Nella cappella del noviziato a Bedizzole, Brescia, è stata installata una nuova icona del beato G.
Allamano (cm 50x70), scritta dai coniugi Paola e Davide La Fede, i quali ce ne offrono una descrizione:
«“Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano
scomparsi e il mare non c’era più. Vidi anche la Città Santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal
cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo” (Ap 21,1-2).
Nell’icona il beato
Giuseppe Allamano illuminato, nella sua santità, dalla luce che viene propagata dall’oro dello sfondo e dalla
Gerusalemme Celeste che lo circonda, è in atteggiamento orante. Indossa una vesta liturgica Mariana, dai colori
azzurro tenue e i riflessi cangianti delle perle di fiume, perché è da lei, Maria, che ha ricevuto la grazia
dello Spirito Santo, che ha agito in Giuseppe suscitando in lui l’anelito missionario ed è a lei rivolta la
sua supplica e nello stesso tempo la sua benedizione per la missione affidatagli.
Colpiscono le parole
dell’Allamano riguardo la santità: “La vostra santificazione: ecco il mio pensiero precipuo, la mia
costante preoccupazione. Persino durante le mie malattie non posso stare tranquillo e penso ancora a voi. Dio esige la
santità e la esige da tutti i cristiani, che la possono conseguire mediante l’osservanza dei comandamenti,
l’esercizio delle virtù e l’adempimento perfetto dei doveri del loro stato”. Ecco perché
la figura dell’Allamano è stata inserita nella Gerusalemme Celeste, simbolo della vita eterna; la
città è senza ombre perché si manifesti la gloria di Dio (che è l’uomo
“vivente” in Cristo, l’uomo nuovo, santificato); ha porte e finestre aperte perché chiunque possa
liberamente entrare e uscire stando nella “vera pace”; ha sette torri segno dei sette doni dello Spirito
Santo. È ornata con l’albero della vita perché riporta l’uomo alla sua situazione originaria,
all’Eden, alla piena comunione con Dio.
“Dei cittadini di essa Pietro dice: Anche voi venite
impiegati come pietre vive nella costruzione di questo edificio spirituale. E Paolo dice: Voi siete il campo di Dio,
l’edificio di Dio. Perciò questa città ha già qui un suo grande edificio nei costumi dei santi.
In un edificio una pietra sostiene l’altra, e chi sostiene un altro è a sua volta sostenuto da lui.
Così, proprio così, nella santa Chiesa ciascuno sostiene ed è sostenuto” (Dalle omelie su
Ezechiele di S. Gregorio Magno).
Sembra proprio che l’Allamano ab-bia assimilato in sé, e fatta sua
a tal punto tale parola, che la vediamo concretamente realizzata nella sua vita; infatti ha avuto uno spirito missionario,
malgrado la sua salute non potesse permettergli di attuare spostamenti fisici; ma, come dice San Gregorio Magno, ecco che
nella Chiesa ci si soccorre e il carisma dell’uno diviene quello dell’altro.
Ciò che
l’anima e il desiderio ti chiama a fare non sempre lo si può realizzare personalmente, ma nel corpo mistico
di Cristo questo è possibile e l’Allamano lo sapeva e ne fece esperienza.
Ecco che dal suo cuore nasce l’amore,
l’amore alla Vergine che è ben rappresentata al centro della veste del beato, nell’icona. Madre alla
quale lui si è totalmente affidato, Madre che, pur nelle sue infermità, ha mantenuto fede al progetto
suscitatogli nel cuore. È nel medaglione centrale dorato che viene rappresentata la Consolata; da lei nasce e
prende vita (attraverso la sua consegna a Cristo) l’albero della vita che si interseca e si muove attorno al carro
di fuoco “la Merlava”.
L’Allamano, infatti, nell’icona è quasi sospeso su questa
nuvola rossa, piena di lingue di fuoco che sembrano muoversi senza avere tregua. In essa si vedono i simboli
dell’aquila (Giovanni), dell’uomo (Matteo), del toro (Luca), del leone (Marco), che hanno ognuno sei ali co-me
i Cherubini, per volare in ogni direzione della terra, per portare la buona novella alle genti e raggiungere ogni zona del
mondo (secondo la visione di Ezechiele). Le mani innalzate non solo lo identificano come il nostro intercessore, ma
mostrano il suo atteggiamento di disponibilità ad accogliere la volontà di Dio».