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Scritto da Redazione GA
Come erano accolte, in Africa, le lettere del Fondatore, nei primissimi anni?
Lo racconta, in una pagina vivacissima del diario del 29 ottobre 1902, padre Filippo Perlo, uno dei quattro membri della
prima spedizione, divenuto poi Vicario Apostolico di Nyeri e Superiore Generale, successore
dell’Allamano:
Un colpo di fucile rimbomba nella vallata ripercosso da tante eco. Per noi è
l’annuncio di una lieta novella: il colpo che ha fatto tremare gli abitanti delle valli circostanti ha, nello stesso
tempo, fatto sussultare il nostro cuore di gioia; poiché ci dice che fra alcuni minuti cesseremo di essere soli,
staccati a migliaia di miglia dal mondo civile.
L’arrivo delle lettere ha per effetto di sospendere
momentaneamente la vita di comunità, interrompendo le ordinarie occupazioni. In quel momento non è come
quando il nostro amato Rettore (cioè l’Allamano) veniva a vederci nell’istituto, che l’andamento
della comunità si concentrava in lui? La corrispondenza è prestamente distribuita ai destinatari, le cui
mani si alzavano frettolose ed impazienti; e nel silenzio generale si possono leggere tranquillamente sulle fronti di
ognuno le varie impressioni che vanno passando per la mente; qualcuno però non tarda ad interrompere la lettura,
per comunicare ai compagni qualche lieta novella e per trasmettere qualche ordine superiore o estendere dei saluti agli
amici.
Le rare lettere del Sig. Rettore sono naturalmente lette le prime: e quando sono indirizzate a ciascuno in
particolare, allora ciascuno le legge quasi misteriosamente, temendo perfino che il vento gliene possa portar via qualche
parola e, dopo la prima lettura, ogni frase, ogni parola viene studiata e analizzata; al dolce rimprovero succede
naturalmente una promessa, forse non sempre mantenuta; all’incoraggiamento, il desiderio di fare di più; ed
alla finale benedizione che manda si chiana riverente il capo ben sapendo che è la benedizione di
Dio.
Altre testimonianze:
«Una cosa che più di tutto mi rallegrò fu il ricevere la lettera
dell’Amatissimo nostro Sig. Rettore, le cui parole mi penetrano nel cuore e nella mente con soave dolcezza»;
«[…] a mettere poi il mio buon umore a posto vi era una carissima lettera del Sig. Rettore, curta
[piemontese] è vero, ma tanto più cara; […]. In conclusione la lettera del sig. Rettore mi fece un
grandissimo piacere ed è certo che non mancherò di mettere in pratica i suoi consigli»: dal diario di
P. M. Arese.
«[…] con le rose c’era una spina lunga che m’andò fino al
cuore… vi mancava un desideratissimo e aspettato biglietto dell’amatissimo Sig. Rettore e più che
padre per me»: dal diario di P. R. Bertagna.
«Solo il Sig. Rettore sembra che si sia dimenticato di
me, eppure leggerei tanto volentieri una sua lettera»; «Ma quella che mi consolò di più fu
quella dell’amato Sig. Rettore, che rivive in queste poche righe»: dal diario di Fr. Benedetto
Falda.
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Creato: Sabato, 26 Maggio 2007 05:00
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Pubblicato: Sabato, 26 Maggio 2007 05:00