Spiritualità

IL MODELLO PER ECCELLENZA
LA SPIRITUALITÀ CRISTOLOGICA DELL’ALLAMANO

Per crescere nella propria identità spirituale e apostolica, come pure per svolgere il servizio di educatore di missionari, l’Alla-mano seguiva quella che possiamo chiamare la “pedagogia dei modelli”. Oltre che sui principi, egli fondava il suo impegno personale e le sue proposte di vita sull’esperienza positiva di grandi personaggi, donne o uomini di Dio, del passato lontano o recente. Da qui si spiega il suo frequente ricorso all’esempio dei “santi” durante le sue conversazioni domenicali con i missionari e le missionarie.

Il modello per eccellenza, però, era Gesù, seguito subito dopo dalla Madonna. Di qualsiasi virtù parlasse, l’Allamano trovava sempre nel vangelo come Gesù l’avesse vissuta e proposta. Gli era spontaneo ricorrere all’esemplarità del Signore, perché – così diceva – : «Egli è modello di tutte le virtù». Era profondamente convinto che «Gesù venne su questa terra non solo per salvarci, ma anche per essere nostro modello».

L’indirizzo generale della sua pedagogia era quello proposto ai giovani nella conferenza del 6 gennaio 1917: «Non solo dovete avere lo spirito di nostro Signore; ma dovete avere i pensieri, le parole, le azioni del Signore». In ciò si faceva forte dell’autorità del Cafasso: «Come diceva il Venerabile: bisogna che facciamo tutte le cose come nostro Signore quando era su questa terra. Diciamoci sovente: farebbe così il Signore?».

In questo contesto, non vanno trascurati due forti influssi che hanno sicuramente spinto l’Allamano a maturare questo tipo di spiritualità. Il primo è quello di san Paolo, a motivo della sua abitudine di nominare continuamente il Signore nelle sue epistole: «L’amore ardente che Paolo aveva per il Signore! Nelle sue lettere nomina Gesù almeno 300 volte».

Il secondo influsso, ovviamente subito dopo la S. Scrittura, è stato esercitato dal famoso volumetto del medioevo, che ancora oggi troviamo nelle librerie: “De Imitatione Christi” [Imitazione di Cristo]. Ne conosceva molti brani a memoria, ne aveva fatto un compendio con criteri propri, ne regalava copie in quantità, senza mai cedere la sua; lo raccomandava vivamente come fonte di fervore, prescrivendone la lettura a tavola. Il motivo di questo speciale interesse va cercato nella natura stessa di questa opera ascetica, che, partendo dall’esempio di Cristo, crea e favorisce una mentalità cristologica: «ah questo libro – esclamava convinto - bisogna leggerlo, rileggerlo in latino, in italiano, e anche in altre lingue; e uno si forma un corredo, non solo per la mente ma anche per il cuore».

A questo punto lasciamo parlare l’Allamano, che ci invita a seguire Gesù come nostro primo modello.

Gesù modello in tutto. Durante gli esercizi spirituali: «In questi giorni, mediterete gli esempi di nostro Signore Gesù Cristo, che è il nostro specchio, il nostro esemplare a cui dobbiamo conformarci. […]. Bisogna fare attenzione alla voce del Signore che ci dice: “Vedi quello che ho fatto io nella mia nascita, nella vita pubblica… e poi nella morte… E quindi esaminiamoci un poco. Lo imito io il Signo-re? ».

Dopo avere suggerito di non seguire lo spirito del mondo, ma quello di Dio, si interroga: «E come si fa a vivere di questo spirito? Col fare ogni cosa ad imitazione, sotto la dipendenza, ed in unione del Signore Gesù. - L'Eterno Padre lo ha mandato in questa terra, non solo per salvarci, ma perché fosse il nostro specchio, la nostra regola, il nostro esemplare. Quindi il Signore non è venuto solo per salvare gli uomini, ma anche per essere loro modello».

L’Allamano passa al pratico in una conversazione, molto semplice e concreta, con le missionarie: «Fare ogni cosa come la farebbe nostro Signore Gesù Cristo. Oh! Se pensassimo così! Quando lavo i bicchieri: come farebbe il Signore? Li laverebbe bene, non romperebbe tutto… Si tratta di scopare? Il Signore guarderebbe ogni ragnatela… tutto faceva bene e per amor di Dio. Facendo le cose bene si è proposto per nostro modello: “Io sono la via, la verità e la vita”; guarda e fa secondo il modello. Se doveva morire sulla croce per salvarci poteva farlo subito, invece doveva essere nostro modello e si fece bambino e passò per tutte le età. Non dovete dire: il Signore è un modello troppo difficile: no! Quando lavorate pensate a nostro Signore. […]. S. Basilio dice: ogni azione del salvatore è una Regola. Tanto è vero che il Padre disse che nessuno si può salvare senza essere simile all’immagine del suo Divin Figlio… Fare come S. Paolo che operava come se il Signore fosse in lui: “Vivo io, ma non io…”. Ora, se nostro Signore lavora, pensa, parla in me, per mezzo mio, bisogna che, per non fargli far brutta figura, io parli e operi bene. Dunque, per passar bene e giorno e mese e anno e tutta la vita è fare come faceva il Signore».

Modello di santità. Per l’Allamano, la santità si vive soprattutto nelle situazioni ordinarie della vita. Così commenta il miracolo della guarigione del sordomuto in Mc 7,37: «A questo fatto le turbe meravigliate esclamarono: “fece tutte le cose bene”. Pare che, come conseguenza dell'accaduto, dovessero dire: fece cose grandi, miracolose... No, ma: “fece tutto bene”. Con queste tre parole fecero l’elogio migliore, affermando che Gesù non solo nelle cose straordinarie, ma anche nelle ordinarie e comuni faceva tutto bene. Vediamo come veramente il Signore in tutta la sua vita fece bene ogni cosa; per poi vedere se noi pure, imitandolo, facciamo tutto bene».

Modello per stimare la vocazione missionaria. Per l’Allamano la vocazione per eccellenza era quella apostolica, missionaria: «E noi la nostra vocazione la stimiamo e amiamo come dobbiamo amarla? […]. Non si dice per superbia, ma voi lo sapete che lo stato di missionaria è lo stato più perfetto che ci sia. Tant'è che nostro Signore se avesse trovato sulla terra uno stato più perfetto, l'avrebbe abbracciato. Il Signore ha unito la vita attiva alla vita contemplativa, […] proprio tutto quello che dobbiamo far noi! Ora, lo stato che è più imitazione del Signore, che si avvicina di più - a Lui, è il più perfetto».

Modello di preparazione alla missione. «Nostro Signore venne dal cielo sulla terra per salvare le anime. […] Perciò si preparò alla divina missione con trent’anni di vita nascosta, praticando l’umiltà, la povertà, l’ubbidienza, la ritiratezza… Come mai Gesù volle impiegare 30 anni per santificare, per così dire, se stesso e soli tre nella vita pubblica? Ciò per insegnarci che non bisogna aver fretta a lavorare per la salute delle anime; che prima dobbiamo santificare noi…, e fatti santi, in poco tempo potremo compiere la nostra missione fra le genti con gran frutto». «Sta tutto lì, nell’imitazione di nostro Signore. […]. Ché, se tutti devono essere imitatori di Gesù, tanto più dovete esserlo voi, missionari, apostoli. La conversione, la santificazione dei non cristiani dipende dalla vostra santità».

Modello di preghiera. «L’orazione è necessaria. […]. Gesù ce l’ha comandato e ce ne dà l’esempio: “Bisogna pregare sempre senza cessare”, “Vigilate e pregate”, “Passava la notte a pregare”, “Nell’agonia pregava lungamente”». «Gesù passava le notti in preghiera e stando inginocchiato, perché imitandolo vivessimo anche noi come viveva Lui». «Nostro Signore a Nazareth mentre lavorava pregava».

Modello di adesione alla volontà di Dio. «Il Signore che cosa è venuto a fare se non la volontà del suo Eterno Padre? “Ecco, vengo per fare la tua volontà”. Il Signore poteva dire: Vengo per pensare agli uomini, per salvarli ecc ... ; invece no; Gesù volle eseguire volontariamente la volontà del Padre; “Non la mia volontà, ma la tua si faccia”. e Gesù non fece mai quanto gli piaceva, ma ciò che voleva l'Eterno Padre. Persino là nell'orto, all'amaro calice che gli veniva offerto, alle parole: “Se è possibile passi da me questo calice”, aggiunse subito: “Però non la mia, ma la tua volontà sia fatta”. Mi pare che per animarci a combattere la nostra volontà do-vrebbero bastarci le parole del S. Vangelo: “Chi vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso”».

Modello di mitezza e mansuetudine. «Questa virtù ha tanta importanza che S. Paolo la chiama virtù distintiva di nostro Signore: “Vi imploro per la mansuetudine di Cristo”. Basta leggere il Vangelo per vedere come Gesù amasse e praticasse la mansuetudine. I giudei lo dicono indemoniato, ed Egli si contenta di rispondere alla bestemmia col dire semplicemente: “Io non ho un demonio”. Nella passione tace, e se parla vedete quali parole miti: “Perché mi percuoti?...”. Quanta mansuetudine con la Samaritana, con la Maddalena, con gli Apostoli, con S. Pietro dopo il peccato, che mai glielo ricorda, e con lo stesso Giuda, che chiama amico nell’atto stesso in cui lo tradiva».

«”Non sapete di che spirito siete” ha detto il Signore agli Apostoli quando volevano far scendere il fuoco dal cielo su quella città che non li aveva ricevuti: “Non capite che spirito ho io e che voglio che abbiate anche voi… Il Signore ha sempre avuto questa mansuetudine». «Preghiamo il Signore, diciamogli sovente: Gesù mite ed umile di cuore, fa il mio cuore simile al tuo». «Imparate da me che sono mite ed umile di cuore. Non solo pregare, ma imitare».

Conclusione: mo-dello di laboriosità.

Si potrebbe continuare a lungo. Basta esaminare altri atteggiamenti o altre virtù, come l’obbedienza, la povertà, la pazienza, l’umiltà, la sopportazione dei sa-crifici, ecc. Sarebbero riflessioni davvero molto belle e, talvolta, anche originali.

Mi piace terminare con un atteggiamento che stava molto a cuore all’Allamano, anche se sembra di secondo ordine: il lavoro manuale.

Così Gesù viene presentato come il lavoratore, anzi il modello del missionario che lavora: «Il Signore appena è cresciuto un po’ ha subito incominciato ad aiutare san Giuseppe a lavorare. E poi, quando san Giuseppe era vecchio, era lui che manteneva la famiglia. Infatti dicevano tutti: “Egli è falegname, il figlio del falegname”». «Bisogna lavorare. Ricordiamoci del Signore a Nazareth. Egli si preparava all’apostolato lavorando. […]. Lavorava e pregava».

P. Francesco Pavese imc
giuseppeallamano.consolata.org