La dimensione profetica dell’Allamano come fondatore, formatore e guida di missionari

Premessa: indico i principali punti, sui quali l’Allamano fondava la propria pedagogia per la formazione missionaria dei giovani a Torino ( in seguito, anche per il seminario iniziato a Nyeri) e per la metodologia apostolica in Africa. Questi punti, che traggo dal pensiero dell’Allamano e dalla nostra tradizione, trovano un riscontro e un’enfasi nella missiologia conciliare e postconciliare, fino ad oggi,. L’Allamano ha intuito l’importanza di certi valori e il loro intrinseco e forte legame con la missione e li ha proposti ai suoi figli, convinto di formare missionari idonei per il presente e per l’avvenire della missione. Lo sviluppo che la missione ha conosciuto, dopo di lui, sia a livello di dottrina teologica che di metodologia operativa, gli ha dato ragione, per cui si può parlare di un certo “profetismo” nell’Allamano (è il profetismo proprio dei santi).
1. Missionari portatori di salvezza integrale
La missione “ad gentes” della Chiesa ha come scopo finale la salvezza integrale dell’uomo. Su questo particolare punto, la Chiesa ha sviluppato una lucida dottrina, in sintonia con la propria tradizione a partire dall’età apostolica. La possiamo trovare nel decreto conciliare AG, specialmente al n. 12, in diversi numeri della costituzione pastorale GS e, soprattutto, nell’enciclica RMi, al cap. V. La bibliografia sul rapporto tra evangelizzazione e promozione umana è abbondante.
Riguardo la natura della missione, il pensiero dell’Allamano può essere così espresso: poneva l’enfasi sulla salvezza “trascendente” (salvezza delle anime), integrandola con la salvezza “immanente” (promozione umana e formazione dell’ambiente). Questa visione completa della salvezza, di tutto l’uomo, anima e corpo, così ovvia oggi, gli è costata incomprensioni e sofferenze, che però non lo hanno distolto dalla sua convinzione di fondo, che appunto era esatta, ritenuta di prim’ordine anche oggi.
N.B.: per una riflessione su questa materia nel nostro ambiente, oltre ai tre volumi della “Conferenze Spirituali”, ai dieci delle “Lettere” e a tutta la nostra ricca bibliografia, suggerisco, come semplice punto di partenza, un mio articolo dal titolo: La salvezza nell’esperienza del carisma missionario della Consolata, in AA.VV., Dispensatori dei Misteri della Salvezza, Convegno di studio – Roma, 18-21 settembre 2000, 112-119, con particolare attenzione alle note. Nello stesso volume ci sono altri studi che possono interessare, come, per esempio, quello di P. G.P. Casiraghi, alle pp. 207ss. Il “Messaggio del Papa” per il centenario, al n. 4, riconosce e riconferma la validità e l’attualità del pensiero del Fondatore e del metodo operativo che seppe imprimere fin dalle origini.
2. Senso ecclesiale e mariano della missione
Nel pensiero dell’Allamano non si trova esattamente la dottrina della LG 2,3,4,5 e dell’AG 2,3,4,5, sull’origine “trinitaria” della missione, e sulla sua dimensione “ecclesiale”, che è l’unica recepita dalla missiologia attuale. Tuttavia, egli, per spiegare il significato della missione dell’Istituto e garantirne la genuinità, poneva l’enfasi sull’origine della missione stessa dal “mandato” di Gesù agli Apostoli e, attraverso e dopo di essi, alla Chiesa. Il Papa, a nome di Dio e della Chiesa, trasmette il medesimo mandato divino-ecclesiale a noi. Anche in questo senso va letto il frequente ricorso del Fondatore all’espressione di Dionigi Areopagita, che concepisce la missione come una “cooperazione” con Dio, per la salvezza degli uomini, mediante l’opera della Chiesa.
N.B.: una breve descrizione di questo aspetto si trova nel mio articolo citato, a p. 112; meritano particolare attenzione le note 57, 58, per le citazioni delle fonti che contengono. Il Messaggio del Papa per il centenario, al n. 2, ripropone questa dottrina.
In questo contesto ecclesiale, c’è anche da inserire il senso mariano della missione. Non c’è dubbio che questa concezione sia attuale. Basta pensare all’intuizione del Concilio di inserire la mariologia nell’ecclesiologia (il cap. VIII della LG). La missiologia valorizza la presenza di Maria, chiamata da Paolo VI : “Stella dell’evangelizzazione” (EN 82) e da Giovanni Paolo II : “Madre e Modello” per quanti operano nella missione (RMi 92).
N.B.: per approfondire il valore della presenza di Maria nella realizzazione del nostro carisma, oltre a tutto ciò che già si conosce, si può prendere lo spunto dal mio articolo citato, pagg.113-14, con le note 63, 64, 65. Nell’Istituto si è celebrato un Congresso mariano dall’11 al 16 aprile 1988. Sono interessanti gli Atti, pubblicati sotto il titolo “La Consolata Ispiratrice della Missione”. Il Messaggio del Papa per il centenario, al n. 5, fa notare questa nostra caratteristica e la riconferma come essenziale oggi.
3. Santità e missione realtà inseparabili
Un terzo punto in cui si scorge la visione profetica dell’Allamano, quella che forse più lo qualifica, è l’aver compreso come tra santità e missione esiste un nesso inscindibile, nel senso che il missionario, solo se santo, opera efficacemente la missione, in quanto il vero missionario è il santo. Questa dottrina, sottolineata in senso generale nella LG, al cap. V dal titolo “Universale vocazione alla santità nella Chiesa”, è stata recepita e sviluppata, in riferimento alla missione, nel cap. VIII dell’Enciclica RMi, specialmente ai nn. 90-91.
N.B.: per quanto ci riguarda, questa convinzione dell’Allamano è forse tra le più studiate, riproposte a livello educativo, ed enfatizzate, fin dall’inizio dell’Istituto. Un breve schema per fare un approfondimento si trova nel mio articolo citato, a pag. 120, note comprese. Si faccia attenzione anche alle ragioni portate dal Fondatore per giustificare la scelta per l’Istituto della forma di congregazione religiosa, con i tre voti e la vita in comune. La prima e più importante ragione è collegata alla perfezione di vita, cioè alla santità, dei missionari, favorita appunto dalla consacrazione religiosa. Il Messaggio del Papa per il centenario, al n. 3, mette molto in evidenza questo dato originario e ce lo conferma come molto attuale. Merita pure tenere presente lo studio di D. BARSOTTI, Primato della santità, emi, 1976, che ha focalizzato bene la convinzione dell’Allamano.
4. Dimensione missionaria del presbitero
E’ noto il progresso che la missiologia ha fatto sul tema “il sacerdote è per natura missionario”, a partire dal decreto conciliare PO 10. Il tema è pure presente nell’AG 39, ma più sotto l’aspetto della cooperazione. Il tema è stato sviluppato dalla RMi 67-68 e da un importante documento di Propaganda Fide, del 1° ottobre 1989, intitolato “Pastoral Guide for Priests”, al n. 4 (EV, 11, nn. 2495-2647). La missiologia ha rilanciato il tema, rendendolo di estrema attualità.
N.B.: che l’Allamano abbia sottolineato questa dimensione intrinsecamente missionaria del sacerdote, legata all’ordine sacro, è risaputo. Ciò che vorrei far notare è che egli ha preso l’ispirazione dal libro di P. Paolo Manna, pime (ora “beato”), dal titolo “Operarii autem pauci”. L’Allamano cita questo volume nello schema delle conferenze. Le parole che egli dice sono prese quasi alla lettera dal volume del Manna. Però possiamo dire che ha fatto sua questa dottrina, personalizzandola e sintetizzandola sotto il concetto che, per essere missionari, ai sacerdoti basta un po’ più di amore; e, inoltre, che la missione è l’espressione massima dell’apostolato di un presbitero. Si può trovare un’impostazione del tema nel mio articolo citato, alle pagg. 123-124, con attenzione alle note 93, 94, dove sono citate le fonti.
5. Promozione e valorizzazione delle forze apostoliche locali
Nel rinnovamento conciliare e post-conciliare della missione, sono messe in evidenza le forze locali che compongono la comunità ecclesiale e che hanno un’incidenza di prim’ordine nello sviluppo della Chiesa. Si tratta del clero locale, dei consacrati locali e, in particolare, dei laici locali, soprattutto dei catechisti. Al riguardo, oltre a quanto ha detto il decreto AG e l’Esortazione postsinodale “Christifideles Laici”, si veda soprattutto l’enciclica RMi, al cap: VI. Per quanto riguarda i catechisti, cito anche la ”Guida per i catechisti”, emanata da Propaganda il 03.12.1993 (EV, nn. 3285-3485).
N.B.: nel nostro ambiente non si sono fatti studi specifici su questi punti, se non inserendoli nella visione globale della storia dell’Istituto e della sua missione, specialmente in Africa. Nel pensiero del Fondatore, però, e nelle sue direttive questi elementi sono tenuti presenti, per cui si può affermare che, almeno un po’, egli ha intuito l’importanza della valorizzazione delle forze apostoliche locali. Oltre alla bibliografia conosciuta (cf in particolare i famosi volumi di P. Tubaldo, specialmente il III e il IV, e lo studio di P. Trevisiol dal titolo “Uscirono per dissodare il campo”, alle pagg. 135-200), per avere uno spunto, rimando ad un accenno nel mio studio, alle pag, 123-124, con la nota 101, dove c’è qualche rimando alle fonti. Risulta evidente che l’Allamano ha patrocinato la formazione nel Seminario di Nyeri, come pure la valorizzazione dei catechisti, che moltiplicano le braccia dei missionari, fino a volere uno speciale collegio per la loro formazione. Per quanto riguarda i religiosi, il Fondatore ha solo potuto seguire lo sforzo, approvandolo, di Mons. F. Perlo per la fondazione della Congregazione delle Suore dell’Immacolata Concezione. Piccoli elementi, ma sufficienti per far notare una certa sensibilità e intuizione.
6.Inculturazione e dialogo interreligioso.
Sono temi quanto mai attuali. Il Concilio ha dato praticamente il via al dialogo, ma è soprattutto il rinnovamento del post-concilio che ne ha impresso uno sviluppo positivo, anche se attraverso mille difficoltà e di non facile valutazione, sia al processo d’inculturazione che al dialogo tra le religioni. Una sintesi del. pensiero del Magistero sull’inculturazione, che praticamente è ancora limitato ad affermazioni di principio, si ha specialmente nella RMi 52-54; sul dialogo interreligioso si trova specialmente nella RMi 55-57 e nel documento inter-dicasteriale “Dialogo e Annuncio” del 01.05.1991.
N.B.: La nostra tradizione delle origini non ci offre molti spunti al riguardo. Sul dialogo interreligioso c’è silenzio pressoché totale, e non poteva essere diversamente. Sul piano dell’inculturazione abitualmente si ricorre ad un pronunciamento del Fondatore riguardo ai balli tradizionali ed ai “goma”. Nel mio citato articolo, al quale rimando, note comprese, si trovano spunti e citazioni interessanti al riguardo, alle pagg. 121-122. Lo stesso Sommo Pontefice, nel Messaggio per il centenario, al n. 2, ci incoraggia ad avere coraggio e creatività in questi campi, che sono sfide che la missione deve affrontare e risolvere, oggi.