltaire, per offrirlo a Napoleone che sdegnosamente lo rifiutò, e che poi trafugato fu trovato in uno scaffale della biblioteca nazionale di Parigi, quel cuore che fu l'organo empio di un più empio filosofo...
Se il cuore di Teresa d'Avila è conservato in un reliquiario di cristallo nel Monastero di Alba ancor trapassato da parte a parte dalla divina ferita orizzontale...
Se invece S. Francesco di Sales volle che il suo cuore fosse sepolto sotto ai piedi di Maria, e S. Francesca Chantal donò il suo cuore di carne al monasteso di Parigi dietro calda richiesta delle figlie, mentre essa lo voleva gettato nell'immondezzaio perché cuore infedele...
Se il cuore dell'uomo ha ragioni che la ragione non conosce... perché noi figli dell'Allamano non dobbiamo studiare il cuore del Padre, venerarlo, commemorarlo? Commemorare vuol dire «rivivere» e rivivere vuol dire spesso sopravvivere, quando le parole non poggiano sulla fredda rettorica ma sono intrecciate di ricordi di vita vissuta. E' appunto questo che intendevo compiere oggi. Rivivere e far sopravvivere per un momento il cuore grande del Padre! E' un cuore amante di Dio e di Maria, ed è un cuore che Dio vuol glorificare in terra ed in cielo! Un cuore gelosamente custodito solo per Dio e per la sua gloria. Un cuore sapiente, imitatore del cuore di Cristo, il cuore di un altro Paolo apostolo, tutto zelo per la gloria di Dio! Cuore purificato da un attento esame e da un'umile confessione. Cuore che si studiò di amare l'indifferenza per essere sempre pronto alla chiamata di Dio. Cuore distaccato da tutto e da tutti e che era diventato un altare su cui quotidianamente sacrificava sé stesso in odore di soavità. Cuore di vita interiore, abitacolo dello Spirito Santo che esultava quotidianamente al banchetto di Dio vivo.
Inflammatum est cor meum..., diceva! Concaluit cor meum intra me! Defecit caro mea et cor meum... Fiat cor meum immaculatum!
Cuore finalmente innamorato della Consolata, che pose come sigillo su ogni opera intrapresa: se avesse saputo che una fibbra del suo cuore non era di Dio e di Maria egli l'avrebbe strappata.
Il cuore del Padre!
Un grande cuore modello per noi! Studiamolo, contempliamolo, imitiamo lo. Preghiamo il nostro Padre che dal cielo intervenga presso la Consolata affinché il cuore dei figli non sia di disdoro ma di decoro e che faccia il nostro cuore secondo il cuore del Padre, secondo il Cuore di Gesù e secondo il Cuore Immacolato di Maria. « Invenisti Cor ejus fedele! » (2 Esd. 9, 8).