ALBUM DELL'ALLAMANO

Che l’Allamano sia stato amante delle fotografie non si può dire. Quelle che abbiamo sono un po’ come rubate, quasi a sua insaputa o comunque scattate dietro molta insistenza. Praticamente le foto che si possono definire passabili sono quelle del 50° anniversario dell’ordinazione sacerdotale. Proprio in quell’occasione egli si adattò, con questo commento: «Tanto lo so che la fotografia ci vuole e che pubblicherete. Per pubblicare una fotografia mostro, tanto vale pubblicarne una decorosa».

Però le fotografie dei suoi missionari le desiderava. Appena ricevute le prime dal Kenya, scrisse: «Tutti gradirono tanto le fotografie, nelle quali però osservai che siete un po’ malinconici, forse per la stanchezza del viaggio? Sono certo che moralmente siete allegri, e questo è il più, ma non trascurate il corporale, usando a voi ed ai cari giovani (i due fratelli coadiutori) le necessarie attenzioni» (Lett., III, 352).
Al coadiutore Benedetto Falda, che soffriva un po’ di nostalgia, scrisse affettuosamente: «Puoi mandare i ritratti a chi credi, ed anche a me che così ti rivedrò in effigie e ti abbraccerò come fossimo presenti» (Lett., V, 95).

In questa rubrica intitolata “Album dell’Allamano” (benché lui non ne abbia mai avuto uno),  abbiamo pensato di mostrare alcune sue fotografie, illustrandole nel limite del possibile e aggiungendo le più interessanti interpretazioni che di esse sono state fatte da pittori più o meno conosciuti, in tempi diversi e in varie parti del mondo. I quadri che ritraggono l’Allamano o da solo o, più spesso, assieme alla sua gente, sono ormai sparsi un po’ dovunque. Guardandoli ci rendiamo conto quanto e come egli sia ancora vivo, presente e operante, nel ricordo dei suoi figli e figlie e anche nelle comunità ecclesiali dove essi lavorano.

La fotografia più nota dell’Allamano, benché non sia la prima, forse è quella che lo ritrae, nella villa di Rivoli (Torino), seduto alla scrivania, con la penna in mano, in una stanza tappezzata e con alle spalle una porta ed un caminetto. Sulla scrivania sono sparsi vari fogli e, sul lato sinistro, un libro capovolto. Sul caminetto ci sono il crocifisso di metallo e la statua della Consolata di marmo bianco, con in mezzo un vaso. L’Allamano ha lo sguardo rivolto verso il basso, il volto un po’ chino e leggermente girato a destra. Questa foto è stata fatta in due pose, come si nota dallo sfondo e dalla posizione delle dita che tengono la penna.
Ciò che interessa di più è il volto. È quello di un uomo sulla cinquantina, dai capelli abbastanza folti, che stanno imbiancandosi, con fronte ampia. Non si direbbe il volto di un uomo appena uscito da una grave malattia. È il volto di un uomo maturo, che ispira fiducia.
Questa fotografia è considerata tra le più espressive e potremmo addirittura definirla la fotografia della nostra origine. Spesse volte, infatti, è stata pubblicata con la didascalia: «L’Allamano attende alla stesura delle costituzioni», indicando con ciò un evento più ideale che storico. Pur non conoscendo esattamente quando è stata scattata, si vuole idealmente ricollegare questa fotografia al periodo della convalescenza che l’Allamano ha fatto a Rivoli, dopo la grave malattia, che lo aveva portato in punto di morte e dalla quale era uscito con uno speciale intervento della Consolata. Perciò è una foto cara al nostro Istituto, perché ci ricorda il momento in cui l’Allamano ha espresso la sua piena disponibilità alla fondazione, scrivendo al suo Arcivescovo e chiedendo umilmente e con fede l’ubbidienza.
Lui stesso ha raccontato questo evento con parole molto semplici, in una conferenza agli allievi del 24 aprile 1910: «Dieci anni fa ero incorso in una gravissima malattia che mi portò fino alle porte del Paradiso, d’onde fui ricacciato qui in terra, perché non ero ancora degno; il nostro Card. Arcivescovo veniva a trovarmi quasi tutte le sere, e siccome avevamo già parlato di questa istituzione, gli dissi: ‘Sicché ormai all’Istituto penserà un altro’ […]. Egli però mi rispose: ‘No, guarirai, e lo farai tu’. E sono guarito. Andai poi a fare la convalescenza a Rivoli, e là, il giorno di S. Fedele da Sigmaringa (di cui sono sempre stato devoto fin dal tempo del seminario) posi sull’altare una lunga lettera in cui si decideva la fondazione: celebrai la Messa in onore del Santo, indi andai ad impostare la lettera che inviavo al Cardinale Arcivescovo. […] Quando venni a Torino a prendere la risposta di quella lettera (nella quale, disse il Cardinale, avevo accumulato più ragioni contro che pro), dissi al Cardinale: ‘Dunque, sulla tua parola getterò la rete’» (Conf. IMC, I, 332-334).
Qui di seguito pubblichiamo alcune interpretazioni ideali di questa fotografia, tra le moltissime (oltre una cinquantina tra quadri, busti e statue) che esistono.

Quadro  ad olio su legno compensato (cm 80 x 65), opera del pittore torinese Garrone, eseguito su incarico del p. T. Gays. È il primo quadro del Fondatore che l’Istituto abbia fatto dipingere. Come si nota, l’atteggiamento dell’Allamano riproduce la fotografia di Rivoli, ma appare più vecchio, con i capelli interamente bianchi e con i lineamenti un po’ alterati. È in coppia con un altro simile del Camisassa, più somigliante, e si trova attualmente nella casa generalizia a Roma.

Quadro ad olio su tela (m 1 x cm 75) della pittrice romana sr. Geltrude Mariani, delle Suore Francescane Missionarie di Maria. Era stato commissionato da p. B. Durando nel 1960, che l’ha portato con sé negli U.S.A., per alcuni anni, e poi riportato in Italia.
Anche questo dipinto rispecchia il volto della fotografia di Rivoli e ritrae solo il busto. Da tutti è ritenuto il più riuscito per l’interpretazione dello spirito abitualmente raccolto  dell’Allamano, la sua espressione serena, il dosaggio dei colori e l’armonia dell’insieme. Le sue riproduzioni a colori sono le più diffuse nell’Istituto e le più gradite. Non è considerato il quadro ufficiale, ma praticamente lo è, almeno fino ad ora. Non c’è il corrispondente del Camisassa. Si trova nell’ufficio del Superiore Generale a Roma.

Quadro ad olio su tela (m 1,60 x 1,20), opera del pittore B. Traverso, eseguito in occasione della beatificazione del-l’Allamano. La sua composizione e i suoi contenuti sono simili a quelli dell’arazzo a pag. 22. Il viso rispecchia esattamente la fotografia di Rivoli. Particolare interessante è che l’Al-lamano accarezza, in atteggiamento di tenerezza, il capo di un bimbo africano, in braccio alla mamma.
Il quadro è posto nella cappella di sinistra, guardando l’altare, del Santuario ‘Beato Giuseppe Allamano’, annesso alla nostra casa madre in Torino, dove riposano le spoglie mortali del Fondatore e del Can. G. Camisassa.

Arazzo a tempera su tela (dimensioni standard degli arazzi esposti dalle logge della Basilica di S. Pietro), del pittore veneziano B. Traverso, commissionato per la beatificazione dell’Allamano nel 1990. Come si vede, il volto è quello della fotografia di Rivoli, molto rassomigliante. La scena rispecchia bene lo spirito missionario dell’Allamano e dell’Istituto. La Consolata risulta l’ispiratrice e il sostegno. La mano destra del-l’Allamano si posa sul mappamondo per esprimere la sua attenzione per tutti i popoli, mentre la sinistra è aperta in atteggiamento di accoglienza.
In basso sono schierati i rappresentanti della Chiesa, del-l’Istituto e dei popoli: mons. F. Perlo, primo vescovo e primo superiore generale dell’Istituto, dopo il Fondatore; mons. C. Gatimu, primo vescovo africano di Nyeri; un fratello coadiutore e una suora; rappresentanti dei popoli dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia, continenti dove l’Istituto è impegnato attualmente nella sua missione. Questo quadro è stato ammirato da molte persone in Italia, durante le riprese televisive in diretta del rito della beatificazione il 7 ottobre 1990. Il suo valore consiste soprattutto nel ricordarci quell’indimenticabile giorno. Date le sue dimensioni, è stato sistemato nell’abside della grande cappella delle Missio-narie della Consolata a Gru-gliasco (TO).

Curioso quadro ad olio su legno (m 1,50 x 1 circa), ritagliato a forma di Africa, opera di sr. Ancilla, Missionaria della Consolata. L’Allamano, con il volto ispirato dalla fotografia di Rivoli, è in piedi e sembra toccare tutti gli stati africani dove lavorano i suoi figli e figlie. I raggi che partono dalla Consolata, posta nel punto più alto, illuminano il volto dell’Allamano e indicano l’ispirazione originaria e il legame interiore che esiste tra lui e la Madonna. L’Allamano, molto grande rispetto alle altre figure, è circondato da africani. Que-sto quadro è nella cappella del seminario teologico dei Missionari della Consolata a Langata (Nairobi, Kenya).
I seminaristi, entrando in chiesa, incontrano subito il loro padre che li accoglie e li accompagna nella preghiera.

Quadro ad olio su tela (m 1,40 x 2,40) eseguito dal pittore etiope Markos Kesella, nel 1982, su commissione della comunità dei Missionari della Consolata che opera in Etiopia.
Il volto dell’Allamano si ispira alla fotografia di Rivoli. La composizione del dipinto contiene tutti gli elementi che caratterizzano la personalità dell’Allamano, che il pittore ha evidenziato ponendolo al centro della scena, più grande delle altre figure, vestito dei paramenti sacerdotali, in atto di benedire. La Consolata, dai colori vivaci, è molto vicina a lui e, in certo qual modo, emerge dalla folla. Sembra voglia suggerire che dietro ad ogni attività dell’Allamano in favore della gente  c’è sempre lei. Attualmente è esposto nell’ampio refettorio della casa generalizia in Roma.

Affresco, nel braccio di sinistra del portico antistante al Santuario “SS. Consolata e Beato Giuseppe Allamano”, costruito da fratel G. Argese a Mukululu, sul limitare della foresta del Nyambeni, nella diocesi di Meru, in Kenya. È opera del sacerdote italiano Don Bartolomeo Perrone. Le sembianze dell’Allamano si ispirano alla fotografia di Rivoli. È la prima delle sette scene che descrivono le varie opere dei nostri missionari e lo sviluppo della Chiesa locale in Kenya (mentre nel braccio di destra del portico sono affrescati i quindici misteri del rosario). Si vede l’Allamano, in un nimbo, che protegge una barca su cui ci sono diversi africani e i primi quattro nostri missionari (fotografie stampate su maioliche), assieme al Capo Karoli, quello che li ha accolti e favoriti fin dall’inizio e che poi ha voluto essere battezzato. Il significato simbolico della composizione è evidente. Questa barca, che rappresenta la Chiesa, in cento anni, ha percorso un lungo viaggio, portando in porto i suoi passeggeri, in compagnia dei missionari e con la protezione dell’Allamano.

Mosaico (m 2,00 x 1,20) sulla facciata della chiesa parrocchiale di Rumuruti, Kenya. La figura dell’Allamano che poggia la mano sul mappamondo, con accanto l’effigie della Consolata, è evidentemente ripresa dall’arazzo eseguito dal Traverso per la beatificazione.
Questa parrocchia è ancora affidata ai Missionari della Consolata, i quali intendono così ricordare ai fedeli che entrano in chiesa, che l’Allamano continua ad essere per essi padre nella fede, modello di vita cristiana ed intercessore presso la SS. Consolata.
giuseppeallamano.consolata.org