SPIGOLANDO

SOGNANDO L’ALLAMANO

Sappiamo che diversi Missionari e Missionarie della Consolata hanno sognato l’Allamano. Ovviamente i sogni non sono realtà, ma in certo senso rispecchiano lo stato d’animo di chi sogna. Ecco perché ci piace riferire alcuni di questi sogni, anche se molto semplici, che ci fanno capire come i figli e le figlie dell’Allamano sentano presente il loro Padre e siano abituati a confrontarsi con lui, anche quando dormono, per risolvere i loro problemi.

"SIGNOR RETTORE, DOVE VUOLE ANDARE?"

Nelle “Memorie sul Ven.mo Padre Fondatore” rilasciate dal P. Vittorio Sandrone, uno dei nostri primi missionari, che fu anche stimato Vice Superiore Generale per un decennio, leggiamo il racconto di un curioso sogno.

"Nei giorni immediatamente precedenti il Capitolo Generale del 1939 (durante il quale fu appunto eletto Vice Superiore Generale), andavo confermandomi nel proposito di non accettare cariche, qualora me ne venissero affidate.

In quei giorni stessi sognai: mi trovavo inginocchiato alla tomba del veneratissimo Fondatore, quando vidi il coperchio del sarcofago spostarsi lentamente da un lato. Stupito guardavo quanto succedeva e vidi una mano dall’interno della tomba aggrapparsi alla sponda rimasta libera della pietra. Salii sul gradino per vedere meglio di che si trattasse. Era il Fondatore che, aiutandosi con mani e piedi, voleva uscire.

- Signor Rettore, dove vuole andare?
- Voglio andar via.
- No, resti con noi.

Con tutte le mie forze lo obbligai a rimettersi al suo posto e lo copersi con la pesante lastra. Mi svegliai conturbato. Il Sig. Rettore vuole forse dirmi qualcosa? Andai a consultare chi mi conosceva e gli confidai il mio sogno ed il mio proposito. Mi fu risposto: “Non deve rifiutare di dare il suo piccolo contributo per il bene dell’Istituto se glielo chiederanno”. Piegai la testa".

Quella lastra che P. Sandrone, nel sogno, ha faticosamente rimesso a posto, ma che in realtà non si era mai mossa, oggi è la pietra di un altare, sul quale abbiamo celebrato tante volte l’Eucarestia. L’Allamano non è andato via. Lo possiamo incontrare ogni volta che vogliamo, perché è vivo in Dio. Egli è nostro padre, modello e protettore.

SCOSSE TRE VOLTE IL CAPO

Per ragioni particolari P. Giuseppe Prina, Missio- nario della Consolata, si trovava da un periodo fuori dell’Istituto e prestava il suo servizio come vice parroco nella chiesa di S. Alfonso a Torino. Le circostanze difficili in cui si trovava in quel momento lo spingevano a maturare il proposito di abbandonare l’Istituto e sistemarsi come sacerdote diocesano.

Una notte, ecco che, nel sogno, vede ai piedi del suo letto la figura del Rettore. Non c’è dubbio, è lui. Eccolo proprio con la berretta, in quel momento un po’ di traverso, come talora gli capitava. Lo sguardo era serio. Si fermò alcuni istanti e con lo sguardo sempre fisso a P. Prina, gli scosse tre volte il capo in segno negativo. Poi più nulla. Non ci fu bisogno di altro. P. Prina si confermò nella sua vocazione.

L’ALLAMANO ERA BELLO E SORRIDENTE

Conversando con le Missionarie della Conslata, in una conferenze del 4 maggio 1969, P. Lorenzo Sales, primo biografo del-l’Allamano, dopo aver parlato di alcune difficoltà che l’Istituto dovette affrontare dopo la morte del Fondatore, fece questa simpatica confidenza: «Vi racconto un sogno del Can. Allamano, che feci i primi tempi, dopo la sua morte. Il Can. Allamano era bello, sorridente. Mi viene incontro, ed io: “Padre, mi dicono che il nostro Istituto sarà disfatto!”. E, sempre in sogno, Lui mi dice: “Suona la campana e raduna tutti i chierici. E siamo andati tutti nel salone (la scuola più grande che c’era). Il Can. Allamano sale sulla cattedra e prende la parola: “Dicono che il nostro Istituto sarà collegato con un altro… Io vi dico che il nostro Istituto non sarà collegato con nessun altro Istituto! Andrà avanti, rifiorirà e durerà fino alla fine”. Bello, no?».

Sembra che l’Allamano voglia personalmente rassicurare i suoi figli riguardo il loro futuro. Non c’è dubbio che sia così. La condizione essenziale per essere sempre adeguati alla missione che il Signore ci ha affidato, tanto più oggi in un mondo che continuamente cambia, non sta tanto nelle programmazioni o nelle strategie pastorali, quanto nella fedeltà e coerenza all’ispirazione originaria, di cui l’Allamano è garante. Lui ripeteva: "Prima santi e poi missionari". Vale anche in questo tempo, nel quale gli uomini credono più ai testimoni che ai maestri, più ai modelli che ai predicatori.

PADRE, SI ALZI
Sr. Franca Virginia Losano, Missionaria della Consolata, racconta un suo sogno: "Ero al santuario di S. Ignazio per un corso di esercizi spirituali, durante l’estate del 1990. Nel sogno, mi sono trovata accanto alla salma dell’Allamano, mentre l’assistevo pregando. Ad un certo punto, ho visto che il Fondatore ha aperto gli occhi. Non mi sono impressionata, ma l’ho guardato meglio ed ho notato che lui mi sorrideva. “Padre, - gli ho subito detto – si alzi” e l’ho aiutato a scendere dal letto. Gli ho dato il braccio e ci siamo incamminati assieme a cercare le sorelle per dire loro che il Padre non era morto. Ma, mi sono svegliata…".

Sr. Franca Virginia ha avuto la netta sensazione che l’Allamano l’abbia voluta invitare a considerarlo vivo e vicino. Quando era su questa terra, il Fondatore aveva assicurato i figli e le figlie che dal cielo li avrebbe accompagnati nella loro missione con queste indimenticabili parole: "Dal cielo vi benedirò ancora di più". Noi sentiamo che è proprio così!

PADRE, STAI QUI

Sr. Mariana Garniga, Missionaria della Consolata, racconta un sogno fatto da ragazza, prima ancora di entrare nell’Istituto.

"Stavo uscendo da casa ed ho visto il cortile spoglio e disordinato, come in realtà non era. Nel mezzo, vi era una colonna di pietra con sopra un busto di spalle, che non ho conosciuto. Ad un tratto mi sono accorta che il busto scivolava e rischiava di cadere. Sono corsa, l’ho afferrato con tutte due le mani e l’ho riposto sul piedestallo. Allora mi sono accorta che era l’Allamano, che già conoscevo, perché mio fratello, seminarista missionario, ne aveva parlato in famiglia, con molta simpatia, come di un santo. Gli ho subito detto: “Padre Fondatore, stai qui, ché devi proteggerci ed aiutarci”. E mi svegliai con una grande serenità nel cuore.

Ripensandoci in se- guito, ho dato a quel sogno un preciso significato. Oltre ad essere protetta, durante la guerra, perché il cortile era stato requisito come cucina dai soldati tedeschi, la nostra casa è diventata una “casa di accoglienza” dei Missionari e delle Missionarie della Consolata, che mia mamma chiamava suoi “figli e figlie”. Guai se qualcuno o qualcuna passava da quelle parti senza fermarsi a prendere almeno un caffé. Era come se lo stesso Padre Fondatore li accogliesse". Ed è proprio questo il clima che si respira nelle case dei nostri famigliari.

giuseppeallamano.consolata.org