Nell’ambiente dei missionari della Consolata è radicata la
convinzione che è possibile approfondire più e meglio la conoscenza dell’Allamano, come fosse un
incontro con lui sempre rinnovato. Già il Concilio, nel decreto sulla vita religiosa, fin dal 1965 aveva indicato
tra i criteri di rinnovamento, quello di una fedeltà piena allo spirito e alle finalità proprie dei
fondatori.
Ecco perché, nel nostro ambiente, sono numerose le iniziative, piccole o grandi, che
hanno come contenuto l’approfondimento dello spirito dell’Allamano. Non si tratta tanto di feste esterne, con
apparati più o meno solenni, quanto di momenti di riflessione, realizzati in clima di preghiera. Sono incontri di
rinnovamento, giornate di ritiro, esercizi spirituali. Queste iniziative coinvolgono sia i missionari e le missionarie,
che i laici che sono vicini all’Istituto.
Tra le iniziative che sono state realizzate lo scorso anno in Italia, ne segnaliamo alcune, indicative della
volontà di rinnovarsi nello spirito sotto la guida sicura dell’Allamano. In genere queste iniziative sono
state guidate dal postulatore generale dell’Istituto.
TRE GIORNI CON L’ALLAMANO PRIMA
DELL’ATTO DECISIVO
Tre giovani del nostro seminario di Brevetta (Roma), un italiano, un kenyota e un colombiano, nell’imminenza
della loro professione perpetua e dell’ordinazione diaconale, hanno chiesto di fare un corso di tre giornate di
ritiro spirituale sotto la guida del Fondatore. A questo scopo, assieme al loro Rettore, p. G. Rabino, nei giorni 12-15
marzo, si sono ritirati presso la comunità dei Trappisti delle Frattocchie (RM).
Il tema degli
esercizi, “Diaconi consacrati per la missione” è stato suddiviso in tre punti, uno per giorno:
anzitutto due meditazioni dedicate ad approfondire la conoscenza del Padre, persona con un “cuore” da non
scordare e che per noi è un punto di riferimento irrinunciabile. Poi, in un secondo giorno, altre due meditazioni
per riflettere sul perché l’Allamano ha proposto la consacrazione religiosa ai suoi figli, spinto dal
«desiderio di formare un corpo morale più perfetto per la santificazione nostra, maggiormente idoneo
all’evangelizzazione e più confacente alla vita di missione». Infine, un terzo giorno, dedicato a
riflettere sul servizio del diacono, che per l’Allamano deve avere le doti per essere un autentico “servitore
della missione”. La conclusione è stata: il Padre “sognava” riguardo alla qualità dei suoi
figli: non deludiamolo!
CINQUE GIORNI CON L’ALLAMANO PRIMA DI PARTIRE PER LA MONGOLIA
Il programma di preparazione
dei due missionari e delle quattro missionarie partenti per la Mongolia, durato oltre un mese, si è concluso con
cinque giorni in compagnia del Fondatore, approfondendo il doppio tema: “Carisma e profezia in Giuseppe
Allamano”; “Sviluppo del carisma e spiritualità missionaria”.
Nel silenzio della
casa delle missionarie a Caprie (TO), all’imbocco della Val Susa, dal 7 all’11 aprile, questi missionari e
missionarie hanno voluto rifare lo stesso cammino spirituale che avevano percorso, due anni fa, gli altri confratelli e
consorelle, che li avevano preceduti nella stessa missione in Mongolia e che li stavano aspettando.
Il contenuto di questo
speciale incontro non consisteva tanto in apprendere concetti nuovi, quanto nell’appropriarsi, in modo nuovo, delle
proprie convinzioni missionarie alla luce dello spirito dell’Allamano, in vista di una missione veramente speciale.
In concreto, si trattava di fare una seria riflessione sulle proprie origini carismatiche, interpretata in vista della
realtà che li attendeva.
La convinzione di fondo, che ha guidato questi preziosi giorni precedenti alla partenza, era questa: il
Padre Fon-datore, come ci ha formato in passato, continua ad avere qualcosa da dirci anche oggi, valido ed adatto alla
nostra nuova missione, che realizzeremo in un mondo che ancora non conosciamo.
I GIOVANI A CASTELNUOVO
Tra la sera del 22 e la
mattina del 25 aprile la nostra Casa Madre di Torino è tornata, dopo alcuni anni, ad accogliere il raduno
giovanile, ribattezzato “Consolata Happening”.
Circa 120 giovani, tra cui anche qualche
coppia di Laici Missionari della Consolata, accompagnata dai propri bimbi, hanno invaso il cortile, i portici, i corridoi,
le sale della Casa Madre per vivere assieme all’insegna della speranza. Il tema dell’incontro, infatti, era:
“Sulle ali della speranza”, in sintonia con il titolo del Convegno della Chiesa italiana, svoltosi a Verona
nell’ottobre scorso.
Questi giovani provenivano dal nostri centri di animazione missionaria in
Italia: Torino, Bevera, Martina Franca, Galatina, Treviso, Alpignano, Roma. Durante l’incontro si sono sentiti parte
della famiglia dei Missionari e delle Missionarie della Consolata, in speciale comunione con il beato Allamano,
“maestro” di speranza, e con Maria Santissima, “maestra” di consolazione.
Momento
speciale dell’incontro è stata la visita ai luoghi di origine del beato Allamano. Domenica 23, a Castelnuovo,
nella chiesa parrocchiale, dedicata ai “Santi Castelnovesi” (Giuseppe Cafasso, Don Bosco, Dome-nico Savio,
Giusep-pe Allamano), il p. G. Pasqualetti ha intrattenuto i giovani sul tema centrale dell’incontro: “Giuseppe
Allamano: maestro di speranza per i giovani”. È stato questo un momento molto ricco della giornata.
L’oratore ha presentato
i punti salienti del pensiero dell’Allamano sulla speranza, arricchito dalla Parola di Dio, dalla fede della Chiesa
e ripensato nella realtà attuale. Tra l’altro, ha sottolineato come l’Allamano insegnasse che
«non si può essere veri cristiani» senza speranza. Inoltre, che per essere missionari di speranza
occorre avere un cuore “largo”. «Certuni – diceva l’Allamano – sperano poco
perché non sono capaci di allargare il cuore». Senza questa larghezza di cuore non c’è neppure
apertura alla missione universale.
Al termine della conversazione, p. Pasqualetti ha sottolineato
l‘importanza di sapere scorgere la presenza di Dio negli eventi della vita. Anche questo è uno degli
insegnamenti dell’Allamano che, come attesta il suo primo biografo p. L. Sales, «in tutte le circostanze era
solito dire a se stesso “Dominus est” [è il Signore] e da questo traeva conforto».
L’Allamano, inoltre, ha insegnato a superare il pessimismo e le paure e ad aprirsi alla speranza, evidenziando gli
aspetti positivi dei popoli presso i quali inviava i missionari, favorendone la conoscenza e la simpatia. Di questo
c’è bisogno in modo particolare oggi. Ecco l’incoraggiamento e l’auspicio finale: «Voi
giovani siate narratori della speranza, non delle paure. Propo-nete i valori e le ricchezze dei popoli, per una convivenza
pacifica e co-struttiva, nel reciproco arricchimento. Fatelo con fiducia “lieti nella speranza”. È la
consegna che oggi vi fa il beato Giuseppe Allamano».
ANCHE PER I LAICI VALE IL MOTTO:
“FARE BENE IL BENE”
Il 30 aprile, una quindicina di laici, si sono incontrati a Nepi (VT), nella casa generalizia delle
Missionarie della Consolata, per un ritiro spirituale. Essi stessi, come negli anni scorsi, hanno scelto come maestro ed
animatore del loro incontro spirituale lo stesso Allamano, chiedendo al postulatore di sviluppare il tema: “Missione
e santità nel pensiero dell’Allamano”.
Anche ai laici che sono vicini ai suoi Istituti
missionari, l’Allamano propone una “sua via alla santità”, che è semplice ed efficace:
«Il bene fatto bene, nelle cose ordinarie della vita, senza rumore e con costanza». Non si tratta di cercare
azioni straordinarie per vivere in santità, ma solo riferire a Dio lo svolgersi della propria vita, facendo meglio
che si può e con retta intenzione le azioni che compongono le nostre giornate. Il “prima santi, poi
missionari”, slogan famoso e caro all’Allamano, vale anche per i laici che intendono partecipare al suo
spirito missionario assieme ai Missionari e alle Missionarie della Consolata.
CINQUE GIORNI PER RINGRESCARSI SUL
CARISMA
Dal 5 al 9
giugno, cinque missionari di mezza età, che avevano sospeso le proprie attività apostoliche per un periodo
di rinnovamento teologico-pastorale a Roma, hanno desiderato fermarsi per alcuni giorni a riflettere sul “carisma
originario”, proprio come era sgorgato dal cuore dell’Allamano. Il tema di quel breve corso era:
“Carisma di Fondatore – Principi della teologia del carisma riletti in Giuseppe Allamano”.
Ospitati ad Alpignano, nel
nostro seminario filosofico, nella tranquillità dell’ambiente, hanno potuto riflettere con calma sui temi
principali dell’identità propria dei Missionari della Consolata. L’Allamano, con la sua parola sempre
attuale e precisa, è stato in assoluto il maestro di tutti gli incontri.
Guidati da lui, questi
missionari hanno ripercorso un cammino ideale, sul quale si sta svolgendo la loro vita, approfondendo per ordine questi
aspetti: quale sia stata l’ispirazione originaria del-l’Allamano, che essi hanno fatto propria in forza della
loro vocazione; come lui sia stato preparato da Dio stesso ad accoglierla e a trasmetterla; come abbia riconosciuto che
l’opera scaturita dalle sue mani sia stata in effetti unicamente opera di Dio e della Consolata, la vera fondatrice;
quale sia precisamente il contenuto essenziale dell’ispirazione che l’Allamano ha trasmesso e continua a
trasmettere ai suoi e che costituisce il nucleo centrale del carisma: cioè la collaborazione con il Cristo, il vero
missionario, inviato dal Padre, che manda i suoi apostoli; per cui il missionario non lavora in proprio, ma collabora con
Cristo, nella Chiesa; infine, quali sono le caratteristiche proprie dei Missionari della Con-solata, per cui essi vengono
ad avere una fisionomia propria, che li rende riconoscibili come comunità apostolica originata
dall’Allamano.
Ovviamente, le riflessioni sono state più pratiche che teoriche, con l’obiettivo di offrire a questi
missionari, in procinto di tornare nelle loro missioni, una gioia interiore e un nuovo slancio spirituale e apostolico, a
partire dalla freschezza della loro origine.
UN RITIRO SPIRITUALE SULLA “CONSOLAZIONE”
Un gruppo di 25 laici,
giovani o di mezza età, da soli o con il proprio coniuge, collegati con le Missionarie della Consolata (LMC), anche
quest’anno hanno voluto fare l’annuale ritiro spirituale prendendo come guida l’Allamano. Per essi,
ormai è diventata una specie di consuetudine collegare la propria spiritualità con quella di chi
anch’essi chiamano “Fondatore”. Durante i giorni 23-25 giugno, nel raccoglimento della casa delle
Missionarie a Caprie (TO), hanno desiderato riflettere, in clima di preghiera e di fraternità, sul tema:
«L’Allamano maestro e testimone di una “consolazione” vissuta e
comunicata».
Le due giornate si sono svolte proponendo questi argomenti in distinte meditazioni:
l’Allamano uomo e sacerdote “consolato”; l’Allamano insegna ad “essere consolati”;
l’Allamano insegna come “essere consolatori”.
In un ultimo incontro, prima di separarsi,
c’è stata una fraterna condivisione. Ognuno, se lo desiderava, ha potuto comunicare agli altri qualche sua
riflessione, scelta tra quelle che lo avevano maggiormente colpito o che credeva utile evidenziare. Non si è
trattato di una revisione del corso, ma di una condivisione, nella fede e nella carità, di quanto lo Spirito aveva
donato attraverso l’insegnamento dell’Allamano. Sentendo quelle persone esprimersi con tanta
spontaneità ed entusiasmo, si è avuto una chiara sensazione che l’Allamano continua a parlare al cuore
della gente, incoraggiando, come fa con i suoi figli e figlie, a camminare sulla via della santità missionaria come
lui la propone.
Le espressioni sentite dai laici meriterebbero di essere tutte riportate. Siano sufficienti
due, scelte a caso: «Ho apprezzato ancora di più la modernità dell’Allamano. Offre concetti
semplici, espressi in modo semplice, per dire cose grandi. Ci addita la santità nell’ordinario quotidiano o,
per dirla in altre parole, ci indica come lo straordinario entra nel quotidiano e lo trasforma, santificandolo».
«Sono stata
particolarmente colpita da una frase del Fondatore che si rallegrava del “buono spirito” da cui erano animati
i suoi figli. L’augurio che faccio a tutto il gruppo è che l’Allamano possa commuoversi del buono
spirito che c’è tra noi!».
UNA SETTIMANA PER MEDITARE SULL’OBBEDIENZA
MISSIONARIA Un gruppo di
25 Missionarie della Consolata ha desiderato fare l’annuale corso di esercizi spirituali accompagnate dallo spirito
del loro Padre. Durante il 2006, in quanto comunità apostolica, tutto l’Istituto era impegnato ad un
rinnovamento speciale riguardo il voto di obbedienza. Quale modo migliore che rimettersi alla scuola, sempre garantita,
del proprio Fondatore?
Per sei giorni interi, all’inizio del mese di luglio, nella pace della
casa di spiritualità di Caprie, l’Allamano, attraverso la voce del postulatore, ha intrattenuto queste sue
figlie sul tema: “Obbedienza missionaria – Sia la vostra caratteristica”. Si sa che l’Allamano, su
questo aspetto, si è ispirato all’esperienza dei Gesuiti, facendo propria la lettera sull’obbedienza di
S. Ignazio di Lojola; come pure al pensiero del card. Lavigerie assumendo nelle proprie costituzioni quanto egli aveva
già disposto per i suoi missionari d’Africa: «La virtù fondamentale di un Istituto di Missione
è lo spirito pratico di obbedienza assoluta ai Superiori. Senza questa non è possibile unità di
lavoro e per conseguenza successo di apostolato».
Ovviamente l’Allamano, più che
all’esecuzione di un comando, credeva al valore di “dono” a Dio proprio del voto di obbedienza, come del
resto per tutti tre i voti religiosi. Spiegava: «Chi fa il voto si obbliga a stare fermo. […] Non offre solo
al Signore la castità, povertà ed obbedienza, ma ancora la libertà di fare diverso; dà non
solo le foglie e i frutti, ma la pianta, anche la redice». Si tratta di offerta totale, che suppone un amore
sconfinato. Per l’Allamano il valore dell’obbedienza missionaria consiste, dunque, soprattutto nella
motivazione di chi esegue, cioè nel suo rapporto con la volontà di Dio che si manifesta attraverso
l’obbedienza. Lui stesso ha vissuto questa esperienza e lo ha detto con semplicità in diverse occasioni. Per
esempio, rispondendo agli auguri per il suo 62° compleanno, così si è espresso: «Vedete come io
ora, dando uno sguardo al passato, possa con santa compiacenza rallegrarmi di avere obbedito alla voce di Dio
manifestatami dai Superiori; ed ora godo della certezza di avere sempre camminato per la via assegnatami da
Dio».
Ad una così alta scuola, le figlie dell’Allamano, con grande gioia, hanno voluto
riconfermare la loro totale adesione al suo insegnamento sull’obbedienza missionaria, perché continui ad
essere la più integrale possibile, vissuta in spirito di fede e di adesione alla volontà di Dio; coerente
alla libera scelta vocazionale; matura, senza sentirla come un peso imposto da obblighi esterni; semplice e serena, come
in famiglia.