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Scritto da Sr. Teresa Edvige
Agostino, MC
FIGLIA E COLLABORATRICE DELL’ALLAMANO
MADRE
MARGHERITA DEMARIA
Madre Margherita Demaria è la prima e più stretta collaboratrice
dell’Allamano nella formazione e direzione delle suore Missionarie della Consolata, a partire dal maggio 1913, dopo
che la nascente comunità era stata guidata per due anni e mezzo da Madre Celestina Bianco, delle Suore Giuseppine.
M. Margherita Demaria nacque a Dronero (Cuneo) il 13 maggio 1887. Entrò nell’Istituto il 2
ottobre 1910, anno della fondazione, accolta direttamente dall’Allamano. Emise la professione religiosa il 5 aprile
1913. Dal 18 maggio 1913, appena ventiseienne, fu posta dal Fondatore come sua vicaria per la cura della prima
comunità, incarico che svolse solo fino al mese di novembre, quando fu nominata responsabile del primo gruppo di
missionarie partenti per il Kenya. Per 34 anni lavorò in Africa, prima in Kenya e successivamente in Tanzania e
Mozambico, coprendo con generosità e saggezza diversi incarichi di responsabilità. Venne eletta Superiora
Generale nel 1947, servizio che svolse egregiamente fino al 1958. Dopo alcuni anni trascorsi a Roma, come superiora della
comunità delle Missionarie della Consolata, morì santamente a Torino l’8 dicembre 1964.
La
figura di questa collaboratrice dell’Allamano ed eccellente missionaria viene presentata da Sr. Teresa Edvige
Agostino, re-sponsabile dell’Ufficio Storico dell’Istituto, che ebbe l’onore e la gioia di conoscerla
durante gli anni di formazione.
Spigolando tra i vari scritti di M. Margherita Demaria e le innumerevoli
testimonianze riguardanti la sua persona, ho scoperto “la pietra miliare” della nostra famiglia di Missionarie
della Consolata. Lo stesso Padre Fondatore in una lettera del 16 maggio 1914 scrisse: « Coraggio
nell’importante missione che il Signore ti ha affidato. Egli ti guiderà spiritualmente, com’io sempre
lo prego, perché tu possa apportare un sodo fondamento al bene che faranno le nostre suore presenti e
future».
Alla sua morte, avvenuta l’8 dicembre 1964 di lei si sentirono molte voci che crearono un
unico canto: «È scomparsa una pioniera e con lei un periodo di storia per il nostro Istituto . Fu tra le
prime e dal Fondatore stesso trasse quello spirito fervidamente missionario che informò tutta la sua vita.
Mai si allontanò dai suoi insegnamenti e direttive, anche nei periodi più duri e difficili, più
sconcertanti. Questo spirito ella seppe trasfondere nelle sue figlie in patria e all’estero».
«Il
suo ruolo fu, dal principio alla fine, quello di madre e guida - madre tenera, sollecita, comprensiva e guida coraggiosa e
intrepida».
M. Margherita fu la “donna forte” della S. Scrittura, una personalità
ricca in cui si conciliavano bene opposte qualità: «Virilmente volitiva e forte, e maternamente buona e
tenera; tanto comprensiva e umana con il prossimo quanto più intransigente con se stessa; tutta zelo per le anime
quanto più, sotto una scorza d’indaffaramento, era unita a Dio e vivente alla sua presenza».
A queste parole fanno eco quelle del Fondatore che nelle lettere del 27 giugno e 4 novembre 1914 le scriveva:
«Continua nel tuo metodo che trovo giusto. Continua il comando dolce, ma fermo».
L’Allamano
si prende cura della formazione di questa sua figlia affinché lei possa trasmettere fedelmente questa
identità carismatica. Le sue lettere a M. Margherita sono disseminate di esortazioni, consigli, incoraggiamenti,
chiarimenti riguardo al suo ruolo di Superiora tra le prime Suore in Missione ancora bisognose di formazione umana e
spirituale. Lei stessa raccoglie alcune espressioni del Fondatore a lei tanto care ed io ne cito solo alcune:
«La verità tutta e sempre è la miglior consolazione per chi desidera il bene e così conosce
le cose come sono.
Tu continua con carità e longanimità a sostenerle; non tralasciando di ammonirle e
correggerle finché non si pongano all’altezza della loro missione.
Noi non dobbiamo badare al numero, ma
allo spirito.
Coraggio! La SS. Consolata vi consolerà, guarirà e vi formerà vere missionarie.
Le posizioni formano le persone se avranno la capacità e la volontà; tu guidale ed informati di tutto.
Procura che ognuna sciolga tutta la propria capacità nelle mansioni fissate; così si vedrà la
formazione per l’avvenire.
Per i singoli uffici bisogna avere in mira non l’anzianità, ma
l’idoneità».
Il Fondatore ha fissato lo sguardo su di lei per affidarle questo progetto da
portare avanti a motivo dell’unione profonda di mente e di cuore con il suo ideale missionario e la sua ricerca di
“Dio Solo” e della sua Gloria. Lei stessa in occasione del 25° di Fondazione dell’Istituto scrive:
«Nell’intenzione del Fondatore, vi era il desiderio di formare le sue figlie più direttamente a quello
spirito missionario di cui egli aveva tanto acceso il suo cuore. Scegliendo così tra le prime una Suora che lo
rappresentasse - (questa suora è proprio lei) -, si riservò a Lui personalmente la cura di istruire e
formare le sue figliole».
Sfogliando gli appunti di Madre Maria degli Angeli Vassallo, seconda Superiora
Generale, sui primi anni di vita dell’Istituto, si colgono passi importanti e decisivi in cui M. Margherita viene
scelta e posta come guida del gruppo sia in patria che in Missione. Eccone alcuni:
Il 30 settembre 1912, 8
novizie andarono in via Circonvallazione a sostituire nei lavori domestici le Suore Gaetanine che avevano prestato
servizio presso i Missionari della Consolata fino allora: «Le prime otto Suore chiamate dall’ubbidienza a
prestare il loro aiuto nella Casa dei Missionari erano: Sr. Margherita come Superiora – Sr.
Paolina – Sr. Candida – Sr. Filomena – Sr. Maddalena – Sr. Lucia –
Sr. Caterina – Sr. Carolina».
Il 5 Dicembre 1912, la Comunità passava a stabilirsi in via
Circonvallazione 310, lasciando però alla Consolatina un gruppo di 10 novizie che erano destinate per le prime
partenze per l’Africa sotto la dipendenza di Sr. Margherita come superiora. Nella calma della Consolatina dovevano
attendere unicamente ed intensivamente a prepararsi per la vita missionaria.
Il 5 Aprile 1913, le prime 11
Novizie pronunciarono i loro Voti temporanei che si facevano con un giuramento per 5 anni. «Fra quelle che ebbero la
fortuna di vedere quel lietissimo giorno, chi potrà dimenticare l’emozione provata in quel momento nel quale
Sr. Margherita veniva invitata per la prima dal nostro Ven.mo Padre ad avanzare e pronunziare i suoi Voti?».
L’11 maggio dello stesso anno, essendo ormai costituita una piccola comunità di suore professe
Missionarie della Consolata, M. Celestina Bianco lascia il nostro Istituto. È il giorno di Pentecoste.
Verso le tre, due Suore Giuseppine venivano a prenderla e «noi ci trovammo sole in aspettativa che il n/ V.mo
Padre ci donasse un’altra Superiora. Non sapevamo ancora quale sarebbe stata, e neppure si cercava
d’indagarlo, tendendoci ben disposte ad accettare cordialmente ed amare quella che sarebbe stata a tale ufficio
chiamata. Eravamo in Chiesa a cantare il Tantum Ergo solenne in musica quando si sentì il nostro Ven.to Padre
entrare in casa e chiamare col timpano Sr. Margherita. Se prima cercavamo di tenerci santamente indifferenti sulla scelta
dell’eletta, niente ci proibiva ora di dire il più sentito Deo gratias a Gesù Sacramentato, che stava
per benedirci, con la scelta di Sr. Margherita, certe che dopo la benedizione il n/ V. Padre ce la presentasse
come nostra V. Superiora».
Vi è ancora un altro momento importante e significativo nella vita di
M. Margherita ed è il rientro dal Kenya voluto dal Fondatore e l’incontro con Lui nel 1922. Ciò che
conosciamo di questi colloqui avvenuti tra il settembre 1922 e il febbraio del 1923 è molto poco. Nei “Cenni
Storici” leggiamo che i taccuini personali di M. Margherita fanno silenzio su questo periodo della sua permanenza in
Italia. Abbiamo però una serie di appunti dal titolo: “Schiarimenti sulla regola e dettagli sulle intenzioni
del Ven.mo Padre Fondatore ricevuti da lui stesso – Ottobre 1922”, che si riferiscono a questo storico
incontro.
Da questi appunti traspare l’impegno del Fondatore di studiare con questa sua figlia
“degli anni di fondazione”, reduce dalle missioni, eventuali ritocchi o aggiunte da apportare alle
Costituzioni e al Direttorio.
Vi sono pure altri scritti relativi a questo incontro redatti in tempo
posteriore. Tra questi merita ricordare la Testimonianza di M. Margherita indirizzata nel 1956 a P. G. Fissore,
Postulatore Generale IMC. Questo scritto evidenzia e testimonia il desiderio del Fondatore di conoscere la situazione
reale delle Missionarie in Kenya e dare una sistemazione concreta, chiara e stabile al nostro Istituto sia per la parte
organizzativa che per quella economica-amministrativa. Ecco un passo significativo: «Obbligato dopo pochi anni dalla
nostra fondazione a farci partire nel 1913 e nell’impossibilità di recarsi Lui stesso in Africa per vedere di
presenza la nostra sistemazione e l’impostazione del nostro lavoro missionario, il Fondatore mi chiamò in
Italia alla metà del 1922, per sapere con precisione come ci trovavamo nelle missioni. Nel tempo che fui in Italia,
il nostro Ven.mo Padre Fondatore mi assicurò più volte che prima di morire avrebbe lasciato tutto
sistemato».
M. Margherita amava Padre Fondare come vera figlia e si impegnava, con le sorelle a lei
affidate, affinché tutte si nutrissero di quello spirito di santità missionaria che irradiava da tutta la
persona e vita dell’Allamano. Il Fondatore a sua volta la stimava e valorizzava molto.
L’incontro
del 1922, che lei stessa descrive, vibra di questi sentimenti vicendevoli di stima ed affetto: «E dal Santuario
passai nella casa del Convitto, ove trepidante dalla commozione, attendevo il nostro Veneratissimo Padre… Non si
fece attendere, e scese le scale. Io non resistetti ad aspettarlo in parlatorio, ma gli mossi incontro nel porticato.
Caddi ai suoi piedi, gli baciai la mano, e gli occhi mi si riempirono di lacrime. Egli col suo occhio vivo, penetrante,
affettuoso, mi fissò bene in viso, poi dissemi: “Sì, sì, sei ancora tu, sei sempre
tu”».
Al rientro di M. Margherita in Kenya, così scrive il Fondatore alle Suore in data 4
febbraio 1923: «Vi rimando la Superiora Sr. Margherita, sebbene abbia bisogno del suo aiuto in Casa Madre. So che la
stimate e l’amate, e se lo merita. Non mi sento di privarvi di tanto conforto per procedere nella via che ben
conducete. Ascoltatela e ubbiditela, anche per consolarla nel grave peso che sostiene».
Non so se con
queste poche pennellature sono riuscita a rendere vivo il volto della “figlia e del Padre”, come avrei
desiderato. Spero di essere riuscita a suscitare in chi legge queste pagine il desiderio di accostarsi agli innumerevoli
scritti di queste due figure e leggerle lentamente per coglierne lo spirito di santità e lo zelo grande di salvezza
per l’essere umano di ogni tempo.
Sr.
Teresa Edvige Agostino, MC
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Creato: Mercoledì, 31 Gennaio 2007 05:00
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Pubblicato: Mercoledì, 31 Gennaio 2007 05:00