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Scritto da P. Gianfranco Zintu, imc
HA COMINCIATO A STARE MEGLIO
Una mamma ci ha
scritto: «Avevo un figlio ammalato di depressione grave. Ho fatto la novena al beato Giuseppe Allamano e lo stesso
giorno che l’ho iniziata il figlio ha cominciato a stare meglio ed ora è molto migliorato (guarito). Spero
che il beato Giuseppe Allamano continui la sua opera in favore di mio figlio.
P.S.: sono sei mesi che sta
bene».
HO CHIESTO DI GUARIRCI TUTTE TRE
Nello scorso mese di febbraio, la
Signora Rita Belanger, da La Sarre in Abitini, Nord Canada, ha notificato di aver pregato la SS. Consolata e il beato G.
Allamano per la guarigione delle sue due figlie. Dopo aver narrato le lunghe e molto tristi vicende, durate tre mesi in
diversi ospedali, della figlia Marcella, in fine operata al polmone nell’ospedale di Montreal; come pure la
situazione dell’altra figlia Maria Marta, operata di tumore al seno, così conclude la lettera: «Ho
chiesto a Giuseppe Allamano la guarigione di tutte tre, delle due mie figlie e mia. Vorrei ora far pubblicare queste
guarigioni. Ringrazio di vero cuore questo buon Padre di missionari e la nostra Madre Consolata, sia per la guarigione che
per tutti gli altri benefici. Li prego sovente e sperimento la loro protezione».
È
RIUSCITA ADDIRITTURA A SOSTENERE DUE ESAMI
Da Milano riceviamo: «Con trepidazione e gioia
desidero rendere noto un semplice episodio accaduto verso metà febbraio. Un’amica di mia figlia era caduta in
uno stato di forte depressione. Da specificare che questa ragazza si è sempre dedicata al sociale, sia in Croce
Rossa che in altri ambiti di volontariato, ma per una sequenza di avvenimenti, si è ritrovata in questo terribile
stato. Mia figlia, al telefono, stentava a riconoscerla per il fatto che non faceva discorsi logici ed usava espressioni
che non le appartenevano. Emergeva anche il pensiero di organizzare un viaggio “con la morte”. Mia figlia, che
cercava, con bontà e delicatezza, di distoglierla da quell’idea, mi faceva notare la gravità del
caso.
Immediatamente prendevamo la decisione di affidarci alla preghiera. Abbiamo iniziato assieme la novena al
beato fondatore Giuseppe Allamano e alla Ss. Consolata, perché fermassero in tempo questa idea suicida e aiutassero
la ragazza a ritrovare la calma e la capacità di vedere le cose in modo obiettivo, non più dettate dal
maligno. Dopo alcuni giorni di fervorosa preghiera, finalmente una buona notizia: la paura ed i dubbi si andavano a
dissipare. La novena volgeva al termine con la certezza e la fede che si sarebbe avuto un miglioramento, grazie
all’intervento del beato Fondatore e della Vergine Consolata. Così è stato, perché, proprio al
termine dei nove giorni, questa ragazza ci raccontava che aveva addirittura sostenuto due esami consecutivi, dei quali non
eravamo a conoscenza, riuscendo a prepararsi in pochissimi giorni.
Ci è gradito
rendere nota questa nostra testimonianza, perché pensiamo possa riuscire utile per la conoscenza del beato Allamano
e per il prosequio del processo di canonizzazione. Cherubina Lo Russo e Maria Antonietta».
HA
TROVATO UN LAVORO
Da Elche (Alicante, Spagna) il Signor Rafael Hernández
scrive: «Mi rivolgo a tutti voi, Missionari della Consolata, per comunicarvi che ho avuto la fortuna di rivolgermi
al Padre Giuseppe Allamano in favore di mio figlio che stava fermo e senza lavoro. Il giorno seguente alla mia
implorazione , mio figlio ha trovato un lavoro, per l’intercessione e la benedizione del beato Allamano».
L’ALLAMANO FERMA I BULDOZER
A Puerto Santander, un paesino appartenente alla
parrocchia di Marialabaja (Colombia), dove lavorano i Missionari della Consolata, si trova una cappella dedicata al beato
Giuseppe Allamano. La storia di questa cappella è molto suggestiva e noi la consideriamo un grazia speciale (la
gente parla di “miracolo”) del nostro Fondatore.
Santander si trova vicino
alla grande laguna che costituisce la ricchezza della zona e, quindi, la possibilità di lavoro per tante sue
famiglie. Il paese crescendo ha dovuto affrontare il grave problema di rinvenire il terreno dove poter costruire le case
per i giovani che formavano nuove famiglie. Il Municipio non trovò una soluzione, per cui la gente decise di
occupare un terreno di poco più di un ettaro e iniziò a costruire casette di fango o di legno.
Dopo pochi giorni, si presentò un personaggio “importante”, il quale, vantando diritti di
proprietà, diede questo ultimatum: tre giorni di tempo per abbandonare quella terra, altrimenti avrebbe chiamato
l’esercito con i buldozer per far radere al suolo tutte le casupole. La comunità di Santander si rivolse a p.
Salvatore Mura, parroco di Marialabaja, ed assieme studiarono la situazione per trovare una via d’uscita. Come prima
cosa, si cercò di dialogare con quel “personaggio” importante, il quale non volle capire nessuna
ragione, se non quella di abbandonare immediatamente il terreno. La situazione era delicata, dato che le famiglie
interessate erano già 96. Lo spauracchio più grave che apparve subito agli occhi, però, era il
pericolo che quella gente non accettasse tanto facilmente l’imposizione e, se fosse arrivato l’esercito, si
sarebbe corso il rischio di duri scontri.
Allora la signora Magaly, delegata del gruppo di preghiera, propose
di pregare, perché solo il buon Dio avrebbe potuto evitare una tragedia. È stato in questo momento che p.
Mura invitò la comunità a rivolgersi al beato Allamano, facendo la promessa di edificare una cappella a lui
dedicata, nel centro di questo nuovo quartiere, se fosse intervenuto con la sua intercessione. La preghiera fu incessante
ed arrivò il giorno temuto, fissato per l’arrivo dell’esercito.
Intanto, davvero l’esercito si era avviato verso la zona, ma - “miracolo”! - a pochi chilometri dalle
abitazioni, decise di tornare indietro. La sorpresa e la gioia della gente fu grande e questo fatto fu subito interpretato
come un dono di Dio, attraverso l’intercessione dell’Allamano. Dopo pochi giorni, giunse un documento del
Comune, che faceva ufficialmente dono di quella terra alla comunità di Santander, perché le pretese di quel
“personaggio” importante erano infondate.
Con l’aiuto dei lettori di “Missioni
Consolata” si riuscì a costruire una chiesetta molto bella, adornata di scene evangeliche pitturate in bianco
e nero da un artista locale. Nel presbiterio, un grande dipinto, sempre in bianco e nero, mostra la vita della
comunità, con al centro una maestosa figura di un Cristo negro. In un angolo a sinistra, a colori, la riproduzione
dell’arazzo usato in Piazza San Pietro in occasione della beatificazione dell’Allamano nel 1990. Una
curiosità simpatica è che l’artista ha voluto immortalare anche la figura di p. S. Mura.
L’arcivescovo di Cartagena ha voluto benedire personalmente la cappella, testimonianza della fede di persone
semplici che si sono fidate del beato Allamano, la cui intercessione è più forte dei buldozer. In questo
momento si sta sviluppando un progetto di ampliamento del quartiere. Sicuramente l’Allamano è solidale con
questo sviluppo, lui che aveva indicato ai suoi missionari l’obiettivo dell’elevazione dell’ambiente,
come premessa dell’evangelizzazione. In più, ogni lunedì, il gruppo di preghiera si riunisce a pregare
nella cappella, che è ormai il cuore del quartiere. Così l’Allamano è diventato non solo il
protettore, ma anche l’ispiratore e la guida per la vita spirituale di questa comunità.
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Creato: Mercoledì, 31 Gennaio 2007 05:00
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Pubblicato: Mercoledì, 31 Gennaio 2007 05:00