Per intercessione dell’Allamano prodigiosa guarigione di p. V. Merlo Pich

Adriano Bianco, nella tesi di laurea, difesa nel 1995 presso la Facoltà di Scienze Politiche presso l’Università di Torino, presentò il nostro confratello, p. Vittorio Merlo Pich sotto la veste di linguista. Il titolo della tesi era appunto: “Un Missionario e un Linguista: Vittorio Merlo Pich”. Dato il valore di questo missionario, abbiamo già riportato alcuni brani di questa tesi nel N. 1/gennaio-aprile 2006 della rivista, evidenziando il particolare legame che il p. Merlo Pich aveva con il Fondatore.

Proprio in forza di questa stima e amore, in occasione di una grave malattia, il p. Vittorio si è rivolto all’intercessione dell’Allamano, ottenendo una risposta prodigiosa, della quale si parla diffusamente nella tesi citata. Anche se questo segno di intercessione prodigiosa non è stato valorizzato in vista della beatificazione dell’Allamano (ne fu presentato un altro avvenuto in Kenya), crediamo utile renderlo noto ai nostri lettori, per sottolineare la forza dell’intercessione del beato Allamano in favore di quanti si rivolgono a lui, con fiducia, nei momenti di necessità.

La malattia stava mettendo in forse anche il proseguimento della sua missione di supervisore [degli studi] già programmata per l’estate a venire.

Un primo ricovero p. Vittorio l’ebbe presso l’Ospedale Maria Vittoria di Torino dal 13 al 23 settembre 1952, per angiolite acuta. Alcuni disturbi richiamavano a quelli già sofferti durante il periodo di prigionia nella Seconda Guerra Mondiale.

Ai primi del mese di marzo del 1953, venne nuovamente ricoverato per l’aggravamento dei disturbi gastrici e per l’accentuarsi di un dolore epigastrico. Dagli esami si diagnosticò trattarsi di ulcera duodenale. Fu sottoposto ad una dieta speciale e ad una cura farmacologica specifica che produssero lievi miglioramenti. Nel mese di ottobre 1953 i disturbi ricomparvero con maggior intensità, accompagnati da una grave enterorragia che perdurò sei giorni, e che causarono uno stato di grave prostrazione in p. Vittorio.

Nel mese di dicembre 1953, una nuova ricaduta indusse i medici ad un nuovo ricovero. Prima del ricovero però p. Merlo Pich volle andare a pregare, come lui stesso racconta: «Prima di recarmi all’Ospedale Maria Vittoria il 26 dicembre, mi portai a pregare sulla tomba del Servo di Dio, Can. Giuseppe Allamano, chiedendo la sua intercessione per la mia guarigione. Pregai la SS. Consolata di unire la sua mediazione per ottenere così la glorificazione del suo Servo ed iniziai una prima novena di preghiere. Con me si unirono a pregare i miei Confratelli della Casa Madre…».

Il ricovero avvenne il 26 dicembre. Da un nuovo esame radiografico eseguito il 4 gennaio 1954 venne confermata la presenza dell’ulcera duodenale, per la quale fu consigliato l’intervento chirurgico.

«Durante questa novena le condizioni non migliorarono; […] iniziai il 10 gennaio una seconda novena di preghiere. Mia sorella Caterina chiese anche le preghiere dei bambini dell’asilo e delle scuole di Nole mio paese natio. Mia sorella mi portò anche l’immagine della Consolata, con parole autografe dello stesso Servo di Dio, immagine che tenni sullo stomaco durante la novena».

Terminata la seconda novena, p. Merlo Pich ebbe la sensazione di essere guarito e lo manifestò ad un dottore che lo aveva in cura.: «…il mattino del 18 gennaio recitando il nono giorno le solite preghiere della novena ebbi la sensazione di essere stato esaudito. Pregai allora il Servo di Dio che provvedesse anche a provare il miracolo ottenutomi in modo che servisse per la causa della sua beatificazione […]; confidai la mia convinzione di essere guarito…».

L’intervento ebbe luogo il mattino dei 21 gennaio 1954, ma con grande sorpresa del chirurgo non venne riscontrata traccia del male di cui si avevano avuto sintomi palesi. «Appena aperti gli occhi dopo l’effetto della narcosi - ricorda ancora Merlo Pich -, a mia sorella che mi disse che non avevano più trovato l’ulcera, osservai: - Allora è provato il miracolo. Deo gratias!».

P. Merlo Pich potè lasciare l’ospedale il 2 febbraio 1954 clinicamente guarito. Era certo di essere guarito solo per una “grazia speciale” del Padre Fondatore che abbiamo visto aveva invocato prima del ricovero. A tal proposito esistono ulteriori precise testimonianze al “Processo Ordinario di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Giuseppe Allamano”.

Leggendo attentamente le molte deposizioni di conoscenti, confratelli e medici, riportate nel volume sul processo di Beatificazione dell’Allamano, emergono ulteriori e curiosi piccoli particolari che aiutano anche a conoscere le debolezze dell’uomo Merlo Pich. In una di queste deposizioni, il dr. Domenico David, che aveva in cura il missionario, così ricorda alcune leggerezze del padre nolese che avrebbero potuto complicare l’esito della malattia: «Il guarito di cui si tratta è il molto rev. P. Merlo Pich Vittorio che io conobbi nel 1952 quando venne da me per disturbi al fegato. So che è missionario della Consolata, e che è un forte fumatore e che indulgeva assai al caffé».

La notizia della “guarigione miracolosa” venne messa in grande risalto da molti quotidiani del tempo, quali “La Voce del popolo”, “L’Italia”, “La Gazzetta del Popolo”.

“La Stampa” parecchi anni dopo, durante il processo di Beatificazione del Canonico Allamano, ricorderà ancora il fatto scrivendo: «Il Postulatore della Causa di Beatificazione, P. Giacomo Fissore, ha inoltrato alla Congregazione dei Riti la definitiva approvazione di un fatto giudicato ‘miracoloso’ avvenuto una quindicina di anni fa. Si tratta della guarigione istantanea del P. Merlo Pich che, gravemente malato di ulcera allo stomaco, potè evitare un difficile intervento chirurgico ed essere dichiarato fuori pericolo dopo aver invocato il Can. Allamano. Una Commissione di medici, interpellata dalla Curia arcivescovile di Torino, ha recentemente dichiarato che le circostanze della improvvisa guarigione del religioso sono tali da oltrepassare le possibilità umane».

Dr. Adriano Bianco

giuseppeallamano.consolata.org