ATTUALITÀ

L’ALLAMANO NEL MADAGASCAR
CAPPELLA DEDICATA ALLA CONSOLATA E AL BEATO ALLAMANO

Domenica 16 febbraio 2003, il p. Noè Cereda, Missionario della Consolata, che da qualche anno lavora nell’isoletta tropicale di Nosy Be in Madagascar, ha intronizzato una grande ceramica del beato G. Allamano ne La Belle Chapelle de Marie.
Ecco cosa scrive p. Cereda: «La Belle Chapelle de Marie è dedicata alla Beata Vergine Consolata. È costruita su un alto scoglio, cento metri sopra l’oceano Indiano, a protezione della grande Scuola del Sacro Cuore (allievi 1.200), in cui opero, che si trova proprio sotto, sulla riva dell’oceano. Inoltre è segno della protezione della Madonna per i naviganti che transitano nel Canale del Mozambico. È stata una bella cerimonia con tanti canti e concorso di popolo. Ed è certamente una buona notizia sapere che il beato Allamano guarda dall’alto e protegge quelli che passano su queste acque percorse, in questi ultimi secoli, da San Francesco Saverio e da tanti altri missionari.
La Belle Chapelle de Marie è tutta bianca e, nel suo candore, è visibile da molto lontano, diventando un segno di devozione e di fede per coloro che passando o navigando da queste parti alzano gli occhi verso il cielo».
Siamo lieti che la Consolata abbia raggiunto anche il Madagascar, in compagnia del beato Allamano. Ci piace immaginare che siano stati idealmente trasferiti là dai loro figli e figlie che, fin dai primi anni dell’Istituto, lavorano sulla sponda di fronte, nel vicino Mozambico.


COLOMBIA
NUOVA CHIESA DEDICATA
AL BEATO GIUSEPPE ALLAMANO

Ovunque arrivano i Missionari della Consolata portano con sé anche il loro Padre. Per essi è una ispirazione e una garanzia. P. Bruno Del Piero, un “veterano” del Caquetá (Colombia), ha comunicato questa bella notizia: «Il sogno di dedicare una cappella al beato Giuseppe Allamano a Puerto Leguízamo (Putumayo) è diventato realtà. I suoi missionari l’hanno costruita. I benefattori da Torino e da Roveredo in Piano, mio paese, hanno sostenuto le spese maggiori. Anche il Vicariato di San Vicente ha dato una mano. La collaborazione della comunità indigena di Puerto Nariño dove sorge il tempio è stata determinante.

Il 9 ottobre dell’anno scorso, il nostro confratello mons. Francisco Múnera, vicario apostolico di San Vicente-Puerto Leguízamo, l’ha consacrata. Nonostante la situazione difficile per il conflitto armato che imperversa nella regione, la gente dei villaggi vicini ha accompagnato numerosa la piccola comunità di Puerto Nariño, dando importanza e solennità a questo evento. La celebrazione è stata allietata dal battesimo di 30 bambini e da altrettante confermazioni di adolescenti e giovani. Una ventina hanno fatto la prima comunione e come “ciliegina sulla torta” sono stati celebrati anche due matrimoni.

La liturgia e il successivo ricevimento sono stati organizzati dagli animatori e catechisti, dai maestri con i loro alunni e da tutta la comunità. Non è mancato l’apporto, per quanto era di loro competenza, delle autorità municipali. A questa bella festa, oltre ai Missionari della Consolata, hanno partecipato da Florencia, p. Arnulfo Trujillo, sacerdote veterano del Caquetá e da Ocaña i Missionari di S. Giovanni Eudes, che da poco tempo lavorano nel Vicariato.
Pur nella sua semplicità, mi piace vedere questa cappella come un segno che suggella i cinquant’anni del nostro apostolato nel Putumayo».
Certamente, quando un missionario entra in una chiesa o cappella di missione e, oltre al tabernacolo e al quadro della Consolata, vede la figura del beato Allamano, si sente proprio come in casa.


SUD AFRICA
LA RELIQUIA DELL’ALLAMANO

Il 16 febbraio, nella parrocchia di Osizweni, è stata celebrata la festa del beato Allamano con speciale solennità, preparata da un triduo di preghiere. Ecco che cosa scrive il parroco p. Tarcisio Foccoli: «La promessa di avere almeno per un giorno la reliquia del Fondatore ha suscitato in parrocchia notevole curiosità. Tutti gli altari delle varie cappelle suffraganee sono stati addobbati a festa. In ognuna di esse, l’immagine del Fondatore era lì ad accogliere tutti con il suo sorriso.

La reliquia è stata portata in processione all’inizio della messa. Tutti la volevano vedere, tutti l’hanno baciata con devozione, al termine della celebrazione. L’acclamazione al vangelo diceva: “Un grande profeta è sorto in mezzo a noi” (Lc 7,16). Il suo nome è Giuseppe Allamano, dal cuore grande, pervaso da due amori: la Consolata e l’Africa. Questo evento, come frutto, ha prodotto la nascita del “Gruppo amici della Consolata”, in cui ben 64 famiglie si sono impegnate a pregare e sacrificarsi per le vocazioni».


“LA PARTENZA”
UN LUNGOMETRAGGIO SULL’ALLAMANO

Il nostro Istituto, in occasione del centenario della fondazione, ha voluto rendere un omaggio “speciale” al Fondatore, con un lungometraggio su di lui, dal significativo titolo missionario “La Partenza”. Di questo film è stata fatta un’ampia presentazione, sulla nostra rivista “Missioni Consolata”, già nel mese di dicembre 2002. Anche da queste pagine, totalmente dedicate alla persona dell’Allamano, desideriamo darne notizia, perché siamo convinti che la pellicola interpreta bene la ricca personalità del nostro Fondatore, in una forma intelligente e moderna, e può essere utilmente proiettata per far rivivere la forte e spesso sofferta esperienza di chi vuole essere ad ogni costo missionario.

La pellicola è stata realizzata dalla NOVA-T dei Cappuccini di Torino. Gli attori sono di prim’ordine: Flavio Bucci, Franco Giacobini, Angela Goodwin, con la voce fuori campo di Arnoldo Foà. Il giovane regista, Paolo Damosso, ha avuto la capacità di presentare l’Allamano senza farlo vedere. Chi lo racconta, nella finzione scenica, è un vecchio di 96 anni, dal nome Tullio (Franco Giacobini), il quale da giovane aveva conosciuto l’Allamano ed era stato affascinato dalla sua personalità, fino al pun-to da volere partire per le missioni, senza peraltro averne il coraggio. In effetti, la partenza, per lui è stata una non-partenza! E il forte rammarico del vecchio si-gnifica proprio che l’essere missionario richiede decisione, senza ti-rarsi indietro. I ricordi dell’Allamano, in questo vecchio, sono forti, en-tusiasti, addirittura un poco fissati. Come fan-no tutti i vecchi, egli li racconta e li ripete alla moglie Anna (Angela Goodwin) e al figlio Bruno (Flavio Bucci), che lo ascoltano e assecondano con estrema pazienza, integrando quello che lui non dice. Intanto emerge gradatamente la bella figura dell’Allamano. Oltre tutto, il figlio Bruno sta girando un film proprio sull’Allamano (così si riproducono due scene in parallelo), e ciò arricchisce e completa il racconto.
Di questo film ci sono già state diverse proiezioni ufficiali, in Italia e all’estero. Nella prima a Tori-no, in un salone gremito di pubblico, con tanti a-mici, il regista si è così espresso: «Nel film c’è un po’ di storia dell’Allamano e molto del suo spirito, che viene espresso soprattutto dalle sue parole dirette. È lui che parla e si fa capire. L’Allamano è stato un genio della missione. Parlava delle missioni come se le avesse viste. Possiamo dire che era in giro per il mondo, attraverso i suoi figli e figlie. Pur rimanendo sempre a Torino, l’Allamano è veramente partito».

Nella prima a Roma, il 16 marzo di quest’anno, il regista, arrivato appositamente da Torino, dopo aver illustrato il contenuto del film, ha aggiunto un invito agli spettatori: «Fate attenzione, durante la proiezione, alle parole dirette dell’Allamano. Sicuramente noterete la sua personalità. È stato l’uomo dell’ardimento, della tenerezza e dell’incoraggiamento. Le espressioni più spesso ricorrenti nelle sue lettere credo che sono queste tre: “caro e cara”, “coraggio nel Signore e nella Consolata”, “ti benedico”. Sono parole che vanno al cuore e che danno una spinta».

Questa pellicola, della durata di 60 minuti, incontra un buon gradimento ed è a disposizione di chi volesse conoscere il nostro Fondatore, ammirare i “suoi” luoghi originali e sentire tante delle sue parole speciali, come sono quelle che sgorgano dal cuore di un santo.
giuseppeallamano.consolata.org