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Scritto da IMC
UNO SGUARDO SERENO E PENETRANTE
Il P. Igino Tubaldo,
che tra i Missionari della Consolata è uno di quelli che più hanno studiato e scritto sul Fondatore,
parlando del volto dell’Allamano, fa un’interessante osservazione: «Il volto dell’Allamano
è caratteristico ed eloquente, pur con i suoi difetti […]; appare tranquillo e sereno. Ciò è
visibile non solo nelle fotografie, perché potrebbe trattarsi di pose volute, ma perché così è
sempre apparso a chi l’ha avvicinato. Sono forse proprio gli occhi a dare questa impressione. La fronte è
ampia, senza rughe e senza tormento; solo ai lati degli occhi le rughe sono visibili, marcate e scavate, quasi dolenti. Ma
ad assorbirle e a trasformarle è il suo sorriso, documentato da tutti coloro che l’hanno avvicinato e
conosciuto: è questo il suo dono di natura».
Sull’ultimo numero del 2003 di questa rivista,
abbiamo pubblicato una fotografia dell’Allamano sorridente, scattata in occasione del 50° di ordinazione
sacerdotale, assieme a diversi dipinti che ad essa si ispiravano. Almeno in sei delle otto differenti fotografie scattate
nella stessa occasione del 50°, l’Allamano appare piuttosto serio.
Ora ne pubblichiamo una, insieme ad
alcune interpretazioni pittoriche di un certo interesse. Qualcuno ha voluto scorgere in questo sguardo dell’Allamano
come un velo di mestizia. È più realistico, invece, vedervi la sua abituale compostezza, che si esprimeva
con un atteggiamento sereno e serio del viso. Lo sguardo, però, non è assente, ma penetrante, quasi posato
su un livello superiore, o rivolto verso un orizzonte più lontano. Non dimentichiamo che l’Allamano ha
valorizzato spesse volte il detto del salmo 24,15: «I miei occhi sono sempre rivolti al Signore (Oculi mei semper ad
Dominum), facendone dei commenti molto pertinenti, come per esempio questo: «Spiritualizziamo tutto quello che
vediamo. Vedere Dio in tutte le cose. Iddio ha sempre gli occhi sopra di noi: guardiamo di incontrare i nostri con i
suoi».
Lo sguardo dell’Allamano non incuteva soggezione, ma rispetto e infondeva incoraggiamento.
Possiamo dire che era uno sguardo che invitava a guardare più in profondità. Parlando dell’Eucarestia,
l’Allamano rivolse ai missionari questa significativa esortazione: «Entrando (in chiesa), uno sguardo al
tabernacolo, fare bene la genuflessione […], coll’occhio verso il tabernacolo…Vi dico quello che
sento». La fotografia che pubblichiamo, assieme ai dipinti che ad essa si ispirano, può essere letta anche da
questo punto di vista.
Dipinto ad olio su tela (cm 60 x 80) dell’artista colombiano Jesus Antonio Tovar
Marquin, ex allievo dei Missionari della Consolata. Risale agli inizi degli anni ’90, in occasione della
beatificazione. E’ un’interpretazione del volto dell’Allamano, che conserva alcune caratteristiche delle
foto del 50° di sacerdozio, in cui l’Allamano appare serio, prima di essere stato invitato a sorridere. Si
caratterizza per lo stile dai tratti decisi e dai colori forti del giovane pittore. Questo volto è stato utilizzato
per immagini devozionali e per diffondere la conoscenza dell’Allamano in Colombia. Sono pure state fatte
riproduzioni con tecnica serigrafica, formato “poster”, donate a tutte le nostre comunità in quel Paese
e alla casa generalizia in Roma. L’originale si trova nella cappella della Casa Regionale a Bogotà.
Quadro ad olio su tela (cm 60 x 80) del pittore italiano Bruno Traverso, eseguito nel 1996. L’artista ha voluto
ritrarre un’espressione dell’Allamano diversa da quella che aveva scelto per l’arazzo esposto in Piazza
S. Pietro, per la beatificazione. Questa volta ha preferito esprimere l’intensità dello sguardo
dell’Allamano, che penetra nell’animo dell’interlocutore. Ecco perché ha scelto, come modello,
una delle fotografie del 50° in cui l’Allamano appare serio. In questo quadro, però, l’Allamano
viene piuttosto ringiovanito rispetto alla fotografia da cui dipende. Attualmente il dipinto è esposto
nell’aula del Capitolo Generale, intitolata “Sala dei popoli”, nella Casa Generalizia, in Roma.
Dipinto ad olio su tela (cm 70 x 90) dello stesso pittore Bruno Traverso, eseguito dopo la beatificazione per la chiesa
parrocchiale di Kigamboni, Dar es Salaam, Tanzania. La fisionomia è quasi identica a quella del quadro precedente
ed ha la stessa ispirazione. Cambia soltanto lo sfondo. Questo quadro sarà trasferito nella nuova chiesa
parrocchiale, in via di ultimazione, nel cui altare, durante il rito della consacrazione, saranno deposte le reliquie
dell’Allamano.
Originale e graziosa raffigurazione dell'Allamano su legno laccato a forma di uovo (cm 11
X 15). La fisionomia si ispira indubbiamente a quella della foto del 50° di sacerdozio. L'opera, che richiama le
matrioske russe, è stata commissionata, negli anni '90, dalla ditta G. Occhipinti di Torino e realizzata da un
monastero in Russia. Non si conosce il nome del pittore. Assieme a questo, c'è un secondo uovo con sopra l'effige
della Consolata. L'Istituto ne possiede alcune copie simili, ma non identiche. Questa si trova nell'ufficio della
Postulazione a Roma.
Quadro ad olio su tavola (cm 70 x 100) del p. Giovanni Morando, Missionario della
Consolata, dipinto, mentre era in Kenya, per la cappella del noviziato del Sagana. L’autore ha voluto interpretare
simbolicamente l’ispirazione originale dell’Allamano nella sua qualità di fondatore. Nella chiesa
universale, simboleggiata dalla cupola di San Pietro, e dalla Chiesa particolare di Torino, simboleggiata dal Santuario,
guidati dal Fondatore, partono i Missionari e le Missionarie della Consolata. Sullo sfondo, la vetta del monte Kenya, su
cui fu fissata dai missionari la croce. Il volto dell’Allamano dipende chiaramente dalla fotografia del 50°. Il
quadro è attualmente nella sala della comunità del noviziato.
Trittico ad olio su tela (cm 200 x
300), con al centro la Consolata, a destra il Cafasso e, alla sinistra, l’Allamano. L’originale è del
p. Gerardo Bottacin, Missionario della Consolata, il quale lo aveva dipinto in occasione della beatificazione e donato al
Superiore Generale. Nel 2003, il p. Giovanni Morando, trovando enfatica la composizione, vi ha apportato sostanziali
ritocchi, cambiando anche la fisionomia dell’Allamano, che oggi appare come viene qui riprodotto, aderente alla
fotografia del 50°. Il quadro si trova nella veranda esterna della “Casa Allamano” ad Alpignano (TO).
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Creato: Mercoledì, 31 Gennaio 2007 05:00
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Pubblicato: Mercoledì, 31 Gennaio 2007 05:00